La controversa questione dell'affissione del crocifisso nelle scuole è stata recentemente affrontata dalla Corte di Cassazione, che si è pronunciata a Sezioni Unite con la sentenza del 6 luglio-9 settembre 2021, n. 24414. Un aspetto distintivo del caso esaminato risiede nel fatto che la decisione di apporre il simbolo religioso in aula è stata presa dall'assemblea degli studenti, i quali hanno votato a maggioranza per la sua presenza.

Inizialmente, il Tribunale aveva respinto le domande, richiamando una pronuncia della Corte EDU (caso Lautsi e altri contro Italia), secondo cui il simbolo religioso nella scuola pubblica non pregiudica di per sé il diritto degli alunni all'istruzione, alla libertà educativa, di coscienza e religione, né pone discriminazioni su base religiosa. Il professore, tuttavia, ha presentato ricorso in appello avverso tale sentenza.
La Corte ha ritenuto che, nella vicenda in esame, non fosse ravvisabile una violazione del principio di buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione, né di laicità dello Stato. Questi principi, infatti, non generano diritti soggettivi in capo ai singoli, bensì interessi diffusi, la cui tutela è affidata a enti esponenziali della collettività o, nei casi espressamente previsti, ad associazioni o enti collettivi che ne sono portavoce.
La sentenza della Cassazione
La Suprema Corte si è dunque pronunciata, rilevando come "con il recepire la volontà espressa dell’assemblea degli studenti in ordine alla presenza del simbolo, il dirigente scolastico non ha connotato in senso religioso l’esercizio della funzione pubblica dell’insegnamento". Tuttavia, il Supremo Consesso ha chiarito che, nonostante il provvedimento del dirigente scolastico fosse espressione della libera volontà studentesca e non configurabile come imposizione di potere pubblico, il dirigente ha errato nel non ricercare "una soluzione mite, ossia quella espressione di un compromesso ragionevole, e sostenibile da tutti nel caso concreto".
Per giungere a queste conclusioni, la Corte ha stabilito alcuni principi di diritto fondamentali:
- In base alla Costituzione, ispirata alla salvaguardia della libertà religiosa positiva e negativa, non è consentita l'affissione obbligatoria del simbolo religioso del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche per determinazione dei pubblici poteri.
- La comunità scolastica può decidere di esporre il crocifisso in aula attraverso una valutazione che rispetti le convinzioni di tutti i suoi componenti, ricercando un "ragionevole accomodamento" tra eventuali posizioni difformi.
- È illegittima la circolare del dirigente scolastico che, pur richiamando al rispetto della volontà degli studenti espressa a maggioranza, non ricercasse un ragionevole accomodamento con la posizione manifestata da un docente dissenziente. Tale circolare, peraltro, non integra una forma di discriminazione.
Di conseguenza, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha accolto il ricorso del docente nella parte in cui la circolare è stata qualificata come illegittima, sebbene non discriminatoria. Ciò ha permesso al professore di poter rimuovere il crocifisso dalla parete dell'aula scolastica durante le proprie ore di insegnamento.
Il caso del Professor Franco Coppoli
La sentenza della Cassazione chiude una lunga vicenda giudiziaria che ha visto protagonista il professore Franco Coppoli di Terni, sospeso dall'insegnamento per aver rimosso il crocifisso dalla parete durante le proprie lezioni. L'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR), attraverso la sua responsabile Iniziative Legali Adele Orioli, ha seguito attentamente il caso.
"Tutto ha inizio nel 2009", ha spiegato Orioli, "quando Franco Coppoli, professore di un istituto superiore di Terni, viene sospeso dall'insegnamento e dallo stipendio per trenta giorni". La sanzione, definita insolita e pesante, derivava dal fatto che il professore aveva rimosso e coperto il crocifisso, misteriosamente bullonato alla parete.

