La città di Santiago de Compostela, in Galizia, è rinomata a livello mondiale come meta finale del celebre Cammino di Santiago. Questa fama è strettamente legata alla tradizione che vuole che qui riposino le spoglie di uno degli apostoli di Gesù, San Giacomo il Maggiore. La storia di questo santo, celebrato ogni anno il 25 luglio, permette di scoprire i significati e le origini di questo itinerario di spiritualità, sebbene l'autenticità delle reliquie sia stata, e continui ad essere, oggetto di dibattito.

La Figura di San Giacomo il Maggiore
Il nome "Santiago" letteralmente significa "San Giacomo". Si riferisce a Giacomo di Zebedeo, chiamato anche Giacomo "Il Maggiore" per distinguerlo dall’apostolo Giacomo di Alfeo, detto "Minore". Figlio di Salome e Zebedeo, pescatore di Betsaida in Galilea, era fratello dell’apostolo Giovanni. Secondo quanto riportato nel Vangelo, si trovavano insieme sulla riva del lago quando Gesù li chiamò chiedendo loro di seguirlo. Fu un riferimento importante fra i Dodici: è stato uno dei tre apostoli che ha assistito alla Trasfigurazione, alla resurrezione della figlia di Giairo e alla notte del Getsemani.
La Tradizione dell'Evangelizzazione in Spagna e il Martirio
Dopo la morte e l’ascensione di Gesù, San Giacomo iniziò la sua opera di evangelizzazione della Spagna, spingendosi fino in Galizia, regione di cultura celtica all’estremo ovest della penisola iberica. La tradizione afferma che, il secondo giorno di gennaio dell'anno 40, la Vergine Maria apparve a San Giacomo sul fiume Ebro a Caesaraugusta (l'attuale Saragozza), mentre lui predicava il Vangelo in Spagna. Durante i suoi anni di missione in Spagna, fece sette discepoli principali (i noti Sette Uomini Apostolici).
Terminata la sua opera in Spagna, Giacomo tornò in Palestina, dove venne torturato e decapitato nella primavera del 42 d.C. (o 44 d.C. secondo altre fonti) per ordine di Erode Agrippa I, re della Giudea, che aveva cominciato a perseguitare alcuni membri della chiesa. La morte di Giacomo è l'unica tra gli apostoli riportata nel Nuovo Testamento: "In quel tempo il re Erode arrestò alcuni membri della Chiesa per maltrattarli. Mise a morte di spada Giacomo, il fratello di Giovanni." (Atti degli Apostoli 12, 1-2).
Secondo la tradizione ecclesiastica, il corpo dell'Apostolo, dopo il martirio, fu trafugato dai suoi discepoli Atanasio e Teodoro, che lo portarono in Galizia per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona. Questo trasporto è noto come la Traslatio.
La Scoperta del Sepolcro e la Nascita di Compostela
L'Inventio dell'Eremita Pelagio e il Ruolo di Alfonso II
Il sepolcro contenente le spoglie di San Giacomo sarebbe stato scoperto nell’830 dall’eremita Pelagio che, preavvertito da un angelo, vide delle strane luci simili a stelle sul monte Liberon, dove esistevano antiche fortificazioni, probabilmente di un villaggio celtico. Il vescovo Teodomiro di Iria Flavia, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi. Uno dei tre aveva la testa mozzata e una scritta: "Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé".
Il vescovo comunicò la notizia al re Alfonso II il Casto, monarca delle Asturie. Tra gli anni 813-820, la tradizione narra che Alfonso II percorse a piedi la via da Oviedo a Santiago de Compostela, diventando il primo pellegrino della storia del Cammino di Santiago. Il suo viaggio non solo servì a confermare il ritrovamento, ma contribuì anche a promuovere il culto dell'Apostolo.
