In tutte le culture del mondo i nomi hanno da sempre un significato simbolico, potendo riferirsi a un luogo o a una qualità morale. Gli antichi romani hanno espresso questo significato con un gioco di parole: Nomen omen, cioè "il nome è un presagio". Anche nella Bibbia molti personaggi entrano in scena e sono spiegati evocando vicende che hanno acquisito un valore simbolico. Ad esempio, Abramo significa "Il padre è stato esaltato", ed Emanuele, riferito a Gesù, "Dio con noi". Gesù stesso chiama Simone con un nuovo nome, "Cefa" (pietra), e Pietro diviene "pietra", simbolo di stabilità.
Il Nome "Giuseppe": Etimologia e Significato Biblico
Il nome “Giuseppe” deriva dall’ebraico Yosef (יוֹסֵף) e viene menzionato per la prima volta nell’Antico Testamento. Secondo Abarim Publications, il verbo ebraico יסף (yasap) significa "aggiungere", "aumentare" o "fare di nuovo". Il significato etimologico del nome è quindi "Colui che aumenta" o "Colui che raddoppia", ma anche "Dio aggiungerà".
Questo significato viene esplicitato nella Bibbia quando Rachele, dopo aver partorito un figlio, disse: «Dio ha tolto la mia vergogna». «Dio si ricordò anche di Rachele; Dio l’esaudì e la rese feconda. Ella concepì e partorì un figlio, e disse: «Dio ha tolto la mia vergogna».
Attualizzando liberamente il significato etimologico, si può affermare che provvidenzialmente Dio aggiunse la figura di Giuseppe nella storia della salvezza nel contesto dell’Incarnazione, come "segno essenziale aggiunto" alla paterna azione divina per renderla concreta e percepibile storicamente. Dio aggiunge dimensioni insospettate alla vita santa di chi fa la sua volontà, la dimensione divina, l'unica importante che dà significato a tutto.
Giuseppe nell'Antico Testamento: Un Precursore
Il significato profetico del nome Giuseppe si riflette anche nella vita del personaggio biblico del Vecchio Testamento. Il nome Yosef è infatti legato a una storia importante narrata nel libro della Genesi, in cui il patriarca Giacobbe ha un figlio a Canaan e lo chiama Giuseppe. Da schiavo in Egitto, questo Giuseppe diventa un potente governatore e salvatore della sua famiglia durante una carestia (Genesi 37-50), ripetendo le gesta che il falegname di Nazaret farà salvando la sua famiglia dalle trame omicide di re Erode portandola in Egitto.

Giuseppe di Nazareth nei Vangeli: Un Ruolo Fondamentale
Giuseppe di Nazareth compare nei Vangeli di Matteo (1,18-25) e Luca (capitoli 1-4 passim).
La Reticenza Evangelica e la Figura Apocrifa
Nel Nuovo Testamento c’è un’evidente reticenza nel trattare di Giuseppe di Nazaret, marito di Maria e padre di Gesù. Nel Vangelo considerato più antico, quello di Marco, non c’è alcun riferimento a lui, e Gesù è ricordato solo come “il figlio di Maria”; vengono nominati i fratelli Giacomo, Ioses, Giuda e Simone, e anche le sue sorelle (Mc 6,3), ma non c’è alcun cenno al padre. Anche nel Vangelo di Giovanni si parla della madre di Gesù (Gv 2,1; 19,25) e dei suoi fratelli (Gv 7,3-10), ma non si trova alcun indizio su Giuseppe.
La scarsità di notizie riguardo a Giuseppe nei Vangeli ha fatto sì che la Chiesa e la tradizione abbiano attinto abbondantemente dai testi apocrifi, in modo particolare dal Protovangelo di Giacomo, di poco posteriore ai Vangeli. È in questo testo che Giuseppe viene presentato già come anziano («Ho figli e sono vecchio, mentre lei è una ragazza» 9,2). Nell'apocrifo Storia di Giuseppe Falegname si legge che era vedovo con ben sei figli (quattro maschi e due femmine) quando si sposò con la dodicenne Maria di Nazaret.
Giuseppe nel Vangelo di Matteo
Matteo è l’evangelista che più mette in risalto la figura provvidenziale di Giuseppe per la Santa Famiglia.
