Il nome Germania (ossia «paese dei Germani») fu dato originariamente dai Romani ai territori della provincia Belgica nei quali si erano insediati popoli provenienti dalla destra del Reno, detti Germani. Cesare estese il nome a tutti i territori abitati da popolazioni di quello stesso ceppo. Il nome Deutschland appare invece per la prima volta nella forma Dütisklant nella Kaiserkronik, componimento poetico del 1150, e significa «paese tedesco» (deutsch deriva dall’antico tedesco diot, gotico thiuda, «popolo»).
Contesto Geografico e Geologico della Germania
La regione germanica occupa gran parte dell’Europa centrale, separando le regioni dell’Europa atlantico-mediterranea dall’immensa pianura russa. Il territorio tedesco può essere descritto schematicamente come composto da tre unità denominate, da N a S, Norddeutsches Tiefenland (Bassopiano Germanico), Mittelgebirge (Montagne Medie) e Hochgebirge (Montagne Alte).
Geologia e Rilievi
I rilievi più antichi sono quelli dei Mittelgebirge, nella parte centrale del territorio, che risalgono ai primi periodi dell’era paleozoica. Al corrugamento caledoniano del periodo siluriano si deve la prima formazione del Rheinisches Schiefergebirge (Massiccio Scistoso Renano), temporaneamente coperto dal mare nel successivo periodo devoniano. Il corrugamento ercinico, sviluppatosi tra Carbonifero e Permiano, portò nuovamente alla completa emersione della regione, su cui regnava un clima di tipo tropicale, caldo umido, favorevole alla formazione di enormi foreste. Proprio questa alternanza di emersioni e sommersioni ha determinato la formazione di grandi giacimenti carboniferi.
Il Massiccio Scistoso Renano è il corpo principale dei Mittelgebirge, e le vallate degli affluenti del Reno lo suddividono in numerosi dossi allungati generalmente in senso SO-NE. Alla sinistra del fiume principale si trovano l’Eifel e il Hunsrück, rispettivamente a N e a S del corso della Mosella; sulla destra del Reno, il Lahn e il Meno dividono il Westerwald, il Taunus e l’Odenwald (procedendo da N a S). Più a oriente si eleva il Harz (la Hercynia Silva dei Romani); a occidente del Harz, con un allineamento SE-NO, il modesto Wesergebirge e la Selva di Teutoburgo discendono a N verso il bassopiano.
L’inizio dell’era mesozoica vide la regione sottoposta a condizioni aride, con la formazione di arenarie, gessi e depositi salini (Buntsandstein). Il corrugamento alpino dell’era cenozoica interessa solo l’estremo meridionale del territorio tedesco, col versante settentrionale delle Alpi Orientali: in questa zona si raggiungono le massime elevazioni della Germania con i 2963 m dello Zugspitze e i 2713 m del Watzmann, cime sulle quali passa il confine con l’Austria. Le formazioni calcaree mesozoiche sono intensamente piegate e fratturate, profondamente incise dai ghiacciai quaternari e, in seguito, da impetuosi corsi d’acqua. I detriti accumulati da questi nell’Altopiano Svevo-Bavarese hanno costretto il Danubio a una marcata ansa verso N. Leggermente più a O si sono sollevate in quest’era la catena del Giura di Svevia (nel Württemberg, orientato in senso SO-NE) e di Franconia (nel Bayern, diretto da S a N).
Il corso dell’Elba divide il Bassopiano Germanico in un settore occidentale, con affinità alle coste olandesi, e uno orientale, che presenta le caratteristiche delle coste baltiche. Nel settore orientale l’azione della calotta glaciale è stata molto più intensa, accumulando una cospicua serie di cordoni morenici, spesso conservati in archi concentrici distinti, di notevole altezza. La parte settentrionale del Brandeburgo è interessata da depositi di löss e dai solchi delle vecchie valli; tra i corsi dell’Oder e del Bruch si stende una regione pianeggiante. Le coste sono generalmente basse e sabbiose, soggette a frequenti tempeste e mareggiate; le maree del Mare del Nord sono ben più accentuate di quelle, peraltro non modeste, del Baltico. Le isole maggiori, a breve distanza dalla costa, sono le Frisone Orientali nel Mare del Nord e quella di Rügen nel Baltico.

