La Salve Regina è una delle antifone mariane più celebri e risale al Medioevo. Questa composizione, scritta in latino, è tradizionalmente associata al canto gregoriano e rappresenta un pilastro della liturgia cattolica. La sua origine è ricca di storia e attribuzioni.
Origini e Attribuzioni della Salve Regina
L'origine di questa preghiera risale all'XI secolo, ma la sua composizione esatta non è del tutto certa. La tradizione più diffusa attribuisce la stesura di questa antifona al monaco Ermanno di Reichenau, noto anche come Ermanno il Contratto.
Tuttavia, la paternità è stata oggetto di diverse attribuzioni nel corso dei secoli. Altre fonti la collegano a figure come papa Gregorio VII, a Sant'Anselmo da Baggio (morto nel 1086), a San Pietro di Mezonzo, vescovo di Iria Flavia, o, alternativamente, a San Bernardo durante la sua permanenza all'eremo dei Santi Jacopo e Verano alla Costa d'acqua.

Evoluzione del Testo e Variazioni
Nel corso del tempo, il testo della Salve Regina ha subito alcune modifiche. Nei manoscritti più antichi, ad esempio, non compare né il termine "Mater", che sarebbe stato aggiunto nel XVI secolo, né il termine "Virgo", quest'ultimo comunque introdotto molto presto. Originariamente, quindi, la formulazione era "Regina misericordiae", come ancora oggi è presente nella versione in uso nel remoto rito mozarabico.
Diffusione Liturgica e Uso Monastico
La Salve Regina ha trovato ampia e rapida diffusione nella liturgia e nelle pratiche monastiche, consolidando la sua importanza nel panorama religioso:
- I Domenicani hanno introdotto la Salve Regina nel 1221 come inno da cantare immediatamente dopo la compieta e durante la processione al dormitorio.
- I Cistercensi la utilizzano dal 1251, contribuendo a diffonderne l'uso nelle ore canoniche.
Il Testo Latino della Salve Regina Gregoriana
Di seguito è riportato il testo latino della Salve Regina, nella sua forma tradizionale utilizzata nel canto gregoriano, spesso accompagnato dal versetto e dall'orazione finale:
Salve, Regína, Mater misericórdiæ:
Vita, dulcédo, et spes nostra, salve.
Ad te clamámus, éxsules fílii Hevæ.
Ad te suspirámus, geméntes et flentes in hac lacrimárum valle.
Eia ergo, Advocáta nostra, illos tuos misericórdes óculos ad nos convérte.
Et Jesum, benedíctum fructum ventris tui, nobis post hoc exsílium osténde.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.
℣. Ora pro nobis, Sancta Dei Genitrix.
℟. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Oratio (Orazione finale)
Omnípotens sempitérne Deus, qui gloriósæ Vírginis Matris Maríæ corpus et ánimam, ut dignum Fílii tui habitáculum éffici mererétur, Spíritu Sancto cooperánte præparásti: da, ut cujus commemoratióne lætámur, ejus pia intercessióne ab instántibus malis et a morte perpétua liberémur. Per eumdem Christum Dóminum nostrum. ℟. Amen.
SALVE REGINA (gregoriano) - per coro 4 VOCI MISTE
Il Profondo Significato Spirituale
La Salve Regina è una preghiera intrisa di un profondo significato teologico e spirituale, che riflette la condizione umana e la speranza nella salvezza. Simbolicamente, come Adamo ed Eva, che Dio fece allontanare dall'Eden a causa del peccato originale, il genere umano, loro discendente, vive fino alla morte terrena il dolore e il rimpianto per una "esule lontananza" dal Padre Dio, che - come afferma la Preghiera del Signore - dimora nei cieli.
I cristiani credono nella resurrezione della carne prima del Giorno del Giudizio davanti a Gesù Cristo, dove in anima e corpo saranno da Lui giudicati per le opere in anima e corpo compiute durante la vita terrena. In questo contesto, la Salve Regina invoca l'intercessione di Maria come avvocata e speranza per i "figli esuli di Eva", chiedendo il suo aiuto nel cammino verso il Salvatore.
Fonti per lo Spartito Gregoriano
Per coloro che desiderano studiare o eseguire la Salve Regina nel suo formato gregoriano, la versione più autorevole è documentata in importanti fonti liturgiche e musicologiche. Tra queste, spicca il Liber Usualis (edizione 1961, p. 279), un compendio fondamentale del canto gregoriano che contiene la notazione musicale di questa e molte altre antifone. Altre fonti significative includono i Chants of the Church (1956, p. 138) e l'Antiphonale Monasticum (1934), che offrono anch'essi la notazione di questa antica e venerata antifona mariana.