Intraprendere il cammino per diventare sacerdote cattolico richiede una profonda introspezione e una dedizione senza riserve. Questo percorso inizia con il riconoscimento e la comprensione della propria vocazione al sacerdozio. Vivere da prete ed operare nel mondo non è, infatti, possibile senza una vera e forte vocazione.
Ogni giorno, i presbiteri sono messi a dura prova dalle tentazioni del mondo, in un continuo rincorrersi di seduzioni e resistenze. Per questo, quando si sente per la prima volta la cosiddetta ‘chiamata del Signore’ è bene riflettere sulla fermezza con cui si intende rispondere. Soprattutto per i giovani, molte potrebbero essere le persone pronte ad opporsi: dalla famiglia agli amici, passando per conoscenti vari. Prendersi del tempo per essere pienamente consapevoli della vocazione è fondamentale per iniziare, poi, un percorso di fede da concludere con l’accettazione vera e propria del celibato e del sacerdozio.
Requisiti iniziali e ammissione al Seminario
Il cammino per diventare sacerdote cattolico inizia ben prima dell'entrata in seminario; si fonda su una solida base di requisiti iniziali che assicurano agli aspiranti la giusta predisposizione e idoneità per questo impegno profondo e duraturo. Il primo passo è l'ammissione al seminario, che inizia con il soddisfacimento di precisi requisiti. Non si tratta solo di criteri accademici, ma anche di requisiti morali, spirituali e personali.
Criteri di Idoneità
- Un candidato deve dimostrare una buona salute fisica e psichica.
- Deve avere una storia di comportamento morale irreprensibile.
- È richiesta un'adeguata maturità emotiva e spirituale.
- È necessario aver compiuto 18 anni per entrare in seminario.
- L'ammissione all'ordinazione sacerdotale presuppone il curriculum di studi in Teologia. Per questo si richiede nella norma il diploma di maturità. Tuttavia se il candidato non ne è in possesso e vuole comunque aspirare al sacerdozio, egli può sostenere il cosiddetto "Studienberechtigungsprüfung".
Il Ruolo del Supporto Comunitario e Spirituale
Il sostegno della comunità di appartenenza del candidato è cruciale. Non solo fornisce una rete di supporto morale e spirituale, ma rappresenta anche una testimonianza della sua vocazione e del suo impegno. Il parroco locale, in particolare, ha il compito di guidare i candidati nel loro discernimento iniziale, offrendo un quadro reale delle sfide e delle gioie del ministero sacerdotale.
La preparazione per il seminario non è solo una questione di riempire moduli e superare interviste. Richiede un impegno personale profondo e una preparazione spirituale intensa. È consigliabile intraprendere un cammino di preghiera più profondo, partecipare a ritiri spirituali e cercare il sostegno di una guida spirituale. Questo periodo di preparazione è anche un tempo per allineare la propria vita alle esigenze etiche e spirituali del sacerdozio, adottando uno stile di vita che rifletta i valori e le priorità della chiamata. L'approccio a questo cammino deve essere intrapreso con serietà e dedizione. Riconoscendo l’importanza di questa vocazione, i candidati sono chiamati a un'esplorazione profonda e onesta della loro chiamata, assistiti e supportati dalla comunità e dalle strutture ecclesiastiche.
Colloqui di Ammissione
Non è previsto un esame, ma sono necessari diversi colloqui di ammissione per entrare in Seminario. Tali colloqui devono essere sostenuti dal candidato con il rettore, il padre spirituale e il consulente psicologico.
Seminario: Struttura e Tipologie
Il seminario è un’istituzione della Chiesa cattolica dedicata alla formazione dei candidati al presbiterato i quali, una volta entrati, prendono il nome di seminaristi. Il primo seminario venne istituito nel 1939 dal futuro Papa Giovanni XXIII, a soli 53 giorni di distanza dalla chiusura del Concilio di Trento. Ad oggi, esistono ancora due tipologie di seminari:
- Seminario minore: che ospita i ragazzi che frequentano le scuole secondarie;
- Seminario maggiore: dedicato al livello di studio universitario.
Questo perché la vocazione potrebbe arrivare in giovane età o in età avanzata. Non mancano, nella Chiesa, storie di preti che hanno scelto la strada di Dio dopo essersi affermati nel mondo del lavoro o aver vissuto gran parte della propria vita lontano da quanto previsto dalla dottrina cristiana. Inoltre, possono diventare sacerdoti anche gli uomini rimasti vedovi.