Clima e Idrografia
Il clima presenta caratteri di transizione tra i regimi oceanici dell’Europa atlantica e quelli continentali della pianura russa. L’influenza oceanica temperata è ancora avvertibile in inverno, di modo che i climi risultano più miti di quel che potrebbe far ritenere la latitudine (tra 47° e 55° N). La modesta elevazione dei rilievi, salvo che sul lato meridionale, espone il territorio a influenze plurime, il che fa sì che le condizioni meteorologiche siano soggette a frequenti variazioni. Durante l’estate le temperature decrescono regolarmente da S a N, dai 20 °C di Monaco ai 17 °C di Amburgo. In inverno gli influssi dell’Atlantico (mitigatore) e dell’anticiclone russo-siberiano (estremamente rigido) fanno sì che le temperature diminuiscano da O verso E. Le due influenze si avvertono profondamente in quanto concerne la pluviometria che, procedendo da O verso E, mostra una diminuzione della quantità media annua e un’inversione del regime. Sono comunque quantità che si mantengono superiori ai 700 mm e solo eccezionalmente scendono sotto i 600 mm annui in alcuni tratti dei Mittelgebirge. I massimi si raggiungono nelle parti sommitali del Harz e dei Monti Metalliferi, fino agli oltre 2000 mm della Selva Nera. La copertura nivale invernale non è particolarmente spessa, ma, date le temperature medie normalmente inferiori a 0 °C, la permanenza al suolo dura un paio di mesi (con massimi di quattro). Nell’insieme si possono distinguere sei regioni climatiche: due sul mare, tre nella zona centrale e una a S.
Il territorio della Germania ha pendenza generale verso N e pertanto le sue acque superficiali fanno capo principalmente al Mare del Nord e in minor misura al Baltico. Fa eccezione la regione compresa tra le Alpi e il Giura, drenata dal Danubio, che dopo quasi 650 km esce dalla Germania a Passau. Origine alpina ha pure il Reno, che all’uscita dal Lago di Costanza (Svizzera) segna il confine prima con la Svizzera e poi con la Francia; il tratto completamente tedesco inizia all’uscita dalla cosiddetta Fossa Renana, tra Selva Nera e Vosgi, presso Karlsruhe. Traversato il Massiccio Scistoso Renano, con un percorso tortuoso e a volte incassato tra rive incombenti, oltre Duisburg il fiume entra nella bassa pianura terminale, proseguendo, dopo oltre 850 km, in territorio olandese. È il maggiore asse economico del paese, una delle più trafficate vie d’acqua del mondo; un elemento favorevole è costituito dal regime, cui le piogge e lo scioglimento delle nevi garantiscono una portata cospicua, con oscillazioni piuttosto contenute. L’Elba nasce dai Monti dei Giganti e li aggira a S, entrando in Germania nella depressione che li separa dai Monti Metalliferi; percorre in territorio tedesco circa 700 km e sfocia nel Mare del Nord con un ampio estuario.
La maggiore superficie lacustre è costituita dalla parte tedesca del Lago di Costanza, ampia 305 km2. Nell’Eifel sono presenti specchi lacustri tondeggianti, occupanti antichi crateri di esplosione (Maar), mentre alcuni laghi sono ospitati nelle conche intermoreniche del bassopiano. Di enorme importanza è l’idrografia artificiale, cioè il complesso di canali grazie ai quali la Germania gode di una rete di vie d’acqua interne tra le più organizzate del mondo. Alcuni canali hanno decorso parallelo ai fiumi, altri vanno in direzione trasversale. Principale tra questi è il Mittellandkanal, che corre al limite tra i Mittelgebirge e il Bassopiano.

