La Basilica di San Paolo fuori le Mura è uno degli edifici storici di Roma che almeno una volta nella vita bisogna visitare. È uno dei luoghi più affascinanti e intriganti di Roma, spesso meno conosciuto rispetto ad altre basiliche più centrali, ma altrettanto ricco di storia e bellezza. Questa imponente chiesa, costruita nel IV secolo e successivamente restaurata, è un luogo di grande spiritualità e tradizione. La sua posizione, fuori dalle antiche mura cittadine, le conferisce un fascino unico, immerso in un contesto che sa di antico e sacro.
Tra le imponenti navate e i scintillanti mosaici dorati della struttura è custodita una storia millenaria dove la fede e l’arte si fondono. San Paolo fuori le Mura non è solo una basilica, è una vera e propria icona della storia cristiana.
Origini e Fondazione Costantiniana
La fondazione della Basilica risale al IV secolo, durante il regno di Costantino, quando fu costruita sopra la tomba dell'apostolo Paolo, uno dei fondatori del cristianesimo. La leggenda narra che, proprio qui, Paolo fu decapitato, un evento che, nel corso dei secoli, ha reso questo sito uno dei più sacri di Roma. L’Apostolo Paolo fu decapitato fuori delle mura di Roma, nel luogo detto ad Aquas Salvias (oggi Tre Fontane), verso l’anno 67, alla fine del tempo di Nerone. Inizialmente, fu eretta un’edicola dai cristiani nel I secolo.
Con la fine delle persecuzioni e la promulgazione degli editti di tolleranza verso il cristianesimo, all’inizio del IV secolo, l’Imperatore Costantino fece fare degli scavi sui luoghi della cella memoriae, ove i Cristiani veneravano la memoria dell’Apostolo San Paolo, decapitato tra il 65 ed il 67, sotto Nerone. È su questa tomba, situata sulla via Ostiense, a circa 2 Km fuori le Mura Aureliane che cingono Roma, che fece innalzare una Basilica, consacrata da Papa Silvestro nel 324 (o circa 330).
La Grande Basilica Teodosiana
La primitiva basilica orientata verso est risultò presto insufficiente. Di fronte al crescente afflusso dei pellegrini, all’aumentata richiesta di ampliare l’edificio ed all’impossibilità di ingrandirlo e di spostare la Tomba, i tre imperatori allora reggenti: Teodosio (che proclamerà il Cristianesimo religione di Stato nel 391), Valentiniano II e Arcadio, fecero costruire la più vasta basilica di Roma orientata verso ovest. Essa venne sostituita dalla grandiosa seconda Basilica (basilica teodosiana) inaugurata da Papa Siricio nel 390.
Ristrutturata ed ingrandita tra il 384 e il 395, sotto gli imperatori Teodosio, Valentiniano II e Arcadio, secondo un vasto piano a 5 navate che si apre su un quadriportico, la Basilica non cesserà lungo i secoli di essere oggetto di abbellimenti e di aggiunte da parte dei Papi.

L'Incendio del 1823 e la Ricostruzione
Nella notte del 15 luglio 1823, un incendio devastante distrugge quasi completamente questo testimone unico di epoche paleocristiane, bizantine, del Rinascimento e del Barocco. Nel 1823, tuttavia, un incendio devastante distrusse gran parte della chiesa, e un lungo processo di restauro e ricostruzione era necessario. Nonostante ciò, la basilica conserva il suo fascino e la sua bellezza originari, con una Pianta a croce latina che accoglie i visitatori con la sua imponenza. Papa Leone XII fece appello a tutto il mondo per sostenere l’immenso sforzo della ricostruzione, di cui l’architetto L. Poletti fu l’artefice principale.
