Santa Rita da Cascia, conosciuta anche come la "santa dell'impossibile", è una figura profondamente amata e venerata nella tradizione cristiana e dal popolo italiano. La sua vita, un esempio di fede e devozione alla volontà di Dio, di sacrificio e di amore verso il prossimo, l'ha resa l'avvocata delle cause impossibili e disperate, nonché patrona delle donne maltrattate.

La Vita di Santa Rita: Dalle Origini alla Santità
Nascita e Infanzia
Margherita Lotti, conosciuta affettuosamente come Rita, nacque a Roccaporena, una frazione montagnosa a pochi chilometri da Cascia, in provincia di Perugia, da Antonio Lotti e da Amata Ferri. La sua nascita è collocata probabilmente nel mese di ottobre del 1381, quando i suoi genitori erano già in età matura e la accolsero come un dono della Provvidenza dopo dodici anni di vane attese. La piccola Rita venne battezzata a Cascia con il nome di Margherita, nella chiesa di S. Maria della Plebe, poiché a Roccaporena mancava un battistero. Fin dalla nascita, la piccola Rita beneficiò di una protezione speciale dal Signore, come testimonia il miracolo delle api. Rita crebbe in un ambiente di pietà e misericordia, imparando dai suoi genitori l'importanza dell'amore verso Dio e il prossimo. Fin dalla giovane età, manifestò un grande desiderio di consacrarsi a Dio, ritirandosi spesso in un piccolo oratorio costruito in casa o recandosi al monastero di Santa Maria Maddalena nella vicina Cascia. Frequentava anche la chiesa di S. Agostino, scegliendo come suoi protettori Sant'Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino.
Matrimonio e Famiglia
Nonostante il suo desiderio di vita religiosa, di indole mite, Rita accettò di sposare, a soli sedici anni (altre fonti indicano quattordici), Paolo di Ferdinando Mancini (o Paolo Mancino), un giovane di carattere violento, rissoso e, secondo alcuni studiosi, brutale e sanguinario, a cui Rita era sottomessa. In quest'epoca, i matrimoni erano spesso stabiliti dagli interessi delle famiglie, e Rita dovette cedere alle insistenze dei genitori. Dalla loro unione nacquero due figli maschi, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Con pazienza e dolcezza, sopportò ogni maltrattamento senza mai lamentarsi, e con la sua perseveranza riuscì a trasformare il carattere del marito, rendendolo più docile e aiutandolo a convertirsi a una vita onesta e laboriosa. Questo cambiamento rallegrò tutta Roccaporena, che per anni aveva subito le sue angherie.
La Tragedia Familiare e il Perdono
La gioia familiare fu di breve durata. Dopo alcuni anni, in un periodo non precisato, Rita perse i suoi anziani genitori. Poco dopo, suo marito Paolo Mancini venne barbaramente assassinato in un'imboscata mentre tornava a casa da Cascia, probabilmente per vendetta di qualcuno che non gli aveva perdonato le violenze precedenti. I figli, ormai quindicenni, influenzati dall'ambiente e dai parenti, covavano sentimenti di odio e vendetta per la morte del padre. Rita cercò di nascondere loro la verità, ma visse con il timore di perderli, sapendo che gli assassini del marito erano decisi ad eliminare gli appartenenti al cognome Mancini e che i suoi cognati erano pronti a vendicare la morte di Fernando Mancini. Piuttosto che saperli assassini e macchiati di sangue, Rita pregò Dio perché li prendesse con Sé, affinché le loro anime non si perdessero. Il Signore ascoltò le sue preghiere: entrambi i figli si ammalarono e morirono di malattia (o peste) in giovane età, prima di aver potuto macchiarsi del peccato mortale dell'omicidio. In questo periodo, Rita si adoperò instancabilmente per riappacificare la famiglia del marito con gli assassini, interrompendo così la spirale di odio che si era creata. La sua capacità di perdono è stata un esempio fulgido di coerenza con il Vangelo.
L'Ingresso al Monastero
Ormai libera da vincoli familiari, Rita si rivolse alle Suore Agostiniane del monastero di Santa Maria Maddalena di Cascia, desiderando prendere i voti. Fu respinta per ben tre volte, a causa della sua situazione di vedova, della sua età e, probabilmente, per timore delle suore di essere coinvolte nella faida tra le famiglie del luogo. Solo dopo una pubblica riappacificazione tra i fratelli del marito e i suoi uccisori, Rita venne accettata nel monastero. Secondo la tradizione, il suo ingresso avvenne grazie a un fatto miracoloso nel 1407. Si narra che una notte, mentre pregava sullo "Scoglio" (uno sperone di montagna sopra Roccaporena), ebbe la visione dei suoi tre santi protettori - Sant'Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino - che la trasportarono misteriosamente a Cascia, introducendola nel monastero. Le suore, trovandola in orazione nel loro coro nonostante tutte le porte chiuse, furono convinte dal prodigio e dal suo sorriso ad accoglierla. Rita, che aveva circa trent'anni, fu ammessa tra le monache coriste, nonostante fosse illetterata, con l'Ufficio divino sostituito da altre orazioni.