La Genealogia e il Concepimento di Gesù
Nella genealogia di Matteo, che evidenzia la discendenza di Gesù dalla stirpe di Davide, viene menzionato Giuseppe. Infatti, nella genealogia con la quale Matteo apre la sua narrazione, elencando gli antenati di Gesù, per trentanove volte, partendo da Abramo, presenta un uomo che genera un maschio («Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda…» Mt 1,1), una successione di padre in figlio che attraversa la storia d’Israele da Abramo a Davide e Salomone fino a Giuseppe. Ma giunto al trentanovesimo «generò» («Giacobbe generò Giuseppe» Mt 1,16), anziché proseguire come il ritmo e la coerenza vorrebbero con «Giuseppe generò Gesù», la trasmissione di vita iniziata con Abramo di padre in figlio s’interrompe bruscamente. Matteo infatti scrive che «Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale è stato generato Gesù chiamato Cristo» (Mt 1,16), estromettendo Giuseppe dalla generazione del figlio.
Nella narrazione del concepimento e della nascita di Gesù, Giuseppe ha un ruolo imprescindibile: «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.»
Per comprendere il comportamento iniziale di Giuseppe nei confronti di Maria, è necessario considerare il mondo culturale ebraico del tempo circa il rito del matrimonio, che comprendeva due fasi ben definite. La prima fase era il fidanzamento, che aveva già valore legale e rendeva gli sposi vincolati. La seconda fase era chiamata nissuin, che prevedeva il trasferimento della sposa nella casa dello sposo e suggellava il matrimonio. La situazione di Maria era, quindi, culturalmente difficile per Giuseppe. La giurisprudenza giudaica dell'epoca imponeva il ripudio. Giuseppe, di fronte a questa scelta drammatica, sembra optare per la via “segreta”, senza denuncia legale, senza processo e clamore, alla presenza dei soli due testimoni necessari per la validità dell’atto di divorzio, cioè la consegna del cosiddetto “libello di ripudio”.
Mentre però stava pensando a queste cose, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.» Questo brano ha subito le più disparate interpretazioni. La più immediata e superficiale è che Giuseppe, vedendosi tradito da Maria, rimasta incinta da qualche altro, essendo un uomo buono e non vendicativo, non volle accusare Maria, che secondo la legge doveva essere lapidata pubblicamente, ma decise di licenziarla in segreto senza farne pubblicità. Questa interpretazione sembra la più comune.
Dopo aver ricevuto il messaggio dell’angelo, che gli comunicava la volontà divina, Giuseppe prontamente l'esegue: «Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con se la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù» (Mt 1, 24-25). Alla notizia che Erode voleva eliminare il bambino, Giuseppe riceve dall’angelo il messaggio di fuggire in Egitto e, nuovamente, egli obbedisce alla volontà divina: «Giuseppe destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode» (Mt 1,14-15). Giuseppe è menzionato anche nel viaggio di ritorno dall’Egitto (Mt 1,19-20).
In questi riferimenti è evidente la missione di Giuseppe come “custode del Redentore”.
13 Gesù di Nazareth - Fuga in Egitto e ritorno
Il "Giusto" Giuseppe
La prima qualità con cui l’evangelista Matteo chiama Giuseppe è quella di essere uomo “giusto”. Secondo gli esegeti moderni, Giuseppe è dichiarato “giusto” perché constata nell’evento della gravidanza di Maria la presenza di Dio, e quindi un intervento soprannaturale, per cui si ritira in umiltà, non sentendosi all’altezza a cooperare con un mistero più grande di lui. Secondo il senso che ha in Matteo, Giuseppe è dichiarato “giusto” perché accetta il piano di Dio che sconcerta il proprio piano. Il termine “giusto” qualifica Giuseppe, che aveva deciso di separarsi da Maria quando conobbe che aveva concepito per opera dello Spirito Santo. Tale decisione non era dettata da un sospetto, come spesso si legge, ma esprimeva, invece, il 'rispetto' verso l’azione e la presenza di Dio, tale da spiegare la fiducia che gli venne conseguentemente accordata per mezzo dell’angelo di tenere con sé la sua sposa e di fare da padre a Gesù. Si potrebbe collegare il termine “giusto” alla teologia della giustificazione di Paolo.
Giuseppe viene presentato da Matteo come “giusto”, qualifica che non indica soltanto la condotta morale dell’individuo, ma la sua piena fedeltà alla Legge di Mosè, come Elisabetta e Zaccaria, i genitori di Giovanni, che “erano giusti davanti a Dio” in quanto “osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore” (Lc 1,6). Quando Giuseppe scopre che Maria, prima che iniziassero la convivenza, è incinta, sa che come “giusto” il suo dovere è di denunciare la sposa infedele e farla lapidare, così come comanda la Legge divina (Dt 22,20-21). Ma Giuseppe non lo fa. Tra la fedeltà alla Legge e l’amore per la sposa, vince la misericordia, e Giuseppe cerca una via di uscita che salvi Maria (“decise di licenziarla in segreto” Mt 1,19). Giuseppe non osserva la Legge, e questa incrinatura nel fronte dell’obbedienza al comando divino è sufficiente allo Spirito non solo per inserirsi nella sua vita e assicurarlo a prendere Maria come moglie (Mt 1,20) e salvarla da morte sicura, ma lo rende capace di percepire nella sua esistenza la presenza del “Dio misericordioso” (Dt 4,31). Giuseppe è il giusto, l’uomo che non parla ma fa, al contrario degli scribi e farisei che “dicono ma non fanno” (Mt 23,3).
