Il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae a Leuca: Storia, Arte e Fede

La Puglia meridionale, in particolare all’estremità del proprio territorio, è caratterizzata da una profonda sacralità. De Finibus Terrae, ovvero "Alla fine della Terra", è infatti il nome dato all'affascinante Santuario di Santa Maria di Leuca, che sorge su un promontorio al limitare storico tra le terre di dominio romano e quelle di dominio straniero.

Questo punto, all'estremità del tacco della nostra penisola, fu un importante accesso per l'antichità alla Puglia e a tutta l'Italia, e per tale ragione fu costantemente conteso da maggiori potenze come Fenici, Greci, Arabi e Normanni.

Le Origini del Nome e la Geografia

La cittadina di Leuca prende il nome dal termine greco leukòs, che significa "bianco". Alcuni ritengono che questo nome faccia riferimento al colore degli scogli che costeggiano la zona, altri che il riferimento sia alla mitica storia d'amore della sirena Leucasia. Il mito narra che costei, innamorata del mortale Melisso, non sopportò l'idea che l'uomo fosse riuscito a resistere al suo canto perché già innamorato di un'altra donna, e decise allora di far annegare in mare entrambi gli amanti. Pentita delle sue azioni, si fece trasformare da Minerva nella scogliera bianca di Leuca.

Capo Santa Maria di Leuca è per convenzione il punto di separazione tra il mare Adriatico e il mare Ionio e segna inoltre il limite nordorientale del grande Golfo di Taranto. L’antico Promontorio Japigio, dove si trova Leuca, divide il Mare Ionio da quello Adriatico.

Mappa del Salento con indicazione di Santa Maria di Leuca, punto di incontro Adriatico-Ionio

Le Radici Precristiane del Luogo

La sacralità del luogo, estrema punta meridionale d’Italia, non solo dal punto di vista cristiano, ma anche pagano, è testimoniata da numerosi ritrovamenti.

Il Santuario di Santa Maria di Leuca poggia le sue vere radici in un periodo precedente al cristianesimo. Molto prima della Vergine Maria, qui sarebbero stati venerati Ercole, Giove e Minerva, che qui aveva un tempio. Nacque infatti come un tempio pagano dedicato alla dea Minerva, come attesta un cimelio tuttora presente e conservato all'interno della Basilica: un’ara dove venivano effettuati i sacrifici alla divinità. Oggi, all'interno della Chiesa è sistemato un grosso masso monolitico, l'Ara a Minerva, che ricorda il culto alla dea.

Un altro luogo di culto precristiano è il santuario pagano messapico-greco-latino della "Grotta Porcinara", collocato verso Punta Ristola. Qui si trovano ancora iscrizioni in greco e in latino scritte dai naviganti che, doppiando il Capo di Leuca, si fermavano o si rifugiavano nel suo porto, di cui la Porcinara e la vicina Grotta del Diavolo costituivano l’area sacra. In questo Santuario, a partire dall’VIII secolo a.C., si venerava il dio Batios (Giove) e, in seguito, la dea Venere e la Dea Fortuna. I resti all’interno della Grotta Porcinara, come ossa di animali sacrificati ed iscrizioni greche e messapiche, attestano queste antiche pratiche religiose.

Foto della Grotta Porcinara

L'Arrivo del Cristianesimo e la Nascita del Santuario Mariano

La tradizione narra che l'apostolo Pietro, nel 43 d.C., sbarcò in Puglia per fare ritorno a Roma dopo il suo viaggio in Oriente. In questa occasione, il tempio pagano sul promontorio fu dedicato al Salvatore e convertito in un santuario cristiano. Fu proprio qui, infatti, che San Pietro cominciò la sua opera di conversione, partendo dalla popolazione salentina per poi proseguire per tutto l'Occidente.

La testimonianza del passaggio dell'apostolo è la Croce Pietrina, collocata di fronte al Santuario sul viale che conduce alla Basilica tra gli alberi della pineta. La Basilica divenne nel 59 sede vescovile. Tuttavia, poiché l’evangelizzazione dell’Italia meridionale non è collocata in un periodo anteriore al V-VI secolo, la fondazione del santuario attribuita agli apostoli è probabilmente una leggenda.

