Introduzione e Contesto
Sulla strada verso il Po, in direzione Colorno, a pochi chilometri dalla città di Parma, si erge l’antico monastero di San Martino de’ Bocci. Questo complesso, sebbene spesso erroneamente chiamato certosa di Paradigna, ha da lunghissimo tempo perduto la sua funzione religiosa originaria. In realtà, l’appellativo di certosa è improprio, in quanto il sito fu sede di un ordine monastico, ma non dei certosini della Chartreuse, bensì dei cistercensi di Cîteaux. Nello specifico, l'abbazia era in stretta dipendenza dall’abbazia di Chiaravalle della Colomba, presso Piacenza, fondata da san Bernardo.
I monaci costruirono il loro monastero, denominato Santa Maria in Valle Serena, in una località oggi conosciuta come Paradigna. Il nome Valserena riflette l’importante attività di intervento sulla natura da parte dei monaci, in particolare riguardo alla bonifica dei terreni e alla creazione di zone a coltura. Il luogo fu evidentemente reso "valle serena" dopo essere stato epurato dai “bocci”, ovvero da sterpaglie e pruni. È noto, infatti, l’importante ruolo economico rivestito dai cistercensi che, grazie all’aiuto di figure laiche come i conversi, bonificarono e conquistarono alla coltura zone vastissime. Le famose grange cistercensi furono un notevole modello di conduzione agricola per il medioevo; i monaci di Valserena controllavano inoltre pozzi salini a Salsomaggiore e alcuni mulini.

La Storia dell'Abbazia di Valserena
La Fondazione (XIII-XIV secolo)
La badia di Valserena venne fondata da Gerardo Bianchi, nato a Gainago intorno al 1230. Questo illustre Parmense, che fu auditor litterarum apostolicarum contradictoriarum della Curia romana a partire dal 1277, raggiunse l’apice della sua carriera a Roma, venendo eletto cardinale prete della basilica dei Dodici Apostoli da Nicolò III nel 1278, nonché vescovo della Sabina sotto Martino IV nel 1281 e infine, nel 1299, arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano.
Nell’aprile del 1298, Papa Bonifacio VIII esaudì una richiesta del Cardinale Gerardo Bianchi, nativo di questi luoghi, autorizzando la realizzazione di un’abbazia cistercense nella zona di S. Martino Bocci. Dedicata alla Madonna, S. Martino e S. Ludovico, essa sarebbe stata comunemente chiamata Valserena. Il pontefice, tramite una bolla, concesse anche dignità di pieve alla piccola chiesa di Gainago, luogo natìo di Gerardo, e permise l'acquisizione del controllo sull’oratorio di San Leonardo.
La costruzione fu intrapresa da maestranze di Chiaravalle nel maggio del 1298, come attestava la scritta all’ingresso “anno MCCLXXXXVIII die XV maii hoc monasterium inceptum fuit”. Già il 15 maggio 1298 iniziarono gli studi di canalizzazione per far defluire le acque, e il comune di Parma permise che il canale comunale fornisse acqua al mulino del convento, con la creazione di significative opere di canalizzazione in zona. Nel 1302 si insediarono i monaci provenienti da Chiaravalle della Colomba, sotto la guida del loro abate Enrico. Dopo la morte di Gerardo, avvenuta nel marzo del 1302, Bonifacio VIII istituì la dipendenza di Valserena dalla Chiaravalle piacentina, il cui abate avrebbe sempre dovuto presenziare ai capitoli concernenti le questioni maggiori di Valserena. I monaci, nei primi tempi, si servirono della chiesa di San Martino, ma, dopo la morte del fondatore, fu stabilito di costruire l’attuale chiesa, agli inizi del XIV secolo.
Sviluppo e Trasformazioni (XV-XVIII secolo)
Nel 1457, Sigismondo Fulchini, scelto tra il clero secolare di Parma, divenne abate di Valserena. Egli promosse un'importante opera di restauro della chiesa e del monastero, migliorando anche le strutture delle aziende agrarie, a ricordo delle quali pose una targa con la data 1489. Nel 1496, Papa Alessandro VI ordinò la divisione dei beni di Valserena in beni per la mensa conventuale e beni per la mensa abbaziale, sottoponendo di fatto l'abbazia a commenda.
Tra il XVI e il XVII secolo l'edificio subì rimaneggiamenti significativi. In questo periodo, la facciata attuale, dai decisi tratti barocchi, fu costruita in sostituzione dell’originale. Le antiche finestre gotiche furono accecate nella seconda metà del XVI secolo, epoca a cui risalgono i famosi affreschi del Baglione nel presbiterio. Anche tra il Seicento e il Settecento l’edificio continuò a subire alterazioni, il più eclatante dei quali fu il rifacimento della facciata, ispirato allo stile dei Bibiena.
Declino, Chiusura e Recupero (XIX-XX secolo)
Il 1810 segnò una svolta drammatica per Valserena: il convento fu sconsacrato e chiuso. I locali furono venduti a privati e adibiti inizialmente a fabbrica di conserve, e successivamente furono occupati da un’azienda agricola. Nel XIX secolo, l'intera struttura venne profondamente alterata, trasformata in una fabbrica di conserva di pomodori, occupata da caldaie e camini.
Fortunatamente, a partire dalla seconda metà degli anni ‘60, l'abbazia è stata sottoposta a un recupero strutturale che ha ripristinato i caratteri gotici originari nell’insieme delle trasformazioni d’epoca barocca. Ancor oggi sono visibili resti delle arcate del chiostro e dell’antico convento. A lungo usata come luogo di ricovero di arnesi e attrezzi e come magazzino in margine ad attività agricole, è stata oggetto di recenti restauri tesi a restituirle l’antica forma e dignità. I locali sono stati restaurati, ma complesse vicende ne impediscono l’apertura al pubblico, se non per eventi specifici.

Architettura e Stile
Caratteristiche Generali
Le omogenee caratteristiche dell’architettura cistercense sono rispettate anche a Valserena, come l’abside di forma quadrata o il tiburio poligonale posto all’incrocio tra navata e transetto. La chiesa è a croce latina in stile gotico lombardo, di cui è stata sottolineata la conformità rispetto a modelli borgognoni-provenzali, simili ad altri edifici ecclesiastici dell'area emiliano-lombarda. Internamente, la struttura tipica a tre navate coperte da volta a crociera corre per una lunghezza di 60 metri e ha una larghezza di 33 metri.
Dettagli Strutturali
Interamente costruita in mattoni, l'abbazia segue lo schema tipico basilicale: presenta quindi tre navate a sistema alternato. Quella centrale è composta da quattro campate quasi quadrate, a cui corrispondono otto campatelle rettangolari nelle laterali, il tutto supportato da massicci pilastri “semi-cruciformi”, con semicolonne cilindriche addossate a reggere le costolonature delle crociere, e a pianta ottagona. Tutte e tre le navate sono coperte da volte a crociera ogivate e, in particolare, costolonate. Il transetto è composto di cinque campate, aggettandone di una per lato, ed è terminato da un profondo presbiterio rettangolare di due campate, affiancato da due cappelle per parte; tutti questi ambienti sono anch’essi voltati a crociera.
Le uniche notizie dettagliate sull'architettura, come per la chiesa di Fontevivo, sono state fornite da Negri. Di questi, il prospetto meridionale presenta ancora evidenti le tracce degli archi che coprivano lo scomparso chiostro e la sua tessitura muraria è omogenea e compatta.
Le Trasformazioni Barocche e i Restauri
La facciata attuale, con i suoi decisi tratti barocchi, fu costruita tra il XVI e il XVII secolo in sostituzione dell’originale. Secondo il giudizio del Negri, essa tampona le navate in modo incongruo rispetto ai rimanenti caratteri stilistici degli altri prospetti dell’edificio. Dalla seconda metà degli anni ‘60, l'abbazia è stata sottoposta a un recupero strutturale che ha ripristinato i caratteri gotici originari, anche se l'insieme è marcato dalle trasformazioni d’epoca barocca.

I Tesori Artistici: Gli Affreschi
L'abbazia conserva importanti testimonianze artistiche. Il transetto e le cappelle, voltati a crociera, mostrano evidenti tracce di affreschi seicenteschi. Un particolare rilievo spetta ai famosi affreschi del Baglione, che decorano il presbiterio. Questi risalgono alla seconda metà del XVI secolo, periodo in cui le antiche finestre gotiche della chiesa furono accecate per fare spazio a nuove superfici pittoriche.

L'Abbazia di Valserena Oggi: Cultura e Accessibilità
Oggi l'Abbazia di Valserena ospita il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, insediato dal 2007. Questo complesso trecentesco cistercense, grazie al suo pregio e alla sua bellezza, attrae visitatori da tutto il mondo. Situata a Paradigna, una zona industriale di Parma distante dieci minuti dal centro, l'abbazia, a seguito dei restauri svolti alla fine del secolo scorso, è rimasta una delle poche abbazie cistercensi ancora visitabili del territorio.
Lo CSAC, uno dei più grandi archivi di arte contemporanea, design e fotografia al mondo, si è aperto al pubblico, rendendo l'abbazia un vivace centro culturale. Spesso vengono organizzate visite guidate gratuite e interattive alla scoperta dell’Abbazia di Valserena, offrendo l'opportunità di esplorare la sua ricca storia e la sua architettura. Come recita una suggestiva descrizione, giungendo a Parma "se siete al casello e la voglia di culatello può essere ancora controllata, prendete la direzione di Colorno e dopo cinque minuti troverete a destra, in mezzo ai campi, l’Abbazia di Valserena, una visione che sembra crescere, come una pianta, dal nulla."
La "Certosa di Parma" di Stendhal?
Un'affascinante suggestione lega l'Abbazia di Valserena al celebre romanzo di Stendhal. Si dice che Stendhal sia passato per questi luoghi e che vi abbia tratto ispirazione per descrivere la "Certosa di Parma". Indipendentemente dal fatto che questa possa essere la "Certosa di Parma" di stendhaliana memoria - un fatto non assolutamente comprovato - l’abbazia di San Martino dei Bocci ha certamente tutte le carte in regola per aver suscitato un tale romantico sospetto.