Flora e Fauna
Sulle Alpi, la flora non differisce troppo da quella dei versanti meridionali, con abete rosso e bianco, che verso il basso cede il posto al faggio, mentre verso l’alto passa al cembro, al larice e infine ai pascoli d’alta quota (il limite dei boschi è a circa 1700 m sulle Alpi, a 1300 nella Selva Boema e a 1000 nel Harz). Dalla Selva Nera (Schwarzwald) alla Selva Boema (Böhmerwald) predomina l’abete bianco. Nel bassopiano e nelle zone costiere le betulle sono miste al pino silvestre. Il sottobosco è costituito da specie settentrionali, quali agrifoglio ed erica.
La situazione della fauna selvatica è negativa: in epoca storica sono scomparsi gli ultimi orsi, bisonti, stambecchi e linci; in via di estinzione sono gatti selvatici e alci tra i Mammiferi, aquile e avvoltoi tra gli Uccelli; anche i lupi sono considerati in pericolo. I volatili sono tuttavia numerosi, con molte specie migratorie (trampolieri, gallinacei, palmipedi).
Demografia e Struttura Economica della Germania
La Germania è di gran lunga il più popoloso Stato europeo (Federazione Russa esclusa). Per superficie, invece, sempre escludendo la Russia, essa si colloca al quinto posto. Ne deriva una densità territoriale molto elevata (oltre 230 ab./km2). Tale cospicua massa demografica risulta nel complesso insufficiente ai bisogni di risorse umane di un paese economicamente dinamico come la Germania, nel quale si è compiuta, già dalla metà degli anni 1990, la transizione demografica. Agli inizi del 21° sec. l’aumento della popolazione (o il contenimento della sua diminuzione) è dovuto esclusivamente ai flussi immigratori, tradizionalmente consistenti, che hanno prodotto una massa di immigrati pari a 661.855 individui (2006).
La composizione etnica di tale cospicua comunità straniera è sensibilmente variata nel tempo: negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale - specialmente gli anni del ‘miracolo tedesco’, il decennio 1960, quando si trattò di ricostruire ex novo l’intero apparato industriale - prevalsero gli Italiani, seguiti da Spagnoli, Portoghesi e Greci; in seguito, l’ondata migratoria dall’Italia e dai paesi iberici diminuì sensibilmente e se ne formò, e rapidamente crebbe, un’altra, alimentata da migranti della Iugoslavia e poi delle repubbliche nate dalla dissoluzione di questa; più tardi da maghrebini e, soprattutto, Turchi, questi ultimi ben presto divenuti la componente nettamente dominante; per ultimi, dopo l’apertura delle frontiere degli Stati dell’Est, cominciarono ad affluire cittadini di quei paesi, particolarmente numerosi i Polacchi.
I caratteri distributivi e insediativi della popolazione registrano una densità che, a parte quella, ovviamente del tutto anomala, dei tre Länder totalmente urbani di Berlino, Amburgo e Brema, varia dai 530 ab./km2 della Renania Settentrionale-Vestfalia ai 75 ab./km2 del Meclemburgo-Pomerania occidentale. La Germania è uno dei Paesi più urbanizzati del mondo: la popolazione urbana nel 2008 ammontava al 74%, valore in Europa superato solo dal Belgio, dal Regno Unito, di poco da Danimarca, Francia e Paesi Bassi. Ciò vale specialmente per i Länder occidentali, alcuni dei quali (la Renania settentrionale soprattutto, ma anche Renania-Palatinato, Assia, Baden-Württemberg, parte della Baviera e forse pure il Saarland) sono arrivati a costituire un’unica immensa regione urbana: la conurbazione Reno-Ruhr forma una sorta di continuum urbano che ospita almeno una quindicina di milioni di abitanti. Nulla di simile si riscontra nei Länder orientali, dove tuttavia si è venuto formando un asse urbano incentrato su Dresda e Lipsia, prolungato a comprendere diverse altre città.

