Padre Pio: Spiegazione delle Stimmate, delle Controversie e del Suo Pensiero sulla Regola

Le stimmate, ovvero i segni sanguinanti su mani, piedi e costato che richiamano il martirio di Cristo, sono state oggetto di dibattito tra espressione di un dono divino e manifestazioni di affezioni mediche. La somiglianza di alcune patologie dermatologiche con i segni della Passione di Cristo, spesso influenzata anche dalle rappresentazioni pittoriche classiche di San Francesco d'Assisi, può creare una suggestiva realtà che talvolta fa dimenticare l'esigenza di attenzione medica per certi individui. Questo potenziale equivoco può portare chi è affetto da malattie insolite a ritardare le cure, favorendo la cronicizzazione del problema.

Rappresentazione pittorica di San Francesco con le stimmate

Vi sono situazioni in cui un medico, ignaro dell'esistenza di patologie rare e aderente a un credo religioso, potrebbe non diagnosticare correttamente, confermando così la percezione di un fenomeno sovrannaturale. La presenza di comorbilità, cioè più patologie che si manifestano contemporaneamente, rende ancora più complesso l'inquadramento scientifico del fenomeno stimmatico.

Le Stimmate: Fenomeno Sovrannaturale o Malattia?

Spesso, quando si parla di stimmate, ci si trova di fronte a un connubio tra affezioni dermatologiche e comportamenti psicopatologici, il più delle volte legati all'autolesionismo. La presenza di quest'ultimo è storicamente confermata nella maggior parte dei grandi mistici, ma, all'interno di un contesto culturale che esalta la sofferenza e il martirio, difficilmente viene compresa nella sua essenza medico-psichiatrica.

In una cultura come quella cattolico-cristiana, che vede nella sofferenza un mezzo di elevazione dello spirito, chi è portatore di tali malattie potrebbe ostentarle come un trofeo e "godere" della propria sofferenza. Questo contesto non è certo di aiuto per chi soffre di problematiche psicologiche con tendenze autolesionistiche, specialmente se queste assumono connotazioni religiose. Chi aderisce a questo tipo di credo religioso e ha la "sfortuna" di ammalarsi di tali condizioni, potrebbe essere destinato a cronicizzarle, vivendo quasi con gioia quelle sofferenze già sperimentate da altri in nome di una fede che favorisce, anziché scoraggiare, tali esperienze "mistiche".

Le Stimmate di San Francesco d'Assisi

Il Caso di Padre Pio: Le Stimmate e le Controversie

Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968), religioso dei francescani cappuccini, è uno dei santi più conosciuti e amati, per il quale il pubblico dei devoti esalta soprattutto l'aspetto miracolistico. L'aspetto più sconcertante e significativo della sua esistenza terrena è costituito dalle stimmate, ferite che apparvero sul suo corpo la mattina del 20 settembre 1918, mentre pregava in chiesa davanti a un grande crocifisso. Queste ferite richiamavano quelle di Cristo crocifisso: i fori dei chiodi sulle mani e sui piedi e lo squarcio provocato dalla lancia del centurione al costato. Esse rimasero vive e sanguinanti per 50 anni, suscitando stupore, ammirazione, ma anche discussioni, diatribe, dubbi e gravissimi interventi disciplinari da parte delle autorità ecclesiastiche.

Foto storica di Padre Pio con le stimmate alle mani

Appena si diffuse la notizia dell'evento, al conventino di San Giovanni Rotondo cominciarono ad arrivare folle di persone, con la segnalazione di fatti prodigiosi, guarigioni e conversioni. Tuttavia, non mancarono le accuse e i sospetti.

Accuse e Sospetti

Uno degli argomenti di critica fu la conservazione del corpo di Padre Pio. Anche se cadaveri che non si decompongono a lungo non sono solo una caratteristica dei santi (basti pensare alle mummie degli egizi o a Otzi, l’uomo venuto dal ghiaccio), quello che oggi si vede esposto nella teca non è il volto originale di Padre Pio, ma una testa in silicone creata dalla ditta londinese Gems Studio, la stessa che realizza le statue per il museo di Madame Tussaud, per ripristinare un colorito naturale e un volto sereno.

