Il Santuario di Giove Anxur a Terracina è indubbiamente uno dei siti di maggiore pregio e di più rilevante interesse del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi. Il complesso monumentale d’epoca romana che a esso dà il nome, per la sua antichità, l’imponenza delle sue strutture e soprattutto la sua scenografica collocazione, ha sempre affascinato, lungo il corso dei secoli, gli abitanti del territorio e i viaggiatori, assurgendo a simbolo della città di Terracina e della sua storia millenaria.
Un Simbolo Millenario sulla Costa Laziale
Il Monte Sant’Angelo, su cui il santuario è stato edificato, rappresenta l’estrema propaggine occidentale dei Monti Ausoni, che proprio qui toccano per la prima e unica volta il mare. L’altura ha quindi costituito sin dai primi tempi storici un formidabile sbarramento naturale alle comunicazioni umane sulla costa laziale. La posizione del sito, con i suoi 227 metri d’altezza, consente allo sguardo di spaziare su un lungo tratto di costa fino al promontorio del Circeo e di dominare dall’alto l’immensa distesa di mare che, al di là della sottostante Terracina, si allarga all’orizzonte fin oltre le Isole Pontine.

Proprio le caratteristiche del luogo ci aiutano a comprendere il valore simbolico-sacrale della sua scelta come spazio da destinare al culto: fin dall’antichità, infatti, la montagna è stata considerata una sorta di trait d’union tra la realtà terrena e la realtà divina. La collocazione in alto del santuario, sulla sommità di uno sperone roccioso con una maestosa vista sul Tirreno, sembra corrispondere a un’aspirazione religiosa profonda, quella di ridurre e annullare la distanza tra terra, cielo e mare e di stabilire un contatto diretto con un’entità superiore.
Icona amata dagli artisti del Grand Tour, il Tempio di Giove Anxur è il vero simbolo di Terracina, attraendo da sempre i viaggiatori che si recano in questa parte d’Italia.
Contesto Geografico e Storico di Terracina
Sulle pendici meridionali del Monte Sant’Angelo era sorto il centro ausonio di Terracina, poi volsco con il nome di Anxur e conquistato definitivamente dai Romani alla fine del V secolo a.C.. Una città, quella di Terracina, che esisteva già con questo nome nel VI secolo a.C., prima di Anxur, e che non era all’epoca una colonia romana, ma amica di Roma.
Nel 329 a.C. la città divenne colonia romana e nel 312 a.C. il monte fu aggirato alle spalle dal tracciato della nuova via Appia, che congiungeva Roma con Capua.
Secondo quanto emerso, la città di Terracina si è sviluppata proprio nell’area di Monte Sant’Angelo attorno al luogo di culto dedicato alla dea italica Feronia, risalente almeno al IV secolo a.C., e al successivo tempio edificato nel II secolo a.C. sul basamento noto come “Piccolo Tempio”. I ritrovamenti testimoniano l’esistenza di un’area ben organizzata, con un sistema di terrazzamenti precedente alla monumentalizzazione, dove si producevano ceramiche, stoffe e formaggio. Solo successivamente con i Volsci, Terracina, divenuta Anxur, si è spostata più a valle.
La Storia e gli Scavi
L’edificazione di un primo santuario risale al periodo in cui Anxur, antico centro volsco (l’attuale Terracina), diventò colonia romana, intorno ai primi anni del IV secolo a.C.. Il santuario di Terracina si inserisce nel quadro dei grandi santuari romani di età repubblicana del Lazio, costruiti tra la metà del II e la metà del I secolo a.C.. Il Tempio di Giove Anxur, come oggi lo vediamo, è il frutto del rifacimento strutturale voluto da Silla.
Dopo l’epoca romana il santuario fu distrutto e incendiato e i suoi resti furono noti in epoca medioevale con il nome di “palazzo di Teodorico”. L’area venne definitivamente abbandonata alla fine del XVI secolo, in concomitanza con lo spopolamento della città di Terracina a causa di varie ondate di epidemie.
Al 1894 risalgono i primi scavi, condotti dallo studioso locale Pio Capponi, seguiti da quelli condotti da Luigi Borsari due anni dopo. L’area è stata ed è tuttora oggetto di una molteplicità di scavi e di studi, il cui fine è non solo quello di ricostruire la configurazione delle strutture edificate, ma anche di indagare la funzione che il complesso ebbe in relazione alla vita religiosa ed economico-sociale di Terracina nel succedersi delle varie età storiche. Scavi archeologici condotti dalla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, in collaborazione con il Ministero della Cultura, hanno permesso di ricostruire e far conoscere un altro pezzo importante della storia di Terracina: una civiltà millenaria che ha lasciato tracce e testimonianze ininterrottamente almeno dall’età del Ferro fino all’epoca medievale.
Architettura e Struttura del Santuario
Il complesso monumentale era disposto, sul modello di analoghi santuari ellenistici, su terrazze digradanti, una tipologia che prevedeva più livelli con funzioni diverse. Per la costruzione venne utilizzata la nuova tecnica edilizia del cementizio, elaborata a Roma, con forme degli ordini architettonici derivate dalla tradizione ellenistica. I templi sorgevano su alti podi e spesso erano privi del colonnato sul retro (sine postico), inutile per la prevalente visione frontale.