L'Etimologia del Nome "Compostela"
Dopo questo evento miracoloso, il luogo venne denominato Campus Stellae ("campo della stella"), dal quale deriva il nome di Santiago de Compostela. Sulla scelta di questo termine ci sono due ipotesi: la prima fa riferimento alle stelle viste dall’eremita, come vuole la tradizione, suggerendo l'unione dei termini Campus e Stellae. La seconda farebbe riferimento alle parole Campus e Tellum, cioè "terreno di sepoltura", forse in riferimento a un antico cimitero romano identificato nel sottosuolo. Un'altra spiegazione è che la parola latina per "cimitero" è "compositum", suggerendo così un'origine simile.

Lo Sviluppo del Culto e del Cammino
La tomba divenne meta di numerosi pellegrinaggi, tanto che il luogo prese il nome di Santiago (da Sancti Jacobi, in spagnolo Sant-Yago). Nel 1075 iniziò la costruzione della basilica a lui dedicata, meta ogni anno di milioni di pellegrini provenienti da ogni parte d’Europa e del mondo, percorrendo quello che oggi tutti conosciamo come il "Cammino di Santiago de Compostela".
San Giacomo Protettore e Simbolo della Reconquista
La figura di Santiago divenne molto rilevante nel Medioevo, soprattutto nella lotta contro i musulmani durante la Reconquista. Santiago fu considerato il simbolo della vittoria cristiana, conosciuto come Santiago Matamoros ("Uccisore di Mori"). Per questo, San Giacomo è protettore di pellegrini, viandanti, cavalieri e soldati. Viene spesso rappresentato come Apostolo, Pellegrino e Soldato a cavallo, e la Croce di Santiago, uno dei simboli del Cammino, ha la forma di una spada. Questa leggenda si è sviluppata nel tempo, rafforzando l'idea della sua presenza in Galizia e del suo legame con la vittoria dei cristiani.
La Costruzione della Cattedrale
All'interno del santuario e cattedrale dell'arcidiocesi di Santiago de Compostela sono custodite le reliquie di San Giacomo il Maggiore. Diego Peláez, promosso da Sancio II a prelato di Iria, in vista dell'aumento dei pellegrini, iniziò, nel 1075, il progetto e la costruzione di una cattedrale con 50 scalpellini e i maestri Bernardo, Roberto ed Esteban. Urbano II trasferì la sede episcopale da Iria a Compostela (bolla Veterum synodalium 1095), elevato a metropolita da Callisto II (1120). Questo Papa concesse a Diego Gelmirez la dignità arcivescovile e lo autorizzò a celebrare il primo Anno Santo Compostelano (1121). Fu Gelmirez a promuovere la Historia Compostelana.
L'edificio attuale della Cattedrale è una ricostruzione del XVII secolo, sebbene mantenga elementi romanici. Di pianta rettangolare, l’opera fu costruita in pietra da taglio granitica e copertura a due spioventi in tegole. La facciata è formata da un frontespizio con un doppio ordine di archi a tutto sesto e da colonne dal fusto liscio e capitello lavorato. Un vano sostituisce il timpano ed un altro, a tutto sesto, si trova sopra il suddetto frontespizio. Rifiniscono il complesso una croce gotica sul vertice e, a ridosso del laterale ovest, la sagrestia e un campanile del XIX secolo.
Salendo verso la facciata principale si trova il Portico della Gloria. Il suo vestibolo, di 17 metri di larghezza per 4,50 metri di profondità, è impreziosito dal capolavoro della scultura romanica: una magnifica immagine di Cristo presiede le Chiese trionfanti e militanti; in basso, l'immagine seduta di San Giacomo porta il pastorale e il cartiglio: misit me Dominus. Il Maestro Mateo firmò nel 1188 sul porticato centrale come direttore dei lavori eseguiti da prima del 1168.

