Il mondo missionario è costellato di figure eccezionali che hanno dedicato la propria vita all'evangelizzazione. Tra questi, spiccano per il loro esempio e la loro dedizione santi e beati che continuano a ispirare generazioni di credenti. La missione, come sottolineato da Papa Francesco, è un "andare instancabile verso tutta l’umanità per invitarla all’incontro e alla comunione con Dio".
Figure Chiave dell'Evangelizzazione
Tra i personaggi più significativi per il mondo missionario, troviamo Santa Teresa di Lisieux e San Francesco Saverio, entrambi patroni della missione. Nonostante le loro biografie presentino differenze marcate, vi è un punto d'incontro che le avvicina profondamente: la dedizione totale alla causa evangelica.

Un altro protagonista di spicco è San Daniele Comboni, la cui opera missionaria ha lasciato un'impronta indelebile. Inoltre, la Beata Pauline Jaricot, fondatrice delle Opere Missionarie, è considerata un vero e proprio pilastro della missione universale, grazie alla sua intuizione pionieristica.
San Giuseppe Allamano: Un Modello di Santità Missionaria
Un esempio luminoso di santità missionaria è rappresentato da San Giuseppe Allamano. Egli dedicò il suo sacerdozio al servizio dei fedeli nel santuario della Consolata, vivendo per 46 anni con uno zelo pastorale e una passione ineguagliabili per le missioni ad gentes. Il suo motto, "Prima santi, poi missionari", riflette la sua profonda convinzione che la santità personale fosse il fondamento imprescindibile per un'efficace opera di evangelizzazione.
Da coloro che seguivano la sua guida, Allamano esigeva radicalità ed entusiasmo, qualità che riassumeva nell'espressione: "Ci vuole fuoco per essere apostoli". La santità, dono del Signore, era celebrata con gioia e gratitudine. I missionari e le missionarie della Consolata commemorarono la sua figura con una solenne eucaristia nella basilica di San Paolo fuori le mura, una celebrazione arricchita dalle danze e dai canti provenienti da diverse parti del mondo.

Le parole di Gesù nella sinagoga di Nazaret, "Oggi si compie questa scrittura", risuonavano nella vita di Allamano, che, discernendo la propria vocazione, disse: "Oggi Dio mi chiama". Questo "oggi" missionario, questo essere presenti per essere inviati nel mondo, è la forza che muove i santi, i quali lasciano che lo Spirito li plasmi secondo la Sua volontà. Per San Giuseppe Allamano e per coloro che lo seguono, questa forma è la missione ad gentes, la prima evangelizzazione in terre dove la Chiesa non è ancora radicata, da compiersi con lo stile di Maria.
La serietà del volersi bene reciprocamente era una priorità assoluta per Allamano, un punto di attenzione costante. Oggi, i nostri istituti attraversano momenti delicati, caratterizzati da incertezze e rapidi mutamenti globali. L'"oggi" non deve essere solo un punto di arrivo, ma un'opportunità di ripartenza.
Il Ministero di San Giuseppe Allamano nella Diocesi di Torino
Oltre al suo impegno al santuario della Consolata e al Convitto ecclesiastico, San Giuseppe Allamano svolse un intenso ministero nella diocesi di Torino. Particolarmente significativo fu il suo servizio tra le comunità di religiose. Dal 1886 al 1891, in qualità di superiore delle Suore di San Giuseppe di Torino, infuse nuovo slancio allo spirito e all'osservanza religiosa, unendo fermezza, bontà e comprensione.
Allamano ricoprì anche altre prestigiose mansioni diocesane, tra cui quella di dottore collegiato presso la Facoltà Teologica di Torino (dal 1877) e membro aggiunto della Facoltà Legale Pontificia (dal 1887). La sua attività di confessore e direttore spirituale era altrettanto intensa. Il suo domestico, Scovero, testimoniava l'impressione che Allamano avesse sempre tempo per tutti, nonostante dirigesse "mezza diocesi ed era occupatissimo". Canonici e membri del patriziato torinese ricorrevano a lui per consiglio, sia in questioni familiari che in circostanze politiche e sociali.
