Le Comunità Cristiane non Cattoliche e le Famiglie "Evangeliche" a Venezia

La fine della Repubblica aristocratica di Venezia ebbe conseguenze profonde anche sulle istituzioni ecclesiastiche presenti nella città lagunare. Nell'arco di un quarto di secolo (1797-1821) gli interventi di politica ecclesiastica promossi dalle autorità civili e i tentativi di adattamento alla nuova realtà intrapresi da quelle della Chiesa cattolica si intrecciarono dando vita a volte a convergenze, altre volte a opposizioni, ma causando nell'insieme un radicale stravolgimento del complesso sistema di istituzioni ecclesiastiche che si era venuto configurando nel corso dei secoli.

I repentini cambiamenti che seguirono alla rottura del secolare equilibrio di fondo garantito dalla Repubblica aristocratica investirono non solamente l'ambito istituzionale delle Chiese, ma riguardarono la religiosità nei suoi diversi aspetti. Anche a Venezia, sebbene in misura molto più limitata che in Francia, il giacobinismo e il riformismo napoleonico avevano comportato un incipiente sviluppo di processi di laicizzazione e di secolarizzazione.

La Comunità Luterana e lo Sviluppo del Culto Riformato

La comunità luterana, composta sostanzialmente da tedeschi, nel 1806 fu invitata dalle autorità napoleoniche a lasciare il Fondaco dei Tedeschi. L'introduzione della libertà di culto permise la trasformazione della Nazione alemanna in Chiesa e ne consentì lo sviluppo.

A inizio Ottocento la comunità luterana ebbe i suoi momenti di maggiore portata nell'approvazione dell'"Atto Organizzativo della Comunità Cristiana-Evangelica di Confessione Augustana a Venezia" (1810) e nell'apertura di un luogo pubblico di culto nell'ex scuola dell'Angelo Custode, in campo SS. Apostoli. Questo luogo fu dapprima preso in affitto nel 1813 e quindi l'anno successivo acquistato dal demanio.

Mappa antica di Venezia con evidenziato il Fondaco dei Tedeschi e Campo SS. Apostoli

Tuttavia, l'aggregazione della comunità veneziana al Concistoro di Vienna, decisa dalle autorità austriache nel 1814 dopo il ritorno del Veneto sotto il controllo degli imperiali, la privò nuovamente della piena libertà.

Repressione dei Culti Riformati durante la Restaurazione

Nonostante la linea di asserita tolleranza nei confronti dei culti diversi da quello cattolico introdotta nel Veneto dalle autorità austriache, durante la Restaurazione la situazione delle Chiese cristiane di origine riformata rimase difficile. Nel 1816 il governatore Peter von Goess e nel 1820 il suo successore Karl Borromäus von Inzaghi invitarono la polizia e la censura a reprimere la diffusione nel Veneto di bibbie e altri opuscoli di orientamento riformato.

In particolare, von Inzaghi compì una saldatura tra l'azione di propaganda protestante, volta a riformare la Chiesa cattolica, e le trame della carboneria contro le istituzioni del Regno lombardo-veneto. Attribuì dunque alla repressione della prima un significato eminentemente politico: la difesa dello status quo.

La Comunità Greca Ortodossa: Un Periodo di Decadenza

Nell'insieme, per la comunità greca ortodossa di Venezia, la fine della Repubblica aristocratica segnava l'inizio di una decadenza che si sarebbe prolungata nel corso dell'Ottocento, in particolare per la dispersione dei suoi membri causata dal Risorgimento greco.

Le "Famiglie Evangeliche" nel Patriziato Veneziano: Una Classificazione Storica

Nel contesto della nobiltà e dell'araldica veneziana, in particolare per quanto riguarda il Libro d'Oro della nobiltà veneziana, venivano iscritti tutti gli appartenenti alle famiglie patrizie veneziane. Queste famiglie erano suddivise in diverse categorie storiche, tra cui:

  • le dodici famiglie apostoliche (Contarini, Morosini, Badoer, Tiepolo, Michieli, Sanudo, Gradenigo, Memmo, Falier, Dandolo, Polani e Barozzi);
  • le quattro famiglie evangeliche (Giustiniani, Cornaro, Bragadini e Bembo);
  • le otto presenti "molto innanzi al serrar del Maggior Consiglio" (Quirini, Dolfini, Soranzo, Zorzi e Marcello), e altre ancora.
È importante notare che la denominazione di "famiglie evangeliche" in questo contesto si riferisce a una classificazione tradizionale delle antiche famiglie patrizie veneziane, legata ai quattro Evangelisti, e non indica una loro aderenza al protestantesimo o a confessioni di origine riformata. Questa classificazione riflette l'antica struttura e le tradizioni della nobiltà veneziana.

Pagina illustrativa di un antico

Il Patriziato veneziano costituiva uno dei tre corpi sociali in cui era suddivisa la società della Repubblica di Venezia, assieme ai cittadini e ai foresti (forestieri). Patrizio era il titolo nobiliare spettante ai membri dell'aristocrazia al governo della città di Venezia e della Serenissima.

Il corpo nobiliare, dopo secoli di quasi inaccessibilità, riprese ad aprirsi a nuove famiglie quando, con il declinare della potenza veneziana, lo Stato prese a "vendere" il titolo (a 100.000 ducati) per riempire le casse pubbliche, non più sostenute dai ricchi commerci con l'Oriente. Tra il Sei e il Settecento si ebbero tre aperture al patriziato, con l'aggregazione di centotrentaquattro famiglie, un contributo non indifferente visto che la nobiltà soffriva da tempo di una grave crisi demografica. L'ultimo gruppo fu aggregato tra il 1776 e il 1788, in seguito alla decisione di ammettere al Maggior Consiglio quaranta famiglie.

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