Le informazioni sullo stemma dell'arcivescovo Gaetano Alibrandi sono strettamente legate alla sua vita e alla sua carriera ecclesiastica. Nato il 22 febbraio 1906 a Randazzo, in provincia di Catania, Gaetano Alibrandi ha avuto una carriera distinta all'interno della Chiesa Cattolica.
La Vita e la Formazione di Gaetano Alibrandi

Gaetano Alibrandi fu ordinato presbitero il 25 maggio 1929 a Bologna dal cardinale arcivescovo. Ha svolto il suo ministero pastorale nell'arcidiocesi di Bologna dal 1929 al 1936, prima di intraprendere ulteriori studi a Roma dal 1936 al 1939.
Carriera in Vaticano e Rappresentanza Diplomatica
Ingresso nella Segreteria di Stato e Incarichi di Nunziatura
Nel 1939, Alibrandi entrò nella Segreteria di Stato del Vaticano. Tra i suoi incarichi iniziali figurano quelli di revisore e Nunzio apostolico in Italia dal 1939 al 1949, e successivamente revisore e consigliere, Nunzio apostolico in Francia dal 1949 al 1954.
Partecipazione al Concilio Vaticano II e Nomine Successive
Ha partecipato attivamente al Concilio Vaticano II tra il 1962 e il 1965, un periodo cruciale per la Chiesa Cattolica. In seguito, fu nominato Nunzio apostolico in Cile l'8 dicembre 1963, Nunzio apostolico in Italia l'8 luglio 1967 e in Francia il 23 aprile 1969.

Ruoli Internazionali e Incarichi Finali
Dal 1974 al 1979, è stato inviato speciale con funzioni di osservatore permanente al Consiglio Europeo a Strasburgo, in Francia. Ha partecipato alla Prima Riunione Plenaria del Sacro Collegio dei Cardinali dal 5 al 9 novembre 1979, tenutasi in Vaticano.
Gli Ultimi Anni e la Morte
Al compimento degli 80 anni, il 22 febbraio 1986, Gaetano Alibrandi ha perso il diritto a partecipare al conclave. È morto il 4 ottobre 2000 a Roma. La messa funebre, presieduta da Papa Giovanni Paolo II e concelebrata dai cardinali, si è tenuta nella Basilica di San Pietro alle 10 di venerdì 6 ottobre 2000, con l'omelia pronunciata dallo stesso pontefice.
La benedizione impartita da Papa Giovanni Paolo II
Contesto Storico e Culturale (Randazzo)
La ricerca sulla storia, l'arte e l'architettura di Randazzo, città natale di Alibrandi, ha rivelato l'importanza di numerosi studiosi e documenti per comprendere il patrimonio locale. Tra questi, spiccano Francesco Onorato Colonna, Padre Luigi Magro, Don Salvatore Calogero Virzì, l'Avv. Gualtiero Fisauli, e soprattutto il Canonico Don Giuseppe Plumari ed Emmanuele.

Il Contributo di Don Giuseppe Plumari e la Questione delle Chiese
Don Virzì cita più volte nelle sue opere il Canonico Don Giuseppe Plumari, il quale nei suoi manoscritti afferma la presenza a Randazzo e nel suo territorio di ben 99 Chiese. Tuttavia, un lavoro di ricerca durato oltre un anno ha permesso di accertare che il numero fosse notevolmente inferiore alla realtà. Sono state trovate notizie di 107 chiese, e aggiungendo le quattro chiesette appartenenti a piccoli conventi aboliti prima della Legge del 1866, nonché le sette Chiese dei cenobi monastici sotto la giurisdizione del Monastero Basiliano di S. Filippo di Demena (anch'esso nel territorio di Randazzo), si raggiunge la cifra di 118 Chiese.
Cenni Storici sull'Edificazione e Trasformazione della Basilica di S. Maria Assunta
Le persecuzioni subite dai Cristiani nei primi tre secoli costrinsero i fedeli a praticare il culto in luoghi appartati. Nel luogo dell'attuale chiesa, si venerava l'immagine della Madonna del Pileri, ritrovata da un pastorello. Secondo la leggenda, la Vergine avrebbe salvato il villaggio da un'eruzione dell'Etna avvenuta nel III secolo d.C., anche se il Plumari parla del 1° aprile 254 d.C. Le uniche eruzioni che causarono grandi devastazioni con certezza sono quelle del 1536, 1614, 1624 e 1981.