Solo in un secondo momento il luogo fu consacrato a Santa Maria di Leuca. Anche in questo caso, la ragione è legata ad una leggenda che racconta il salvataggio di un gruppo di pescatori ritrovatosi in mare nel mezzo di un temporale ad opera della Madonna, ritenuta la protettrice dei pescatori. Questo miracolo, avvenuto la notte del 13 aprile del 365 d.C., quando una violenta tempesta colpì la zona, fu un evento significativo. I pescatori, preoccupati per le loro imbarcazioni, chiesero aiuto alla Madonna, la quale, per sua intercessione, fermò l'evento e risparmiò dalla catastrofe uomini e cose. Da allora, il 13 aprile di ogni anno, molti si recano in pellegrinaggio a Leuca per ringraziare e chiedere nuove grazie.

Il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae: Distruzioni e Ricostruzioni

A causa della sua ambitissima posizione, il santuario fu purtroppo preso di mira numerose volte nel corso del tempo, in particolare dai Turchi e dai Saraceni, come attacco indiretto alla religione cristiana. Nel tempo, le chiese che si sono succedute nello stesso posto sono state oggetto di diverse distruzioni e incendi, soprattutto ad opera di Saraceni e Turchi, e sempre la minaccia e il pericolo venivano dal mare. Fu distrutto ben cinque volte, con eventi nefasti datati nel 1507, 1537, 1550, 1624 e l'ultima delle quali nel 1720.

L'attuale edificio risale al 1720, quando fu ricostruito per volere del vescovo Giovanni Giannelli (1713-1743). Fu lui a escogitare una soluzione per preservare il santuario da futuri attacchi: fece sopraelevare la preesistente costruzione con due piani dotati di tre finestre ciascuno, in modo che il tutto apparisse come una civile abitazione, quasi una fortezza, e non una chiesa. Questa architettura, simile a una fortificazione, doveva nascondere ai predatori venuti dal mare la vera natura di luogo di culto, scoraggiando profanazioni e saccheggi. La basilica fu terminata e consacrata nel 1755. Le numerose ricostruzioni conferirono al Santuario un aspetto differente da quello originale, ma i fedeli vollero mantenere la struttura delle mura perimetrali.

La facciata presenta infatti il tipico stile austero delle architetture militari e tale doveva sembrare a chi giungesse dal mare. Questa facciata nasconde all'interno quella più antica con un portale del '500-'600.

Storicamente a tre navate, ad oggi la Chiesa consta di un'unica navata e di sei altari laterali, di cui due realizzati solo di recente. La chiesa, a croce latina, presenta un grande atrio rettangolare collegato con delle scale al Palazzo Vescovile. Nel 1990, il Santuario fu elevato a Basilica Minore.

Foto esterna del Santuario di Santa Maria di Leuca che mostra la sua architettura fortificata

L'Immagine della Vergine con il Bambino e il suo Culto

Sull'altare maggiore della Basilica è collocata un'immagine della Vergine. Il pellegrino è attratto dall'altare maggiore, elegante fattura marmorea settecentesca, dove troneggia l'immagine di Maria con il Figlio. Il primo dipinto, attribuito a San Luca, andò perduto. Una seconda opera venne realizzata nel 1507 per volere del vescovo Giacomo Del Balzo da Jacopo Palma il Vecchio, ma anche questa andò distrutta nel 1537 durante un'incursione. La terza tela, quella che ammiriamo oggi, fu realizzata dal pronipote Jacopo Palma il Giovane.

Durante l'incendio del 1624, parte del quadro della Vergine si salvò miracolosamente dalle fiamme. Fu gravemente danneggiata, e le fiamme risparmiarono solo i volti della Madonna e di Gesù. È questa porzione che venne in seguito venerata e custodita sull'altare maggiore. Oggi si ammira solo la parte centrale, che rappresenta il volto bruno della Madonna atteggiato a "mestizia materna ed affettuosa verso l’umanità dolorante" e il Bambino Gesù che "Lei stringe con una mano al petto, mentre con l’altra sostiene un piedino".

Il 21 novembre 1722, il Capitolo Vaticano decretò l'incoronazione con corone d'oro, volute dal conte Alessandro Sforza Pallavicini l'anno precedente. Oltre al quadro sull'altare maggiore, i fedeli desiderosi di un contatto fisico con il sacro, hanno come punto di riferimento anche la statua in cartapesta, eseguita dal maestro Manzo di Lecce nel 1897.

