Santo Stefano Belbo: Storia, Territorio e Itinerari

Santo Stefano Belbo, comune con 4109 abitanti al 31/12/2010 (2012 M. e 2097 F.), si estende su una superficie di 23,63 Kmq e si trova a 175 Mt s.l.m. La sua densità abitativa è di 179 ab./km². A inizio ‘900 contava 4871 abitanti. La denominazione del comune deriva dal martire Santo Stefano, patrono del paese. Per distinguerlo dall’omonimo centro del Roero e dai molti altri presenti in Piemonte, venne aggiunto il determinante Belbo, che scorre a sinistra dell’abitato.

Veduta panoramica di Santo Stefano Belbo e delle sue colline vitate

Origini e Sviluppo Storico

L'abitato di Santo Stefano Belbo è databile probabilmente dopo l'anno 1000, anche se già anteriormente doveva esistere un piccolo insediamento, posto come controllo strategico all'inizio della strada che si snodava lungo la valle del Belbo e che, valicata la dorsale Belbo-Bormida, dopo Rocchetta Belbo, incrociava la strada proveniente da Alba.

Notizie sicure si hanno di un insediamento risalente all'epoca romana, quando fu costruito un posto militare fortificato lungo la strada che collegava Asti (Hasta) ed Alba (Alba Pompeia) con i centri della Riviera di Ponente: Varazze (Varagine), Albisola (Alba Sextilia), Albenga (Alba Ingauna).

Ragguagli più precisi sulla costruzione del borgo ci giungono in epoca medievale, con la costruzione di un castello (castrum) sulla collina di S. Libera e di un convento benedettino (S. Gaudenzio), edificato probabilmente sui resti di un più antico tempio dedicato a Giove. Questo ex cenobio benedettino, riedificato due volte, è un insigne monumento di architettura romanica di cui rimangono l'abside, la sacrestia, mosaici e sculture.

La presenza monastica era molto forte in Valle Belbo: a S. Stefano operarono anche, tra il 1600 e il 1840, i frati Francescani scalzi e i Cistercensi. Ai monaci benedettini spetta il merito di aver introdotto la coltivazione della vite nei loro possedimenti, che pare raggiungessero le 2000 giornate di terreno nel solo territorio di S. Stefano ai piedi della collina di Moncucco. S. Stefano Belbo ebbe notevole importanza nel periodo feudale, di cui rimangono i ruderi di una delle torri dell'antico castello.

Ricostruzione storica dell'antico castello di Santo Stefano Belbo o mappa di insediamenti romani nell'area

Economia e Tradizioni Vitivinicole

La coltivazione e la lavorazione del vino moscato, già apprezzatissimo fin dal 1583 dai Duchi di Mantova e dai Marchesi del Monferrato, caratterizza l'economia del paese. Nello stesso Comune, concesso da Vittorio Emanuele III il 21 Agosto 1902, nello scudo sormontato da corona, tra grappoli d'uva, è inciso il motto: "Vitis Sancti Stephani ad Belbum vita", che significa "la vite è la vita di Santo Stefano Belbo".

Vigneti di Moscato nella Valle Belbo

Percorsi e Itinerari nella Valle Belbo e Oltre

L'area offre numerosi percorsi escursionistici e ciclabili che attraversano paesaggi suggestivi, connettono borghi storici e offrono panorami mozzafiato. Molti di questi itinerari si snodano tra le colline delle Langhe, con tratti che si dirigono verso la Valle Bormida e potenzialmente verso le aree costiere liguri, come Altare o Finale Ligure.

Itinerario ad anello da Santo Stefano Belbo: un percorso di 60 km

Un percorso misto di circa 60 km, ottimamente segnato, include asfalto, carrarecce e sentieri. Questo itinerario, con partenza dalla centrale Piazza Umberto I° (m.170), si sviluppa come segue:

  1. Dalla piazza si imbocca via Garibaldi, si volta a destra e, costeggiato l’edificio blu (sede di Radio Valle Belbo), si sale con alcuni ripidi tornanti verso la torre medievale.
  2. Raggiunto il quadrivio in prossimità della frazione di Santa Libera, si sale verso destra, in direzione della chiesetta, trascurando il bivio per la località Casotto, e si prosegue ammirando la Valle Belbo fino alle case della località Monti.
  3. Si prosegue a destra sulla stradina pianeggiante, seguendo le indicazioni per Loazzolo, affacciandosi sulla Valle della Rocchea.
  4. Raggiunto il cippo dei caduti in località Cà Nuova, si piega a sinistra e, percorsi pochi metri, si imbocca la strada inghiaiata che sale a destra verso alcuni serbatoi dell’acquedotto.
  5. La stradina costeggia un rio, quindi, superata una cascina, raggiunge la cresta della collina nei pressi dell’evidentissimo traliccio (m. 621).
  6. Si segue la cresta, scendendo verso destra, affacciandosi prima sulla Valle Bormida, con l’Appennino Ligure sullo sfondo, poi sulla Valle Belbo e sulle Alpi.
  7. All’incrocio successivo si abbandona l’asfalto per lo sterrato pianeggiante che si dirama a destra, percorrendo la cresta e immergendosi nel bosco dopo aver costeggiato una vigna.
  8. Raggiunta la sommità della collina, si scende tra la vegetazione, uscendo solo in prossimità di uno spettacolare anfiteatro vitato, aperto sulla Valle Bormida. Costeggiandolo sulla sommità, si guadagna nuovamente la cresta, seguendola fino a raggiungere un evidente quadrivio.
  9. Si segue la strada asfaltata pianeggiante fino al successivo incrocio. Qui si sale a destra, seguendo le indicazioni per Cossano Belbo e subito dopo si devia a sinistra, imboccando la stradina Cadacanelli.
  10. Dopo un lungo tratto di sommità, molto panoramico, la via scende al bivio con la strada Madovito. Si piega a sinistra e, passata una piccola area di sosta, con un paio di curve si guadagna il bivio di strada Ghilardi.
  11. Ci si mantiene sulla strada pianeggiante di cresta fino alla selletta successiva, nel cui quadrivio si abbandona l’asfalto per salire nel bosco di castagni che avvolge la collina.
  12. Percorsa la sommità della dorsale con un sentiero, dopo aver attraversato alcuni coltivi, si piega a destra e si scende su sterrata fino ad un nuovo quadrivio posto in corrispondenza di una sella.
  13. Si percorre la strada inghiaiata pianeggiante che, mantenendosi prevalentemente nel bosco, scende ad un incrocio. Giunti sull’asfalto, si piega a sinistra (indicazione Pallarea); subito dopo l’itinerario si innalza su inghiaiata e raggiunge prima una cascina ristrutturata, poi il pilone votivo dedicato a San Salvario.
  14. Da questo, nuovamente su asfalto, si perde quota fino a toccare la strada provinciale e, proseguendo a sinistra, si raggiungono le case del centro storico di Castino e la centrale piazzetta Buenos Aires (m. 567). Il tratto ha uno sviluppo di 8,7 km, per uno sviluppo complessivo di 22,8 km.
Mappa schematica del percorso ciclabile/escursionistico intorno a Santo Stefano Belbo

Da Castino a Cortemilia

Dalla piazzetta centrale di Castino (m. 567), posta a fianco della strada provinciale che collega Alba e Cortemilia, si percorre la breve rampa di Via Negro quindi si imbocca via San Rocco. Alla biforcazione successiva si sale a destra fino al termine dell’asfalto e, su uno degli ultimi tratti di acciottolata, si guadagna la panoramica cresta della collina. La si segue tra i coltivi, su sentiero, fino ad una stradina asfaltata; si piega a sinistra e, mantenendosi sulla cresta, la si segue fino a superare la casa isolata detta “Cà Rossa”. Al successivo bivio si deve piegare a sinistra, sull’inghiaiata pianeggiante che si immerge nel bosco, abbandonando il percorso del “Sentiero della Valle Belbo”. Alla prima evidente diramazione si tiene ancora la sinistra, costeggiando la sommità del Bric Castelmartina. Si ritrova l’asfalto e con un paio di tornanti si raggiunge la chiesetta dedicata a San Martino. Si segue il nastro d’asfalto che, perdendo rapidamente quota tra i terrazzamenti, scende verso gli imponenti ruderi del castello di Cortemilia. Li si costeggia e, raggiunto un tornante, si abbandona l’asfalto per proseguire dritto su di un viottolo acciottolato, stretto tra i muretti a secco. Si torna sull’asfalto ormai sul fondovalle, in prossimità dell’ex convento di San Francesco. Questo tratto ha uno sviluppo di 5 km, per uno sviluppo complessivo di 27,8 km.