Le Prime Strutture
L'edificio primitivo della Chiesa era una piccola cappella in legno, sostituita in un secondo tempo da una chiesetta in muratura a una sola navata, sorta sull'antica grotta. Il suo orientamento non era conforme a quello dell'attuale Chiesa, ma andava da Nord a Sud.
La Costruzione Medievale
La costruzione attuale risale al periodo che va dal 1217 al 1239, come testimonia un'epigrafe a caratteri gotici scolpita nella base di un pilastro sotto la sacrestia. L'originario campanile è opera di un "MAGISTER TIGNOSUS", nome che appare in un'epigrafe in pietra arenaria dispersa, ma rappresentata nei rilievi eseguiti dall'Arch. Sebastiano Ittar tra il 1843 e il 1845. La struttura muraria è in conci squadrati di basalto.
Le Trasformazioni Rinascimentali e Barocche
La storia artistica della chiesa non è semplice. Nata come tempio della "Madonna del Pileri", alla fine del XVI secolo subì la prima trasformazione grazie alla donazione della Baronessa Giovannella De Quatris (?-16.07.1529), che con atto del 5 marzo 1506 donò alla chiesa tutti i suoi averi. Grazie a questo patrimonio, la chiesa fu trasformata e ingrandita a tre navate a Croce Latina, con colonne monolitiche in pietra basaltica e stucchi alle pareti. Il progetto fu redatto dal grande Arch. Toscano del Senato messinese Andrea Calamech (Carrara 1524 - Messina 1589), allievo di Bartolomeo Ammannati. Consegnato nel 1589, stravolge le linee architettoniche originali, conferendo al tempio un aspetto rinascimentale di influsso Brunelleschiano.
Un'altra trasformazione avvenne alla fine del XVIII secolo ad opera dell'Architetto siciliano G. Venanzio Marvuglia (1729-1814), che consegnò il progetto nel 1789. I lavori, con l'assistenza dell'Arch. Basiliano Don Basilio Gullo, iniziarono nel 1789 e si conclusero nel 1805. La cupola, mal progettata ed eseguita, fu completata nel 1804 sotto la direzione dell'Ing. Emmanuele Incardona e fu rifatta definitivamente nel 1982 dall'Impresa Castorina di Randazzo. Gli stucchi sono opera del M.° Giuseppe Gianforma di Catania e del M.° Paolo Cimino di Messina (1813-1818).
Interventi del XIX Secolo e la Facciata
I progetti di Sebastiano Ittar del 1843 e 1844 non furono accettati. Il problema fu risolto dal Real Governo che nel 1851 incaricò l'Arch. Siracusano Francesco Saverio Cavallari del progetto e della direzione dei lavori. I lavori proseguirono fino al 1854, quando Cavallari abbandonò l'incarico. Furono allora incaricati Don Francesco Caldarera e l'Arch. Don Domenico Marvuglia, che portarono a termine i lavori tra il 1855 e il 1863, completando la facciata e ricostruendo il campanile, ispirandosi a esempi normanni. Singolarissimi, come li definisce il Virzì, i portali quattrocenteschi di tramontana e di mezzogiorno, quest'ultimo di sapore catalano-rinascimentale. Particolarmente degno di nota è lo stemma marmoreo della città che spicca nella facciata nera di sud-est della chiesa.
Opere d'Arte e Tesori
La Basilica di S. Maria Assunta detiene un ricco patrimonio artistico, di cui solo una parte è fruibile al pubblico. Tra le opere, spiccano:
- Copia di un dipinto del Piatti, eseguita da un artista randazzese sconosciuto, le cui opere furono apprezzate anche negli Stati Uniti (es. ritratti di Eleonora e Theodore Roosevelt alla Casa Bianca).
- Un'opera che risente degli influssi artistici introdotti dal Caravaggio, con violenti e freddi chiaroscuri.
- Un dipinto di Giovanni Van Houmbraken (sec. XVII) con le tipiche caratteristiche dell'arte Caravaggesca.
- La "Salvezza di Randazzo" (sec. XVIII), raffigurante la Madonna nell'atto di pregare il Signore affinché la lava dell'Etna risparmi Randazzo.