Il grandioso interno (135×65 metri, alto 30 metri) della Basilica è stato ricostruito da Luigi Poletti (1831-1854), dopo l’incendio del 1823, sull’identica area e struttura della Basilica Teodosiana. La Basilica viene ricostruita in modo identico, riutilizzando gli elementi risparmiati dal fuoco. Papa Gregorio XVI nel 1840 consacrò l’Altare della Confessione e il transetto.
Gli abbellimenti continuarono. Nel 1928 è stato aggiunto il portico dalle 150 colonne. Con la messa in opera del portale di bronzo di Antonio Maraini nel 1931, si concluse la ricostruzione della Basilica ostiense.
Il Modello Ligneo di Ricostruzione
Il Modello Ligneo della Basilica, restaurato, illuminato e montato su un supporto mobile nell’anno 2006, è stato collocato all’inizio della navata laterale sinistra. L’Architetto Poletti, a cui era stata affidata la ricostruzione della Basilica ostiense, lo fece eseguire da Serafino Colagiacomi in scala 1:50 nel 1844.
Architettura e Caratteristiche Strutturali
L'architettura di San Paolo fuori le Mura è un esempio eclatante di progetto di basilica paleocristiana che fonde gli stili romanico e bizantino. Gli interni ampi e ariosi sono stati progettati per accogliere grandi folle di pellegrini e visitatori, con i suoi alti soffitti e le sue grandiose colonne. Le 5 navate sono sostenute da 80 colonne in granito di Montorfano.
Una delle caratteristiche architettoniche più rilevanti della basilica è il suo transetto che crea una pianta a croce, simbolo della crocifissione di Cristo. L'esterno della basilica è altrettanto impressionante, con i suoi portico di colonne che conduce all'ingresso principale. La facciata, pur essendo semplice, è ornata da dettagli e simboli intricati che sottolineano ulteriormente la natura sacra dello spazio.
San Paolo fuori le Mura è rinomata per il suo uso innovativo della luce. Le numerose finestre della basilica, permettono alla luce naturale di penetrare, creando un'atmosfera divina che migliora l'esperienza spirituale. In antico erano chiuse da vetrate che strapparono al poeta Prudenzio (V secolo) questa meravigliosa espressione: «Nelle finestre centinate fanno sfoggio vetri di diversi colori; cosi brillano le praterie ornate di fiori primaverili».

Tesori Artistici e Simbolici
La Porta Bizantina: Un Reperto Millenario
Nella parete interna della facciata d’ingresso, nella navata intermedia, a chiusura dall’interno del varco della porta santa, è stata collocata la Porta Bizantina. È il reperto più antico salvato dall’incendio del 1823. Il manufatto è stato restaurato con fine perizia ed è stato integrato nella nuova costruzione con maestria. Fu commissionata da Ildebrando di Soana, abate benedettino del monastero di San Paolo e futuro Papa Gregorio VII, ad un artista di nome Teodoro con la mediazione del ricco Pantaleone di Amalfi che finanziò l’opera, firmata da Staurachio di Scio, fu fatta fondere a Costantinopoli nel 1070.
Cinquantaquattro formelle racchiuse in una elegante intelaiatura di bronzo dorato, illustrano scene e personaggi della sacra scrittura. Le figure e le iscrizioni ne fanno un’opera di rara bellezza. Dettagli con iscrizioni greche comprendono:
- 1. martirio di S. Paolo: “Paolo è morto in Roma”;
- 2. martirio di S. Pietro: “Pietro è morto crocifisso sotto Nerone”;

Affreschi e Mosaici: Narrazione Sacra
Le pareti della basilica sono ornate da affreschi e mosaici, ognuno dei quali è una testimonianza del patrimonio sacro e artistico della cristianità. Una delle caratteristiche più sorprendenti è il mosaico di Cristo in Maestà che si trova nell'abside, risalente al XIII secolo.