La Stimmate della Spina
In convento, Suor Rita condusse una vita di esemplare santità, dedita alla preghiera, alla penitenza, alla carità e alla pietà, suscitando l'ammirazione delle consorelle. Profondamente devota alla Passione di Cristo, desiderava condividerne i dolori, e questo costituì il tema principale delle sue meditazioni e preghiere. Gesù l'esaudì: un Venerdì Santo del 1432, mentre era in contemplazione davanti al Crocifisso, sentì una spina staccarsi dalla corona del Salvatore e conficcarsi sulla sua fronte. Questa spina le produsse una profonda piaga, che divenne purulenta e putrescente, costringendola a una continua segregazione. La ferita scomparve soltanto in occasione di un pellegrinaggio a Roma, fatto per perorare la causa di canonizzazione di San Nicola da Tolentino, permettendole di circolare tra la gente. Suor Rita conservò questa dolorosa stigmata per tutta la vita, vivendo gli ultimi quindici anni nella sofferenza, logorata dalle fatiche, dai digiuni e dall'uso dei flagelli.
La Morte e il Culto
Negli ultimi quattro anni di vita, Rita si cibava così poco che forse la Comunione eucaristica era il suo unico sostentamento e fu costretta a restare coricata sul suo giaciglio. Ricevette la visita di Gesù e della Vergine Maria, che le annunciarono la sua morte tre giorni prima. Il 22 maggio 1457, Rita si spense, mentre, come si narra, le campane suonarono da sole a festa, annunciando la sua "nascita" al cielo.Sebbene la sua santità fosse stata immediatamente riconosciuta da tutti, la Chiesa cattolica impiegò quasi cinque secoli per proclamarla santa. Fu beatificata nel 1627 da Papa Urbano VIII e canonizzata solennemente il 24 maggio 1900 da Papa Leone XIII. Il suo corpo, che non si è decomposto e non è incartapecorito, riposa incorrotto nell'urna d'argento e cristallo, eseguita nel 1930, nella Basilica di Santa Rita a Cascia, esposto alla venerazione degli innumerevoli fedeli. Recenti ricognizioni mediche hanno affermato che sulla fronte a sinistra vi sono tracce di una piaga ossea aperta (osteomielite), il piede destro presenta segni di una malattia sofferta negli ultimi anni, forse una sciatalgia, e la sua statura era di 157 cm. Dopo la morte, la stigmata sulla fronte si rimarginò, lasciando solo una macchia rossa da cui emanava una deliziosa fragranza. Il suo corpo venne deposto in una cassa di cipresso che, in un successivo incendio, bruciò mentre il corpo rimase miracolosamente illeso, riposto poi in un artistico sarcofago ligneo.
I Miracoli di Santa Rita
Il Miracolo delle Api
Un fatto prodigioso è legato all'infanzia di Rita. Dopo qualche mese dalla nascita, i genitori la portarono con loro durante il lavoro nei campi, riponendola in un cestello di vimini poco distante. Un giorno, mentre la piccola riposava all'ombra di un albero, uno sciame di api le circondò la testa senza pungerla; anzi, alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta depositandovi del miele. Nel frattempo, un contadino che si era ferito con la falce a una mano, correndo a Cascia per farsi medicare, passando davanti al cestello e vedendo la scena, prese a cacciare via le api. E qui avvenne la seconda fase del prodigio: man mano che scuoteva le braccia per farle andare via, la sua ferita si rimarginò completamente. L'uomo gridò al miracolo e con lui tutti gli abitanti di Roccaporena.Un altro episodio legato alle api si narra il giorno dei funerali di Santa Rita: quando si sparse la voce dei miracoli, attorno al suo corpo comparvero delle api nere che si annidarono nelle mura del convento. Ancora oggi, queste api, che non hanno un alveare e non fanno miele, si riproducono da cinque secoli tra quelle mura.
Il Miracolo della Vite
La vite rigogliosa che si può ammirare all'interno del monastero, producendo ogni anno uva bianca, è legata a un miracolo. La tradizione dice che mentre Rita era novizia, la superiora, per mettere alla prova la sua ferrea volontà e obbedienza, le ordinò di annaffiare ogni giorno una pianta completamente secca nel giardino. Rita lo fece con costanza, attingendo l'acqua dal pozzo accanto alla vite, e così la pianta riprese vita. Oggi questa vite ha più di 200 anni e produce uva di eccezionale qualità.
