Renato Laffranchi: Sacerdote e Pittore

Brescia ha salutato don Renato Laffranchi, sacerdote e artista, deceduto all’età di 95 anni il 20 gennaio 2019. Il vescovo, Monsignor Pierantonio Tremolada, lo ha definito un «ministro di Cristo e maestro d’arte, cantore del mistero di Dio e suo fedele servitore» durante l'omelia della funzione funebre, tenutasi nella parrocchia dei Santi Nazaro e Celso. I suoi dipinti erano esposti nella sua chiesa, tra cui la sesta tavola “Adoro Te” da lui dipinta nel 2016 e posta come effige nel libretto della liturgia. Alla funzione erano presenti non solo i suoi parrocchiani e familiari, ma anche autorità civili come il sindaco e il vicesindaco.

Biografia e Percorso Sacerdotale

Nato nel 1923 a Rivarolo Mantovano (MN), Renato Laffranchi ha compiuto i suoi studi classici a Brescia, entrando successivamente nel Seminario Diocesano cittadino per il corso teologico. È stato ordinato presbitero nel 1946 a Brescia. Dal 1955 è stato incardinato nella parrocchia dei Santi Nazaro e Celso in città, dove, come ricordato da monsignor Tremolada, ha trascorso «una vita appassionata, generosa e creativa».

Il suo sacerdozio è stato caratterizzato da una «testimonianza onesta, serena, tenace, ricca di umanità e carica di fede». Don Laffranchi possedeva una capacità innata di entrare in sintonia con le persone, specialmente con i giovani. Fede e umanità gli hanno permesso di andare «incontro alla morte con la serenità dei grandi patriarchi, carico di giorni, riconciliato anche con la dolorosa esperienza della perdita progressiva della vista, lui che era un artista».

Ritratto fotografico di Padre Renato Laffranchi, sacerdote anziano e pensieroso

La Vocazione Artistica

L’arte era per Renato Laffranchi una vera e propria vocazione. Da autodidatta, ha affrontato i problemi e le tematiche della pittura, allestendo la sua prima mostra personale nel 1954 presso le sale dell’Associazione Artisti Bresciani. La sua casa-studio, situata accanto alla basilica, era un luogo dove amava dipingere e dove erano affastellate numerose opere d’arte e libri.

Ha praticato ampiamente diverse tecniche, tra cui la pittura su tavola, il mosaico, l’affresco e la realizzazione di vetrate.

Stile e Temi dell'Arte di Laffranchi

Il suo stile pittorico era distintivo, lineare e sintetico, con chiare influenze del cubismo, particolarmente in voga nel dopoguerra. La sua attività artistica affondava le sue radici nella pittura degli inizi del Novecento, con uno sguardo particolare rivolto all’espressionismo tedesco e, in particolare, alle opere dissacranti e polemiche di artisti come Grosz e Dix. Tuttavia, il suo stile espressionistico «non intacca mai completamente l'armonia della composizione».

Il soggetto principale delle sue opere era il testo sacro. Le sue creazioni cubiste sono una vera e propria traduzione artistica della Bibbia, e ornano ancora oggi le chiese di tutta la provincia di Brescia. Don Laffranchi amava rappresentare nei suoi dipinti «il volto di Cristo e quello dei suoi angeli», mosso da un profondo «desiderio di dare speranza a una umanità smarrita». Nelle sue creazioni, esplorava quella che Passamani ha definito «la condizione intuitiva del divino».

Le sue opere hanno raggiunto una risonanza internazionale, essendo esposte non solo in Italia ma anche a Gerusalemme, Portland e San Francisco. In diverse occasioni, come la mostra di trentasei sue opere a Calvisano, la sua arte è stata ammirata dal pubblico.

Esempio di pittura cubista a tema sacro di Renato Laffranchi, con angeli stilizzati e colori vivaci

L'Eredità Spirituale e Artistica

Don Laffranchi ha sempre coltivato un desiderio vivo di annunciare la speranza cristiana, vedendo l'arte come uno strumento singolare per cogliere «l’incontro drammatico tra la miseria dell’umano e la grandezza del divino, tra la terra ferita e il cielo glorioso». Questo desiderio, accompagnato dalla contemplazione e affinato dalla grazia divina, gli ha permesso di non temere il dubbio né l’inquietudine, esprimendo la dimensione simbolica del mondo attraverso le sue pitture e i suoi colori. Lui stesso aveva espresso una volta: «Osservo uomini sfiduciati che però chiedono manciate d’amore con cui provare a cambiare la società. E allora mi chiedo se avrò tempo per farlo, tracciare su un’ultima tela le sembianze di un angelo annunciatore di gioia. L’ultima tela è ormai dipinta». Questo desiderio «custodito sempre vivo, divenuto fonte di ispirazione per la sua arte, per l’intera sua vita sacerdotale», ha sottolineato il vescovo.

Brescia continua a ricordare con affetto questo "testimone nella speranza, un fratello nella fede, schietto, forte e mite, un generoso servitore di Cristo, simbolo di una chiesa antica nella sua tradizione, ma nuova nella saggezza, nell’amorevolezza, nell’accoglienza e nel perdono". Ogni 20 gennaio, presso la Collegiata dei Santi Nazaro e Celso in Corso Matteotti 31 a Brescia, si tiene una celebrazione eucaristica in sua memoria.

tags: #renato #laffranchi #sacerdote #e #pittore