La Formazione in Seminario
Il nucleo della formazione per aspiranti sacerdoti cattolici si concentra sugli studi teologici e sulle esperienze pastorali, entrambi essenziali per sviluppare una profonda comprensione della dottrina e delle responsabilità del sacerdozio. La formazione fino all'ordinazione dura in media sette anni. Questo periodo comprende l'anno propedeutico, almeno quattro anni di formazione in seminario e al contempo il completamento del curriculum quinquennale di Teologia Cattolica e l'anno pastorale come diacono. Se necessario, il responsabile della formazione può integrare anche determinati tirocini o pause, per approfondire ed ampliare temi centrali o per favorire processi di maturazione. La formazione continua in ogni modo anche dopo l'ordinazione. In ultima analisi essa si protrae per tutta la vita e presuppone che ognuno sia disposto a lavorare sempre su di sé.
Fasi della Formazione
La nuova edizione della Ratio nationalis dei Seminari, le norme che regolano i cammini formativi per i futuri sacerdoti, rimarca l’unità della formazione come un unico e ininterrotto cammino.
- Anno propedeutico: È una piccola comunità fraterna dove ci si sperimenta nella vita comunitaria, si acquisisce gradualmente un ritmo di preghiera intenso, si pongono le basi per gli studi teologici, eventualmente recuperando quanto manca nella preparazione previa, si conosce più da vicino cosa significa essere sacerdoti, ci si impegna in un servizio di carità.
- Fase discepolare: Durante il ciclo filosofico, che di solito dura tre anni, i seminaristi studiano filosofia, storia della Chiesa e materie introduttive alla teologia. In questa fase si pone molta attenzione alla costruzione del sé interiore dei ragazzi, che hanno bisogno di concentrarsi su se stessi in un rapporto educativo forte.
- Fase configuratrice: Successivamente, nel ciclo teologico, gli studi diventano più intensi e specializzati con materie come dogmatica, morale, sacramentaria, e diritto canonico. In questa fase i seminaristi devono essere accompagnati a una graduale conoscenza del popolo di Dio: devono imparare a stare tra la gente, a relazionarsi con loro, devono essere uomini di relazione e di comunione.
Vita in Seminario
Nella concretezza della quotidianità, i futuri sacerdoti trascorrono le proprie giornate in seminario studiando materie di carattere religioso e storico-filosofico e pregando Dio. Il Seminario dura 6 anni. Il sesto anno in genere è un po’ diverso perché prevede un impegno in parrocchia più consistente. Il Seminario per la formazione dei futuri presbiteri delle diocesi di Trieste, Udine e Gorizia si trova a Castellerio, nel comune di Pagnacco (UD). È una comunità formata da una trentina di persone, accompagnate dal Rettore, dal vicerettore e dal padre spirituale, oltre che da tutti i docenti. In Seminario buona parte del tempo è impiegata nello studio della filosofia, della teologia e di alcune discipline collegate. La vita comunitaria poi prevede chiaramente dei tempi di preghiera, dei momenti di formazione, oltre che tutto quanto serve alla vita in comune.
La giornata in seminario comincia con la preghiera del mattino, le lodi. Poi si va a fare colazione. Nel corso della mattinata i seminaristi frequentano insieme agli altri studenti i corsi di lezione allo Studio Teologico Accademico. Dopo l'ora media, il pranzo e un'adeguata pausa pomeridiana, continua la frequenza di lezioni e seminari. La celebrazione comune della Santa Messa, la cena e talvolta anche un programma serale concludono la giornata. Dal venerdì alla domenica i seminaristi sono spesso impegnati nelle loro parrocchie di tirocinio.
Esperienze Pastorali e Guida Spirituale
Parallelamente agli studi, i seminaristi sono immersi in diverse esperienze pastorali. Queste possono includere stage in parrocchie, ospedali, carceri o con gruppi giovanili, permettendo loro di mettere in pratica gli insegnamenti appresi e di sviluppare capacità relazionali e di ascolto essenziali per il loro futuro ministero. Attraverso queste esperienze, i candidati al sacerdozio apprendono come gestire situazioni reali, dalla guida spirituale alla gestione delle crisi, acquisendo una preziosa intuizione sulle dinamiche della vita parrocchiale e comunitaria.