Il Miracolo delle Rose e dei Fichi in Inverno
Durante la fase finale della sua vita, essendo immobile a letto per una lunga malattia, Rita ricevette la visita di una parente. Nel congedarsi, la parente le chiese se desiderava qualcosa dalla sua casa di Roccaporena. Rita rispose che le sarebbe piaciuto avere una rosa e due fichi dall'orto. La parente obiettò che si era in pieno inverno e quindi ciò non era possibile, ma Rita insistette. Tornata a Roccaporena, la parente si recò nell'orticello e, in mezzo a un rosaio, vide una bellissima rosa sbocciata e sulla pianta due fichi ben maturi. Stupita, li colse e li portò a Rita a Cascia, la quale, ringraziando, li consegnò alle meravigliate consorelle. Questo prodigio delle rose e dei fichi in inverno è stato raccontato da diverse attendibili testimonianze raccolte nel processo per la sua beatificazione nel 1626. Da allora, la rosa è il simbolo di Santa Rita, e nel giorno della sua festa questi fiori vengono benedetti e distribuiti ai fedeli.

Guarigioni e Intercessioni
La storia di Santa Rita è costellata di numerosi miracoli e guarigioni attribuiti alla sua intercessione. Un esempio notevole è quello del signor Portera Antonino, colpito da una paresi facciale che non guariva nonostante lunghi viaggi della speranza e costose cure mediche. Non riusciva ad accettare la sua condizione. Una notte, in sogno, Santa Rita apparve alla moglie, la signora Liboria Lombardo, e le disse: "Perché non mi porti a Mistretta"? La signora Liboria non si arrese, chiese aiuto ai paesani che contribuirono secondo le loro possibilità, e il signor Antonino miracolosamente guarì nel 1934. La sua intercessione si è sempre rivelata molto efficace, proprio per i casi più difficili e ritenuti irrisolvibili.
Santa Rita: Protettrice e Modello di Fede
L'Avvocata delle Cause Disperate
Santa Rita da Cascia è universalmente riconosciuta come l'avvocata delle cause impossibili e disperate. Molte preghiere sono oggi rivolte a Santa Rita da Cascia per ottenerne la potente intercessione. I cristiani di tutti i ceti sociali si rivolgono a lei, dopo aver esaurito le risorse umane e non trovando più soluzione alle loro sofferenze ed angosce. Si ricorre alla sua intercessione nei casi che sembrano disperati, con la fiducia di ricevere presto aiuto e di ritrovare la calma in uno spirito afflitto. Il suo culto si è diffuso gradualmente in Italia e poi nel resto del mondo, e il suo nome è stato intitolato a tante iniziative assistenziali, monasteri e chiese.
Il Messaggio di Santa Rita
Il messaggio di Santa Rita non è contenuto in libri o lettere, ma nella sua vita semplice ed eroica. È una grande evangelizzatrice che annuncia non sé stessa, ma Gesù Signore e la forza del suo mistero pasquale di croce e resurrezione. La sua esistenza è una potente manifestazione dello Spirito Santo, che parla e agisce anche oggi. Santa Rita annuncia alla donna il vangelo della libertà, di essere se stessa, di difendere la propria dignità e quella di chi è più debole e solo. Proclama il vangelo dell'interiorità, perché senza di essa non c'è libertà, e il vangelo del perdono, poiché chi ha sbagliato viene aiutato solo se non lo si condanna. Ai genitori annuncia il vangelo della coerenza, in quanto si è educatori prima di tutto con il proprio esempio, e il vangelo della preghiera, perché aprirsi a Dio significa costruire la propria famiglia sulla roccia. La sua figura è un modello di donna valido per i tempi duri, un fulgido esempio di ruolo determinante e attivo della donna nel campo sociale, della pace e della giustizia.
La Diffusione del Culto
Il cuore del culto di Santa Rita resta il Santuario e il Monastero di Cascia, che insieme ad Assisi e Norcia, rappresenta un punto di riferimento spirituale. Per Santa Rita la vita non ha risparmiato nulla: giovanissima fu data in sposa a un uomo iroso e brutale, ebbe due figli, ma con il suo tenero amore e passione riuscì a trasformare il carattere del marito. Non si abbandonò mai al dolore, alla disperazione o al desiderio di vendetta, ma sublimò il suo dolore attraverso il perdono degli assassini del marito. Entrò in convento e vi visse gli ultimi 40 anni in assidua contemplazione, penitenza e preghiera. Santa Rita è una delle Sante più amate, oggetto di una straordinaria devozione popolare, sentita molto vicina per la "normalità" dell'esistenza quotidiana da Lei vissuta, prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana.