Il convegno "La riscoperta della Bibbia nel mondo cattolico", tenutosi nella Parrocchia di S. (presumibilmente San Saturnino, come suggerito dal contesto generale di interventi di Rosanna Virgili), ha rappresentato il terzo incontro dedicato al Concilio Vaticano II. L'attenzione di questo appuntamento è stata posta su una delle grandi "riscoperte" conciliari: la Bibbia. Tuttavia, come sottolineato da Rosanna Virgili nella sua relazione, si tratta più di una restituzione che di una semplice riscoperta.
Il Metodo di Approccio alla Parola e la Sua Centralità
Il metodo proposto e utilizzato da molti gruppi del Vangelo si basa su una lettura strutturata in più fasi. Inizia con una prima lettura, seguita dalle risposte dei partecipanti che scelgono una frase che li ha particolarmente colpiti, interrogandosi su "cosa mi dice la Parola?". A ciò segue una seconda lettura e gli interventi dei partecipanti, che esprimono la loro risposta a "cosa mi chiede la Parola?". Infine, una terza lettura conclude il processo, cui seguono le intenzioni di preghiera. Questa metodologia mira a favorire un incontro profondo e personale con il testo sacro.

Per le generazioni nate nel contesto post-conciliare, come chi è nato nel '62, anno dell'inaugurazione del Concilio, c'è stata la fortuna di crescere in un ambiente dove la Bibbia era "di casa". Questo ha permesso un incontro con persone che hanno accolto tale ricchezza come una "grande attesa". Se in passato dalla Bibbia si attingevano contenuti, a volte forzandoli, a volte rispettandoli, ora si è di fronte a un incontro interpersonale. Questo incontro non coinvolge solo la mente, ma "muove le nostre vite, le nostre scelte", diventando una "parola che ha dato fiato alla nostra vita" e ha aiutato a vivere anche in "decenni poco luminosi".
La Chiesa come Corpo e la Metafora delle Giunture
La riflessione si estende al concetto di comunità, paragonando la città e la Chiesa a organismi. Se le città non sono "organismi compatti", ma "compartimenti stagni" o "agglomerati" senza giunture, lo stesso può dirsi di una comunità senza legami profondi. Questo concetto, seppur una suggestione, è profondamente biblico. La lettera agli Efesini, capitolo IV, presenta un testo sulla Chiesa, dove Paolo la descrive come un corpo formato da persone che sono venute alla fede, paragonate alle parti di un organismo. "Una parte deve essere congiunta all'altra e una parte è necessaria all'altra, come nel nostro corpo. Ogni membro è un carisma". Tuttavia, se i carismi non si uniscono e non funzionano insieme, è come se non esistessero. Nel testo paolino si afferma: "Voi siete le giunture".
Questa analogia si applica sia alla Chiesa che a una città. L'assenza di "giunture" può portare a "desolazione, disperazione" da un lato, e a "indifferenza, isolamento" dall'altro. L'indifferenza globalizzata, di cui Papa Francesco ha parlato a Lampedusa, viene identificata come una "grande nemica della fede".
La Verità Biblica: Una Relazione
Papa Francesco, nella sua lettera di risposta a Scalfari, ha offerto una definizione di verità che è intrinsecamente legata alla Bibbia. Il popolo di Dio e i credenti cercano la verità nella Bibbia, ma essa contiene "molte verità". Un esempio significativo è la narrazione della creazione della donna. La Bibbia offre versioni diverse: dalla "costola" dell'uomo (Genesi 2) o la creazione di uomo e donna insieme, "ish e isha", fin dall'inizio come essere umano sessuato (Genesi 1). Questa apparente "contraddizione" evidenzia una differenza rispetto a un concetto di verità di origine greca, fondato sul principio di non contraddizione.
La Bibbia, invece, è ricca di queste apparenti contraddizioni: ad esempio, le diverse tradizioni sulla cena di Gesù nei Vangeli sinottici e in quello di Giovanni, o la data della morte di Gesù (nel giorno di Pasqua o il giorno prima?). Di fronte a ciò, Papa Francesco definisce la verità in un modo tipicamente biblico: "la verità è una relazione". Questa prospettiva supera la contraddizione tra fede e relativismo, come posto da Benedetto XVI. Affermare che la verità è una relazione implica che essa non è un assoluto posseduto per intero da nessuno, nemmeno da chi ha una verità rivelata. "La verità ci abbraccia", una frase che evidenzia come Francesco sia "uscito da una definizione dottrinale, nonché dogmatica di verità". La vecchia scuola gesuitica definiva il dogma come una "verità inconfutabile"; nella Bibbia, invece, la verità non è una dottrina o un enunciato, ma una ricerca condotta attraverso una relazione. La parola ebraica per verità, emet, significa infatti fedeltà.

