Sant'Agostino d'Ippona, una delle figure più influenti nella storia del Cristianesimo, ha lasciato un'eredità intellettuale e spirituale immensa. Tra le sue opere, spicca un volumetto fondamentale per la comprensione della pedagogia della fede nei primi secoli della Chiesa: il De Catechizandis Rudibus, spesso indicato come la "lettera ai catechisti".

Vita e Formazione di Sant'Agostino
La sua vita è narrata da lui stesso nelle Confessioni: fu segnata dalla inquieta, appassionata ricerca della verità, una verità non astratta, ma vista come legata alla piena realizzazione di sé, dunque alla felicità. Padre della chiesa di lingua latina, santo, Agostino nacque da padre pagano, Patricius, battezzato poco prima della morte, e da madre cristiana, Monica, che ebbe un influsso decisivo sull’evoluzione spirituale del figlio.
Agostino, già adolescente, abbandonò la fede materna e passò attraverso molteplici esperienze prima di riapprodarvi di nuovo, più consapevole. Dopo le dissipazioni giovanili, appagò la sua ansia di certezze con la filosofia, attraverso l’Hortensius di Cicerone, e poi, nel 374, con l’adesione al manicheismo. Maestro di retorica a Cartagine dal 375 al 383, si trasferì a Roma, poi a Milano dove, per interessamento del praefectus urbi Simmaco, ebbe una cattedra di retorica nel 384. A Milano subì l’influsso di Ambrogio e, anche tramite suo, si rivolse al neoplatonismo, in particolare a Plotino e Porfirio.
Tutto Sant'Agostino in un'ora
La Filosofia Agostiniana: Fondamenta del Pensiero
Agostino, come ogni essere umano e ogni filosofo, è uomo del suo tempo, situato e condizionato dal contesto culturale a lui contemporaneo. Non ci si deve perciò stupire che la sua riflessione filosofica sia debitrice nei confronti di qualcosa che lo ha preceduto. Del resto, egli ne era in gran parte consapevole, e la sua scelta va verso il filosofo greco che più ogni altro gli appare vicino al Cristianesimo, Platone, con la sua sottolineatura dell'importanza decisiva dell'invisibile. L'uomo non può appagarsi del visibile, della materia, ma il suo desiderio è tutto rivolto a un bene superiore alla materia. Questo già Platone lo capiva, anche se solo con Agostino diventa chiaro che è solo l'invisibile Infinito, e non un invisibile finito, a poter saziare il cuore dell'uomo. Comunque, tra tutti i filosofi greci, Platone è, agli occhi di Agostino, quello che più si avvicina alla verità.
Il Desiderio di Dio e dell'Anima
Un vivo senso della drammaticità dell'esistenza umana, della sua non banalità, permea il pensiero agostiniano. La vita non è qualcosa che avvenga automaticamente, come se potessimo “lasciarci vivere” passivamente e inconsapevolmente. L'uomo è chiamato a un destino buono, che però può non raggiungere. Può rovinarsi, usando male della sua libertà di scelta, e questo significa non riconoscere e non aderire a quel Tu infinito che lo ha creato per una felicità perfetta; felicità che l'uomo non può non desiderare con tutto il suo cuore (inquietum est cor nostrum). Il male è una possibilità che insidia ad ogni istante l'uomo, per cui ad ogni istante occorre scegliere.
In questo senso, una formula che esprime efficacemente lo spirito di Agostino è la celebre frase: «Deum et animam meam scire cupio. (..) Nihil aliud», cioè «non desidero conoscere altro che Dio e la mia anima». La mia anima, intesa come il desiderio di piena felicità, la domanda di pienezza, e Dio, il Mistero infinito che è la Risposta alla domanda che io sono.
Quanto Dio contasse per Agostino è possibile vederlo in moltissime sue pagine, ma esemplari sono certi passaggi delle Confessioni, ad esempio l'inizio. Se per mondo si intende la realtà ontologica del mondo e degli altri, tale realtà è esaurientemente ricompresa in Dio, che è la Totalità, presente in ogni cosa: amare Dio implica amare la sua creatura, la verità della sua creatura. Non si tratta dunque di evasione dal mondo, ma di chiarezza del Destino ultimo, senza del quale il mondo stesso si sbriciolerebbe nel nulla.
La Grazia e la Non-Autosufficienza dell'Uomo
L'uomo non supera con le sue forze questo circolo vizioso di non poter non desiderare quello che poi non può ottenere. In polemica contro Pelagio, Agostino sostiene che solo la grazia di Cristo ci salva. Viene così battuta in breccia ogni pretesa moralistico-farisaica; l'uomo non riesce ad essere buono basandosi sulle sue forze. Lo può essere solo accettando l'aiuto di Cristo, nella Chiesa. Si delinea così come pienamente umano un atteggiamento di umiltà verso sé stessi, perché non si sfugge alla fragilità, e di non-giudizio verso gli altri. Risulta impraticabile una visione della realtà umana che divida in buoni e cattivi, con i primi che riuscirebbero ad essere coerenti in virtù di una loro energia, e i secondi che sarebbero da puntare a dito come malfattori e farabuti, perché infrangono delle leggi. L'uomo non è, in generale, autosufficiente: segnato dal peccato originale, è chiamato alla comunione con Dio, in Cristo.
Il Superamento del Dubbio e l'Illuminazione
Questa non-autosufficienza la si vede anche in campo conoscitivo. Che l'uomo non fluttui nell'incertezza, nell'assenza di riferimenti veritativi assoluti lo si può capire anche "dal basso", con una riflessione filosofica che fa appello ad evidenze naturali anteriori alla fede. Infatti, dice Agostino nel Contra Academicos, se anche dovessimo dubitare di tutte le verità che si riferiscono al mondo esterno, se anche dubitassimo di tutto, almeno dell'atto del dubitare, almeno dell'esistenza di me, soggetto che dubito, non potrei dubitare. So almeno questo, che io esisto. Ma sapere che esisto aggiunge una seconda certezza, quella appunto che, oltre che esistente, io sono conoscente. Esse, nosse, velle (esistere, conoscere, volere) sono dunque le prime tre certezze, che segnano il superamento del dubbio.
Mutevole e instabile è tale realtà del mondo sensibile, come mutevole e instabile è la stessa anima umana, lo stesso io e la sua mente, che deve continuamente ricredersi sulle cose, cambiando opinione con facilità e restando preda di un turbine di ipotesi piuttosto che camminando con pacificata sicurezza sulla via maestra di una verità assoluta. Tale è la condizione dell'uomo, e Agostino ha il merito di riconoscerne con chiarezza la non-auspicabilità: non si può certo dire che sia un vantaggio fluttuare nell'incertezza. Da notare che l'illuminazione si esercita non sui concetti, ma sui giudizi: mentre in Aristotele il discrimine tra conoscenza imperfetta e conoscenza più perfetta era l'astrazione, che segnava il passaggio tra la sensazione e il pensiero, per Agostino il discrimine è l'illuminazione, che separa una conoscenza, anche mentale, imperfetta perché fluttuante nell'incertezza, e una conoscenza resa perfetta dall'influsso del Maestro interiore.