In passato, circolarono accuse secondo cui Padre Pio ordinava in segreto acido fenico dal farmacista, tramite bigliettini, chiedendo flaconi di acido fenico e veratrina, sostanze caustiche in grado di procurare bruciature e lesioni sulla pelle. Si suggerì anche che le sue "visioni" fossero copiate da quelle di un'altra mistica, Gemma Galgani, il cui epistolario era tra le sue letture. Appena ordinato sacerdote, Padre Pio passava gran parte del tempo a casa, anziché in convento, adducendo problemi di salute, e scriveva lettere ai superiori per dimostrare il suo travaglio spirituale, le estasi e il contatto personale che aveva con Cristo, ma tali lettere furono poi accusate di essere copiate parola per parola dall'epistolario della Galgani (come riportato da S. Luzzatto in "Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento", Einaudi 2007).

Le Indagini Ecclesiastiche e le Prime Condanne

Queste accuse trovarono un alleato nel vescovo di Manfredonia, da cui dipendeva San Giovanni Rotondo, che inviava lettere negative ai suoi amici potenti in Vaticano. Le massime autorità ecclesiastiche erano perplesse. Mentre alcuni cardinali parlavano bene di Padre Pio, altri, amici del vescovo di Manfredonia, sciorinavano informazioni negative.

Papa Benedetto XV adottò una linea di condotta molto prudente e saggia. Inviò segretamente, senza che nessuno sapesse degli altri, vari suoi osservatori molto qualificati, tra cui tre arcivescovi (monsignor Anselmo Edoardo Kenealy, monsignor Bonaventura Cerretti e monsignor Antonio Zucchetti) e specialisti in teologia mistica (Padre Antonio da Tisson, Padre Luisi Besi, affiancati dal medico personale del Papa, professor Giuseppe Bastianelli). Tutti tornarono entusiasti e il Papa si convinse che le stimmate di Padre Pio fossero veramente un segno del cielo, esprimendo la sua convinzione in diverse occasioni.

Documento storico del Sant'Uffizio

Dopo la morte di Benedetto XV, avvenuta il 22 gennaio 1922, i "nemici" di Padre Pio si scatenarono, convinti che fosse guidato da Satana e che potesse creare un grande danno ai fedeli. Nacque così il "caso Padre Pio", una divisione tra credenti e non credenti, che turbò per decenni il popolo cristiano, il clero e i vertici della Chiesa.

Il primo documento ufficiale di condanna da parte del Sant’Uffizio, datato 2 giugno 1922, fu una lunga lettera inviata al Superiore generale dei Frati Cappuccini con una serie di disposizioni disciplinari severissime. Il Sant’Uffizio proibiva a Padre Pio di dare la benedizione, di mostrare le stimmate, di permettere ai devoti di baciare la sua mano, di avere rapporti scritti con il proprio direttore spirituale, di rispondere alle lettere e gli imponeva di prepararsi per il trasferimento in un altro convento. Un anno dopo, il 31 maggio 1923, il Supremo Tribunale della Chiesa emanava una "sentenza ufficiale e definitiva", una condanna che dichiarava "non constare della soprannaturalità" dei fatti attribuiti a Padre Pio, esortando i fedeli a conformarsi a questa dichiarazione, il che significava che guarigioni, conversioni e stimmate non avevano nulla a che fare con il soprannaturale, e che era tutto falso. Questa sentenza fu pubblicata su tutti gli organi di stampa legati al Vaticano e ripresa dalla stampa laica.

Nel 1931, Padre Pio venne addirittura "incarcerato" all’interno del convento, con un decreto che gli toglieva tutte le facoltà del Ministero Sacerdotale, eccettuata solo la facoltà di celebrare la messa in privato, all’interno del convento. La situazione mutò radicalmente nel 1939, con l’elezione a Papa di Eugenio Pacelli (Pio XII), la cui nipote Elena, affetta da sordità, fu portata da Padre Pio dalla sorella del Papa, Elisabetta. Entrambe divennero "figlie spirituali" di Padre Pio, ma nessuna delle condanne già emesse fu ritrattata. Dopo la morte di Pio XII, i nemici del religioso tornarono all'attacco, arrivando a nascondere microfoni nella sua camera e nel confessionale. Nel 1960, Papa Giovanni XXIII ordinò una nuova inchiesta, seguita da nuove condanne, basate anche su documenti la cui origine fu oggetto di discussione.