Un aspetto cruciale della formazione è la presenza costante e influente della guida spirituale. Ogni seminarista è affidato a un direttore spirituale, con il compito di assistere nel discernimento personale e nella crescita spirituale. Il rapporto con il direttore spirituale è fondamentale per aiutare i futuri sacerdoti a navigare i loro dubbi, a rafforzare la loro fede e a forgiare un solido carattere morale. Il cammino accademico e spirituale nei seminari cattolici è profondamente intrecciato con la missione di formare individui che non solo siano custodi della tradizione e della dottrina della Chiesa, ma che siano anche innovatori sensibili alle necessità del mondo moderno.
I gradi del Sacramento dell'Ordine
Il culmine del percorso formativo per un aspirante sacerdote cattolico è il processo di ordinazione, che sancisce il passaggio dallo stato laicale a quello clericale attraverso le tappe del diaconato e del presbiterato. È il sacramento dell’ordine che fa diventare una persona un presbitero, un sacerdote.
Lettorato
È il primo ministero istituito, che il vescovo conferisce alla fine del terzo anno. L’ufficio liturgico del lettore è la proclamazione delle letture nell’assemblea liturgica. Di conseguenza il lettore deve curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della parola di Dio ed educare nella fede i fanciulli e gli adulti. Ministero perciò di annunciatore, di catechista, di educatore alla vita sacramentale, di evangelizzatore a chi non conosce o misconosce il Vangelo.
Accolitato
È il secondo ministero istituito, che il vescovo conferisce alla fine del quarto anno. L’ufficio liturgico dell’accolito è di aiutare il presbitero e il diacono nelle azioni liturgiche; di distribuire o di esporre, come ministro straordinario, l’Eucaristia. Di conseguenza, deve curare con impegno il servizio all’altare e farsi educatore di chiunque nella comunità presta il suo servizio alle azioni liturgiche. Il contatto che il suo ministero lo spinge ad avere con “i deboli e gli infermi” lo stimola a farsi strumento dell’amore di Cristo e della Chiesa nei loro confronti.
Diaconato
È il primo grado del sacramento dell’ordine. I novizi escono dal seminario con il titolo di Diacono che li accompagnerà per i successivi 6 mesi. Il motivo è presto spiegato: i 180 giorni sono da considerarsi come l’ultimo, grande periodo di prova. Il futuro prete si accinge ad entrare fattivamente nella vita parrocchiale, a provare sulla pelle gli oneri e gli onori della propria missione. È durante questo tempo che viene fatta la promessa di celibato e, definitivamente, si mette in pratica quanto riportato nel Vangelo di Giovanni: “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo”. Il candidato, attraverso l’ordinazione e l’imposizione delle mani da parte del vescovo, viene abilitato al servizio della carità.
Presbiterato
Dopo un periodo di solito non inferiore a un anno, il diacono può essere ordinato sacerdote, assumendo così piena responsabilità di celebrare l'Eucaristia, confessare i fedeli, ungere gli infermi e guidare la comunità parrocchiale. È il secondo grado del sacramento dell’ordine, che imprime al candidato il “carattere ministeriale”.
Le cerimonie di ordinazione sono cariche di simbolismo e significato, profondamente radicate nella tradizione cattolica. Durante l'ordinazione, elementi come l'imposizione delle mani dal vescovo e la preghiera consacratoria collegano il candidato alla lunga successione apostolica. Ogni gesto e ogni parola riflettono la solennità del momento e l'impegno che il candidato sta assumendo. Una volta ordinato, il sacerdote si assume una serie di responsabilità che vanno ben oltre la celebrazione dei sacramenti. È chiamato a essere un leader morale e spirituale, un educatore nella fede, un conforto per gli afflitti e un punto di riferimento per la comunità. Le aspettative nei suoi confronti sono elevate: si spera che viva secondo gli insegnamenti di Cristo, mostrando compassione, integrità e un profondo impegno verso la giustizia sociale e la cura dei più vulnerabili. Questo processo di ordinazione, dalla preparazione iniziale fino alla piena realizzazione nel presbiterato, è un viaggio di continua crescita spirituale e di approfondimento della vocazione personale.

Domande frequenti sul sacerdozio
Posso diventare seminarista solo nella mia diocesi di appartenenza?