Al di sopra dei ritratti papali, lungo la navata centrale e il transetto, scandite da lesene corinzie, alternati ai grandi finestroni, si trovano 36 riquadri raffiguranti episodi della vita di San Paolo. L’opera fu promossa da Pio IX nel 1857 a sostituzione dei precedenti affreschi medioevali di Pietro Cavallini. Vi lavorò una schiera di vari artisti che portarono a termine il lavoro nell’arco di tre anni. Le opere hanno un loro fascino narrativo perché illustrano in ordine cronologico la vita dell’Apostolo.
Rilievi e Sculture
Un altro aspetto affascinante di San Paolo fuori le Mura è la rilievi e sculture che adornano le colonne della basilica. Queste opere d'arte raccontano i momenti chiave della vita di San Paolo, dalla conversione sulla via di Damasco al martirio a Roma. Presso le grandi colonne dell’Arco Trionfale si trovano le due grandi statue di S. Paolo (Salvatore Revelli) e di S. Pietro (Ignazio Jacometti).
I Ritratti dei Papi: Storia, Leggenda e Arte
All’interno della Basilica ci sono i ritratti papali, fulcro centrale di un’antica e popolare leggenda, legata, appunto, ad una profezia attribuita a San Malachia, un vescovo irlandese del XII secolo. I tondi con i ritratti dei papi sono raffigurati in mosaico su sfondo dorato e adornano la parte superiore della basilica, come a simboleggiare il cammino dei fedeli, un vero e proprio viaggio temporale attraverso la storia della Chiesa.
Questa galleria di pontefici risale alla Basilica precedente a quella attuale, distrutta dal devastante incendio del 1823. La lunga serie di medaglioni rappresenta tutti i Papi della storia, fu iniziata sotto il pontificato di Leone Magno nel V secolo e testimonia in modo straordinario la “supremazia riconosciuta dai fedeli di ogni luogo alla grandissima Chiesa costituita a Roma dai due gloriosi Apostoli San Pietro e San Paolo” (San Ireneo, II s.).
La tradizione dei ritratti nella basilica che conserva i resti mortali dell’Apostolo delle genti risale al V secolo, ai tempi di Papa Leone Magno. Sotto questo Pontefice infatti ebbe inizio l’antica serie, originariamente costituita da pitture e documentata nel Codice Vaticano Latino 4407, in gran parte distrutta dal rovinoso incendio del 1823. Di quei dipinti se ne salvarono solo quarantuno, oggi custoditi nella clausura dell’Abbazia di San Paolo fuori le Mura.
L’avvio della nuova decorazione, che doveva ripristinare quella precedente, fu decretato nel 1847 da Pio IX che affidò allo Studio del Mosaico Vaticano della Reverenda Fabbrica di San Pietro, l’incarico di eseguire nuovamente tutti i ritratti dei Papi. «Pio IX - spiega Paolo Di Buono, direttore dello Studio del Mosaico - fece istituire una commissione di pittori che realizzarono cartoni dipinti da trasporre in mosaico». Tra maggio e ottobre di quell’anno furono realizzati i primi 262 quadri. Terminati negli anni Quaranta del secolo, i dipinti ad olio, oggi conservati nei depositi della Fabbrica, furono quindi tradotti in grandi tondi musivi dal diametro di 137 centimetri. Imponenti per essere ammirati da un’altezza di 13 metri dal pavimento: «Il lavoro si protrasse fino al 1876».
Questi ritratti rivestono le pareti interne della basilica, creando una linea temporale storica del papato. I tondi disponibili nella basilica di San Paolo erano tradizionalmente 111 dopo Celestino II. Molti hanno interpretato l’elezione di Francesco I come il compimento della profezia.
Tesori d' arte sacra, le basiliche papali di Roma: San Paolo fuori le Mura. Prima parte
Il Processo di Creazione di un Ritratto Papale in Mosaico
Coniugare rapidità di esecuzione, meticolosa precisione e arte monumentale rappresenta tutt’oggi una grande sfida per la realizzazione di ogni nuovo ritratto. Il dipinto ad olio viene realizzato nelle stesse dimensioni del mosaico, in poche settimane, da un pittore dopo un attento studio degli antichi ritratti custoditi dalla Fabbrica di San Pietro. È il Pontefice stesso a scegliere tra i bozzetti presentati.
