Il dibattito sull'omissione e l'interpretazione del Credo nella Chiesa

In un contesto culturale sempre più complesso, la necessità di mediare i principi della fede cristiana con i linguaggi e le categorie del contesto contemporaneo è una sfida costante. La storia stessa della Chiesa testimonia questo processo, come dimostra l'evoluzione del Credo.

L'evoluzione storica del Simbolo della Fede

Il Simbolo di Nicea è riuscito a mediare l’essenza della fede attraverso le categorie culturali e filosofiche dell’epoca. Pochi decenni dopo, nel primo Concilio di Costantinopoli, esso venne approfondito e ampliato, dando vita a una nuova formulazione: il Simbolo niceno-costantinopolitano, quello comunemente professato nelle celebrazioni domenicali. Questa evoluzione storica ci insegna una grande lezione: è sempre necessario mediare la fede cristiana nei linguaggi e nelle categorie del contesto in cui viviamo, come fecero i Padri a Nicea e negli altri Concili.

rappresentazione dei Concili di Nicea e Costantinopoli

La professione di fede: tra tradizione e reinterpretazione

La professione di fede, espressa attraverso il Credo, manifesta la fede del sacerdote che celebra e della comunità. Tuttavia, emergono interrogativi sulla fedeltà di tale espressione alla fede della Chiesa stessa, specialmente in un momento di confusione.

Un Credo reinterpretato: un esempio di formulazione moderna

In alcune contestualizzazioni, il Credo può assumere formulazioni che cercano di attualizzare il messaggio evangelico. Un esempio di tale rilettura, che mantiene i punti fondamentali della fede, può essere il seguente:

  • Credo in Dio che ci è Padre e Madre, mistero di amore e misericordia. Dal suo nome santo e sublime, che trascende, permea e abita tutte le cose, scaturisce ogni bene.
  • Credo in Dio che ha pensato gli esseri umani a sua immagine e somiglianza, dando loro un cuore capace di conoscerlo e chiamandoli a condividere, in un’alleanza d’amore, la sua stessa vita.
  • Credo in Gesù Cristo, pienamente Dio e pienamente Uomo, passato tra di noi beneficando e risanando coloro che erano sotto il potere del male perché Dio era con lui. Ha fatto udire i sordi e parlare i muti e ha annunciando che il Regno di Dio si è reso vicino. È stato amico dei poveri e degli oppressi e ha chiamato alla conversione i peccatori, rivelando a tutti l’amore misericordioso di Dio Padre.
  • Credo nello Spirito Santo, immagine della libertà di Dio che non si lascia catturare in formule, riti o rappresentazioni. Credo nello Spirito Santo, presenza discreta e silenziosa che penetra la corazza del nostro cuore e apre nuove possibilità di vita.
  • Credo la resurrezione dei morti perché Gesù Cristo, morto in croce sotto Ponzio Pilato, è veramente risorto. Credo la vita che continua oltre la morte, nella compagnia di Dio e di tutte le persone amate.
  • Credo che il disegno di Dio sia di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra. Credo che l’attesa di cieli nuovi e terra nuova mi impegni a operare secondo giustizia e responsabilità per la costruzione, qui e ora, di un mondo migliore.

Che cosa è il Credo?

Interrogativi e perplessità sull'omissione del Credo e l'ecumenismo

L'attuale dibattito nella Chiesa solleva questioni fondamentali riguardo alla professione di fede e alle pratiche liturgiche. Molti si chiedono: è possibile omettere il Credo niceno-costantinopolitano o il Simbolo degli Apostoli la domenica a Messa e sostituirlo con una serie di invocazioni intervallate da un “Credo in Te, Signore”, come fosse una ulteriore preghiera dei fedeli, in cui probabilmente non sono presenti tutte le verità di fede contemplate nel suddetto Credo?

Queste domande portano a riflessioni più ampie:

  • Non è la Chiesa Cattolica convinta di essere detentrice della Verità?
  • Non si nega il Mistero principale della nostra fede, Dio Trino ed Uno?

Il Credo che è recitato in una Chiesa manifesta la fede del sacerdote che celebra, ma ci si deve chiedere se sia la stessa fede della Chiesa universale.

Ecumenismo e verità della fede

Un altro punto cruciale riguarda l'ecumenismo. Ci si domanda se l'ecumenismo significhi "protestantizzare" il cattolicesimo, come si è paventato per la Santa Messa, o piuttosto "far capire ai fratelli che sono lontani dalla Verità quale è la Verità". Se i cattolici sono convinti della Verità, non si vede il motivo di cambiarla per avvicinare chi si è allontanato deformando la Verità.

L’ecumenismo esige chiarezza. Non si deve protestantizzare la Chiesa Cattolica per fare ecumenismo. Bisogna essere convinti che Cristo non abbandona la Chiesa proprio quando la sua Sposa vive il suo momento più alto, quello del culto. Dire che la Chiesa cattolica sia la vera Chiesa voluta da Cristo non significa che non debba più crescere nella conoscenza della verità. Fare ecumenismo non significa cambiare la verità e neanche nascondere ciò che ci divide. Questa tattica non fa compiere alcun progresso.

Le obiezioni delle Chiese non unite con la Chiesa di Roma vanno prese come le obiezioni che gli alunni muovono al loro docente: non sono ordinate a mettere in discussione il suo sapere, ma ad esporlo in maniera più convincente.

dialogo ecumenico tra diverse confessioni cristiane

La catechesi e la fedeltà alla dottrina

Gli inizi della catechesi cristiana, che coincisero con una civiltà soprattutto orale, hanno fatto il più ampio ricorso alla memorizzazione. Talvolta nelle discussioni è sufficiente per correggere un errore ricordare che la Professione di fede usa un’altra parola. Tuttavia, voci molto autorevoli si sono fatte sentire in occasione della IV assemblea generale del sinodo per riequilibrare assennatamente la funzione della riflessione e della spontaneità, del dialogo e del silenzio, dei lavori scritti e della memoria.

Bisogna essere realisti. In tutti i casi, quel che importa è che il metodo prescelto si riferisca, in definitiva, a una legge che è fondamentale per tutta la vita della Chiesa: quella della fedeltà a Dio e della fedeltà all’uomo, in uno stesso atteggiamento di amore.

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