L'abbazia di Praglia è un monastero benedettino situato nella campagna padovana, alle falde del Monte Lonzina (Colli Euganei) nel comune di Teolo e in prossimità di Abano Terme. Sorge a circa 12 chilometri da Padova, lungo l'antica strada Montanara che conduceva ad Este. Il nome deriva dal toponimo Pratàlia o Pratàlea (località tenuta a prati), con cui è abitualmente menzionata nei documenti medievali, rifacendosi probabilmente anche alle opere di bonifica e di risistemazione agraria di queste aree, iniziate dai Benedettini.

La Storia Millenaria dell'Abbazia
Fondazione e Dipendenza da Polirone
L’abbazia di Praglia sorse tra la fine del secolo XI e l’inizio del XII. La sua fondazione si deve al nobile vicentino Uberto Maltraverso, conte di Montebello. L’esistenza del monastero, appartenente all'ordine dei Monaci Benedettini, è storicamente documentata dal 1117. La comunità di Praglia fu inizialmente affidata da papa Callisto II al monastero di San Benedetto di Polirone, eminente centro di osservanza cluniacense nei pressi di Mantova. Il primo Abate di Praglia, Iselberto dei Tadi, fattosi monaco a San Benedetto di Polirone, compare nell'importante bolla pontificia di Callisto II del 1123, con la quale il papa prendeva sotto la sua protezione la nuova fondazione. Fino al 1304 perdurò un rapporto di dipendenza di Praglia nei confronti della potente Abbazia di Polirone, fondata dai Conti di Canossa nel 1007.
Autonomia e Riforma Cassinese
Solo con gli inizi del XIV secolo la comunità di Praglia, consolidatasi e radicatasi più stabilmente nell'ambiente padovano, si rese del tutto autonoma. Iniziò così il suo nuovo corso come Abbazia autonoma, eleggendo un Abate scelto tra le file dei propri monaci. Il secolo XV si aprì con buoni auspici per le sorti del monachesimo italiano dopo i disastrosi effetti materiali e spirituali causati dall'imposizione dell'Abate Commendatario. Infatti, dall'Abbazia di Santa Giustina di Padova partì la grande Riforma monastica benedettina che si diffuse su tutta la penisola fino in Sicilia. Con l’adesione alla riforma benedettina, avvenuta nel 1448 grazie alla congregazione cassinese fondata dall'abate commendatario Ludovico Barbo, Praglia recuperò la propria vocazione. Crebbe sensibilmente il numero dei monaci e un nuovo impulso fu dato alla cura pastorale delle parrocchie di Tramonte, Tencarola e Carbonara.
I monaci benedettini di Praglia, nello spirito della Regola "Ora et Labora", lavorarono e amministrarono con oculatezza il ricco assetto fondiario facente loro capo. Impiantarono nuovi vigneti, stipularono contratti d’affitto anche a lungo termine per la conduzione e coltivazione dei terreni, e crearono punti di deposito dei raccolti nei paesi vicini di Tencarola, Valsanzibio, Carbonara e Brusegana. Al tempo, l’abate del monastero benedettino di Praglia aveva la facoltà di imporre regole valide all’esterno del monastero in materia agraria, chiarendo ad esempio dove fosse possibile pascolare gli animali o raccogliere la legna da ardere. Poteva anche nominare le cosiddette "guardie campestri", con funzione di vigilanza sui boschi, sui terreni recintati, i prati e le messi che il monastero di Praglia aveva nel territorio di Tramonte, specialmente sulla foresta denominata Selva Maggiore. Il Monastero Benedettino di Praglia ebbe quindi al tempo una grande funzione sociale, oltre che di centro spirituale e di preghiera.
Le Soppressioni e la Rinascita
L’Abbazia visse un periodo fiorente nei secoli successivi, fino alla prima soppressione napoleonica del 1810. Nel 1834, grazie all’appoggio del governo austriaco, i monaci rientrarono al monastero. Tuttavia, la ripresa della vita benedettina a Praglia ebbe breve durata poiché il 4 giugno 1867 venne varata in Veneto la legge che sopprimeva nuovamente tutte le corporazioni religiose. La comunità fu così sciolta una seconda volta. La maggior parte di essa trovò rifugio nel monastero di Daila (Istria), allora in territorio austriaco, mentre a Praglia rimasero solo due o tre monaci come custodi del monastero. Solo nel 1904 la vita nell’Abbazia benedettina di Praglia riprese appieno.

La Comunità Benedettina Oggi
La Comunità Benedettina di Praglia è attualmente tra le più numerose d’Italia (comunità maschile) e conta 49 monaci. È retta dall'abate don Stefano Visintin. Fin dalla sua fondazione, l’Abbazia di Praglia è abitata da una comunità di monaci che vivono nella sequela di Cristo sotto la guida del Vangelo, secondo il progetto di vita stabilito da San Benedetto da Norcia nella sua Regola. Ogni giorno, con l’aiuto di Dio, i monaci si dedicano all’Opus Dei e alla Lectio divina. L'esercizio quotidiano della Lectio è lo strumento con cui il monaco si allena a riconoscere la voce del Signore, come insegna il Prologo alla Regola: "oggi, se udrete la sua voce non indurite il vostro cuore" (Sal. 94,8).
La maggior parte dei monaci vive stabilmente a Praglia, mentre alcuni di essi risiedono nelle tre case dipendenti: San Giorgio Maggiore di Venezia, Monte della Madonna di Teolo e Sadhu Benedict Math in Bangladesh.