Da Cortemilia a Bergolo

Da piazza Savona, sull’angolo di via Cavour a Cortemilia, si imbocca la minuscola via Langhe e si sale a destra. Si attraversa la provinciale per Bergolo e si imbocca via Martiri di Bologna, percorrendola in piano fino ad una antica cascina. Si sale a destra e, finiti i condomini, si continua sull’inghiaiata che sale a sinistra. Raggiunto un quadrivio si continua a salire sul sentiero poco evidente al centro che, con un lungo traverso, consente di raggiungere un boschetto. Con un paio di curve più ripide si guadagna un’ampia inghiaiata che sale fino ad una stradina asfaltata. Si piega a sinistra, in piano, per circa 300 metri, per abbandonarla a favore di una sterrata poco evidente sulla destra. Superati alcuni terrazzamenti si prosegue in piano fino ad un muretto a secco. Si supera un rio e si sale per un ripido strappo fino ad uscire dal bosco. Si costeggiano i coltivi fino a raggiungere il cortile di una cascina isolata, lo si evita verso destra per sbucare nella curva di una strada inghiaiata. La si segue verso sinistra per pochi metri e si abbandona, nella curva, a favore della sterrata pianeggiante. Al successivo bivio si piega a sinistra, mantenendosi sul percorso più antico, per un tratto pianeggiante nel bosco, fino a raggiungere una più evidente sterrata. Si volta decisamente a destra e si percorre l’intero anfiteatro della collina, in passato coltivato a vigneto. Con un paio di curve si guadagna la cascina Fontana e, su strada ora inghiaiata, si percorre la cresta della collina. Si trascura la prima strada (che sale a destra verso il Bricco delle Forche) per salire al centro al successivo bivio, guadagnare, piegando a sinistra in una pineta, la cresta della collina (croce in legno) e raggiungere la bella chiesa romanica dedicata a San Sebastiano, posta in uno splendido punto panoramico. Da questa si scende, su asfalto o sull’antica acciottolata, fino a raggiungere la piazza di Bergolo (fontana, m. 560). Il tratto ha uno sviluppo di 9,25 km, per uno sviluppo complessivo di 37,05 km.

Da Bergolo a Gottasecca

Da Bergolo si imbocca la via che porta al campeggio comunale e si prosegue in piano sulla strada asfaltata che si stacca a destra, in prossimità della strada di accesso ai bungalow e procede in piano fino ad una villetta isolata. Qui ci si mantiene sulla dorsale della collina e, in prossimità di un pilone votivo, si sale a destra fino al Bric Massimino, dominato da una cascina isolata. Da questo punto la strada si fa inghiaiata e si inoltra, pianeggiante, in un castagneto. Si prosegue a destra ad un paio di bivi e si guadagna la selletta posta sopra le case di Levice. Dopo pochi metri su asfalto occorre piegare decisamente a sinistra e salire per un tratto di dura sterrata tra due cortine di cespugli. Si trascurano le strade che scendono a destra ed a sinistra, per seguire l’ampia dorsale in leggera salita. In breve si raggiunge un quadrivio: lo si supera e si imbocca la strada asfaltata (area di sosta con fontana) che, in leggera salita, porta al panoramico Pian della Croce. Sempre sulla dorsale, ma su strada ora inghiaiata si sale ancora verso la sommità della collina. Si scende per un breve tratto e, mantenendosi sulla cresta, si guadagna l’asfalto sulla sella posta alle pendici del Bricco delle Forche. Si sale per pochi metri, quindi, in prossimità di un deposito dell’acquedotto, si scende a destra, fino al bivio posto a poche decine di metri dalla cascina Coste, isolata tra coltivi e rimboschimenti di conifere. Si abbandona la strada asfaltata per salire a sinistra, su sterrata e procedere in piano tra i coltivi, su sentiero poco evidente, fino a raggiungere una recente villa. Si costeggia e, dopo pochi metri, si raggiunge una strada asfaltata che occorre seguire procedendo verso destra. Si scende fino all’ampia strada provinciale, si supera una bella area verde (fontana) e si procede, sempre mantenendosi sulla dorsale, fino alla frazione Serra. Al successivo bivio si seguono le indicazioni per il castello, a destra, guadagnando in breve la sommità della collina ed il magnifico castello che la domina. Edificato dai marchesi Del Carretto, è da pochi anni di proprietà del Comune (è visitabile la domenica e su prenotazione); è possibile comunque ammirarlo dall’esterno salendo dalla vicina chiesa ed attraversando l’ampio prato. Castello e chiesa (romanica di fondazione e dedicata in origine a San Lorenzo) costituiscono uno dei più bei complessi monumentali delle Langhe e consentono di ammirare un panorama veramente grandioso. Occorre procedere fino all’inizio del muretto che costeggia l’arco di ingresso e scendere a sinistra, sulla ripida via Castello, per attraversare il borgo più antico del comune. Il tratto ha uno sviluppo di 7,5 km, per uno sviluppo complessivo di 44,55 km.

