La Spiegazione del Credo di Rufino rappresenta un autentico tesoro per la conoscenza delle origini cristiane. Quest'opera, nata quale espressione consapevole del legame del suo autore con la fede battesimale ricevuta nella sua Chiesa madre - l'«Ecclesia aquileiensis nostra» -, custodisce una testimonianza insuperabile per ricostruire la tradizione dei Simboli di fede delle Chiese delle origini. È infatti quest'opera che ha permesso di ricomporre l'antico Simbolo di fede della Chiesa di Roma. La Spiegazione del Credo di Rufino venne ritenuta nel medioevo latino una sorta di modello in materia, facendo da parametro e da esempio per tutti i successivi scritti di questo tipo.
Origine e Significato del Simbolo di Fede
Il mio animo, o fedelissimo papa Lorenzo, non tanto è riluttante a scrivere quanto neppure capace, ed io so che non è senza pericolo presentare al giudizio di molti un ingegno di modesta capacità. So che alcuni illustri scrittori hanno scritto su questo argomento brevemente e in modo ortodosso. Infatti proprio a proposito di questo testo si realizza la profezia che dice: "È parola infatti che conclude con brevità ed equità, poiché il Signore parlerà con poche parole sulla terra" (Is. 10, 23; Rom. 9, 28). Perciò noi cercheremo sia di conservare la semplicità propria delle parole degli apostoli sia di completare ciò che è stato tralasciato dai precedenti interpreti.
Come tramandano i nostri predecessori (At 2, 14), dopo l’ascensione del Signore, quando per la venuta dello Spirito Santo sopra ad ognuno degli apostoli si posarono lingue di fuoco perché essi parlassero con diversi e svariati linguaggi sì che nessuna gente straniera, nessuna lingua barbara sembrasse loro inaccessibile e preclusa, fu loro comandato di partire alla volta di ogni singola nazione per predicare la parola di Dio (At 1, 5).
Sul punto di partire e di separarsi gli uni dagli altri, gli apostoli stabilirono in comune la norma della loro futura predicazione, perché non avvenisse che, allontanandosi gli uni dagli altri, comunicassero qualcosa di diverso a coloro che invitavano ad abbracciare la fede di Cristo. La vollero chiamare simbolo per molte e motivate ragioni. Infatti in greco la parola simbolo significa indizio e apporto collettivo, cioè ciò che più persone mettono insieme: infatti proprio questo fecero gli apostoli in quei loro discorsi, mettendo insieme ciò che ognuno sentiva. È detto poi indizio e segno perché in quel tempo, come dice l’apostolo Paolo ed è riferito negli Atti degli apostoli (2Cor 11, 13; At 15, 1; Rom 16, 18), molti dei Giudei circoncisi fingevano di essere apostoli di Cristo e per guadagno e ingordigia partivano a predicare, nominando, sì, Cristo ma annunziandolo non secondo le schiette linee della tradizione.
Perciò essi stabilirono questo segno, al fine che si riconoscesse colui che annunziava Cristo veramente secondo le norme apostoliche. Stabilirono infine che tali norme non fossero trascritte su fogli di qualsiasi genere bensì fossero ritenute a memoria, perché fosse certo che nessuno le avrebbe apprese da un testo scritto, che talvolta può anche venire nelle mani di chi non è credente, e che invece tutti le avrebbero apprese dalla tradizione degli apostoli.
Perciò, come abbiamo detto, al momento di allontanarsi per andare a predicare, gli apostoli stabilirono questa norma della loro concordia e della loro fede: non come i figli di Noè, al momento di allontanarsi gli uni dagli altri costruirono con mattoni cotti e catrame una torre la cui cima toccasse il cielo (Gen 11, 1-9); ma con pietre vive e perle del Signore edificarono una difesa della fede che potesse stare salda di fronte al nemico: né i venti l’avrebbero spinta giù né i fiumi in piena l’avrebbero travolta né i turbini delle tempeste l’avrebbero scossa (1Pt 2, 5; Mt 13, 45; 7, 27).