Economia e Industrie
La riunificazione delle due parti della Germania, che ha rappresentato l’episodio più importante della storia del paese alla fine del 20° sec., per il suo elevato valore simbolico e per la necessità della ricostituzione di uno spazio economico nazionale, è stata vissuta con difficoltà dal popolo tedesco. Tuttavia, nonostante i costi notevoli comportati dalla riunificazione, la Germania ha mantenuto il posto di primaria potenza economica, rivelato dal suo PIL globale (3818 miliardi di dollari nel 2008), dall’immenso volume di affari intrattenuto con un numero altissimo di Stati, dalla sua posizione di esportatore mondiale di prodotti dell’industria, in particolare meccanica, che si avvale fra l’altro di attività di ricerca e sviluppo tra le più avanzate del mondo. La forte dipendenza dalle esportazioni è stata, d’altra parte, uno dei motivi della contrazione economica iniziata nella seconda metà del 2008 e collegata alla crisi globale.
Il settore agricolo, nonostante la modestissima quota di popolazione assorbita e l’irrilevante contributo al PIL (nel 2008 lo 0,9%), è tecnicamente molto evoluto, caratterizzato da un elevatissimo rendimento, per cui, nonostante la drastica riduzione della superficie coltivata, continua ad assicurare alla Germania un posto di tutto rispetto per numerosi prodotti agrari e zootecnici che, relativamente ad alcune voci di particolare importanza (grano, patate, orzo, barbabietola da zucchero, suini), sono ai primi posti nella graduatoria mondiale.
Il settore industriale assorbe circa il 30% della forza lavoro. L’organizzazione industriale è profondamente mutata, così come sono intervenuti cambiamenti profondi nella localizzazione e nella distribuzione territoriale delle industrie. Il più appariscente è quello avvenuto a carico del bacino della Ruhr, per oltre un secolo la regione industriale più significativa d’Europa e simbolo dell’industria tedesca, dove è cessata dopo un lungo declino la tradizionale attività estrattiva del carbone e si è drasticamente ridotta quella siderurgica. Particolarmente notevole, e alquanto traumatica, è risultata la chiusura di alcune migliaia di stabilimenti nei Länder orientali.
Il settore terziario, che occupa buona parte della popolazione attiva e contribuisce per il 69% al PIL nazionale (nel 2008), si articola in una vasta gamma di attività tra cui emergono quelle tanto più avanzate rispetto al terziario tradizionale da essere indicate piuttosto come quaternarie: attività genericamente direzionali (alta dirigenza politica, alta finanza, alta ricerca scientifica) che si distinguono per la loro rarità e per la loro concentrazione nell’ambiente urbano. Una caratteristica peculiare dell’organizzazione economico-territoriale della Germania è data dalla tendenza all’integrazione con altri paesi. Indipendentemente dall’appartenenza all’Unione Europea e dal ruolo che essa vi svolge, la Germania è un attore chiave nel commercio internazionale.
La rete urbana si innesta su una rete altrettanto efficiente di comunicazioni e di trasporti materiali e immateriali. I trasporti materiali si avvalgono del grande canale idroviario che congiunge il Meno con il Danubio (e, in definitiva, il Mare del Nord con il Mar Nero), di fondamentale importanza per i traffici con l’Europa centro-orientale.

L'Abbazia di Reichenau: Fondazione e Sviluppo Storico
L'abbazia, dedicata a Maria Vergine, fu fondata nel 724 dal vescovo e abate san Pirmino (670 ca. - 753), dando vita insieme a una quarantina di monaci a una comunità benedettina. San Pirmino, il combattente di Cristo, ordinò di estirpare le spine e i cardi, arbusti e cespugli inutili, come anche tutti i germogli che non servivano agli uomini, con zappe e altri strumenti di ferro. Con le proprie mani e con l'aiuto degli altri monaci riuscì in tre giorni a dissodare un bel terreno. Dopo di che costruì per Dio vivo e vero una casa graziosa e, per i suoi allievi, un'abitazione comune. Quel luogo, a partire dal giorno in cui il vescovo di Cristo Pirmino arrivò, acquistò un'aria salubre, acqua corrente pura, terra feconda, ombrosi alberi e vigne molto fertili. Perciò coloro che vi vivono e osservano la regola ne gioiscono.