Le Valutazioni Mediche delle Stimmate

Il fenomeno delle stimmate di Padre Pio fu oggetto di diverse valutazioni mediche, spesso in contrasto tra loro.

Il Parere di Padre Agostino Gemelli

Padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica di Milano, fu inviato dal Sant’Uffizio per indagare sul frate. Al rifiuto di Padre Pio di farsi esaminare le stimmate, Gemelli stese comunque un rapporto in cui definiva il futuro santo come un "bluff", sostenendo che "Padre Pio ha tutte le caratteristiche somatiche dell’isterico e dello psicopatico... Quindi, le ferite che ha sul corpo... fasulle... frutto di un’azione patologica morbosa... Un ammalato che si procura le lesioni da sé... si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti... tipico della patologia isterica".

Tuttavia, è importante notare che Gemelli stesso era un uomo di scienza e un medico capace, ma sulle questioni "miracolose" non aveva un punto di vista propriamente scettico, essendosi battuto per il riconoscimento dei miracoli di Lourdes. Questo fatto potrebbe sollevare un possibile "conflitto di interesse" riguardo alla sua valutazione su Padre Pio, come riportato da alcuni religiosi.

L'Analisi del Dottor Giorgio Festa

Il dottor Giorgio Festa, medico curante della Curia generalizia dei Cappuccini a Roma, fu incaricato dal generale dell’Ordine, padre Venanzio da Lysle en Rigault, di visitare e studiare le piaghe di padre Pio. Egli eseguì le visite nell’ottobre del 1919, nel luglio del 1920 e nel settembre del 1925, raccogliendo le sue relazioni e argomentazioni nel libro "Tra i misteri di Scienza e le luci della Fede" (1930).

Dapprima scettico, dopo aver conosciuto e visitato il Santo, Festa si convinse di essere davanti a un’anima privilegiata, le cui ferite, stillanti sangue vivo, non avevano "nessuna spiegazione naturale". Egli difese la verità, soprattutto nei confronti del prof. Agostino Gemelli, di ben altra opinione. La sua relazione inizia con una descrizione magistrale del profilo umano di san Pio: «Natura semplice e molto timida, desidera sfuggire all’attenzione altrui; e gli stessi segni che porta, lungi dall’essere per l’animo suo motivo di soddisfazione, costituiscono per lui una vera sorgente di mortificazione...» (Padre Gerardo Di Flumeri, "Le stigmate di Padre Pio da Pietrelcina", 1985, p. 186).

Festa descrisse anche le qualità morali del frate: «Il suo volto pallido è illuminato sempre da uno sguardo limpidissimo, dolce, sorridente. La fronte alta e spaziosa rispecchia tutta la serenità dell’animo suo e l’intelligenza della sua mente...» (Ivi, pp. 187-188). L'esame fisico del suo organismo rilevò che tutti gli organi erano sani, a parte qualche lieve anomalia negli apici polmonari, e nel sistema nervoso si scorgeva "il più completo equilibrio e una armonia veramente perfetta tra le funzioni del suo sistema nervoso e le facoltà della sua mente" (Ivi, p. 190).

Le descrizioni cliniche delle stimmate erano dettagliate: «Nelle palme e nel dorso dei piedi e nella regione anteriore del torace sinistro presenta delle lesioni che meritano di essere particolarmente studiate. Nel palmo della mano sinistra, press’a poco in corrispondenza della metà del 3° metacarpo, presenta una lesione di forma circolare avente un diametro di poco più che 2 centimetri. Questa lesione, come tutte le altre osservate in lui, ha un colorito rosso-bruno ed è ricoperta da un’escara nerastra... brevi stille di sangue gemono dal loro contorno» (Ivi, pp. 193).

Riguardo alla genesi di queste lesioni, Festa concluse che non si trattava di prodotti patologici di cui la scienza potesse affermare l'origine con certezza: «Quale è il prodotto patologico che può per tanto tempo rimanere così tenacemente stazionario, e nei caratteri che lo distinguono, e nelle manifestazioni che produce?» (Ivi, pp. 194-195). Egli sottolineò l'inspiegabilità del fatto che le lesioni non cicatrizzassero secondo le leggi naturali: «Com’è dunque che le lesioni osservate nel padre Pio conservano così tenaci i caratteri e la vivacità del primo momento in cui si manifestarono?» (Ivi, pp. 195-196).