La Missione di Custode e il Lavoro di Carpentiere
In Matteo, troviamo anche un accenno alla professione di Giuseppe. Meravigliata per la sapienza che Gesù manifestava nelle sue parabole, la gente si chiedeva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli il figlio del carpentiere (fabri filius)» (Mt 13,54-55)? Il termine “carpentiere” (faber) traduce il termine greco tektón. Giuseppe non faceva i semplici lavori di un falegname, ma «esercitava un mestiere con del materiale pesante che manteneva la durezza anche durante la lavorazione, per esempio: legno, pietra, corno». Mc 6,3 parla di Gesù stesso come carpentiere: «Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria»? Matteo reagisce al sarcasmo della gente nell’applicare a Gesù stesso il termine poco nobile di carpentiere, e quindi cambia la frase applicandolo a Giuseppe: «Non è egli il figlio del carpentiere (tektón)»? In sintesi, il lavoro di Giuseppe non si riduceva a umili lavori di falegname. Probabilmente era impiegato in costruzioni commerciali con una buona retribuzione. La famiglia di Nazareth non era povera, ma di medie possibilità economiche.
Giuseppe nel Vangelo di Luca
La Genealogia e la Nascita di Gesù
Nella genealogia secondo Luca, che evidenzia Gesù come figlio di Adamo per mostrare l’universalità della salvezza portata da Gesù, Giuseppe riappare all’inizio del testo: «Gesù […] era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli […].» (Lc 3,23). Di passaggio, si nota l’incongruenza tra le due genealogie di Matteo e Luca.
Luca, poi, menziona Giuseppe in occasione del viaggio con Maria a Betlemme per effettuare il censimento nella terra del suo antenato Davide. Dopo aver ricevuto il messaggio della nascita del Salvatore, i pastori andarono senza indugio a Betlemme, dove «trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia» (Lc 2,16).
Il Ruolo di Genitore e l'Episodio al Tempio
In altri passi, Giuseppe non viene menzionato con il suo nome proprio ma con il termine "genitore". Nell’occasione della presentazione al tempio, Luca fa menzione dei genitori (Maria e Giuseppe) che «vi portarono il Bambino Gesù per adempiere alla legge» (Lc 2,27). Nell’episodio di Gesù fanciullo che rimase nel tempio tra i dottori, Luca sottolinea: «senza che i genitori se ne accorgessero» (Lc 2,43). Vedendolo tra i dottori Maria, «sua madre gli disse: ‘Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo’». Gesù risponde: «Perché mi cercavate?» Si nota qui la presa di coscienza da parte di Gesù della sua figliolanza divina. Si avverte un certo recondito contrasto tra Giuseppe, il “padre putativo” (adottivo o legale), o “il padre aggiunto” secondo una libera interpretazione etimologica del nome, e Dio, il vero Padre di Gesù per eterna generazione soprannaturale. Gesù adolescente, maturando la coscienza della sua provenienza divina, si rende conto della sua identità di “figlio di Dio”, e quindi della missione che Dio Padre gli ha affidato. È questo un momento culminante del Vangelo di Luca e anche della teologia e spiritualità di San Giuseppe.
Luca menziona Giuseppe anche in occasione della reazione della gente di Nazareth alle parole pronunciate da Gesù nella sinagoga di Nazareth: «Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: ‘Non è il figlio di Giuseppe’ »? (Lc 4,22).
Giuseppe nel Vangelo di Giovanni
Nel Vangelo di Giovanni il nome di Giuseppe appare almeno due volte. In Gv 1,45 Filippo dice a Natanaele: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù figlio di Giuseppe di Nazareth». In Gv 6,42 si parla delle mormorazioni dei Giudei dopo il discorso di Gesù a Cafarnao sul pane di vita: «Costui non è forse Gesù il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre [Giuseppe] e la madre [Maria].» Questi testi indicano che era convinzione generalizzata che Gesù fosse il figlio naturale di Giuseppe. Nessuno poteva immaginarne la provenienza e la natura divina. Per una speciale rivelazione di grazia, solo Maria e Giuseppe erano consapevoli del mistero che Gesù nascondeva.