Foto aerea del castello di Del Carretto o del paesaggio delle Langhe

Da Gottasecca a Saliceto: Connessione con la Valle Bormida

Da Gottasecca si inoltra sulla strada che sale, nel quadrivio di fronte alla chiesa (fontana), e, seguendo le indicazioni per Pian Rocchetto, Bosco, Piani, si piega a sinistra al primo bivio, subito dopo il parcheggio di una trattoria. Si sale dolcemente tra le cascine per piegare a sinistra con un ampio arco e, attraversati alcuni tratti di bosco, raggiungere il bivio della frazione Piani. Si sale a destra e si raggiunge l’ultima azienda agricola. Si entra nel cortile, si piega a destra e si sale verso la cresta della collina, ove sorge un solitario “ciabot”, in una posizione che consente di ammirare sia il castello di Prunetto che la Valle Uzzone.

L’itinerario si immerge nel Bosco dei Faggi, in prossimità di una piccola area di sosta. È consigliata una breve deviazione, al primo bivio a sinistra: un folto gruppo di grandi faggi crea un ambiente particolarmente suggestivo. È l’ultima località dell’Alta Langa in cui si possono ammirare questi splendidi alberi: una volta molto più comuni, oggi sono relegati, in pochi esemplari isolati, nei valloni più umidi. Tornati sulla sterrata pianeggiante si prosegue verso sinistra, mantenendosi sulla cresta fino al quadrivio posto sul Bricco della Colma. Si piega a sinistra, su asfalto, scendendo velocemente fino a passare un pilone votivo ed una cascina isolata. Un ultimo tratto pianeggiante consente di raggiungere un evidente incrocio: si deve abbandonare l’asfalto per imboccare un sentierino che sale a sinistra nel bosco, prima in una rada pineta, poi in un più fresco castagneto.

In questo tratto dell’itinerario la Comunità Montana ha localizzato un “Percorso natura”: la descrizione dettagliata delle singole entità botaniche (facilmente individuabili con l’aiuto dei pali numerati) consente agli escursionisti di conoscere in modo più approfondito la flora di questo particolare ambiente. Raggiunta una sterrata più evidente si procede a sinistra, fino a guadagnare un quadrivio, caratterizzato da un deposito dell’acquedotto. Si scende a destra per pochi metri e si piega verso sinistra, sulla sterrata pianeggiante (una deviazione per gli appassionati di storia: imboccando la diramazione a sinistra si potrà raggiungere il cocuzzolo su cui sorgono i ruderi dell’antico castello). In breve si raggiunge l’ingresso del cimitero di Gottasecca. Si scende a destra ed in breve si raggiunge la piazza del comune (fontana, m. 630). Il tratto ha uno sviluppo di 12,55 km, per uno sviluppo complessivo di 57,1 km.

Dalla piazza di Gottasecca, costeggiando la chiesa parrocchiale, si scende sulla strada, di recente lastricata, che attraversa tutto il centro storico. Si oltrepassa la circonvallazione e si seguono le indicazioni per il santuario. Si sale fino all’ultima casa del paese. Il percorso segnalato passa dietro la casa, a destra; dopo pochi metri di salita piega a sinistra e scende dolcemente mantenendosi sotto la dorsale; superata una fonte e alcune case, si piega a sinistra e si raggiunge nuovamente, in una curva, la rotabile asfaltata. Si piega a destra, sulla strada che scende in modo deciso, fino a raggiungere gli ampi spazi che circondano il Santuario della Madonna di Gottasecca. Si volta a destra in prossimità di una nuova ampia area di sosta e si raggiunge il sacro edificio (fontana).