Il Dibattito sull'Autenticità delle Reliquie
Nonostante la profonda venerazione, l'autenticità delle reliquie di San Giacomo è stata oggetto di dibattito nel corso dei secoli e continua a esserlo. Sebbene la tradizione medievale affermi la sua autenticità, mancano prove conclusive.
Le Prime Teorie Alternative: Priscilliano
Una figura da prendere in considerazione è Priscilliano, un vescovo galiziano del IV secolo che fu condannato per eresia e martirizzato a Treviri. Alcuni storici suggeriscono che il culto di Santiago potrebbe essere stato ispirato dalla figura di Priscilliano, i cui resti, come quelli di Santiago, sarebbero stati successivamente trasportati dai suoi discepoli in Galizia. L'identificazione dei resti di Santiago a Compostela potrebbe essere stata una forma di consolidamento del potere religioso nella regione, sfruttando una devozione preesistente.
Le Controversie nell'Età Moderna: Lutero ed Erasmo
Nell'età moderna, figure come Martin Lutero ed Erasmo da Rotterdam misero in dubbio la veridicità della tradizione. Lutero criticava la venerazione delle reliquie, sostenendo che molte di esse fossero inventate per attirare pellegrini e risorse alla Chiesa. Inoltre, denunciavano che molti dei pellegrini che giungevano a Compostela erano "falsi pellegrini", persone povere che viaggiavano per sopravvivere approfittando della carità, o addirittura ladri.
La Perdita e il Ritrovamento delle Reliquie nel XIX Secolo
A partire dalla fine del XVI secolo, i pellegrini non potevano più vedere le reliquie dell'Apostolo. I suoi resti furono nascosti per evitarne la distruzione a seguito dei saccheggi degli inglesi che, dopo la sconfitta dell'Armata Invincibile, attaccarono il nord della Spagna. L'arcivescovo di Santiago dell'epoca decise di nascondere i resti in un luogo segreto, e con il passare del tempo la loro esatta ubicazione cadde nell'oblio. Per quasi tre secoli, i resti di Santiago rimasero perduti.
Questa mancanza di prove concrete, unita al passare del tempo e alla scarsa documentazione affidabile, portò molti a dubitare dell'autenticità della tomba. Alcuni studiosi ritengono che il culto di Santiago possa essere stato creato per promuovere la cristianizzazione della regione e consolidare l'importanza della Galizia come luogo di pellegrinaggio.
La Lettera Apostolica "Deus Omnipotens" di Leone XIII
Nel XIX secolo, in particolare dopo gli scavi effettuati nel 1879, si rinnovò la ricerca delle reliquie. Le ossa dell’Apostolo furono rinvenute nel 1879 sotto l’abside della Basilica Metropolitana di Santiago de Compostela, nell'ambito di un'ampia campagna di scavi indetta dal Cardinale Arcivescovo Miguel Payá y Rico. I risultati di questa scoperta furono inviati a Roma per essere studiati in vista di una conferma da parte di Leone XIII.
Il Pontefice commise il lavoro a una commissione istituita ad hoc, la quale confermò l’autenticità delle reliquie con decreto del 25 luglio 1884. In aggiunta, il papa stesso il 1° novembre 1884 pubblicò la lettera apostolica "Deus Omnipotens" per partecipare la gioia del ritrovamento. In essa, il Papa sottolinea la provvidenza divina nel permettere che i corpi dei santi siano venerati, agendo come "perenne sorgente" di doni celesti e incitando i fedeli alla virtù, specialmente in tempi difficili per la Chiesa. La lettera descrive dettagliatamente il martirio di San Giacomo, il trasporto segreto del suo corpo da Gerusalemme in Galizia da parte dei discepoli Atanasio e Teodoro, e la sua sepoltura in una cripta, sopra la quale fu eretto un piccolo oratorio.