La Riflessione Teologica e Spirituale su San Giuseppe
Interpretazioni Patristiche e Teologiche
Giustino Martire dice che Giuseppe è un uomo “giusto” per la sua mediazione tra l’obbedienza alla legge, che chiedeva al fidanzato o marito di sciogliere il legame coniugale in caso di adulterio, e la sua magnanimità, che mitiga il rigore della legge, evitando la pubblica diffamazione. Giuseppe risulta essere un uomo giusto o saggio. Un’altra interpretazione viene offerta da Gerolamo. Giuseppe conosce la castità di Maria, ma rimane meravigliato dell’accaduto. Nel silenzio egli nasconde il significato di quello che considera un mistero. Questa duplice interpretazione non convince gli esegeti moderni.
Già Origene ne aveva intuito l’interpretazione corretta. In un’omelia egli mette in luce che «Giuseppe era giusto e la sua vergine era senza macchia. La sua intenzione di lasciarla si spiega per il fatto di aver riconosciuto in lei la forza di un miracolo e di un mistero grandioso». Origene ancora sottolinea la speciale missione di San Giuseppe come «l’ordinatore della nascita del Signore». Ireneo sottolinea la funzione paterna di educatore di Gesù, servizio prestato da Giuseppe con gioia. Efrem qualifica San Giuseppe come «ministro dell’economia divina» (dell’Incarnazione). Giovanni Crisostomo afferma che San Giuseppe, dopo aver accolto Maria come sua sposa, «divenne ministro di tutta l’economia (del mistero)». Girolamo si scaglia contro i “deliri” dei Vangeli apocrifi su San Giuseppe.
San Giuseppe nel Magistero Pontificio: Giovanni Paolo II e Francesco
La "Redemptoris Custos" di Giovanni Paolo II
Giovanni Paolo II nella sua esortazione apostolica "Redemptoris Custos" ("Custode del Redentore") ha ampiamente approfondito la figura di San Giuseppe. In riferimento all’imbarazzo di Giuseppe di fronte alla misteriosa gravidanza di Maria, egli attesta: «Egli non sapeva come comportarsi di fronte alla ‘mirabile’ maternità di Maria. Certamente cercava una risposta all’inquietante interrogativo, ma soprattutto cercava una via di uscita da quella situazione per lui difficile» (RC 3).
Il messaggio dell’angelo illumina e conforta la sua coscienza: «Mediante il sacrificio totale di sé Giuseppe esprime il suo generoso amore verso la Madre di Dio, facendole ‘dono sponsale di sé’. Pur deciso a ritirarsi per non ostacolare il piano di Dio che si stava realizzando in lei, egli per espresso ordine angelico la trattiene con sé e ne rispetta l’esclusiva appartenenza a Dio» (RC 20). «Di questo mistero divino Giuseppe è insieme con Maria il primo depositario. San Giuseppe esercita il suo servizio a Maria, sua sposa, e a Gesù, suo figlio adottivo mediante l’offerta della sua paternità putativa.»
«San Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente ‘ministro della salvezza’» (RC 8). Giuseppe presiede alla crescita e all'educazione di Gesù: «La crescita di Gesù ‘in sapienza, in età e in grazia’ (Lc 2,52) avvenne nell’ambito della Santa Famiglia sotto gli occhi di Giuseppe, che aveva l’alto compito di ‘allevare’, ossia di nutrire, di vestire e di istruire Gesù nella legge e in un mestiere, in conformità ai doveri assegnati al padre» (RC 16). La grandezza di San Giuseppe viene qui definita nel suo essere “ministro della salvezza”; in quanto padre servì direttamente Gesù e la sua missione salvifica. I misteri della vita nascosta di Gesù necessitavano l’indispensabile cooperazione paterna di Giuseppe dal punto umano, civile e religioso.
«Toccava al padre, infatti, iscrivere il bambino all’anagrafe, provvedere al rito della circoncisione, imporgli il nome, presentare il primogenito a Dio e pagare il relativo riscatto, proteggere il Bambino e la madre nei pericoli della fuga in Egitto.» «Espressione quotidiana di questo amore nella vita della Famiglia di Nazareth è il lavoro. Il testo evangelico precisa il tipo di lavoro, mediante il quale Giuseppe cercava di assicurare il mantenimento alla Famiglia: quello di carpentiere. Questa semplice parola copre l’intero arco della vita di Giuseppe» (RC 22).