Escludendo l'ipotesi di autolesioni o isteria, data la sua umiltà e il perfetto equilibrio mentale, Festa concluse: «Concludendo, dunque, le lesioni che il padre Pio presenta e l’emorragia che da queste si manifesta hanno un’origine che le nostre cognizioni sono ben lungi dallo spiegare. Ben più alta della ragione umana è la loro ragione di essere!... Così quello che per la scienza poté sembrare un enigma, è invece spiegato dalla fede» (Ivi, pp. 200-201). Il dott. Giorgio Festa fu, dunque, l'«uomo che, per primo, intuì l’origine soprannaturale delle stimmate del Frate Cappuccino e che, con documenti alla mano, frutto di ricerche sul campo scaturite dalle visite effettuate, cercò di dimostrarla ai molti scettici» (Francesco Guarino, "Giorgio dottor Festa, medico e difensore di Padre Pio", 2009).

La Scomparsa delle Stimmate e il Mistero Finale

Negli ultimi giorni della sua esistenza terrena, le stimmate di Padre Pio cominciarono a scomparire. Le immagini scattate durante la sua ultima messa, celebrata il giorno prima della morte (22 settembre 1968), mostrano che le sue mani erano completamente prive dei segni di quelle ferite. La loro scomparsa impressionò molto, generando nuove discussioni.

Le Diverse Testimonianze sulla Scomparsa

I "nemici" di Padre Pio videro in questo la "prova scientifica che era tutto un imbroglio". Al contrario, i confratelli amici del religioso provvidero a fotografare, far visitare e valutare da medici quanto accaduto. Si presentò un "nuovo grande problema": le piaghe erano scomparse senza lasciare alcun segno di cicatrizzazione. «Questo», affermarono i medici, «è un nuovo grande mistero scientificamente inspiegabile».

In un programma trasmesso da TelePadrePio, padre Marciano Morra, Segretario Generale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio, descrisse come e quando sarebbero scomparse le stimmate: quelle dei piedi e del costato "un anno e mezzo-due anni prima della morte", come testimoniato da un confratello che lo accudiva; quelle sulle mani "due mesi prima della morte", come testimoniato anche da alcune foto; e "quando padre Pio muore cade nella bara l’ultima crosticina della mano sinistra".

Queste affermazioni possono sorprendere, in quanto la credenza comune vuole che le stimmate siano scomparse 'miracolosamente' alla morte del frate. Molti testi, infatti, riportano che «nei due o tre giorni che precedettero il trapasso, le piaghe cessarono di gemere, non avevano più nulla da dare; i loro lembi si riavvicinarono, si rimarginarono, diventarono impercettibili» (Peroni L., "Padre Pio da Pietrelcina", 1991, p. 565). Altri testi aggiungono che «al momento della sua sepoltura, i confratelli di Padre Pio rimasero stupefatti. Non c’era più alcuna traccia delle stimmate! Al posto delle piaghe aperte e sanguinanti... non erano rimaste che sottili croste, che ben presto si staccarono. La pelle, sulla zona delle piaghe, era "liscia come quella di un neonato"» (Winowska M., "Il vero volto di padre Pio", 1988, pp. 184-185).

La testimonianza di Padre Pellegrino da Sant’Elia a Pianisi, testimone diretto degli ultimi anni di vita e della morte di Padre Pio (Mondadori, 1984), è molto dettagliata: «Dopo un po’ portammo la salma sulla veranda attigua alla cella. Io e il dottor Sala cominciammo a prepararla e a vestirla. C’era­no anche il superiore, padre Raffaele, e padre Mariano. Appena scoprimmo il corpo di padre Pio, ci accorgemmo che le stigmate erano sparite... Negli ultimi anni, tuttavia, le stigmate delle mani e dei piedi erano andate progressivamente attenuandosi, fin quasi a scom­parire... L’uso della sedia a rotelle si rese necessario perché negli ultimi anni padre Pio non riusciva più a mettere i piedi a terra... Il 22 settembre, mentre il Padre celebrava la sua ultima Messa, dalle sue mani erano cadute delle scaglie quasi perfetta­mente bianche. Mentre il dottor Sala ed io preparavamo il corpo, dopo la morte, dalla mano sinistra cadde l’ultima scaglia. Esaminammo attentamente i piedi, il costato, le mani: la pelle era fresca come quella di un bambino. Dove c’erano state le ferite, non si vedeva niente, neppure l’ombra di una cicatrice.»