Patrimonio Architettonico e Artistico
I Chiostri Monumentali
Il monastero, sul retro e a sinistra della chiesa, è articolato in quattro chiostri: il chiostro doppio o della clausura, il chiostro botanico, il chiostro pensile e il chiostro rustico. Questi sono stati realizzati nell’arco di venti anni tra il 1480 e la fine del XV secolo, pensati per raccordarsi con le altre strutture e gli stili del corpo di fabbrica. Dal punto di vista geometrico, si tratta di diversi moduli costruttivi a forma quadrata e dimensioni diversificate. Su tutti i chiostri, svetta il bel campanile del XIII secolo in stile romanico, l’unico sopravvissuto dell’iniziale nucleo medievale del monastero.
Il Chiostro Botanico
Al piano terreno si sviluppa il chiostro botanico. Viene definito anche chiostro dell’accoglienza o della portineria, poiché la sua funzione principale è stata ed è quella di "accogliere" chi viene da fuori, siano essi turisti o pellegrini. Il Chiostro Botanico si suddivide in un quadriportico, contraddistinto da nove colonne sui due lati lunghi e da sei colonne sui lati più corti. Le colonne si alternano nei colori del marmo rosso di Verona e di quello bianco della pietra d’Istria, presentando uno stile simile a quello del chiostro che si trova nel monastero di Santa Giustina a Padova. Negli spazi verdi del chiostro botanico, dove un tempo venivano coltivate piante officinali, oggi si trova uno splendido giardino all’italiana, contornato da limonaie in vaso. Lungo il lato nord c’è una porta, detta della carità, ad indicare la destinazione dell’accoglienza dell’abbazia.

Il Chiostro Pensile
Il chiostro pensile, chiamato anche "Chiostro del Paradiso", rappresenta il fulcro della vita monastica nell’Abbazia di Praglia, collegando fra di loro gli spazi principali. È ubicato al primo piano del Monastero. La sua pregevole realizzazione architettonica è attribuita all’architetto veneto Tullio Lombardo. Interessante è la scelta tecnica di realizzare la pavimentazione con piani leggermente inclinati, che permette di indirizzare l’acqua piovana nella sottostante cisterna. Intorno al perimetro del Chiostro Pensile si dipanano gli ambienti più importanti dell’Abbazia benedettina di Praglia: il Refettorio, la Sala Capitolare, la Biblioteca, la Loggetta del Belvedere e la Chiesa abbaziale dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta. In questi luoghi si svolge (e si svolgeva) la vita di comunità e sociale dei Monaci benedettini.

Gli altri Chiostri
Il chiostro doppio, noto anche come chiostro della clausura, è circondato dalle celle dei monaci. Il chiostro rustico era un tempo utilizzato per depositare gli attrezzi agricoli.
La Chiesa Abbaziale di Santa Maria Assunta
L’odierna Chiesa abbaziale della Beata Vergine Maria Assunta, dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta, fu realizzata a partire dal 1490 su progetto attribuito all’architetto e scultore Tullio Lombardo, mantenendo il preesistente campanile. La sua consacrazione risale al 1545, mentre nel febbraio del 1954 è stata elevata da Papa Pio XII al rango di Basilica Minore. All'esterno la Chiesa si presenta con una facciata semplice ed elegante, preceduta da una scalinata. Il portale principale di ingresso, risalente al 1548, è stato realizzato dal bergamasco Andrea Moroni. I suoi interni, con pianta a croce latina a tre navate e dieci cappelle laterali, racchiudono una serie di dipinti e sculture, realizzate da importanti artisti. Sulla superficie muraria del tamburo e della cupola, realizzata nel 1560, si possono ammirare il ciclo di affreschi di Giovanni Battista Zelotti, raffiguranti momenti della vita di Cristo, mentre nei pennacchi sono ritratti gli Evangelisti.

Il Refettorio Monumentale
La realizzazione di questa monumentale aula risale al XV-XVI secolo. L’ingresso al Refettorio è preceduto dalla presenza di due preziosi lavabi esterni, risalenti al XVI secolo. Questi splendidi manufatti sono stati realizzati in pietra d’Istria decorata ad intarsi con piombo e marmi policromi, con un simbolismo che riprende motivi della Natura, con al centro il tema dell’acqua. L'interno è impreziosito da arredi lignei in noce e radica risalenti al 1700. Al centro dell’ambiente si trova un pulpito dal quale i monaci adempiono alla lettura di brani tratti dai testi sacri. Nella parete sul fondo del Refettorio monumentale, si può ammirare l’imponente affresco realizzato fra il 1490 e il 1500 da Bartolomeo Montagna, "Gesù Cristo crocifisso fra la Madonna e San Giovanni apostolo". Sulle pareti laterali, invece, si trova un ciclo di dipinti di Giovanni Battista Zelotti che riprendono scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, fra i quali Mosè che spezza le tavole della legge e Salomone e la regina di Saba.