L'8 maggio 1897, Allamano fu nominato "canonico effettivo", un incarico che, secondo l'arcivescovo, avrebbe potuto giovare anche alla sua salute, incoraggiandolo a frequentare il coro e a fare passeggiate. Nel suo discorso di presa di possesso, espresse gratitudine per l'onore conferitogli, spiegando che gli arcivescovi avevano voluto dimostrargli la loro soddisfazione per l'opera svolta nell'educazione del giovane clero.
Papa Francesco e le Canonizzazioni
Il pontificato di Papa Francesco è stato caratterizzato da un numero considerevole di canonizzazioni: novecentoquarantadue santi, inclusi quelli canonizzati per equipollenza, e diciotto cerimonie di canonizzazione. Papa Francesco, pur raramente soffermandosi sui dettagli biografici, ha spesso fatto risuonare la Parola di Dio, lasciando ai fedeli la libertà di associare le figure appena elevate agli altari alla propria esperienza spirituale.
Già nella sua prima cerimonia di canonizzazione, il 12 maggio 2013, Papa Francesco canonizzò Antonio Primaldo e compagni, gli 813 martiri di Otranto, insieme a Madre Laura di Santa Caterina da Siena e Madre María Guadalupe García Zavala. Nel corso del suo pontificato, sono state canonizzate figure per le quali è stato riconosciuto un miracolo, ma anche altre per le quali è stata concessa la dispensa da esso, attraverso apposite celebrazioni. Tra queste figurano Papa Giovanni XXIII, Fra Junipero Serra, i trenta martiri del Brasile, i tre protomartiri del Messico, Monsignor Giovanni Battista Scalabrini e gli undici martiri di Damasco.
Le canonizzazioni equipollenti hanno riguardato personaggi il cui culto è stato confermato nel tempo, come Angela da Foligno, Pierre Favre, François de Montmorency-Laval, José de Anchieta, Maria dell’Incarnazione Guyart Martin, Bartolomeo dei Martiri, Margherita da Città di Castello e le sedici Carmelitane Scalze di Compiègne.
Sono state concluse e celebrate da Papa Francesco anche le cause di Madre Teresa di Calcutta e di Papa Giovanni Paolo II, iniziate con deroga ai termini previsti per l’avvio delle rispettive inchieste diocesane. Ha inoltre celebrato le canonizzazioni di cinque candidati beatificati durante il suo pontificato: don José Gabriel del Rosario Brochero, Monsignor Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, Papa Paolo VI, Madre Maria di Gesù Santocanale e Maria Antonia di San Giuseppe de Paz y Figueroa (Mama Antula).
I primi santi di papa Francesco: "aiutino l'italia a guardare con speranza al futuro"
Questi santi, secondo Papa Francesco, incarnano l'intento evangelizzatore della Chiesa. Tra loro spiccano santi missionari come don Brochero, donne che hanno aperto nuove vie al Vangelo come Madre Laura, figure che hanno affrontato sfide storiche come Mama Antula, e persone che hanno vissuto la santità nella quotidianità familiare, come Marguerite Bays.
Il pontificato ha visto anche la canonizzazione di sacerdoti fondatori di nuove famiglie religiose, come don Vincenzo Grossi e don Giuseppe Allamano. Non mancano esempi di santità adolescenziale e giovanile, come José Sanchez del Río e Nunzio Sulprizio, provati dalla vita ma coraggiosi nel testimoniare la loro amicizia con Gesù.
Vescovi come Monsignor Manuel González García hanno mirato alla santità del loro popolo, mentre Bartolomeo dei Martiri è stato un modello per il clero. Vescovi come Romero e Scalabrini hanno difeso i più deboli, a volte pagando di persona. Il magistero dei tre Papi canonizzati da Francesco è stato uno sprone a guidare la Chiesa nel solco del Concilio Vaticano II, con un tocco personale.
Santi Missionari e Protettori
- Santa Teresa di Lisieux: Vergine e Dottore della Chiesa, la sua "piccola via" d'amore e fiducia ha ispirato innumerevoli missionari.
- San Francesco Saverio: Sacerdote gesuita, noto come l'"Apostolo delle Indie", ha portato il Vangelo in Asia con instancabile zelo.