L'Assenza di Cicatrici: Un "Nuovo Mistero Scientificamente Inspiegabile"

Il dottor Sala, secondo Padre Pellegrino, affermò subito che quel fatto era "un miracolo superiore alle stesse stigmate, perché si era verificata la rigenerazione di tessuti necrotizzati". Il padre guardiano stabilì che su quell’avvenimento si mantenesse il silenzio e che la salma di Padre Pio fosse esposta con i mezzi guanti e le calze, "in modo che la gente potesse vederlo come era da vivo".

Oggi, la scienza, pur mantenendo un atteggiamento distaccato e laico, non si lascia incantare da ipotesi e chiacchiere. Nel settembre 2009, i Frati di San Giovanni Rotondo organizzarono un convegno sulla stimmate di Padre Pio, con la partecipazione di medici, teologi e storici. La parte scientifica fu affidata al professor Ezio Fulcheri, docente di anatomia patologica e paleopatologia, che dichiarò: «Ho esaminato tutti i documenti possibili... Qualcuno ha scritto che se le faceva padre Pio ricorrendo ad acidi e altri trucchi… Ma quali acidi, quali trucchi!... Le stimmate di Padre Pio sono scientificamente inspiegabili».

Fulcheri spiegò che «ogni ferita, ogni lacerazione cutanea, sia superficiale che profonda va necessariamente incontro a processi evolutivi. Non può rimanere così come si presenta al momento del fatto traumatico. O guarisce subito, o guarisce con difficoltà e con conseguenze tanto più gravi quanto più lungo è il decorso. E, se si arriva a una guarigione, essa è comunque sempre caratterizzata da evidenti fenomeni di cicatrizzazione. Non può sparire senza lasciare alcuna traccia. E noi sappiamo, perché ci sono le fotografie e le testimonianze mediche, che sulle mani, sui piedi e sul costato di Padre Pio morto non c’erano né cicatrici, né cheloidi, cioè quelle neoformazioni connettivali della cute tipiche di una ferita guarita, né altri segni del genere.»

Ricostruzione scientifica delle stimmate

La Controversia sulla "Congiura dei Tre Frati"

Sulla scomparsa delle stimmate si sono scatenate polemiche e "dietrologie", data la rilevanza della figura di Padre Pio. Un articolo di Mario Brambilla del "Corriere della Sera" (1997), riprendendo le affermazioni di un filmato inedito trasmesso a "Mixer" nel 1991, sosteneva che le stigmate scomparvero durante l'ultima messa del 22 settembre 1968. L'articolo ipotizzava una "congiura ordita da tre frati" (padre Clemente di Santa Maria in Punta, padre Carmelo di San Giovanni in Galdo, padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi) per nascondere la scomparsa. Il motivo, secondo questa tesi, era evitare l'accorrere di medici che avrebbero scoperto una presunta assistenza inadeguata a Padre Pio durante la malattia e le ultime ore. I tre avrebbero costretto un Padre Pio già agonizzante a celebrare la messa della "Giornata dei Gruppi di Preghiera", evento che garantiva enormi entrate economiche, per il "passaggio delle consegne" dell'organizzazione a padre Carmelo.

Padre Carmelo stesso, in una personale ricostruzione, affermò: «Poiché la scomparsa delle stigmate restò segreta e nota solo a pochi noi, stimai opportuno lasciare il corpo coperto ai piedi con le calze e alle mani coi mezzi guanti. Non per occultare la verità ma perché in quel momento non era opportuno rendere pubblico il fatto che poteva prestarsi a false affrettate interpretazioni e a motivo di scandalo per i deboli...» Tuttavia, tale testimonianza appare in contraddizione con altre ricostruzioni che abbiamo preso in considerazione.

