La città di Salemi, in provincia di Trapani, si eleva su una collina a 442 metri di altezza, adagiata alle pendici del Monte delle Rose e circondata dalle vigne e dagli uliveti della Valle del Belice. La sua storia affonda le radici nell'antica Halicyae, conosciuta anche come Alicia. Dopo essersi sottomessa volontariamente ai romani, fu dichiarata città libera ed esente dal pagamento delle tasse. Salemi si sviluppò ulteriormente sotto il dominio dei Normanni, a partire dal 1077, periodo in cui fu costruito il suo imponente castello. Successivamente, il potere passò dagli Svevi agli Angioini, i quali portarono la città alla fame. Un momento cruciale per la storia di Salemi fu il 14 maggio 1860, quando Giuseppe Garibaldi si proclamò dittatore della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia, innalzando la bandiera tricolore sulla cima della torre cilindrica del castello.
Nella parte più alta della città sorge il Castello normanno-svevo, caratterizzato da tre torri: una cilindrica e due a base quadrata. La sua edificazione, per volere di Ruggiero il Normanno intorno al 1100, avvenne su un sito dove preesisteva una struttura fortificata di origine greco-romano-araba. Accanto al castello, oggi si possono ammirare i resti del Duomo di San Nicola di Bari, distrutto dal terremoto del 1968, di cui rimangono l'abside, il campanile e le cappelle laterali. Dopo il sisma, la Chiesa dei Gesuiti, con la sua suggestiva facciata in stile barocco, è diventata la nuova Chiesa Madre della città.
La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, detta del SS. Crocifisso
Nel ricco patrimonio artistico e religioso di Salemi, particolare attenzione merita la Chiesa detta anche del Crocifisso, dove, sopra l’altare maggiore, si trova il significativo quadro della “Madonna degli Angeli”, di circa 4 metri per 3. Questa chiesa fu officiata dai frati francescani Riformati, noti anche come Zoccolanti, che arrivarono in città nel 1622 (o 1623, come riporta il Pirri).
I frati occuparono un'antichissima chiesa preesistente, situata a ponente e originariamente dedicata ai Santi martiri Vito, Modesto e Crescenzia. La struttura di questa chiesa è di media grandezza e presenta un’unica navata. La tribuna o cappellone centrale della chiesa appartiene alle famiglie Cappasanta e Perollo, le quali commissionarono il quadro dell’altare maggiore, come testimoniano gli stemmi visibili sulla parte inferiore dell'opera.

L'Opera d'Arte: la "Madonna degli Angeli" di Gabriele Cabrera y Cardona
Recentemente è stato accertato che l’opera fu dipinta nel 1657 da Gabriele Cabrera y Cardona, nativo di Naro (AG), superando errate attribuzioni precedenti a Giuseppe Palermo o Salerno. Le famiglie Cabrera e Cardona, originariamente Conti, provenivano dalla Catalogna nel XIV secolo. Si presume che Cabrera sia stato un “eclettico artista vernacolare” nella seconda metà del XVII secolo. Tra le sue opere conosciute, una tela dello stesso autore, datata 1656, si trova a Castelvetrano, nella Chiesa Madre Santa Maria Assunta, precisamente nella Cappella dei Calzolai, e raffigura i Santi Crispino e Crispiniano. Nel 1640, l'artista aveva anche affrescato l’unico altare della chiesa di Santa Maria della Scala, a un chilometro da Militello in Val di Catania, opera oggi purtroppo distrutta. Un’altra sua opera, una statua di cartapesta datata 1666, la “Consegna delle chiavi a S. Pietro”, fu ideata per la chiesa di San Pietro a Trungali di Galati Mamertino (ME), anch'essa oggi distrutta.
Descrizione del Quadro della "Madonna degli Angeli"
Osservando il quadro della Madonna degli Angeli, si distinguono due ampiezze: una superiore celeste e una inferiore terrena. In alto, al centro della composizione, è raffigurato lo Spirito Santo sotto forma di colomba. Più in basso, sulla destra, è presente il Cristo glorioso, con accanto il mondo e due figure, una maschile e una femminile, non meglio identificate. Sulla sinistra, la Madonna incoronata Regina è inginocchiata, davanti a lei San Francesco d’Assisi, sorretto da due angeli, rende omaggio alla Madre di Dio. La scena evidenzia la presenza dello Spirito Santo, Maria, Gesù e San Francesco. Ancora più in basso, sul lato destro, sono raffigurati altri santi francescani: in piedi, Sant’Antonio di Padova con un giglio nella mano destra e la Bibbia nella sinistra, Santa Chiara d’Assisi con l’ostensorio in mano, San Bernardino da Siena con la scritta JHS, e probabilmente il cardinale Cristoforo Numai da Forlì, che fu Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti tra il 1517 e il 1518, appoggiato alla balaustra.

Analisi Stilistica dell'Opera
Nel fare una valutazione dell'opera, l’Alcamo afferma che: «Il pittore parrebbe ben riconoscibile per alcuni tratti peculiari e per elementi che continuamente ritornano nei suoi quadri, primo tra tutti l’attenzione data al colore, sempre acceso e squillante, e dall’altro agli effetti della luce, che colpendo le superfici di tessuti e gioielli ne rivelano la consistenza materica: ed ecco che si può quasi avvertire la morbidezza dei velluti, la leggerezza delle sete o la ruvidità delle lane, il rilievo di pizzi e merletti e percepire la preziosità di ori, argenti e persino lo scintillio delle pietre preziose. Gli abiti “alla spagnola” risentono evidentemente della moda del tempo e di quella del committente. I volti dei personaggi sono resi con una certa naturalità e grazia di gusto ancora tardo-manierista così come le pose sinuose e cadenzate.»