È necessario tornare sui propri passi per pochi metri e, invece di salire, si deve procedere in piano, a destra, sulla sterrata che si immerge nel bosco. Una prima curva a sinistra ed una successiva a destra consentono di raggiungere e superare un piccolo rio. Si sale a sinistra al bivio successivo, in prossimità di un prato e ci si inerpica verso la cresta, con un tratto di sterrata più ripida e, costeggiati alcuni prati, si torna nel bosco, ricco di roverelle. Superato un ultimo strappo si guadagna la dorsale, dove il sentiero procede pianeggiante. I saliscendi si susseguono fino ad una marcata discesa verso sinistra, spesso fangosa. Si piega a destra ad un bivio e, nuovamente in piano, si raggiunge una caratteristica “selletta”. Si procede a sinistra, in discesa, su strada inghiaiata, per raggiungere, dopo qualche metro di salita, la rotabile asfaltata nel quadrivio detto delle “quattro vie” (pilone votivo). Occorre attraversare l’asfalto e, fatti pochi metri a sinistra, imboccare il sentiero che sale nel bosco. Alcuni “gradini” sassosi causati dall’erosione dell’acqua rendono questo tratto più faticoso. Si perviene in breve alla cresta, dove occorre seguire un’ampia sterrata, tagliando con lieve ascesa le pendici del Bric Baraccone, fino ad un evidente slargo. Si piega a destra e si prosegue fino al pilone votivo posto a monte dell’isolata cascina Baraccone, al centro di estesi pascoli. Si prosegue sulla dorsale fino all’asfalto e lo si segue per poche decine di metri, fino ad una curva nel bosco. L’itinerario, mantenendosi sulla cresta, prosegue sulla sterrata a sinistra, che consente di guadagnare un panoramico quadrivio, tra ampi coltivi. Occorre procedere al centro, mantenendosi sullo spartiacque, con la sterrata che, poco dopo, si immerge nuovamente nel bosco, per raggiungere, dopo un ripido tratto acciottolato, una più evidente inghiaiata. Si procede verso destra e si supera il pilone detto “della Madonnina”, posto su di un caratteristico affioramento roccioso. Si prosegue in piano fino al termine dell’inghiaiata, in prossimità di alcune cascine. Giunti sull’asfalto si perde velocemente quota sulla stradina che, con alcune ampie curve, conduce alle prime case di Saliceto. Si volta a destra al termine della discesa e, in piano, si costeggia l’area verde comunale. Ancora pochi metri e si incontra la strada provinciale della Valle Bormida: la piazza del municipio, punto di arrivo dell’itinerario, si raggiunge piegando a sinistra (m. 389). Il tratto ha uno sviluppo di 7,4 km, per uno sviluppo complessivo di 64,5 km.

Foto di un tratto boschivo del percorso o del Santuario della Madonna di Gottasecca

Langhe & Roero, Piedmont, Italy | DJI Mavic 2 Zoom | 4K Video

Altri Itinerari e Connessioni

L'area di Santo Stefano Belbo è un punto di partenza per diversi percorsi:

  • Un itinerario ripercorre quasi interamente il tracciato da 21 km, denominato "Paesi Tuoi", del Trail del Moscato d'Asti di Santo Stefano Belbo. Massimo, il nostro vate e mentore odierno, ci ha condotto in uno dei più suggestivi percorsi pavesiani.
  • La partenza obbligatoria dal cimitero di Santo Stefano Belbo con visita alla tomba di Cesare Pavese.
  • Un percorso è descritto come 90% sterrato su fondo compatto e libero da vegetazione.
  • La “Fino a Finale” (o FAF per gli amici) è un itinerario a lunga percorrenza che unisce San Salvatore Monferrato a Finale Ligure. Altare, trovandosi nella provincia di Savona e in prossimità di Finale Ligure, potrebbe essere una tappa o una destinazione intermedia di percorsi che si estendono verso la Liguria.
  • Un itinerario descritto come "invernale" parte dalla piazza Umberto I, è interamente in salita e su strada asfaltata. Non presenta difficoltà, il percorso sale dolcemente e, salendo, si gode di una stupenda vista sulle vallate di Santo Stefano Belbo. Si svolge interamente su strada asfaltata, con bassissimo traffico e completamente rivolta al sole.

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