Il Significato della Chiamata alla Santità e della Sequela di Cristo nella Vita Cristiana

La comprensione del significato di una esortazione apostolica e della frase "allorché fummo chiamati" riveste un'importanza fondamentale per ogni credente, poiché approfondisce la vocazione universale alla santità e la sequela di Cristo. Questo articolo esplora tali concetti attraverso la prospettiva dell'Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate di Papa Francesco, l'esegesi patristica di Origene sul Vangelo di Matteo e gli esempi di esortazioni pastorali di San Giovanni Bosco, evidenziando il ruolo centrale di Maria nella storia della salvezza.

Ritratto di Papa Francesco con il titolo dell'Esortazione Apostolica

L'Esortazione Apostolica "Gaudete et Exsultate": La Chiamata Universale alla Santità

Scopo e Contesto dell'Esortazione

L'Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate del Santo Padre Francesco si apre con le parole «Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), con cui Gesù si rivolge a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua. Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. Fin dalle prime pagine della Bibbia è presente, in diversi modi, la chiamata alla santità.

L'obiettivo umile di questa Esortazione è far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità. Non si tratta di un trattato esaustivo sulla santità, ma di un invito a riconoscere che siamo «circondati da una moltitudine di testimoni» (Eb 12,1) che ci spronano a non fermarci lungo la strada, stimolandoci a continuare a camminare verso la meta.

La Santità nel Popolo di Dio e Oltre

Non bisogna pensare solo a coloro già beatificati o canonizzati. Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto nel santo popolo fedele di Dio, perché «Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità». La santità è visibile nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno si manifesta la santità della Chiesa militante.

La santità è il volto più bello della Chiesa. Ma anche fuori della Chiesa Cattolica e in ambiti molto differenti, lo Spirito suscita «segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo». San Giovanni Paolo II ha ricordato che «la testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti».

Discernere la Propria Via alla Santità

Il Signore chiama ciascuno di noi alla santità: «Siate santi, perché io sono santo» (Lv 11,44; 1 Pt 1,16). «Ognuno per la sua via», dice il Concilio, non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili. Ciò che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui (cfr 1 Cor 12,7) e non che si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui. Tutti siamo chiamati ad essere testimoni, ma esistono molte forme esistenziali di testimonianza.

Non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi per essere santi. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Un consacrato è chiamato a vivere con gioia la sua donazione; un coniugato ad amare e prendersi cura del proprio sposo/a come Cristo ha fatto con la Chiesa; un lavoratore a compiere con onestà e competenza il suo lavoro; un genitore o nonno/a a insegnare con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità, scegliendo Dio sempre di nuovo.

La Santità nelle Occupazioni Quotidiane

Questa santità crescerà mediante piccoli gesti. Per esempio, una signora che al mercato decide di non parlare male di nessuno, è un passo verso la santità. A casa, sebbene stanca, ascolta con pazienza e affetto il figlio che le chiede di parlare delle sue fantasie: ecco un’altra offerta che santifica. O sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede: questa è un’altra via di santità. Ancora, incontra un povero e si ferma a conversare con lui con affetto.

A volte la vita presenta sfide più grandi e attraverso queste il Signore ci invita a nuove conversioni che permettono alla sua grazia di manifestarsi meglio nella nostra esistenza «allo scopo di farci partecipi della sua santità» (Eb 12,10). Altre volte si tratta semplicemente di trovare un modo più perfetto di vivere quello che già facciamo. Sotto l’impulso della grazia divina, con tanti gesti andiamo costruendo quella figura di santità che Dio ha voluto per noi, non come esseri autosufficienti, bensì «come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio» (1 Pt 4,10). I Vescovi della Nuova Zelanda hanno ben insegnato che è possibile amare con l’amore incondizionato del Signore, perché il Risorto condivide la sua vita potente con le nostre fragili vite.