No, in determinate circostanze si può anche cambiare diocesi. Tuttavia ciò accade piuttosto raramente e in ogni caso le ragioni dovrebbero essere trasparenti e coerenti con la propria vocazione. Non si tratta di fuggire dai problemi o di non voler fronteggiare determinate sfide. Inoltre tale cambio deve avvenire in accordo con entrambi i vescovi diocesani. Se sussistono difficoltà ancora non chiarite, non sarà ammesso l'inserimento in una diocesi diversa.
Posso tornare indietro nella mia scelta, ovvero esiste un sacerdozio temporaneo?
Il ministero sacerdotale in primo luogo non è una professione, ma una vocazione. Dio chiama un uomo ad adempiere un servizio nella Chiesa. Questa chiamata di Dio e la vocazione che in essa si sviluppa non sono su base temporanea ma mirano al raggiungimento di una decisione per la vita. Perciò non si può rinunciare al servizio sacerdotale se occasionalmente ci si trova in un periodo difficile. È tuttavia di aiuto affrontare le difficoltà in un ambito confidenziale e lasciarsi consigliare. Il "sacerdozio temporaneo" non esiste.
Tutti quelli che ne fanno richiesta vengono ordinati?
No. I candidati vengono accompagnati nel loro cammino vocazionale e anche esaminati. Se i formatori e il vescovo - in qualità di ultimo responsabile - dovessero giungere alla conclusione che il candidato non è idoneo, egli non verrà ammesso all'ordinazione.
Qual è l'età minima e massima per entrare in seminario?
Per entrare in seminario bisogna aver compiuto 18 anni. La Conferenza Episcopale Italiana non prevede un limite di età massimo, ma richiede una valutazione attenta del candidato. A volte anche persone in età matura decidono di intraprendere il cammino verso il ministero sacerdotale.
Quanto guadagna un sacerdote?
Il sistema dei compensi in Italia prevede che un sacerdote riceva una cosiddetta remunerazione di sostentamento. L'importo viene calcolato in base ad un sistema a punti. Un punto corrisponde ad un valore lordo di 12,36 Euro. Ogni sacerdote ha 80 punti base, che corrispondono ad un importo di 988,80 Euro. A seconda di incarichi particolari o lavori specifici possono essere aggiunti ulteriori punti. Il compenso quindi non è molto alto, nondimeno esso permette facilmente ai sacerdoti di condurre uno stile di vita semplice.
Possono essere ammesse al sacerdozio anche le donne?
No, secondo la dottrina della Chiesa il sacramento dell'ordinazione può essere ricevuto solo da uomini battezzati. La Chiesa in questo si attiene in primo luogo al fatto che Gesù aveva chiamato ad essere suoi discepoli solo uomini e che nella tradizione della Chiesa cattolica romana non è mai stata praticata l'ordinazione di donne.
Un religioso può diventare sacerdote diocesano e viceversa?
Sì, in linea generale è possibile. Per entrambi i casi, se un religioso esce dall'ordine e viene ascritto a una diocesi - si parla di sacerdote incardinato - o se un sacerdote diocesano desidera entrare in un ordine religioso, esistono regole precise riguardo il procedimento e le scadenze. È importante che tale processo sia ben ponderato, in fedeltà alla propria vocazione e in accordo sia con il vescovo locale che con il superiore dell'ordine.
Perché i sacerdoti non possono sposarsi?
La Chiesa cattolica è convinta che il celibato (è questo il termine usato per chi sceglie di non sposarsi per motivi religiosi) sia la forma di vita più adeguata per un sacerdote e fonda tale convinzione sul fatto che, secondo la testimonianza del Vangelo, Gesù non era sposato e che il sacerdote debba dedicarsi interamente e senza restrizioni alla comunità che gli viene affidata. Per questo la disponibilità al celibato è condizione di ammissione all'ordinazione per un candidato al sacerdozio nella Chiesa cattolica romana.
Come vivono i sacerdoti la loro sessualità?
La sessualità è un grande dono, che ognuno di noi ha ricevuto. Il sacerdote promette di rinunciare a vivere la sessualità genitale. Ciò rimane un compito e una sfida per tutta la vita. È necessario che i candidati al sacerdozio si confrontino e si interroghino già nel periodo formativo con e sulla loro sessualità, che apprendano delle modalità per rapportarsi al loro bisogno di amore e tenerezza, come anche a tutte le loro energie affettive, cosí da farne strumento di servizio a Dio e al prossimo. La forza positiva della sessualità deve essere parte integrante della persona.
Cosa succede se un sacerdote si innamora?