Linguaggio Biblico, Paradosso e Miti di Creazione
I miti di creazione rappresentano ancora oggi un grande problema interpretativo. Tornando a Genesi 2, dove la donna viene tratta dalla parte "sotto al cuore dell'uomo", si confronta con il paradosso espresso da Paolo nella lettera ai Corinzi, che, pur affermando che l'uomo è capo della donna, è costretto a riconoscere che "tutti gli uomini nascono dalle donne". La domanda "l'uomo nasce dalla donna o viceversa?" trova la sua risposta nel fatto che "l'uomo nasce dalla donna, almeno finché un uomo non partorirà". Questo paradosso trova eco nella Bibbia stessa, ad esempio nel capitolo 30 di Geremia: "Può forse un maschio partorire?". La risposta attesa sarebbe negativa, eppure il profeta prosegue: "come mai vedo tutti gli uomini con le mani sui fianchi nell’atto di partorire?".
Questo esempio dimostra come il linguaggio biblico contenga il paradosso e sia "pieno di cose assurde dal punto di vista logico", ma che corrispondono alla "speranza dell'umanità, al desiderio di vivere, di superare tutte le barriere possibili". La Bibbia, dal testo che conclude Genesi 3, racconta la "tensione di tutta l'umanità verso la vita". In questo senso, l'albero di Natale che addobbiamo simboleggia l'albero della vita, che è Gesù, rendendo possibile ciò che era impossibile per il primo Adamo.
La Restituzione della Bibbia e il Concilio Vaticano II
Il Concilio Vaticano II ha significato una vera e propria restituzione della Bibbia ai battezzati e ai laici, un testo che prima era rimasto "stretto nelle mani del clero" e per di più in latino. La riforma liturgica, che ha introdotto l'italiano nella Messa, ha rappresentato un primo atto di questa restituzione, una "festa di Pentecoste" che ha permesso a ogni popolo di "riascoltare quei testi nella propria lingua". Questo è stato particolarmente significativo per i laici e, in particolare, per le donne, alle quali, non potendo accedere al servizio presbiterale, era precluso un accesso diretto alla Bibbia, limitato a affreschi o alla liturgia.
La riforma liturgica: ricordi e prospettive
Dopo lo Scisma d'Occidente e l'opera di biblisti come Lutero, che tradusse la Bibbia dai testi ebraici in tedesco, nel mondo cattolico si era sviluppata una "blindatura" della Bibbia, riservata al clero e non sempre nella sua interezza (come il Cantico dei Cantici, proibito nei seminari ma letto nella Pasqua ebraica). La restituzione della Bibbia ai laici da parte del Concilio ha ridato nuova dignità ai battezzati e la responsabilità di conoscerla, portando all'inaugurazione di corsi e settimane bibliche. Questo ha generato un rapporto diretto, seppur a volte "problematico", come dimostrato dal successo di libri che indagano la figura di Gesù.
Rosanna Virgili: Testimone della Dei Verbum
Rosanna Virgili si identifica come "un segno vivente della Dei Verbum, di tutto il Concilio e della Lumen Gentium". La sua possibilità di studiare alla Gregoriana e a Santa Cecilia, in un istituto creato specificamente per la promozione della teologia femminile grazie a Paolo VI, è un esempio concreto di come il Concilio abbia voluto "rendere adulto il laicato". Fino a quel momento, l'accesso agli studi biblici era precluso anche a molti uomini laici.
Metodologie di Studio e Ecumenismo
La Dei Verbum ha consegnato la Bibbia ai laici con metodi precisi: "C'è la Parola di Dio, ma in parole di uomini". È fondamentale evitare di estrapolare versetti dal contesto o di aprire la Bibbia a caso, poiché questo significherebbe fare "violenza al testo". La Bibbia è un insieme di testi prodotti e rielaborati nell'arco di un millennio (dal IX a.C. al I d.C.), e risente profondamente della cultura della loro epoca. È necessario studiarla seguendo metodi rigorosi, conoscere lo studio degli storici e da lì ricavare i messaggi teologici. L'obiettivo degli autori biblici non era solo narrare storie, ma trasmettere un messaggio. Leggere la Bibbia significa "imparare a capirla".
L'accesso dei laici agli studi biblici ha favorito l'ecumenismo. Il mondo cattolico ha beneficiato enormemente dagli studi tedeschi e, più in generale, da una ricerca comune che trascende le appartenenze confessionali. Lo studio storico-critico non conosce confini, permettendo un dialogo fecondo tra ebrei, cattolici, protestanti e persino musulmani su figure come Mosè o Giuseppe.
Tuttavia, la pedagogia della Chiesa cattolica oggi si attua ancora "sostanzialmente attraverso i sacramenti e non attraverso la Bibbia". Questa carenza è evidente nel fatto che "spesso i ragazzi accedono ai sacramenti e non hanno letto un intero Vangelo", e non sono stati aiutati a interrogarsi su chi sia Gesù.