- Una "Pietà" (sec. XVII), uno dei pochi quadri firmati del maestro.
- Un'opera in pietra basaltica di G. Domenico Sgarlata (sec. XIX) collocata nella parete destra della Cappella del Crocifisso.
- Un Crocifisso ligneo (sec. XVII), restaurato nel 1976 dal prof. Nunzio Trazzera.
- Una pittura ad olio su tavola di pioppo di Giovanni Caniglia (sec. XVI) raffigurante la Dormizione, Assunzione e Incoronazione di Maria V, datata 1548 e firmata.
- Pregevolissima opera in tarsia di Gaspare Guercio (sec. XVI).
- Un'opera del 1400 su tavola raffigurante S. Lorenzo, posta sulla parete di sinistra del Coro.
- "Martirio di S. Lucia" (sec. XVII), un'opera di grande pregio artistico.
- L'affresco della Madonna del Pileri (sec. XV), veneratissimo in passato, ora sulla porta di tramontana nella navata di sinistra dopo il restauro del 1962.
- Affreschi della volta (sec. XVIII) raffiguranti il "Martirio di Sant’Agata".
La Basilica possiede anche un ricchissimo "Tesoro" con oggetti sacri in oro, argento e pietre preziose. In passato, vantava un grandissimo e meraviglioso Organo costruito a Napoli (1568-1574) che fu distrutto dagli eventi bellici del 1943.
La Figura di Paolo Vagliasindi
Il Barone On. Sac. Paolo Vagliasindi, nato il 16 settembre 1845, è stato una figura di spicco nella vita politica e sociale di Randazzo. Un proclama del Sindaco Alberto Capparelli nel 1914 invitava i cittadini a una cerimonia per lo scoprimento di una lapide commemorativa in suo onore. Vagliasindi affrontò l'epidemia di colera del 1887 con "disinteressata, fattiva, responsabile" (Virzì) organizzazione di lazzaretti e soccorso agli ammalati, meritando la medaglia d'argento al valore civile.

Carriera Politica e Contributi
Fu eletto deputato una seconda e una terza volta nel 1894 e nel 1897 per il Collegio di Bronte, e una quarta volta nel 1900 per i Collegi di Bronte e Giarre, optando per Bronte. Nel 1899, durante il secondo gabinetto Pelloux, fu chiamato a ricoprire l'incarico di Sottosegretario del Ministero all'Agricoltura, Industria e Commercio, distinguendosi per zelo e interventi appropriati, portando in quel dicastero "un soffio di vitalità e di energia".
Gli anni tra la fine dell'800 e l'inizio del nuovo secolo furono caratterizzati da difficoltà nazionali, scandali e problemi internazionali. Nonostante ciò, Vagliasindi ebbe un ruolo significativo in molti progetti riguardanti l'agricoltura nazionale, come testimoniano le "Cronache Parlamentari" del tempo.
La Contesa "De Quatris" e le Elezioni
La vita pubblica del paese era agitata dalla contesa "de Quatris", che si trascinò per oltre 50 anni. Nelle elezioni successive al suo incarico ministeriale, Vagliasindi fu sopraffatto da brogli e violenze orchestrate da un prefetto corrotto (tale Bedendo), che incitò la plebaglia contro di lui. Ciò nonostante, i suoi funerali furono un trionfo, con la partecipazione di una vasta folla da Randazzo, Bronte, Adrano, Biancavilla e S. Maria di Licodia, e l'omaggio di numerose associazioni.
Il Ricordo di Paolo Vagliasindi
Il ricordo di Paolo Vagliasindi non si spense con la sua morte. Furono organizzate commemorazioni all'Associazione Costituente, che volle nella sua sede un suo mezzobusto, e alla Federazione Operaia Monarchica, che depose sulla tomba una corona floreale di bronzo. Anche alla Camera dei Deputati furono pronunciati discorsi in suo onore. Il suo spirito, come si racconta, aleggia ancora sulla vetta di un monte, una delle più alte cime dei Nebrodi orientali, trasformata dalla sua volontà in un "soggiorno delizioso ed in un campo fecondo".
Per ricordare questo nobile figlio della terra di Randazzo, è stato inaugurato un Busto in bronzo, gentilmente donato dalla famiglia e accettato dall'Amministrazione Comunale con Atto deliberativo n. 38 del 30 marzo 2006.
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