Le Tre Terrazze del Complesso
Il Tempio di Giove Anxur, giunto fino a noi nel rifacimento di epoca sillana, appare così composto da tre livelli o terrazze: quella superiore, quella mediana e quella inferiore.
La Terrazza Superiore: Il "Campo Trincerato"
La terrazza superiore, denominata “Campo Trincerato”, ospitava un uso prevalentemente militare e difensivo. Corrispondeva alla zona militare, dotata di una cinta di mura con nove torri circolari che proteggeva il santuario e lo collegava all'acropoli della città. Questa cinta muraria, costruita a nord del santuario come sbarramento della via Appia, fu forse dovuta al pericolo determinato dal risalire di Silla verso Roma (83 a.C.) durante la sua lotta con Mario. In quest’area è stata individuata una piazza a semicerchio e sono stati ritrovati resti di capitelli e di colonne, probabilmente testimonianze dell’esistenza di un altro tempio, oltre a tracce di mura più antiche del II secolo a.C.
La Terrazza Mediana: Il Grande Tempio, il Santuario Oracolare e il Piccolo Tempio
La seconda terrazza, inferiore rispetto alla prima, accoglieva sia il Grande Tempio che il Santuario Oracolare e il Piccolo Tempio.
Il Grande Tempio (Tempio Maggiore)
Nella terrazza mediana era ubicato il Tempio Maggiore, di età sillana, edificato nel I secolo a.C. su un'imponente sostruzione. La tradizionale identificazione con Iuppiter Anxur (Giove bambino) della divinità a cui era dedicato è oggi posta in discussione: molti studiosi ritengono più probabile che il culto avesse per oggetto una divinità femminile, la Venere Obsequens.
L'edificio sorgeva su un alto podio, a cui si accedeva con una scalinata frontale di dodici scalini, che forse ospitava al centro l'altare. La cella, a pianta quasi quadrata (14,10 x 13,60 m), era decorata all'esterno da sei semicolonne sui fianchi e sei sul retro, in muratura stuccata, addossate alle pareti. All'interno presentava un mosaico in tessere bianche, bordato da una semplice fascia nera, e sul fondo era il podio per la statua della divinità.
Alle spalle del tempio, la terrazza, ricavata in parte nella roccia, era chiusa verso nord da un portico con lo stesso orientamento dell'edificio sacro. Questo, costruito contro la roccia della collina, era sopraelevato con tre gradini e dotato in origine di un colonnato, forse corinzio.