Il Diaconato e l'Eunuco Etiope: Un Esempio di Cura Pastorale
La figura del diacono viene presentata attraverso l'episodio di Filippo e l'eunuco etiope dagli Atti degli Apostoli. Il diacono non è un semplice "cameriere", ma un "grande apostolo". I diaconi, come Filippo e Stefano (il "protomartire"), servivano le mense ma svolgevano anche una funzione "ante litteram sacramentale" e di annuncio. Nel racconto di Filippo, un angelo prima e poi lo Spirito Santo lo guidano verso l'eunuco etiope, che sta leggendo il profeta Isaia.
L'eunuco è un personaggio marginalizzato nella Bibbia: figlio di Cam (il meno nobile tra i figli di Noè, su cui ricade una maledizione), è "impotente", tagliato fuori dalla possibilità di avere figli e quindi dalla benedizione divina intesa come prosperità e immortalità. Nonostante ciò, egli cerca la speranza e si reca a Gerusalemme, portando con sé un rotolo di Isaia.
La vera diaconia è saper "arrivare un attimo prima". Filippo, spinto dallo Spirito, corre per raggiungere il carro. L'ascolto è il primo atto d'amore di Dio e anche del diacono. Filippo si accosta all'eunuco, gli chiede se comprende ciò che legge, mostrando una "carità autentica". Aiutare a comprendere la Parola significa far sì che "quelle parole possano entrare nella vita".
L'eunuco risponde: "E come potrei?", manifestando la sua intelligenza e il suo desiderio di sapere. La comprensione della Parola avviene "spezzandola con un altro", in un gesto di fraternità e comunità. Filippo si siede "accanto" all'eunuco, in un rapporto orizzontale, per "spezzare quella Parola". Il passo letto è Isaia 53,7 e seguenti: "Come una pecora fu condotta al macello, come un agnello che non ha voce, muto davanti a chi lo tosa. Non apre la bocca".

L'eunuco percepisce una contraddizione: "La sua posterità chi potrà mai descriverla?" (Is 53,10). Chiede a Filippo di spiegare di chi parla il profeta, se di sé stesso o di un altro. Dietro questa domanda si cela Gesù, il "Servo" che si è definito tale in Luca 22,26: "Io sto in mezzo a voi come colui che serve". La diaconia è "il rovesciamento delle relazioni umane": chi governa serve, non domina. L'eunuco, comprendendo che il profeta parlava anche di sé stesso, chiede di essere battezzato, uscendo dalla sua impotenza grazie alla Parola condivisa. Questo trasforma la debolezza in potenza.
Il Ruolo delle Donne nella Diaconia
Il testo sottolinea anche il ruolo delle donne nella diaconia. In Marco 10, si legge "Chi vuoi essere grande tra voi si farà vostro diakonos, e chi vuoi essere il primo tra voi sarà il doulos". Maria, Madre di Gesù, è figura di entrambe. Marta viene identificata come una "diaconessa" per i suoi "molti servizi" (pollen diakonian), così come Febe nella Lettera ai Romani 16,1, descritta come "diakonon della Chiesa di Cencre". È criticata la recente traduzione della Bibbia (2008) che ha sostituito "Febe diaconessa" con "la nostra sorella Febe che è al servizio della chiesa di Cencre", sminuendo il significato originario.
Giustizia e Pace nel Vangelo
Il Vangelo, fin dalle sue prime pagine, è "annuncio di una pace tessuta di giustizia". La nascita di Gesù, una famiglia che "non trova posto nell'alloggio" (Lc 2,7), si contrappone alla logica di Cesare Augusto che si preoccupava solo di numeri. Dio interviene con gli angeli che annunciano ai pastori: "Pace in terra agli uomini che egli ama" (Lc 2,14), in riferimento a un bambino nato in una mangiatoia. Gesù è "un sorso di latte e di miele, una 'terra promessa', un batuffolo di neonata grazia, una primizia di pane di giustizia" per gli affamati e gli emarginati. Questa pace, che "il Maestro ha dato 'non come la dà il mondo'" (Gv 14,27), si scontra con la "pace guerriera" di Ottaviano e con il "fare deserto e chiamarlo pace" tipico di alcune politiche moderne, che usano il Vangelo come propaganda per una pace senza giustizia.
Il Vangelo di Matteo rafforza il legame tra giustizia e pace, iniziando con la strage degli innocenti voluta da Erode. Giuseppe, "un uomo giusto", salva Gesù dall'ingiustizia. Gesù, nel Monte delle Beatitudini, "dà compimento" alla Legge di Mosè, esortando ad "Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano" (Mt 5,43-45). La pace è il compimento e l'estensione a tutti gli umani del diritto e della giustizia. Riconoscere il nemico come amico significa sciogliere gli odi e costruire la pace, che è "il Corpo stesso del Signore", colui che "di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l'inimicizia" (Ef 2,14).
L'abuso della religione, quando usata "come propaganda di una pace senza giustizia e di una giustizia senza pace", ha causato enormi danni alla verità del Vangelo, al ministero delle Chiese e, soprattutto, "ai poveri, agli oppressi, ai rigettati, agli schiavizzati dalla menzogna, dall'ingiustizia e dalla violenza".