Il 20 aprile, giorno del suo ritorno al Padre, insieme ad un'altra data significativa, segna il confine tra la vita terrena e il mistero dell'eternità. Oggi, don Tonino avrebbe compiuto 90 anni. È un pensiero che suscita stupore, quasi un paradosso, pensare a lui, figura così viva e presente, legato a un numero come 90, gli anni che avrebbe avuto se fosse rimasto tra noi. Ancora più sorprendente, a distanza di trentadue anni, è accostarlo alla malattia, alla fragilità umana, in una parola, alla morte.
In occasione di questa ricorrenza, è stato riscoperto un vecchio video che narra in modo intenso e commovente il suo ultimo compleanno, il 18 marzo 1993. Erano gli ultimi giorni della sua vita, un mese prima che la sua esistenza terrena giungesse al termine. Le immagini, catturate miracolosamente da un giovane presente all'evento, trasmettono una profonda tristezza, pur essendo intrise di profezia e speranza. Il vescovo appare provato dalla malattia, il suo volto tradisce il dolore e la lenta, inesorabile conclusione del suo cammino, ma la sua voce risuona ancora forte e ferma.
Questo video nasce da un desiderio spontaneo di alcuni giovani della diocesi di fargli un regalo inaspettato. Senza alcuna organizzazione predefinita, ma con una meraviglia tutta improvvisata. Qualcuno porta una chitarra, qualcun altro intona una canzone amata dal vescovo, "Freedom", seguita da "Nulla ti turbi". Inizialmente, i giovani sono pochi, meno di una decina, ma il passaparola nella Molfetta di inizio primavera funziona rapidamente. In pochi minuti, diventano decine, poi centinaia. Le voci, dapprima timide e insicure, si trasformano in un coro deciso e appassionato.
Don Tonino, nel ricambiare il loro canto con un augurio di felicità, esprime il desiderio che le parole risuonino in loro. Spera che il Signore gli dia ancora la forza e la salute per stare "in mezzo a voi, in mezzo al popolo", cantando insieme "O Freedom", la Libertà. Un anelito profondo che tutti sentiamo nel cuore, da cantare in mezzo ai giovani logori dalla stanchezza, alla gente che non crede più, ai tanti scettici. Una libertà da tutti i condizionamenti che ci stringono, una libertà per tutti i popoli, per coloro che sono costretti dalla fame e dalla solitudine a vivere una vita subumana. Una libertà perché tutti i popoli siano felici.
"Noi dobbiamo essere protagonisti di questo cambiamento di mentalità. Non dobbiamo stancarci, non dobbiamo demordere", esorta don Tonino. La libertà, questo anelito che viene dalle profondità più nascoste del nostro spirito, si annida negli alveoli più profondi dei nostri polmoni, della nostra vita, nei pori delle nostre mani e del nostro corpo, nell'impulso delle nostre vene, nel battito del nostro cuore. "Come vorrei poterlo cantare insieme con voi in mezzo alla gente, al nostro popolo, alla gente di tutta l’Italia… Non abbiate mai paura di essere carichi di utopie, di queste idealità purissime, soprattutto a quelle che si rifanno ai grandi temi della pace, della giustizia e della solidarietà."
Don Tonino implora: "Oh libertà: vieni a togliermi i ceppi di quei condizionamenti a cui la società di oggi mi sottopone, vieni a darmi quell’ossigeno capace di raddoppiare le mie forze in modo tale che il mondo possa cambiare anche con il nostro impegno…". Conclude con un augurio sentito: "Faccio tanti auguri a tutti voi non tanto di riuscita professionale quanto di possibilità di rapporto con la gente in modo tale che tutti coloro che vi incontrano siano felici e si vantino di essere vostri amici. Grazie per questa manifestazione di affetto."

L'attualità del messaggio di Don Tonino per i giovani di oggi
Il 12 aprile 1991, Monsignor Tonino Bello, Vescovo di Molfetta, incontrò gli studenti dell'ultimo anno delle scuole magistrali in preparazione alla Pasqua. Fu un'occasione per affrontare temi cruciali: la ricerca della felicità, l'inganno della droga, l'inconsistenza delle esteriorità, l'importanza degli affetti stabili, il problema dell'accoglienza degli extracomunitari. Le sue parole, che nel 1991 sembravano delineare uno scenario già drammatico, oggi appaiono quanto mai attuali, poiché i problemi giovanili, anziché risolversi, si sono aggravati.
Al termine dell'incontro, furono gli stessi ragazzi a porre le domande, molti dei quali non credenti o allontanati dagli insegnamenti familiari. I genitori, gli insegnanti e gli educatori sono consapevoli di quanto la mancanza di punti di riferimento influenzi le scelte dei giovani. Le parole di Don Tonino offrono una guida preziosa, indicando quei valori universali che troppo spesso vengono trascurati.
Il suo tono è lieve, ma con un sorriso, pronuncia parole che non lasciano spazio a compromessi. I giovani apprezzano e manifestano il loro gradimento dal vivo. "Al termine di questo vostro curriculum scolastico, io vorrei dirvi qualche cosa che vi apre il cuore ad una grande speranza. Non voglio dirvi delle parole fatue, vuote, di semplice incoraggiamento… vorrei dirvi una parola di fiducia, di speranza", afferma Don Tonino.
La ricerca della felicità e la trasparenza interiore
"Ragazze e ragazzi che state sperimentando la soglia dei 18 anni, quanto vorrei augurare a tutti quanti voi la trasparenza degli occhi di quei bambini che ho incontrato ieri… e può essere mantenuta… Se voi perseguite questo bisogno di felicità che voi avvertite nel vostro cuore, non andate ad appagarlo a fontane, a cisterne screpolate, o a fontane inquinate, a botti che hanno il vino diventato ormai aceto… perché una cosa accomuna tutti quanti, i credenti e i non credenti, gli atei e i santi, le monache di clausura che si alzano nel cuore della notte in preghiera e coloro che nel cuore della notte fanno delle rapine a mano armata… c’è una cosa che accomuna tutti quanti, il vescovo e voi, un adolescente e una donna anziana… tutti quanti… il bisogno profondo di felicità."
Don Tonino sottolinea come questo bisogno sia comune, ma le modalità di appagamento differiscano: "C'è chi appaga questo suo desiderio di felicità bevendo a fontane inquinate, e c'è chi lo appaga bevendo a fontane più pure, più libere. Chi si tuffa nell’alcool, chi si tuffa nella droga, chi si tuffa nel piacere, chi insegue sogni di grandezza, chi si lascia affascinare dal mito della bellezza, al punto che si dispera per esempio per avere i capelli ricci invece che lisci, lunghi invece che corti… C’è gente che pensa di appagare il desiderio di felicità buttandosi a capofitto in amori fluttuanti, che durano lo spazio di un’estate… Tu vai alla ricerca di ben altro, non ti appaga nulla! C’è qualcosa che scavalca gli appagamenti momentanei…"
Esorta a coltivare sogni autentici, specialmente nella vita affettiva: "Anche per ciò che riguarda la vostra vita affettiva, coltivate dei sogni bellissimi, trovare un compagno, una compagna che dia pienezza alla vostra esistenza, che dia il gaudio di vivere, su cui puntare, giocarsi tutta l’esistenza… E’ bellissimo, coltivate queste cose, e coltivatele in trasparenza, in purezza interiore, perché non c’è nessuna esperienza al mondo di quella che voi alla vostra età vivete… Il proiettare su di una creatura i sogni del vostro futuro… è bellissimo… Coltivate questi “sogni diurni”, quelli che si fanno all’alba e che si realizzano… coltivateli! Queste non sono utopie, sono “eutopie”, non sono il “non-luogo” ma sono il “buon luogo”, il luogo dove veramente si sperimenta la felicità."
Tuttavia, ammonisce sui limiti intrinseci di ogni esperienza terrena: "Però ricordate che anche questa esperienza è contrassegnata dal limite, perché la ragazza che vi sta accanto nella vita può essere splendida, bellissima, come la diva più luminosa di Holliwood, degli schermi televisivi; quel ragazzo che vi sta accanto può essere più bravo, più svelto degli atleti più formidabili che vediamo ogni tanto ingombrare i nostri teleschermi, può essere intelligente… ma dopo ne sperimenti il limite, dopo un po’ ne sperimenti il limite, grazie a Dio! Meno male che tutti hanno un limite… tutti hanno un limite… e qualche volta non c’è soddisfazione più grande, quando si leggono certi articoli su questo o su quell’altro personaggio, e ti accorgi che anche lui ha i suoi difetti… C’è il limite!"

I valori universali di Don Tonino: tra solitudine e speranza
Don Tonino affronta anche il tema della solitudine, un'esperienza spesso acuita nella giovinezza: "Per tutti i colori che sono costretti dalla fame, dalla solitudine a vivere una vita a livelli sub umani." Egli riconosce che la vita è dura per tutti, ma indica una "fontana" a cui abbeverarsi per trovare non la felicità piena, ma l'appagamento interiore e la forza per andare avanti. Questa fonte è il Regno di Dio, l'ascolto della Parola del Signore, il Vangelo.
Pur rispettando la laicità della scuola, non si sottrae dall'offrire una prospettiva spirituale: "I miei problemi il Signore non me li risolve, li devo risolvere io. Però mi dà il significato di questi problemi, cioè il senso, l’orientamento… Dà senso ai miei problemi, al mio tormento, alle mie lacrime, al mio pianto… ma anche alla mia gioia, al mio andare avanti, al mio camminare… Dà senso… Non sono spezzoni slegati!"
La vita, spesso frammentata e "sbullonata", può essere ricomposta trovando un senso profondo. I momenti di felicità, pur effimeri, sono presenti, ma la vera gioia risiede nella cura del "fuoco che sta dentro di voi e che si sprigiona attraverso i vostri occhi". L'occhio, come dice il Vangelo, è la lucerna dell'anima. Se si beve all'acqua indicata da Gesù Cristo, si troverà il significato dei propri problemi, non la loro risoluzione immediata, ma un orientamento che eviterà di sentirsi "sgranati" e disorientati.
Don Tonino narra episodi significativi per illustrare la forza della fede e della condivisione, come l'incontro con una famiglia cecoslovacca rifugiata, che viveva la preghiera e il canto in modo profondo e autentico, o l'esperienza con Suor Isabel in Etiopia, un esempio di dedizione e servizio agli ultimi, anche a costo di sacrifici estremi.
"Ragazzi, ragazze, questo io vorrei dirvi: la vita giocatevela bene… non perché la si vive soltanto una volta… ma giocatevela bene perché… qualche volta voi sapete che rischio correte? Che in questa vostra smania di libertà, di grandezza, di orizzonti larghi, invece che raggiungere gli orizzonti larghi vi incastrate nei blocchi… Qualche volta noi corriamo proprio questo rischio: andiamo alla ricerca di obiettivi che pensiamo ci debbano liberare e invece ci danno proprio la prigione… Vivetela bene la vostra vita, perché vi capita di viverla una volta soltanto… non bruciatela!"
Esorta a vivere con gioia, a coltivare amicizie sincere, a non barattare l'onestà con nulla. "Vogliate bene a Gesù Cristo, amate con tutto il cuore, prendete il Vangelo tra le mani, cercate di tradurre in pratica quello che Gesù vi dice con semplicità di spirito. Poi amate i poveri. Amate i poveri perché è da loro che viene la salvezza."
L'eredità di un Vescovo per gli ultimi
Don Tonino Bello è descritto come un uomo nel senso più alto del termine, che ha vissuto appieno ogni istante donato da Dio, gioendo, piangendo, ridendo e sopportando la sofferenza con onore. Soprattutto, ha servito gli ultimi, i diseredati, i senzatetto, i respinti, gli abbandonati.
Fin dai suoi studi, comprese che il messaggio evangelico non era destinato ai dotti, ma a coloro schiacciati dagli affanni quotidiani. Il "vescovo umile col grembiule" ha sempre annunciato pace e speranza, senza mai "vendere fumo" o false illusioni. Il suo pensiero era che il cristiano deve essere sovversivo, capace di andare controcorrente, scavando la Parola e facendola propria.
Don Tonino riteneva la condivisione uno stile di vita da privilegiare, un messaggio che i giovani dovrebbero riscoprire con forza. Lungi dall'essere fautore del "memento mori", era un uomo appassionato della vita, che invitava a viverla "fino in cima", con uno sguardo sempre rivolto agli ultimi e ai malati.
La sua credibilità di discepolo emergeva nella malattia e nell'agonia. Nonostante il cancro, non era mai disperato, ma saldo nella fede. Alla domanda del suo medico su come potesse ancora credere in un Dio che lo perseguitava crudelmente, rispondeva: "Dio non perseguita nessuno. Semmai persegue dei fini." Il Dio di don Tonino non tratta le sue creature con distacco severo, ma abbraccia la sofferenza umana, trasformando il limite in occasione.
La croce, per lui, era "segnaletica verticale" che indicava la speranza del Cielo, una "croce senza peso", promessa di misericordia divina nonostante i dolori e le delusioni della vita.