Padre Pio e la Regola di San Francesco: Le Critiche al Concilio Vaticano II

Padre Pio era un modello di rispetto e sottomissione verso i suoi superiori religiosi ed ecclesiastici, anche quando era perseguitato. Tuttavia, non poté restare silenzioso di fronte a quelle che considerava deviazioni "funeste alla Chiesa" in seguito al Concilio Vaticano II.

Il Dissenso sull'Aggiornamento degli Ordini Religiosi

Nel febbraio 1965, prima della fine del Concilio, quando gli fu annunciato che presto si sarebbe celebrata la Messa secondo il nuovo rito, "ad experimentum", in lingua volgare, Padre Pio si lasciò sfuggire un lamento al Cardinale Bacci, messaggero del Papa: «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio».

Nel 1966, quando il Padre Generale dei Francescani visitò Padre Pio per chiedere preghiere e benedizioni per il capitolo speciale che doveva trattare delle nuove costituzioni dell'ordine, Padre Pio fece un gesto violento ed esclamò: «Tutto ciò è solamente un non-senso distruttore». Alla replica del Generale sull'esigenza di tener conto delle giovani generazioni e delle nuove mode, Padre Pio rispose: «La sola cosa che manca, disse il Padre, sono l’anima e il cuore, sono tutto, intelligenza e amore». Si allontanò verso la sua cella, si rigirò e disse, puntando il suo dito: «Non dobbiamo snaturarci, non dobbiamo snaturarci! Al giudizio del Signore, San Francesco non ci riceverà come suoi figli»!

Un giorno, discutendo con un definitore generale riguardo a cambiamenti nella regola di San Francesco che si volevano proporre perché "i giovani non vogliono più saperne della tonsura, dell’abito, dei piedi scalzi...", Padre Pio, assumendo un atteggiamento scandalizzato, esclamò con uno sguardo severo: «Cacciateli! Cacciateli! Che cosa bisogna dire?»

La Vita Spirituale e la Purezza di Padre Pio

La vita spirituale di Padre Pio era caratterizzata da una costante lotta contro le tentazioni e un forte impegno per la purezza, seguendo una regola di vita rigorosa. Padre Agostino da San Marco in Lamis nel suo Diario, e padre Benedetto da S. Marco in Lamis in una lettera al generale dell'Ordine, giuravano che Padre Pio "ha conservato finora la sua verginità, non ha mai peccato neppure venialmente contro l’angelica virtù" e lo definivano "un giovane sacerdote di angelici costumi, che aveva conservato l’innocenza battesimale". Padre Pio stesso era convinto di questo.

Tuttavia, le tentazioni contro la purezza erano un fatto ordinario anche per lui, come testimoniato nel suo epistolario: «Il demonio non può darsi requie per farmi perdere la pace dell’anima… E ciò principalmente si sforza di ottenerlo a mezzo delle continue tentazioni contro la santa purità, che va suscitando nella mia immaginazione» (Epist. I, 192). La sua risposta a ciò era: «Di tutto ciò me ne rido come da non curarsi» e «Questo spirito maligno cerca con ogni sorta di fantasmi d’introdurmi nel cuore pensieri d’immondezza e di disperazione» (Epist. I,219). Questa lotta con il diavolo durò, tra alti e bassi, tutta la vita.

Padre Pio trasmetteva la sua scelta di vita non solo con l'esortazione ma anche con l'esempio, richiamando le anime a una vita casta. Nel suo epistolario, esortava le donne che si affidavano a lui a l'«amore della tua verginità, amore santo e desiderabile per altrettante ragioni, quante stelle sono in cielo, e senza del quale lo stato verginale è disprezzabile e falso…I soli vergini hanno la felice ventura di circondare l’Agnello, i soli vergini lo seguiranno dovunque. Ma quelle anime che non amano la loro verginità, non sono vergini se non in apparenza, essendo il cuore loro maritato» (Epist. III, 992). Si dimostrava un confessore attento e realista, spingendo le persone a consacrarsi a Dio con il voto di castità, ma consigliando prudenza nel renderlo perpetuo: «Fo plauso al proponimento d’immolarti a Dio col voto di castità, ma è prudenza che lo faccia temporaneo e non perpetuo» (Epist. III,714).

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