Giuseppe visse la tensione tra la vita contemplativa e la vita attiva che supera nell’amore. «L’apparente tensione tra la vita attiva e quella contemplativa trova in lui un ideale superamento, possibile a chi possiede la perfezione della carità. Seguendo la nota distinzione tra l’amore della verità (‘caritas veritatis’) e l’esigenza dell’amore (‘necessitas caritatis’), possiamo dire che Giuseppe ha sperimentato sia l’amore della verità, cioè il puro amore di contemplazione della verità divina che irradiava dall’umanità di Cristo, sia l’esigenza dell’amore, cioè l’amore altrettanto puro del servizio, richiesto dalla tutela e dallo sviluppo di quella stessa umanità» (RC 27).
L'Anno di San Giuseppe di Papa Francesco
Un’occasione propizia per un approfondimento sulla figura di San Giuseppe è stata offerta da Papa Francesco, che ha dedicato il 2021 a San Giuseppe, offrendo spunti interessanti nella sua Lettera Apostolica “Patris corde” (“Con il cuore di padre”) in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa Cattolica, fatta dal Beato Pio IX l’8 dicembre 1870 durante il Concilio Vaticano I.
San Giuseppe nella Tradizione Comboniana
P. Tarcisio Stramare, biblista e teologo, uno dei più grandi esperti della figura di San Giuseppe, afferma: «La paternità è lo strumento che Dio ha messo in mano a San Giuseppe per servire Gesù, appunto come padre». San Giuseppe è prima di tutto un contemplativo. «Quante volte San Giuseppe avrà pronunciato nella sua vita il nome di Gesù, come pure quello di Maria!» La sua prima funzione è quella di minister salutis, cioè di «ministro della salvezza, dove per ‘salvezza’ si intende evidentemente quella offerta agli uomini da Gesù».
Nella tradizione comboniana San Giuseppe viene considerato come il patrono e l’esempio dei fratelli in virtù della sua professione di “falegname”. Spesso tale visione era vista superficialmente a livello devozionale senza grandi approfondimenti teologici e spirituali, caratterizzata da una comprensione piuttosto moralista o edificatoria.
Il Simbolismo del Nome: Un Acronimo di Virtù
Rimanendo nel filone del simbolo, possiamo leggere le iniziali del suo nome come la sintesi di un capitale morale che egli ha aggiunto anche alla nostra vita con l’esercizio di questa qualità morale e con la sua intercessione:
- La prima qualità con cui l’evangelista chiama Giuseppe è quella di essere uomo “giusto”, specchio di Justitia.
- La seconda qualità è l’Obbedienza. Ogni volta che il Vangelo nomina Giuseppe è per affidargli un compito.
- La “S” è l’iniziale del silenzio. San Giuseppe non ha detto una parola registrata nel Vangelo, ma ha scritto un’importante e fondamentale pagina della storia della salvezza. Questo silenzio ci insegna che è più importante ascoltare Dio prima che parlare di Dio.
- La quarta lettera che incontriamo è la “E”. Questa lettera nella lingua italiana ha un ruolo di congiunzione che in questo caso possiamo leggere come collegamento tra i sentimenti del cuore trasmessi all’energia delle mani.
- La “P” è all’origine della parola “prudenza”. La prudenza è definita da San Tommaso d’Aquino come «retto giudizio delle cose fattibili». La prudenza gioca il suo ruolo attraverso il triangolo di tre qualità umane: la memoria del passato, la comprensione del presente e la previdenza del futuro.
- La lettera “H” in latino è la lettera iniziale di “humilitas” (umiltà), qualità umana che costituisce il fondamento di ogni rapporto autentico con Dio. L’ha cantata la Vergine Maria davanti alla cugina Elisabetta e San Giuseppe l’ha condivisa per tutta la sua vita.
Il Mistero della Morte di Giuseppe
Uno degli aspetti più intriganti della figura di Giuseppe è il mistero che circonda la sua morte. La Bibbia non fornisce alcun dettaglio sulla sua fine, e gli apocrifi sono altrettanto silenziosi in merito. Solo nell'apocrifo “Storia di Giuseppe Falegname” si legge che era presente al suo capezzale Gesù e Maria, insieme ai suoi figli e figlie, quando morì a ben centoundici anni.
San Giuseppe e la Famiglia di Nazareth: Un Esempio per i Migranti
La famiglia di Gesù si iscrive nel lungo elenco di profughi, clandestini e migranti. Quando il bambino Gesù ha pochi mesi, Giuseppe è in marcia con lui e con la sposa Maria attraverso il deserto di Giuda per riparare in Egitto, lontano dall’incubo del potere sanguinario del re Erode. Il Natale cristiano ha, in verità, per protagonisti una famiglia di clandestini, fuggiaschi e migranti con la loro storia di sventure e paure.