La Corte d'Appello di Perugia ha infine assolto pienamente il professore, annullando la sanzione comminatagli. La sentenza ha stabilito un passo avanti nella definizione di libertà di coscienza, affermando che ovunque vi sia un'imposizione fideistica in un luogo istituzionale si verifica una violazione del diritto umano alla libertà di coscienza.
La vicenda del professor Coppoli, durata anni, si è conclusa con l'annullamento della sanzione disciplinare. I Cobas Scuola, da sempre vicini alle battaglie anti-clericali del professore, hanno definito la vicenda "inquisitoriale".
Va ricordato che il prof. Coppoli era già stato punito in precedenza con dodici giorni di sospensione dall'aula per essersi opposto all'ingresso di cani antidroga, motivando il suo rifiuto con la mancanza di un mandato del giudice e l'illegittimità dell'azione repressiva.
Il crocifisso come retaggio storico e culturale
Il crocifisso, oltre a essere un simbolo religioso, è considerato anche un retaggio storico. Il regime fascista, nel 1926, impose l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e l'insegnamento della religione cattolica, al fine di ingraziarsi il Vaticano. Oggi, in teoria, lo stato confessionale e il regime fascista non esistono più.
La sentenza della Cassazione, inoltre, ha sottolineato come, in un Paese come l'Italia, al crocifisso si leghino l'esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo, pur non configurandosi come un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta di risarcimento danni formulata dal docente, poiché non si è ritenuto che la sua libertà di espressione e di insegnamento fosse stata condizionata o compressa.
Principi cardine della sentenza
La sentenza della Cassazione n. 24414 del 9 settembre 2021 ha definito i principi che devono regolare l'esposizione del crocifisso in aula, indicando l'"accomodamento ragionevole" e la "ricerca, insieme, di una soluzione mite, intermedia, capace di soddisfare le diverse posizioni" come criteri da seguire.
Il principio cardine è la non obbligatorietà di esposizione del crocifisso, che non deve però tradursi in un divieto. Il crocifisso può essere esposto "allorquando la comunità scolastica valuti e decida in autonomia di esporlo - si legge ancora nella sentenza - nel rispetto e nella salvaguardia delle convinzioni di tutti, affiancando al crocifisso, in caso di richiesta, gli altri simboli delle fedi religiose presenti all’interno della stessa comunità scolastica e ricercando un ‘ragionevole accomodamento’ che consente di favorire la convivenza delle pluralità".
In sintesi, la Corte di Cassazione ha stabilito che il crocifisso in aula va esposto se lo decide la comunità scolastica, in accordo tra professori e alunni. L'autorità pubblica non può promuovere con effetti vincolanti un simbolo religioso, neanche con la semplice e passiva esposizione.
La sentenza ha ribadito che la laicità dello Stato è un principio costituzionale fondamentale. Un secondo principio importante è che la scuola non è "un servizio a domanda": la circolare del dirigente scolastico era illegittima anche perché basata solo sulla richiesta della maggioranza degli studenti, senza tener conto delle diverse esigenze rappresentate dalla minoranza e dal docente dissenziente.
L'istituzione scolastica autonoma, tramite gli organi collegiali e il consiglio di classe, deve trovare un "ragionevole aggiustamento" fra le diverse istanze, e non il dirigente scolastico in modo autoritario.
La Crocifissione (e altro)
I Cobas Scuola hanno criticato la sanzione inflitta al professore, definendola "censura" non solo nei confronti del docente, ma anche della laicità della scuola e della dignità della persona. Hanno inoltre denunciato il pronto ripristino dei crocifissi nelle classi dove insegna il docente, considerandolo un affronto esplicito.
Il sindacato continua a lottare per garantire a tutti i lavoratori della scuola pari diritti e dignità, difendendo la scuola pubblica come bene comune e laico, privo di simboli religiosi, in un Paese dove, secondo loro, è ancora vietato rivendicare la separazione tra Stato e Chiesa e chiedere spazi educativi inclusivi.
tags: #il #professore #con #il #crocifisso #a