Il Pontefice ripercorre la storia del culto, inclusa la donazione di una "particella" delle sacre ossa (una apofisi mastoidea tinta di sangue) da parte di Diego Gelmirez al Vescovo di Pistoia. La lettera conclude con la conferma ufficiale della sentenza del Venerabile Fratello Cardinale Arcivescovo di Compostela sull'identità dei sacri corpi del beato Giacomo Maggiore Apostolo e dei santi discepoli Atanasio e Teodoro, decretando che la sentenza dovesse essere considerata "ferma e valida in perpetuo".
Analisi Approfondite nel XIX Secolo
Nel corso degli scavi nel sottosuolo dell'altare maggiore furono trovate ossa umane. All'epoca, tre docenti dell'Università di Santiago (i professori Casares, Freire e Sánchez Freire) dichiararono che le ossa appartenevano a tre scheletri incompleti diversi. Il ritrovamento confermò quello che la tradizione aveva sempre affermato: Giacomo figlio di Zebedeo (ovvero Giacomo "il Maggiore") era stato sepolto in Spagna insieme a due compagni (Atanasio e Teodoro).
Nella sua indagine archeologica, Casares scoprì anche i resti di un antico mausoleo romano sotto la cattedrale. Si crede che fosse una delle possibili origini del nome "Compostela", visto che la parola latina per "cimitero" è "compositum". L'aspetto più importante è che il nome di uno dei discepoli di San Giacomo è stato trovato inciso su una delle pietre trovate nel mausoleo.
Santiago e le chiese di pellegrinaggio
Studi Contemporanei e Nuovi Interrogativi
La storiografia sulla figura di Santiago e sulla sua possibile presenza e culto a Compostela è vasta e oggetto di numerosi studi. Gli studi contemporanei tendono a interpretare il culto di Santiago più come un fenomeno di consolidamento politico e religioso, piuttosto che una pura tradizione storica basata su fatti verificabili.
Lo Studio Antropologico Forense del XXI Secolo
Un recente studio antropologico forense, condotto da Fernando Serrulla, medico legale e membro dell'Istituto Galiziano di Medicina Legale (IMELGA), ha sollevato nuovi interrogativi sull'identità delle reliquie presenti nella Cattedrale. Lo studio è stato iniziato nel 1991 e pubblicato solo di recente sulla rivista Forensic Anthropology dell'Università della Florida.
Presumibilmente, ci sono due "Santiagos" nella Cattedrale: Santiago Zebedeo "il Maggiore", i cui resti riposano sotto l'altare, e Santiago Alfeo "il Minore", i cui resti sono nella Cappella delle Reliquie. Lo studio di Serrulla, concentrandosi inizialmente sui frammenti cranici attribuiti a Giacomo Alfeo, ha rivelato prove di una morte con traumatismi tipici di una decapitazione, come tre colpi alla testa (uno per rendere incosciente, uno per uccidere, uno per tagliare la testa).
L'Identità dei Due "Santiago" e la Confusione delle Reliquie
La documentazione storica si riferisce alla morte di Giacomo Alfeo come una lapidazione o una precipitazione da un luogo elevato, ma non una decapitazione, che fu invece il caso di Giacomo Zebedeo. Ciò suggerisce che i resti attribuiti a Giacomo Alfeo non coincidono con il suo modo di morire, ma piuttosto con quello di Giacomo Zebedeo. L'ipotesi è che, nel corso della storia, le reliquie possano essere state "mal collocate" o confuse a causa dei vari spostamenti e occultamenti.
Un secolo dopo gli studi di Casares, Freire e Sánchez Freire, la Cattedrale ha deciso di determinare l'identità dei resti di Giacomo figlio di Alfeo. Serrulla, dopo oltre 30 anni di ricerche, suggerisce che la testa creduta di Giacomo il Minore (portata dal vescovo portoghese Mauricio Burdino nel 1108 e consegnata all'arcivescovo Diego Gelmírez dalla regina Urraca) potrebbe in realtà essere quella di Giacomo il Maggiore, spostata all'interno della stessa cattedrale.
Le Morti Distinte dei Due Apostoli
Le morti tanto diverse dei due San Giacomo hanno giocato un ruolo fondamentale nell'indagine. Giacomo il Maggiore fu decapitato. Giacomo il Minore, pur avendo alcune tradizioni che lo vogliono crocifisso in Egitto, è ampiamente accettato che rimase a Gerusalemme per oltre 30 anni, dove, verso il 62 d.C., fu gettato dall'alto del Tempio, lapidato e bastonato a morte, morendo per una lesione cerebrale traumatica. Il suo cranio, quindi, non avrebbe potuto essere "virtualmente intatto" come quello che Burdino avrebbe portato dalla Terra Santa.
I resti analizzati da Serrulla mostrano due ferite principali al cranio, compatibili con i primi due colpi di una "morte per tre colpi", un'esecuzione romana che terminava con la decapitazione. Poiché non si è conservata alcuna vertebra, il terzo colpo può solo essere dedotto. L'assenza di ferite riconducibili alla morte di Giacomo il Minore porta Serrulla a concludere che i resti ossei nel reliquiario di San Giacomo figlio di Alfeo potrebbero non appartenere a questo santo.
La ricerca di Serrulla, come lui stesso dichiara, non mira a creare controversie ma a "generare conoscenza e dubbi ragionevoli al fine di portare luce e ordine in questa confusione di reliquie". La questione non è se sia Santiago Apostolo ad essere sepolto sotto l'altare o se sia l'eretico Priscillianus, ma piuttosto cercare di mettere luce tra le due serie di reliquie attribuite a questi due "Santiagos", che riposano eternamente in due luoghi diversi della Cattedrale di Santiago de Compostela.

Il Contesto Storico e la Venerazione delle Reliquie
L'Antica Tradizione del Culto dei Resti Sacri
Il culto dei santi fin dai primi secoli del cristianesimo ha rivestito un ruolo centrale non solo dal punto di vista religioso, ma anche sociale, politico e culturale. Già dall'VIII secolo a.C., i resti materiali e le tombe degli eroi erano oggetto di pellegrinaggi. Nel corso della diffusione del cristianesimo, la Chiesa sostituì gli eroi dell'epica greca con i santi e i primi martiri cristiani. I corpi dei santi, anche privi di vita, mantengono una "forza magica" (virtus) che proviene dalla vicinanza con Dio dopo la loro morte. La venerazione delle reliquie era spesso legata alla speranza di ottenere una grazia o di sciogliere un voto, specialmente in epoche in cui l'aspettativa di vita era bassa e i rimedi umani limitati.
Il monoteismo cristiano differenzia il culto dei propri "eroi" da quello degli eroi pagani, pur assumendo la stessa concezione di innalzamento di un essere mortale a figura degna di culto. Ciò che si venera nel santo è il divino che è in lui, il rapporto con Dio che ha elevato alcuni uomini a un livello tale da giustificarne la venerazione post-mortem.
Un'antica testimonianza di pellegrinaggio si trova nell'Itinerarium Egeriae, un'opera scritta tra la fine del 383 e i primi mesi del 384 da una nobildonna, probabilmente galiziana, Egeria o Etheria, che documenta il suo viaggio in Terra Santa e Egitto.
Falsificazioni e il Commercio delle Reliquie
Lo storico Glauco Maria Cantarella ha approfondito il ruolo delle reliquie nel Medioevo, notando l'ironia di autori come Boccaccio e Guiberto, abate di Nogent, sulle presunte falsificazioni (ad esempio, si diceva che con tutto il presunto legno della Croce si potesse costruire una nave). Le stesse fonti medievali, a volte, non correggevano apparenti contraddizioni, come l'esistenza di due teste di San Giacomo Maggiore.