Icona del battesimo come simbolo di rigenerazione spirituale

La Missione e l'Impegno nel Regno

Per un cristiano non è possibile pensare alla propria missione sulla terra senza concepirla come un cammino di santità, perché «questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts 4,3). Tale missione trova pienezza di senso in Cristo e si può comprendere solo a partire da Lui. La santità è vivere in unione con Lui i misteri della sua vita, unendosi alla sua morte e risurrezione in modo unico e personale, morendo e risorgendo continuamente con Lui. Ciò può implicare il riprodurre nella propria esistenza diversi aspetti della vita terrena di Gesù: la vita nascosta, la vita comunitaria, la vicinanza agli ultimi, la povertà e altre manifestazioni del suo donarsi per amore.

La tua missione è inseparabile dalla costruzione del Regno di Dio: «Cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia» (Mt 6,33). L’identificazione con Cristo e i suoi desideri implica l’impegno a costruire, con Lui, questo Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti. Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. La sfida è vivere la propria donazione in maniera tale che gli sforzi abbiano un senso evangelico e ci identifichino sempre più con Gesù Cristo.

La Necessità del Silenzio e del Dialogo con Dio

Questo non implica disprezzare i momenti di quiete, solitudine e silenzio davanti a Dio. Le continue novità degli strumenti tecnologici, l’attrattiva dei viaggi, le innumerevoli offerte di consumo, a volte non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio. Tutto si riempie di parole, di piaceri epidermici e di rumori ad una velocità sempre crescente. Lì non regna la gioia ma l’insoddisfazione di chi non sa per che cosa vive. È necessario fermare questa corsa febbrile per recuperare uno spazio personale, a volte doloroso ma sempre fecondo, in cui si intavola il dialogo sincero con Dio. In qualche momento dovremo guardare in faccia la verità di noi stessi, per lasciarla invadere dal Signore.

Il Significato della Sequela di Cristo nell'Esegesi Patristica: Origene su Matteo

Quello che devi sapere per leggere il vangelo di Matteo

L'Abbandono dei Beni e la Sequela

L'interpretazione delle parole di Pietro: «Ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?» (Mt 19,27), può essere intesa in senso letterale o tropologico, cioè spirituale. Origene, nel suo Commento a Matteo, suggerisce che pur avendo lasciato una piccola rete, una povera casa e una vita di sofferenza in povertà, queste non erano parole degne di un così grande discepolo come Pietro, al quale «né la carne né il sangue rivelarono che Gesù è il Cristo il Figlio di Dio vivo, ma il Padre suo che è nei cieli» (Mt 16,17).

Secondo Origene, Pietro aveva lasciato anche tutte le cose per cui era peccatore e per cui aveva detto: «Allontanati da me o Signore, perché sono un uomo peccatore» (Lc 5,8). Era encomiabile, per lui che confidava di non peccare più, il dire: «Abbiamo lasciato tutto; non solo abbiamo abbandonato le realtà perverse, ma ti abbiamo anche seguito». Il "ti abbiamo seguito" potrebbe equivalere a: avendoci il Padre rivelato chi sei, che sei giustizia, ti abbiamo seguito in quanto giustizia, e così in quanto santificazione, sapienza, pace, verità e via che conduce a Dio, e vita vera.

Pietro comprese che la parola di Gesù «Se vuoi essere perfetto, va', vendi i tuoi averi e dalli ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19,21) implicava una scelta profonda, non solo materiale. La sua franchezza meritò una grande promessa da parte del Salvatore: quella di essere uno dei giudici d'Israele (Mt 19,28).

La Rigenerazione e il Battesimo

Il preludio della rigenerazione è ciò che in Paolo è chiamato «lavacro di rigenerazione» (Tt 3,5). Origene nota che nessuno è puro da macchia alla nascita, neanche se la sua vita fosse di un solo giorno, a motivo del mistero della nascita, per cui ognuno che viene alla luce potrebbe dire ciò che Davide asserisce nel Salmo cinquantesimo: «Nelle iniquità sono stato concepito e nei peccati mi ha partorito mia madre» (Sal 51,7).