La Struttura del Credo: L'Onnipotenza del Padre
Ma ormai è tempo che noi diciamo qualcosa anche proprio riguardo a questo tesoro, in cui in primo luogo è presentata la fonte e origine di tutte le cose, con le parole: Credo in Dio Padre onnipotente. Ma prima di cominciare a trattare proprio del significato delle parole, ritengo che non sia fuor di luogo rammentare che in diverse Chiese troviamo che qualcosa è stato aggiunto a queste parole. Invece non consta che ciò sia avvenuto nella Chiesa di Roma, ritengo perché di lì non ha tratto origine alcuna eresia e vi si conserva l’antica usanza che coloro i quali stanno per ricevere la grazia del battesimo ripetano il Simbolo pubblicamente, cioè mentre ascolta il popolo dei fedeli; e per certo quelli che li hanno preceduti nella fede e stanno ad ascoltare non tollererebbero l’aggiunta di una sola parola. Invece in altri luoghi, per quanto è possibile comprendere, a causa di alcuni eretici è stata aggiunta qualche parola, per mezzo della quale si pensava di respingere il significato della nuova dottrina.
Innanzitutto è posta la parola Credo, come dice anche l’apostolo Paolo scrivendo agli Ebrei: "È necessario infatti che prima di tutto colui che si accosta a Dio creda che quello esiste e ricompensa quanti credono in lui" (Eb 11, 6). E il profeta afferma: "Se non avrete creduto, neppure comprenderete" (Is 7, 9). Al fine perciò che ti si apra l’accesso alla comprensione, giustamente tu prima di tutto affermi di credere, perché nessuno sale sulla nave e affida la propria vita al mare profondo se prima non crede di potersi salvare.
Non c’è insomma alcuna azione che si possa compiere in vita se non avrà preceduto il credere. E allora che c’è da meravigliarsi se accostandoci a Dio innanzitutto noi affermiamo di credere, là dove senza di questo non si può vivere neppure la vita di tutti i giorni? Abbiamo premesso all’inizio queste considerazioni, perché i pagani son soliti obiettarci che la nostra religione, in quanto priva di fondamento razionale, si fonda soltanto sulla forza di persuasione che deriva dal credere. Perciò abbiamo dimostrato che nulla può esser fatto o può sussistere se non avrà preceduto la forza del credere.
Dio Padre Onnipotente: Differenze e Significato
Credo in Dio Padre onnipotente. Quasi tutte le Chiese d’Oriente tramandano così: Credo in un solo Dio Padre onnipotente. E ancora, nella frase che segue, dove noi diciamo: e in Gesù Cristo, unico Figlio suo, nostro Signore, gli orientali tramandano: e in un solo Signore nostro Gesù Cristo, unico Figlio suo, cioè professano un solo Dio e un solo Signore, secondo l’autorità dell’apostolo Paolo (1Cor 8, 6). Ma questo punto lo riprenderemo appresso; ora invece esaminiamo l’espressione in Dio Padre onnipotente.
Dio, secondo quanto può pensare la mente dell’uomo, è definizione di quella natura o sostanza che è al di sopra di tutto. Padre è parola che racchiude un mistero profondo e indicibile. Quando senti nominare Dio, intendi una sostanza senza inizio e senza fine, semplice e senza alcuna mescolanza, invisibile incorporea indicibile incomprensibile, nella quale nulla c’è di aggiunto, nulla di creato. Non ha infatti creatore colui che è il creatore di tutte le cose. Quando senti nominare il Padre, intendi il Padre del Figlio, il quale Figlio è immagine della suddetta sostanza (Eb 1, 3; Col 1, 15). Come infatti nessuno è detto signore se non ha un possedimento o un servo su cui esercita il dominio, e come nessuno è detto maestro se non ha un discepolo, così anche un padre in nessun modo può essere definito tale se non ha un figlio.
In che modo poi Dio Padre abbia generato il Figlio, non voglio che tu lo esamini né che con troppa curiosità ti introduca nel mistero di questa profondità: c’è infatti pericolo che, mentre scruti con troppa insistenza lo splendore della luce inaccessibile, tu venga a perdere anche quella modesta capacità visiva che per dono divino è stata data ai mortali (Prov 25, 27). Perciò bisogna credere che Dio è Padre del suo unico Figlio e nostro Signore, non bisogna sottoporlo ad esame. Infatti non è permesso allo schiavo discutere circa la nascita del padrone.