Il Male e la "Distensio Animi"
Ma allora che cosa è il male? In generale esso è privazione, mancanza di essere. Da un lato il tempo è contrassegno della finitudine dell'uomo, disperso e come disgregato nelle molteplicità degli istanti, che si susseguono inesorabilmente. D'altro lato la coscienza del tempo indica una elevazione dell'uomo sopra la molteplicità dispersa degli instanti; sintetizzando il molteplice egli si avvicina all'eterno presente di Dio: il tempo è distensio animi, l'animo si dilata ad abbracciare l'estensione altrimenti desolatamente disgregata della successione temporale (in te, anime meus, tempora metior).
Le Due Città
Il pensiero agostiniano si estende anche al concetto delle Due Città. Le due città hanno dei confini almeno in parte invisibili: la linea di demarcazione passa infatti attraverso il cuore di ogni uomo, più che separare nettamente e definitivamente, finché dura la storia, alcuni uomini da altri. Nessun uomo, finché dura la storia, fino al ritorno glorioso di Cristo, può essere detto totalmente appartenente all'una o all'altra città; questo non vuol dire però che le due città non abbiano anche una ben precisa visibilità: la Chiesa è, sia pure non interamente, la più trasparente manifestazione visibile della civitas Dei, certi stati, come l'impero assiro o come per molto tempo l'impero romano, sono in qualche modo manifestazioni della civitas diaboli. È in corso dunque una gigantesca lotta tra il Bene e il Male, ed è allora importante schierarsi, decidere da che parte stare.
Il "De Catechizandis Rudibus": Guida alla Fede Cristiana
Il testo che presentiamo è forse la più conosciuta e apprezzata sintesi della fede cristiana composta nei primi secoli di vita della Chiesa. A un diacono che gli chiede come impostare la catechesi a coloro che vogliono diventare cristiani e non conoscono nulla di teologia e tradizioni di fede, Agostino D'Ippona rispose con questo volumetto.
In esso sono esposte preziose e attuali indicazioni di metodo e due discorsi di presentazione della dottrina e della vita nuova dei credenti: uno più diffuso, l'altro più breve. Le sue caratteristiche principali, secondo una delle edizioni disponibili, includono l'autore Agostino (sant'), l'anno di pubblicazione 2005, 112 pagine e la cura di Velli A. (ISBN: 9788831528405).

Punti di Forza e Questioni Aperte nel Pensiero Agostiniano
Il nostro giudizio su Sant'Agostino è prevalentemente positivo, riconoscendone la profondità e l'influenza duratura. Ciò che è meno accettabile in lui è una certa recezione di Platone, che lo porta a opporre materia a spirito, realtà temporali e realtà eterne in una flessione non del tutto criticamente vagliata in prospettiva cristiana. Per il Cristianesimo, infatti, la materia, la carne, il corpo non solo non sono male, come anche Agostino vede, già da quando passa dal manicheismo al neoplatonismo, ma non sono nemmeno qualcosa da trascurare in vista dell'Eterno.