Alla rigenerazione da lavacro, è puro da macchia chiunque è nato dall'alto, dall'acqua e dallo spirito (Gv 3,3.5), ma, per Origene, in modo confuso, "come in uno specchio". Nell'altra rigenerazione, escatologica, quando «il Figlio dell'uomo siederà sul trono della sua gloria» (Mt 25,31), chi sarà pervenuto a quella rigenerazione in Cristo sarà del tutto puro da macchia «faccia a faccia» (1 Cor 13,12). Questa rigenerazione piena si realizza grazie al lavacro di rigenerazione sacramentale. Il battesimo di Giovanni era «in acqua per la penitenza» (Mt 3,11), ma il Salvatore battezzerà «nello Spirito Santo e fuoco» (Mt 3,11), significando una purificazione ultima e una trasformazione in santità.

«Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti col Cristo» (Rm 6,4), una sepoltura che conduce alla rinascita spirituale e alla purificazione da ogni impurità. Questa visione escatologica del battesimo completa la comprensione della sequela di Cristo, che non è solo un atto iniziale di abbandono, ma un processo continuo di trasformazione e purificazione.

Maria: Nuova Eva e Madre Universale nella Storia della Salvezza

Maria Santissima come

Il Parallelismo tra Maria ed Eva

La dottrina sul significato di "allorché fummo chiamati" si attinge anzitutto dalla Sacra Scrittura e si arricchisce con l'insegnamento dei Padri della Chiesa. Un elemento fondamentale è il parallelismo tra Maria e Eva. Come Eva fu causa di morte, così Maria è causa di vita. I Padri come San Giustino e Sant'Ireneo sottolineano questo contrasto: «Colei che fu vergine ed illibata, Eva, concependo l'obbedienza all'angelo, fu causa di morte; invece Maria, col pieno di gioia rispose: ‘Ecco l'ancella del Signore, avvenga di me secondo la tua parola’ (Lc 1,38)».

In questo senso, «la disobbedienza di Eva fu sciolto dall'obbedienza di Maria». Dove Eva distrusse, Maria ricostruisce. Il parallelismo si estende alla redenzione: se attraverso una donna (Eva) il mondo fu perduto, ora per opera di un'altra donna (Maria) il mondo è stato salvato. Maria accolse nel grembo la carne dell'Onnipotente, donando agli uomini il dolce frutto della vita. La sua innocenza e santità perfetta la rendono l'ideale della natura umana, un ritratto di Dio stesso, un'immagine immacolata in cui la bellezza e la bontà si fondono.

Maria come Collaboratrice della Salvezza

Nei Vangeli e negli scritti di San Paolo, la maternità di Maria si presenta come un'esaltazione dell'umanità. Nel mistero dell'Incarnazione, Dio lavora e vive come membro di una famiglia umana. La fede di Maria («Quanto Egli vi dirà, fatelo») si fa iniziativa salvifica e la sua presenza è vitale nel cammino di salvezza. Al Calvario, la presenza di Maria è cruciale: «...La beata Vergine... stava presso la croce del suo Figlio, non senza un disegno divino, soffriva profondamente col suo Unigenito e si associava con animo materno al suo sacrificio, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da Lei generata» (LG 58). Qui, per volontà di Cristo, Maria è costituita "Donna-Madre", a sua immagine personificata, estendendo la sua materna cura a tutta la famiglia umana.

Maria è la «sede della vera sapienza» e la sua intercessione è suprema sulla terra. Ella, riscattata, inizia la sua vocazione di avvocata, conoscendo in Dio ciascuno dei suoi figli con una conoscenza materna più intima di quella degli altri santi.

Il Significato Escatologico della Madre Celeste

Il mistero dell'Assunzione di Maria si proietta come un segno della speranza che attende anche noi dopo la morte. Maria è un segno certo di grazia e di salvezza per tutta la famiglia umana. La Chiesa la invoca come avvocata, ausiliatrice, soccorritrice e mediatrice, in quanto attraverso la sua intercessione si possono ottenere le grazie della salute eterna. La sua dignità la pone sopra tutti i beati e gli angeli, ed ella è riconosciuta come «l'ideale femminile» (Paolo VI), «il vero ideale femminile», che offre la luce di una integrità vittoriosa e in cui l'amore, la donna, la vergine e la madre ritrovano il loro autentico e primigenio significato.