Lo ha affermato il Padre dal cielo dicendo: "Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo" (Mt 17, 5): il Padre afferma che quello è suo Figlio e comanda di ascoltarlo. Il Figlio dice: "Chi ha visto me ha visto anche il Padre", e: "Io e il Padre siamo una cosa sola", e: "Io sono uscito da Dio e sono venuto in questo mondo" Gv 14, 9; 10, 30; 16, 28). Ma allora chi oserà mettersi in mezzo, per discutere, fra queste parole del Padre e del Figlio, e dividere la divinità, distinguere la loro volontà, spezzare la sostanza, tagliare a mezzo lo Spirito, dire che non è vero ciò che afferma la verità?
Il Concetto di "Uno" e l'Onnipotenza
Quando poi abbiamo detto che le Chiese d’Oriente tramandano un solo Dio Padre onnipotente e un solo Signore, bisogna intenderlo in questo modo: uno è detto non riguardo al numero ma riguardo alla totalità. Così, se, p. es., diciamo: un sole, qui uno è detto in modo tale che non si può aggiungere un secondo e un terzo: infatti il sole è uno solo. Perciò ben più a ragione quando si dice un solo Dio, uno è detto con valore non di numero ma di totalità: cioè, egli è detto uno solo perché non ce n’è altri. Analogamente anche riguardo al Signore bisogna intendere che uno solo è il Signore Gesù Cristo, per mezzo del quale Dio Padre esercita la dominazione su tutte le cose.
Dio pertanto è detto onnipotente perché esercita il dominio su tutte le cose. Ma tale dominio il Padre esercita per mezzo del Figlio, secondo quanto dice anche l’Apostolo: "Perché per suo mezzo sono state create tutte le cose, visibili e invisibili: sia i troni sia le dominazioni sia i principati sia le potenze" (Col 1, 16). E di nuovo, scrivendo agli Ebrei, dice: "Per suo mezzo stabilì i secoli, e lui ha costituito erede di tutte le cose" (Eb 1, 2). Che se per mezzo del Figlio il Padre ha stabilito i secoli e per suo mezzo sono state create tutte le cose ed egli è l’erede di tutte le cose, è anche per suo mezzo che il Padre esercita il dominio su tutte le cose. Infatti, come la luce deriva dalla luce e la verità dalla verità, così dall’onnipotente è nato l’onnipotente, secondo quanto anche nell’Apocalisse di Giovanni è detto dei Serafini: "E non si fermavano mai notte e giorno dicendo: Santo santo santo il Signore Dio, che era e che è e che verrà onnipotente" (Ap 4, 8).
Specificità del Credo Aquileiese: "Invisibile e Impassibile"
Qui è aggiunto nel Simbolo: invisibile e impassibile. È bene sapere che queste due parole non si trovano nel Simbolo della Chiesa di Roma. Ma sappiamo che presso di noi sono state aggiunte a causa dell’eresia di Sabellio, cioè quella che i Latini definiscono Patripassiana, in quanto afferma che proprio il Padre è nato dalla Vergine e sostiene che egli si è fatto visibile e ha patito nella carne. Pertanto, al fine di respingere tale empietà riguardo al Padre, i nostri predecessori hanno aggiunto tali parole ed hanno definito il Padre invisibile e impassibile.
Sappiamo infatti che il Figlio, non il Padre, è nato nella carne e in forza della nascita carnale il Figlio è diventato visibile e passibile. Ma per quanto attiene alla sostanza immortale della divinità che per lui è una sola e la stessa del Padre, in tal senso non crediamo visibile e passibile né il Padre né il Figlio né lo Spirito Santo. In quanto poi il Figlio si è degnato di assumere la carne, egli nella carne è stato visto ed ha patito. Tutto ciò anche il profeta aveva predetto con queste parole: "Questo è il nostro Dio: e nessun altro sarà ritenuto tale a confronto con lui. Ha trovato ogni via di conoscenza e l’ha data a Giacobbe suo figlio e ad Israele suo diletto.