Sotto l'abate Waldo di Reichenau (786 - 806), il cenobio divenne abbazia imperiale, godendo così della protezione dei re franchi e diventando luogo di formazione della classe dirigente del tempo. L'abate e scrittore Walahfrid Strabo (842 - 849), che fu a lungo educatore di Carlo il Calvo presso la corte imperiale di Aquisgrana, è riconosciuto tra i più grandi monaci-poeti del Medioevo europeo. Compose numerose poesie occasionali, inni di preghiera, lettere poetiche, vite dei santi e scritti teologici. La sua opera De cultura hortorum, detta brevemente Hortulus, ci dona la più antica descrizione dell'orto e delle piante del Medioevo. Il monaco Regibert († 846), responsabile dello scriptorium dell'abbazia, redasse negli anni 821 - 822, il più antico catalogo del Medioevo.
Nel periodo ottoniano, grazie ai privilegi quali il diritto all'immunità, la franchigia doganale, il diritto elettivo e le donazioni concessi al monastero dagli imperatori sassoni Enrico I, Ottone I ed Ottone II, l'Abbazia di Reichenau raggiunse - a cavallo dei primi due millenni - l'apogeo economico e culturale. Nella seconda metà del XIV secolo l'intero patrimonio monastico venne più volte ipotecato e l'abate Eberardo di Brandis vendette, infine, nel 1367 tutti i beni e i diritti del cenobio alla propria parentela. Nel 1540, l'Abbazia perse la sua autonomia e fu annessa alla Diocesi di Costanza. Dal 2001, grazie anche all'intervento dell'arcivescovo di Friburgo in Brisgovia Oskar Saier e del vescovo di Münster Reinhard Lettmann, a Reichenau si è stabilita nuovamente una comunità benedettina.

L'Ascesa della Serenissima: Origini e Intrighi della Repubblica di Venezia
Architettura della Chiesa Abbaziale
La chiesa originaria, annessa al monastero fondato nel 724 da san Pirmino, era un semplice edificio in legno, che agli inizi del IX secolo, l'abate Haito decise di ricostruire in muratura. Il nuovo edificio presentava una pianta a croce latina con abside semicircolare e venne consacrata a Maria, madre di Dio, il 16 agosto 816. Nell'830, Ratoldo, vescovo di Verona, donò all'abbazia alcune reliquie di san Marco evangelista provenienti da Venezia. Tra il 1236 e il 1237, la copertura originaria in muratura fu sostituita con una volta a botte in legno. Nel XV secolo, demolita l'abside semicircolare romanica, venne costruito un profondo coro gotico.
La chiesa presenta una facciata a torre con due portali laterali, ciascuno dei quali è preceduto da un protiro con all'esterno un unico arco a tutto sesto che originariamente era sormontato da una trifora. La torre campanaria, facente parte dell'antico Westwerk, a pianta rettangolare, ingloba al suo interno l'abside semicircolare occidentale. Il Westwerk è quella costruzione architettonica tipicamente medioevale di epoca carolingia che presenta una facciata a una o due torri scalari e una loggia interna, generalmente situata al secondo piano, dalla quale si poteva assistere alle funzioni religiose. Nella parte inferiore del campanile, si apre un finestrone con arco a tutto sesto, affiancato da finestrelle più piccole poste ai lati. La cella campanaria è aperta su ciascuno dei quattro lati da una trifora. Il campanile, decorato con fasce verticali in mattoni rossi, è coperto da un tetto a doppio spiovente smussato, sovrapposto da un piccolo campanile: questo è costituito da una copertura a piramide a pianta eptagonale e sormontato da una croce di Santo Spirito e ospita un'unica campana. Le fiancate laterali sono prive di particolari decorazioni e presentano un paramento murario con intonaco chiaro.
L'interno presenta una pianta a doppio transetto divisa in tre navate da due serie di cinque arcate a tutto sesto poggianti su pilastri quadrangolari, in pietra, con capitelli scolpiti a motivi floreali. Le navate laterali sono coperte da un soffitto ligneo a capriate, mentre quella centrale presenta una volta a botte sempre in legno.