La devozione verso la Madonna "de Finibus Terrae" ha avuto una specifica presenza e diffusione mediante cappelle e altari a Lei dedicati in diverse località salentine. Ancora oggi, la Madonna di Leuca è particolarmente venerata dagli uomini di mare, marinai e pescatori, e viene portata per mare il 15 agosto di ogni anno.

Dettaglio dell'immagine della Madonna con il Bambino sull'altare maggiore

Il Patrimonio Artistico e Architettonico Interno

All'interno del santuario, oltre all'altare maggiore, vi sono sei altri altari. Cominciando da destra, il primo è dedicato a San Giovanni Nepomuceno; il secondo a San Pietro, venerato come primo evangelizzatore del promontorio; il terzo, nella crociera, è dedicato alla Sacra Famiglia; quindi la cappella del Sacramento, sul cui ingresso è la tela raffigurante la Circoncisione di Gesù del pittore Aniello Letizia. Continuando, dopo l'altare maggiore, è l'altare dell'Annunciazione del 1892, poi l'altare dedicato al santo pellegrino Benedetto Giuseppe Labre, e infine l'altare di San Francesco di Paola.

La chiesa conserva anche splendidi dipinti di Francesco Saverio Mercalli, Aniello Letizia e Pietro De Simone. Sull'ingresso, l'organo del 1885 è sulla cantoria del 1894. Il pulpito in pietra con lo stemma del vescovo Giannelli e la rappresentazione di una scena del crollo del tempio mentre appariva San Pietro si trova al termine della navata.

Nel 2000, la Basilica-Santuario si è arricchita di tre bellissimi portoni in bronzo, opera dello scultore Armando Marrocco. Quello centrale è intitolato alla Madonna Ianua Coeli, quello di destra all'Esodo e quello di sinistra a Maria Stella Maris, con la raffigurazione del miracolo del 365.

A sinistra dell'ingresso, una lapide in bronzo ricorda l'affondamento dell'incrociatore francese «Leon Gambetta», nella notte del 27 aprile 1915, agli inizi della Prima Guerra Mondiale, a circa venti miglia dal Capo di Leuca, dove riposano oltre settecento uomini.

Nel santuario riposano le spoglie mortali del vescovo Giannelli, suo ricostruttore, e del vescovo di Ugento, Giuseppe Ruotolo († 1970), che negli anni della ricostruzione postbellica fu promotore di opere sociali e assistenziali, rendendo questo centro mariano il cuore religioso dell'intero Salento.

Foto interna della navata della Basilica di Santa Maria de Finibus Terrae

Il Piazzale e i Monumenti Circostanti

Il Santuario si presenta su un vasto piazzale che offre una visione spettacolare dei due mari. Sul piazzale è possibile osservare:

  • Il Faro, alto 47 m e 102 m sul livello del mare, uno dei più grandi d'Italia, che diffonde fasci di luce fino a 15 miglia.
  • La Croce Pietrina, a ricordo della predicazione di San Pietro.
  • La Colonna Mariana del 1694, sormontata da una statua marmorea della Madonna (1954), fatta erigere dal Duca di Alessano, D. Filiberto Ayerbo d’Aragona.
  • La Croce Monumentale, in carparo, elevata il 21 ottobre 1901 in occasione di un grandioso pellegrinaggio per l'Anno Santo, a consacrazione del secolo che iniziava.

Due rampe di scale, ognuna di 300 gradini, fiancheggiano una cascata e collegano il Santuario con il porto vecchio. Questa scalinata segna la parte terminale del più grande acquedotto europeo, l'Acquedotto Pugliese, iniziato nel 1906 e terminato nel 1939. Il raccordo delle scalinate è reso monumentale da una colonna romana, portata lì per esaltare il genio italico.

Vista aerea del piazzale del Santuario con il faro e le scale dell'Acquedotto Pugliese

Pellegrinaggi e Attualità

Il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae è oggi meta di pellegrinaggi durante tutto l'anno. Il complesso ospita le "Figlie di Santa Maria di Leuca" e il Museo della Basilica. Con i lavori di restauro, sono state riscoperte due sale adiacenti, una destinata a museo e una a conferenze.

I pellegrini continuano a venire numerosi in finibus terrae per trovare la «porta del cielo» e portare alla Madre di Dio le loro «disperate speranze». La Basilica è normalmente aperta al culto, perpetuando una tradizione di fede e devozione che affonda le sue radici in millenni di storia.

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