Il Santuario Oracolare
Sul fianco occidentale del Grande Tempio si trovava il santuario oracolare, poco distante sulla stessa area: una roccia naturale isolata, con cavità all'interno collegate tra loro, che permettevano di far arrivare il soffio di aria all'esterno. La roccia fu rivestita da un basamento quadrangolare in opera incerta, che sosteneva un'edicola con quattro colonnine in laterizio con capitelli ionici in travertino. Ai piedi della roccia era stata scavata una fossa, dove negli scavi del 1894 si rinvennero numerose offerte votive in piombo. Si è supposto che già all’epoca dei Volsci, l’area sacra doveva essere sede di un importante culto di carattere divinatorio.
Il Piccolo Tempio
Verso ovest, sulla stessa terrazza mediana, sorgeva una struttura più antica: il cosiddetto “Piccolo Tempio”. Probabilmente il più antico del complesso, risale intorno alla metà del II secolo a.C., e presenta resti di pitture in I stile. È stato attribuito al culto della dea Feronia, probabilmente introdotto nella regione già all’epoca dell’occupazione volsca nel V secolo a.C.. Tale culto è infatti attestato anche in altri punti della città, e le fonti antiche ricordano la presenza di un fanum Feroniae (bosco sacro) presso Monte Leano.
La Terrazza Inferiore: Il Criptoportico e il Monastero Medievale
Nella terrazza inferiore, ove poggia il grande basamento sostruttivo, si sviluppa su tre lati, ben conservato, uno spettacolare criptoportico con volta a botte, realizzato in opus incertum. Questo, con la sua caratteristica alternanza di arcate separate dal pieno della struttura muraria, evoca l’impressione di un lungo corridoio con vista sul mare.

Il basamento si presenta in facciata con dodici arcate che danno accesso ad altrettanti ambienti coperti da volte a botte e collegati da alti passaggi arcuati nei muri. Dalla terrazza sul lato est una scala permette di raggiungere tre ambienti coperti a volta al livello inferiore, i quali danno accesso alla facciata del basamento.
Verso ovest un terrazzamento si pone all'arrivo dell'antica strada proveniente dalla città, che vi passava davanti. Vi si trovano nove ambienti voltati, costruiti in un'opera incerta più irregolare e probabilmente più antica. Anche questi ambienti comunicano tra loro per mezzo di passaggi arcuati e si aprono verso l'esterno con ampie arcate. Alle spalle di questi ambienti si apre un corridoio coperto a volta, attualmente in parte crollato, e tre cisterne, la principale formata da due ambienti intercomunicanti.
Nell'Alto Medioevo, nella zona del cosiddetto "piccolo tempio" e in un corridoio interno di sostruzione si insediò un monastero benedettino dedicato a San Michele Arcangelo, dal quale l'intero colle prese il nome attuale. All'estremità orientale del corridoio interno si insediò la chiesa del convento: di questa fase restano tracce di affreschi del IX secolo (Madonna con Bambino tra i santi Michele e Gabriele sulla parete di fondo, dove era posto l'altare). Recenti lavori di restauro terminati nella primavera del 2024 hanno restituito preziosi affreschi dell’oratorio, in uno dei quali è effigiato San Silviano (e forse anche san Cesareo): è la più antica immagine del santo a noi nota.

Importanza Strategica e Punto di Riferimento
Il complesso è visibile da molto lontano, sia dal mare a sud che dalla pianura pontina a ovest. Doveva dunque costituire un utile punto di riferimento sia per i mercanti che si spostavano seguendo la via Appia sia per le navi che attraccavano al porto di Terracina, in un’epoca in cui la città svolgeva un ruolo importante di anello di congiunzione tra l’entroterra laziale e il Mediterraneo. Al tempo stesso l’esistenza di una cinta muraria di fortificazione dimostra l’importanza strategica che il luogo rivestiva ai fini di un controllo militare della pianura sottostante.
Tempio di Giove Anxur
Il Monumento Naturale e le Rudiste
Il Santuario di Giove Anxur è indubbiamente uno dei siti di maggiore pregio e di più rilevante interesse del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi. La Regione Lazio ha inteso preservare le peculiarità geologiche e floro-faunistiche di un micro-ecosistema la cui ricca biodiversità, erigendolo a Monumento Naturale.
La roccia su cui poggia il complesso templare e di cui è fatto il rilievo montuoso è un calcare particolarmente ricco di fossili marini. Si tratta di fossili di rudiste, molluschi bivalvi vissuti nel mesozoico e scomparsi alla fine del cretaceo, cioè 65 milioni di anni fa. Erano costruttori di scogliere come i coralli e le loro colonie formavano barriere e soglie generando acque basse lagunari ed isolotti come atolli nei mari caldi di 100 milioni di anni fa. Contemplare il tempio ci porta indietro nel nostro tempo, quello umano; contemplare le rudiste ci porta indietro in un tempo geologico che a stento riusciamo a comprendere.