- San Daniele Comboni: Missionario in Africa, fondatore dei Comboniani, dedicò la sua vita all'evangelizzazione e alla promozione umana del popolo africano.
- Beata Pauline Jaricot: Fondatrice delle Pontificie Opere Missionarie, la sua visione ha rivoluzionato il modo di sostenere l'attività missionaria.

San Francesco Saverio: L'Apostolo delle Indie
Nato il 7 aprile 1506 nel castello di Saverio, in Navarra, San Francesco Saverio è una figura centrale nella storia delle missioni. A 15 anni si recò a Parigi per studiare all'Università della Sorbona, dove incontrò Ignazio di Loyola e Pietro Favre. Fu conquistato dall'ideale di Ignazio e, il 15 agosto 1534, insieme ad altri compagni, fece i voti di castità, povertà evangelica e di recarsi a Gerusalemme.
Non potendo raggiungere la Terra Santa, i compagni si presentarono a Papa Paolo III, che li accolse e pensò di inviarli in missione. Decisero di costituire un Ordine religioso, la Compagnia di Gesù, eleggendo Ignazio come superiore generale.
Nel 1540, Francesco Saverio fu inviato in missione nelle Indie. Partì dal Portogallo il 7 aprile 1541 e giunse a Goa, in India, il 6 maggio 1542. Qui stabilì il centro della sua attività nell'ospedale, curando i malati e dedicandosi all'assistenza spirituale dei carcerati e dei mercanti portoghesi. Il suo metodo di apostolato consisteva nel percorrere le strade, invitando bambini e adulti ad ascoltare le sue istruzioni in chiesa, utilizzando un linguaggio semplice e adattato alla comprensione degli uditori.
Francesco Saverio trascorse due anni tra i paravas, una tribù indigena del Sud dell'India, insegnando loro il Credo, il Pater Noster, l'Ave Maria e i 10 comandamenti. Il successo fu tale che i bambini e i giovani lo assediavano, desiderosi di apprendere i rudimenti della fede. Dopo l'India, si recò nelle Molucche e poi a Malacca, prima di sentire parlare del Giappone, un paese che riteneva particolarmente disposto alla conversione al Cristianesimo.
Nel suo desiderio di diffondere il messaggio di Cristo, Francesco Saverio si preparava a raggiungere la Cina quando morì, aprendo la strada a un altro missionario gesuita, Matteo Ricci. La sua vita, durata appena 46 anni e 8 mesi, fu un'incredibile opera missionaria, che lo consacra come uno dei più grandi missionari della storia.
Charles de Foucauld: Il Solitario del Deserto
Charles de Foucauld, nato nel 1858, è un esempio di ricerca spirituale e dedizione radicale. Rimasto orfano, abbandonò la pratica religiosa e si considerò ateo. Dopo un periodo nell'esercito, intraprese un cammino di conversione che lo portò a una vita di preghiera, silenzio e contemplazione nel deserto del Sahara.
Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, entrò nella "trappa", un monastero molto povero. Successivamente, visse a Nazareth come domestico delle clarisse, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione del Vangelo. Scelse come motto "Jesus Caritas".
Preparato al sacerdozio, si recò a Beni Abbès, nel Sahara algerino, dove costruì un romitaggio. Si dedicò all'accoglienza dei pellegrini e alla redenzione degli schiavi, entrando in contatto con i nomadi del deserto, i Tuareg. L'idea di convertirli lasciò il posto al desiderio di essere un autentico testimone del Vangelo.

La sua giornata era scandita da undici ore di preghiera, sei di lavoro e poche ore di sonno, con una grande disponibilità all'accoglienza e al dialogo. Durante la Prima Guerra Mondiale, il 1° dicembre 1916, fu ucciso da una banda di predoni. La sua vita, tuttavia, ispirò la fondazione di congregazioni come i Piccoli fratelli e le Piccole sorelle di Gesù, che portarono avanti la sua spiritualità.
La sua esistenza fu dominata dai due grandi misteri: il Santissimo Sacramento e l'Incarnazione a Nazareth. Il suo programma di vita era "gridare il Vangelo sui tetti", essere un riflesso vivente di Gesù.
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