Innanzitutto precisiamo che è assolutamente normale innamorarsi, quindi può succedere anche a un sacerdote. È importante che il sacerdote ne possa parlare in una cerchia confidenziale e fare chiarezza circa i propri sentimenti. In questo modo si possono cercare delle vie per poter integrare questa esperienza nella propria vita e rimanere fedeli alla personale decisione di fondo.
Può un sacerdote avere amicizie femminili?
Sì, è importante che anche i sacerdoti coltivino buone amicizie di entrambi i sessi e possano frequentare persone amiche. Tali amicizie possono rafforzare e arricchire il cammino esistenziale di un sacerdote. Non è corretto invece un rapporto di amicizia che sfoci in una doppia vita degli interessati.
Se a volte ho dei dubbi di fede, posso essere comunque idoneo a diventare sacerdote? Un sacerdote può dubitare di Dio?
Sì, poiché i dubbi possono anche svilupparsi e maturare. Se non avessimo mai messo in discussione la nostra fede, oggi essa sarebbe ancora al livello di quando eravamo bambini. Attraverso i dubbi la fede in Dio si trasforma e diventa più profonda, ma è necessario avere coraggio per sostenere la portata del dubbio. Ogni credente nella sua vita avrà dubitato almeno una volta dell'esistenza di Dio. Ciò ha spesso a che fare con una falsa immagine di Dio che noi ci costruiamo. Il dubbio ci può aiutare ad interrompere tale falsa rappresentazione e a comprendere Dio più a fondo e in modo nuovo. Per questa ragione anche un sacerdote può nutrire dubbi.
Esiste una prevenzione degli abusi sessuali?
Sì, la prevenzione degli abusi e delle violenze sessuali è parte integrante della formazione del sacerdote. I candidati al sacerdozio si confrontano con la problematica e la affrontano approfonditamente. La migliore prevenzione viene svolta attraverso un confronto aperto e sincero con i propri bisogni sessuali ed emozionali e attraverso una sessualità ed emozionalità mature.
C'è una differenza tra prete, parroco, pastore, prelato, prevosto, priore, padre etc.?
Sì, poiché il sacerdote (prete) è colui che ha ricevuto l'ordinazione. Un parroco invece è un sacerdote alla guida di una parrocchia, che viene affiancato da un sacerdote di regola più giovane, chiamato cooperatore (talvolta il termine usato per questo servizio è cappellano). Un vicario è in generale un sacerdote che riveste un compito di rappresentanza. Il vicario parrocchiale (cooperatore o cappellano) è chi fa le veci del parroco. Il vicario generale è il rappresentante del vescovo, di colui cioè che guida l'intera diocesi. Come tale il vicario generale è anche denominato ordinario locale. Un vicario episcopale è un rappresentante del vescovo per un determinato ambito di competenze. Un decano è colui che guida un decanato. Un canonico è un membro del capitolo del duomo della chiesa episcopale. Il capitolo del duomo è una comunità di sacerdoti che gestisce la pastorale della chiesa episcopale. Con il termine prevosto (dal latino praepositus) si indica nel linguaggio ecclesiale una persona che presiede. Il prevosto del duomo è il primo tra i dignitari, vale a dire la più alta carica del capitolo del duomo. Il termine prelato deriva dal latino praelatus (presiedere o essere preferito) e si riferisce in generale a sacerdoti dignitari della Chiesa cattolica. Il termine latino pastor significa in italiano: pastore. Chi guida una comunità è chiamato pastore, specialmente nella Chiesa protestante. Il presbiterio è la comunità dei sacerdoti di una diocesi. La presidenza di questa comunità è detenuta dal vescovo. L'insieme dei vescovi è a sua volta l'episcopato. Un membro di una comunità religiosa è chiamato frate (fratello). A differenza di un padre, però, un frate non è ancora un sacerdote ordinato. Gli ordini francescani sono un'eccezione, poiché i sacerdoti consacrati sono chiamati anche frati. L'abate è il capo di una comunità monastica. Come un vescovo, egli indossa una croce pettorale, un anello e una mitra. Tuttavia, egli è eletto e non nominato. La consacrazione di un abate non è propriamente un sacramento come la consacrazione di un vescovo, ma una benedizione. Anche il titolo di cardinale non denota un grado del ministero ordinato, ma è una dignità conferita. Il sostituto dell'abate nella comunità monastica è il priore (dal latino: il precedente).