Cristo: Salvatore e Signore
Il Simbolo continua così: e in Gesù Cristo unico Figlio suo nostro Signore. Gesù è parola di lingua ebraica, che presso di noi significa salvatore. Cristo prende nome dal crisma, cioè dall’unzione. Leggiamo nei libri di Mosè che Ause figlio di Nave, allorché fu eletto capo del popolo, mutato nome da Ause fu chiamato Gesù (Num 13, 16), e ciò fu al fine di dimostrare che questo è il nome che si addice ai principi e ai capi, almeno a quelli che traggono a salvezza i popoli che li seguono.
Perciò fu chiamato Gesù quello che introdusse nella terra promessa il popolo che era stato tratto fuori dalla terra d’Egitto ed era stato liberato dalle peregrinazioni nel deserto: ed è chiamato Gesù questi che, tratto fuori il popolo dalle tenebre dell’ignoranza e richiamatolo dagli errori del mondo, lo introduce nel regno dei cieli. Cristo poi è nome che è proprio del pontefice e dei re: infatti anticamente i pontefici e i re venivano consacrati con l’atto dell’unzione.
Poiché abbiamo spiegato che cosa significhi Gesù, cioè colui che salva il popolo, e che cosa significhi Cristo, cioè colui ch’è stato fatto pontefice in eterno, (Eb 6, 20), da ciò che segue vediamo riguardo a chi sono detti questi nomi: Unico Figlio suo nostro Signore. In questo modo apprendiamo che questo Gesù, del quale abbiamo parlato, e Cristo, del quale abbiamo trattato, è l’unico Figlio di Dio e nostro Signore. Cioè, perché tu non creda che quei vocaboli umani ti propongano un insegnamento terreno, perciò è stato aggiunto che questo è l’unico Figlio di Dio e nostro Signore.
Le tre vite di Aquileia
Il Contesto Sinodale e il Concilio di Nicea
Un sinodo, in sé, è una forma di razionalità dialogica e comunitaria inscritta nell’ontologia relazionale della Chiesa. Derivando dal greco sýn-hodos (“cammino insieme”), esso rappresenta non soltanto un evento deliberativo, ma una categoria epistemologica e ontologica che esprime la coappartenenza tra verità e comunione. È, dunque, un’epifania della Chiesa come communio viatorum, nella quale il Logos divino si fa evento condiviso di ascolto e corresponsabilità.
Ed è così che, martedì 11 novembre, la millenaria Basilica di Santa Maria Assunta di Aquileia ha ospitato una preghiera ecumenica in occasione dei 1700 anni dal Concilio di Nicea, avvenuto nel 325. L’evento ha visto la partecipazione dei vescovi cattolici del Triveneto insieme a rappresentanti di altre Chiese e comunità cristiane, incluse quelle ortodosse, armene e riformate.
Il Concilio di Nicea del 325 fu fondamentale perché rappresentò il primo tentativo della Chiesa di definire in modo universale la propria dottrina e la propria unità. Convocato dall’imperatore Costantino, segnò l’incontro tra autorità imperiale e autorità ecclesiale, inaugurando la dimensione “cattolica” della fede come comunione globale. Sul piano teologico, il Concilio pose le basi della cristologia ortodossa, affermando la consustanzialità del Figlio con il Padre contro l’arianesimo, e stabilì che Cristo è «Dio vero da Dio vero».
Nel suo intervento introduttivo, il direttore del Servizio diocesano per l’ecumenismo, Marco Soranzo, ha ricordato che «sono iniziate due anni fa le preparazioni di questo momento di preghiera, affinché potesse coinvolgere quante più comunità cristiane del Triveneto». E ha aggiunto: «Si tratta di un’occasione preziosa per celebrare l’unità della Chiesa, pur nelle sue diversità. In un tempo segnato da tensioni e divisioni, questo incontro ha voluto essere un segno tangibile che le differenze tra le tradizioni cristiane non escludono la fraternità e il cammino comune».
La Professione di Fede Aquileiese
Noi, come ci tramandano i nostri padri, seguiamo la norma che abbiamo ricevuto nella Chiesa di Aquileia con la grazia del battesimo. Il Credo Aquileiese prosegue affermando:
- per opera dello Spirito Santo, dalla Vergine Maria, fu crocifisso sotto Ponzio Pilato e sepolto, discese negli inferi, il terzo giorno è risuscitato; è asceso al cielo, siede alla destra del Padre.
- Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa, la remissione dei peccati, la risurrezione di questa carne.
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