La Sala Capitolare
La Sala Capitolare dell’Abbazia di Praglia è stata realizzata tra il XV e il XVI secolo. Dedicata alla lettura "del Capitolo della Regola", l’aula capitolare è una delle sale più importanti in ogni monastero e segna i momenti salienti della vita del monaco. Di grande bellezza è l’affresco del pittore Girolamo Tessari, "Deposizione di Gesù Cristo" del 1536, ammirabile sulla parete di fondo.
La Biblioteca Nazionale
La Biblioteca dell’Abbazia di Praglia è riconosciuta come Monumento Nazionale dal lontano 1866, facente parte delle 11 biblioteche pubbliche statali dei monumenti nazionali, che dipendono direttamente dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. La Cinquecentesca biblioteca ha un monumentale soffitto a cassettoni, impreziosito da dipinti di Giovanni Battista Zelotti. Sono più di 130.000 i volumi conservati al suo interno, tra i quali si trovano testi molto antichi e il patrimonio librario dello scrittore Antonio Fogazzaro.
Non si hanno molte informazioni sulla biblioteca di Praglia nei primi tre secoli di vita del monastero. Un aumento del patrimonio librario è attestato a partire dall’eredità dell’abate Antonio da Casale (1444) e soprattutto dopo l’ingresso di Praglia nella Congregazione di Santa Giustina (1448). Dispersa l’antica biblioteca con la soppressione napoleonica, essa fu ricostituita praticamente ex novo nel XIX secolo soprattutto grazie a donazioni, accogliendo anche alcuni resti di biblioteche conventuali disperse di Padova e Venezia. La seconda soppressione (1867) comportò un nuovo sequestro del patrimonio librario, che a partire dalla riapertura del monastero nel 1904 fu ancora una volta ricostituito dai monaci partendo da poche centinaia di volumi messi in salvo in tempo, con acquisti e ancora una volta con donazioni.
All'interno dell’Abbazia esiste un Laboratorio di restauro di libri antichi, istituito nel 1951. I monaci benedettini addetti a questo laboratorio svolgono un'importante opera di restauro di manoscritti e libri antichi, come testimoniato dal loro intervento sui preziosi manoscritti danneggiati nel corso dell’alluvione di Firenze e dal fenomeno dell’acqua alta di Venezia nel 1966. Tutto questo grande patrimonio è reso fruibile per la consultazione in sede, prestito esterno, inter-bibliotecario e internazionale. La visita alla biblioteca monumentale è possibile solitamente il 2° e il 4° sabato del mese, integrata nella visita d’orario, oppure su richiesta preventiva nei giorni stabiliti.

La Loggetta del Belvedere (Antonio Fogazzaro)
La Loggetta del Belvedere, dedicata allo scrittore Antonio Fogazzaro, offre magnifici panorami sui Colli Euganei. In questi luoghi, Fogazzaro ambientò alcuni passi di "Piccolo Mondo Moderno". Allo scrittore italiano è peraltro dedicata la loggia che si può notare arrivando all’Abbazia. Sulla sinistra della loggetta si accede alle cellette della zona di clausura dei monaci benedettini.
Esperienza di Visita
Ci sono diversi motivi per visitare l’Abbazia Benedettina di Praglia. Prima di immergersi nella visita, è consigliabile osservare il complesso da uno dei punti panoramici sui Colli Euganei per apprezzarne l'armonia e la vastità, nonché lo stile rinascimentale che lo connota e il suo raccordo con i paesaggi circostanti. È disponibile un ampio parcheggio.
La visita agli spazi del monastero è solitamente guidata da uno dei frati, che ne racconta le storie e le architetture. Durante la visita, si possono ammirare i quattro chiostri monumentali (chiostro doppio, chiostro rustico, chiostro botanico e chiostro pensile), la Sala Capitolare, il Refettorio Monumentale, la Loggetta Belvedere, la Biblioteca (su richiesta preventiva) e la Chiesa, dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta, da visitare come ultima per ammirarne con calma i dettagli.
Per adeguarsi alle richieste del mondo attuale, all’interno dell’Abbazia è stata realizzata un’attrezzata Sala Convegni, dedicata alle attività culturali e a centro per le conferenze. L’Abbazia fa anche parte dei percorsi letterari del Parco Letterario Francesco Petrarca e dei Colli Euganei, e ospita al suo interno due targhe rievocative di Antonio Fogazzaro.
Nel piccolo negozio del monastero è possibile reperire creme, tisane, capsule fitoterapiche prodotte sulla base delle antiche ricette dell’antica spezieria del monastero, oltre a carta fatta a mano.
Le visite guidate all’Abbazia di Praglia (sempre guidate da un monaco) sono rivolte ai ragazzi in età scolare e a gruppi organizzati (gite sociali, pellegrinaggi, ecc., minimo 25 persone) e si effettuano esclusivamente al mattino dei giorni feriali (dal martedì al venerdì) alle ore 9:30 e alle ore 11:00. I gruppi non devono superare il numero di 60 persone.