I mosaicisti traducono il dipinto in un tondo musivo, componendo decine di migliaia di tessere. Le tessere sono realizzate sia con l’antica tecnica romana del mosaico tagliato che con quella del filato. Le prime, della dimensione di circa 1x2 cm, sono ottenute sezionando tramite la martellina una piastra di smalto, costituita da vetro, ossidi metallici e altre sostanze chimiche che generano il colore. I dettagli più minuti, come i capelli, sono invece ottenuti ricorrendo alla tecnica del mosaico filato: in questo caso le tessere di piccolissime dimensioni derivano da sottilissime bacchette di smalto create a temperature molto elevate nella fornace presente nello Studio Vaticano, tagliate con una lima a base di polvere di diamante.
Una tipologia ancora diversa è quella delle tessere dorate dello sfondo, realizzate secondo le antiche metodologie medievali: «Sono così brillanti per la loro struttura particolare, “a sandwich”: una sottilissima lamina d’oro è contenuta all’interno di due strati di vetro». L’intero disco musivo ha un peso di circa 130 chili che rendono l’elevazione tramite un sistema di carrucole e il fissaggio alla parete un’operazione particolarmente delicata. Prima di lasciare il Vaticano e di essere caricato sul furgone che lo trasporta nella Basilica Ostiense, al mosaico vengono applicati tre fori finalizzati all’inserimento di enormi stop o perni metallici che permettono un ancoraggio sicuro e consentono anche che all’occorrenza l’opera possa essere rimossa. Anche l’aggiunta di aureole, in caso di canonizzazioni dei Pontefici, viene eseguita sul mosaico installato.

La Tomba di San Paolo: Fulcro della Fede
Al centro della basilica si trova la tomba di San Paolo, un luogo di grande devozione dove i pellegrini si riuniscono in preghiera. Oggi, è la tomba dell’Apostolo che è venuta alla luce, mentre una serie di importanti lavori traggono beneficio, come in passato, dalla generosità dei cristiani da ogni dove. Nella grande necropoli lungo la via Ostiense, dove fu sepolto, subito, e ininterrottamente poi, la sua tomba fu oggetto di venerazione da parte dei cristiani.
Sopra la Tomba, a circa 40 cm, è situata una lapide di marmo (2,12m x 1,27m), del IV sec., con l’iscrizione “PAULO APOSTOLO MART(YRI)” (“A PAOLO APOSTOLO E MARTIRE”), non visibile al pubblico.

Il Complesso Benedettino e l'Ecumenismo
San Paolo fuori le Mura è un vasto complesso extra territoriale (Motu Proprio di Papa Benedetto XVI, 30 maggio 2005), amministrato da un Arciprete. Oltre alla Basilica Papale, l’insieme comprende una Abbazia benedettina molto antica, restaurata da Odon de Cluny nel 936, attiva sotto la direzione del suo abate. I Monaci Benedettini della antichissima Abbazia, edificata presso la Tomba dell’Apostolo da Papa Gregorio II (715-731), favoriscono il ministero della Riconciliazione (o della Penitenza) e la promozione di avvenimenti ecumenici.
È lì che, ogni anno, si chiude solennemente nel giorno della Conversione di San Paolo, il 25 gennaio, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Per la sua Basilica, il Papa ha privilegiato due punti: il ministero della Riconciliazione (o della Penitenza) e la promozione di avvenimenti ecumenici. Il Santo Padre Benedetto XVI, il 28 giugno 2007, ha visitato la Basilica per indire “l’Anno Paolino”, commemorando in tal modo il bimillenario della nascita di San Paolo. L’Anno Paolino si è svolto dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009.