Esempi di Esortazioni Pastorali: La Corrispondenza di San Giovanni Bosco

San Giovanni Bosco tra i suoi giovani nel suo oratorio

La Molteplice Attività di Don Bosco

La corrispondenza di San Giovanni Bosco riflette la sua molteplice attività di promotore di opere educative e assistenziali, imprese editoriali e missionarie. Documenta anche la rete vastissima delle relazioni da lui intessute. Le sue lettere sono quelle di un uomo d'azione, di un organizzatore instancabile, di un avveduto comunicatore, di un fondatore religioso e di un appassionato animatore di iniziative cattoliche. Queste comunicazioni personali sono esempi vividi di "chiamata" pastorale, esortazioni a vivere la vita cristiana con impegno e gioia.

Consigli per la Crescita Spirituale e lo Studio

Nelle sue lettere, Don Bosco si rivolge ai "carissimi figliuoli" con paterno affetto. Ad un "amatissimo figliuolo" scrive il 25 luglio 1860: «Rammenta i molti avvisi che ti ho dato in varie circostanze; sta allegro, ma la tua allegria sia verace come quella di una coscienza monda dal peccato. Studia per diventare molto ricco, ma ricco di virtù, e la più grande ricchezza è il santo timor di Dio. Fuggi i cattivi, sta amico coi buoni; rimettiti nelle mani del tuo signor arciprete e seguine i consigli e tutto andrà bene.» A un altro, il 5 settembre 1860, esorta: «Coraggio dunque, figliuol mio, sii fermo nella fede, cresci ogni giorno nel santo timor di Dio; guardati dai cattivi compagni come da serpenti velenosi.»

A Emanuele, l'8 settembre 1861, propone la prima comunione e lo incoraggia a prepararsi essendo «in modo particolare esemplare nel praticare: 1° Ubbidienza esatta ai tuoi genitori e ad altri tuoi superiori, senza mai fare opposizione a qualsiasi comando. 2° Puntualità nell'adempimento dei tuoi doveri, specialmente di quelli di scuola, senza mai farti sgridare per adempierli. 3° Fare grande stima di tutte le cose di devozione. Perciò far bene il segno della santa croce, pregare ginocchioni con atteggiamento composto, assistere con esemplarità alle cose di chiesa.»

L'Importanza della Devozione a Maria e dei Sacramenti

Dalla sua visita al santuario di Oropa il 6 agosto 1863, Don Bosco esprime un vivo rammarico per non avere i suoi giovani studenti con sé e promette di «fare quanto avrei potuto per insinuare nei vostri cuori la devozione a Maria». Chiede alla Vergine di benedire la casa, allontanare il peccato dai cuori dei giovani, essere guida per gli studenti e sede della vera sapienza per loro. A Mirabello, il 30 dicembre 1863, raccomanda tre cose ai suoi "amati figliuoli": «1° Fuga dell'ozio, perciò somma diligenza nell'adempimento dei propri doveri scolastici e religiosi. 2° La frequente comunione. La frequente comunione è la grande colonna che tiene su il mondo morale e materiale affinché non cada in rovina. 3° Divozione e frequente ricorso a Maria santissima. Non si è mai udito al mondo che taluno sia con fiducia ricorso a questa madre celeste senza che sia stato prontamente esaudito.»

Esortazioni alla Fuga dall'Ozio e alla Carità

Nel dicembre 1863, Don Bosco ringrazia i giovani di Mirabello per l'affetto e le preghiere, ma non esita a segnalare ciò che ha amareggiato il suo animo: distrazione in chiesa, preghiere dette senza consapevolezza, risse, rancore e la fuga dalla fatica. Critica aspramente l'introduzione di «massime disoneste e discorsi che san Paolo vuole che siano nemmanco nominati tra i cristiani» e l'accostarsi indegnamente ai santi sacramenti. Non sono rimproveri, ma avvisi «affinché i buoni siano incoraggiati a perseverare; i tiepidi procurino di accendersi e riscaldarsi di amor di Dio e chi ne ha bisogno si rialzi dallo stato in cui si trova».

Le lettere di Don Bosco, dunque, pur essendo comunicazioni personali e pastorali, riflettono l'essenza della "chiamata" cristiana: un invito costante a progredire nella virtù, a fuggire il peccato, a praticare la devozione e i sacramenti, e a vivere con gioia e carità, incarnando la santità nella vita quotidiana.

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