Nel corso dei secoli, moltissimi sono stati i casi di falsificazione delle reliquie. Il commercio delle reliquie, o simonia, sebbene considerato un peccato, divenne molto fiorente a partire dal II-III secolo d.C. e perdura ancora oggi. Le reliquie erano talvolta trattate come oggetti con una propria volontà, in grado di proteggere o condannare, e di sacralizzare un luogo. Il "furto sacro" di reliquie, come quello compiuto dai baresi con San Nicola o dai veneziani con San Marco, era talvolta ammesso in questo contesto.
Sepolture nella Cattedrale di Santiago
Oltre alle presunte reliquie di San Giacomo, la Cattedrale di Santiago de Compostela ospita numerose sepolture documentate di personalità storiche e religiosi.
Sepolture Storiche e Reali
Nella Cattedrale si trovano diverse sepolture di personalità storiche. Sono presenti anche molte persone anonime nel cimitero romano e nella necropoli sveva sotto il pavimento della cattedrale, con decine di tombe e lapidi risalenti tra il XIII e il XIX secolo, oggi accessibili solo ai ricercatori. Nelle varie cappelle della Cattedrale sono presenti sepolcri, generalmente di religiosi:
- Cappella di Santa Fe: sepolcro di Don Diego de Castilla (Maestrescuela), opera del Maestro Arnau, del 1521.
- Cappella del Cristo di Burgos: con i sepolcri del Cardinale García Cuesta e del Cardinale Carrillo.
- Cappella delle Reliquie: con i resti di Santiago Alfeo e decine di altri santi.
La Lauda del Vescovo Teodomiro, protagonista della scoperta dei resti dell'Apostolo, si trova anch'essa all'interno della Cattedrale.
Nel Panteón Real della Cattedrale di Santiago sono ospitati anche re e nobili:
- Sepolcro attribuito a Raimondo di Borgogna, Conte di Galizia (1065 - 1107).
- Sepolcro di Pedro Froilaz, Conte di Traba (ca. 1075 - 1126).
- Sepolcro della Regina Berenguela (1108 - 1149).
- Sepolcro della Regina Juana de Castro (inizio XIV secolo - 1374).
- Sepolcro tradizionalmente attribuito ad Alfonso VIII (IX) (1171 - 1230).
- Sepolcro tradizionalmente attribuito a Fernando II (1137 - 1188).
I Monumenti della Cattedrale
La facciata e la piazza dell'Azabachería (o "Il paradiso" come veniva chiamata nel Medioevo) occupano l'atrio nord della cattedrale, dove terminava il cammino più percorso dai pellegrini medievali. Sul Platerias, l'unica facciata interamente romanica, il Maestro Esteban ha cercato di rappresentare l'umiltà dell'Incarnazione e la gloriosa Resurrezione di Cristo. Alla destra del Platerias si erge la Berenguela o Torre dell'Orologio, con la sua parte superiore barocca di Domingo de Andrade (1676/1680).
Nel sottosuolo della Piazza della Quintana si trovava l'antico cimitero, accanto al luogo dove riposa il corpo dell'Apostolo. Nel muro romanico si trova la Porta Santa, aperta durante gli Anni Santi (quando il 25 luglio cade di domenica).
Il Significato Duraturo del Cammino di Santiago
La domanda su chi sia veramente sepolto nella tomba dell'Apostolo Santiago nella Cattedrale di Santiago de Compostela rimane un mistero irrisolto. Sebbene la tradizione affermi che i resti appartengano a Santiago il Maggiore, la mancanza di prove scientifiche definitive ha lasciato la porta aperta a diverse interpretazioni. Tuttavia, il Cammino di Santiago continua a essere un simbolo di fede, storia e cultura. Anche se non si può confermare con certezza l'identità dei resti nella cattedrale, ciò che conta veramente è l'influenza che questa via di pellegrinaggio ha avuto sulla storia dell'Europa medievale e il profondo significato religioso e spirituale che questo luogo continua ad avere per i pellegrini che lo percorrono.
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