La Galleria Nazionale dell'Umbria, nell'ambito della campagna "La cultura non si ferma", presenta un'analisi dettagliata della celebre opera di Gentile da Fabriano, la "Madonna con il Bambino in trono circondata da angeli", risalente al primo decennio del XV secolo. Un breve filmato di 4 minuti, con l'intervento del prof. Andrea De Marchi, docente di Storia dell'Arte Medievale dell'Università di Firenze, svela i segreti e le peculiarità di questo capolavoro, fornendo elementi apparentemente "invisibili" all'occhio non esperto.

L'opera e le sue trasformazioni
Il video evidenzia immediatamente come la tavola abbia subito numerose manomissioni nel corso del tempo. Il taglio a tutto sesto nella parte superiore e la rifilatura lungo i lati hanno compromesso la forma e le dimensioni originarie dell'opera. Sulla base delle tracce lasciate dalla cornice lignea, si ipotizza che l'opera avesse un coronamento ad arco inflesso, tipicamente veneziano. Rimane incerto se l'opera sia stata concepita fin dall'origine come tavola a sé stante o come pannello centrale di un polittico.
L'opera di Gentile è realizzata con una pittura polimaterica stesa su strati diversi, utilizzando tecniche quali l'incisione e elementi in rilievo. La tecnica della granitura utilizzata per gli angeli li rende "appena percettibili", conferendo loro l'aspetto di creature immateriali.
Analisi del trono e dell'iconografia
Il trono, ispirato all'ambiente veneziano, non risponde a un'iconografia consueta, ma appare piuttosto come un'opera di gioielleria minuziosa, ispirata all'architettura dei palazzi veneziani. Questo trono ligneo dorato, minutamente traforato, è descritto come una "micro architettura" simile all'oreficeria. Nonostante le tecniche superbe impiegate, il trono appare quasi sopraffatto dalla vegetazione circostante, un elemento che conferisce all'opera un tema iconografico unico.
"La Madonna di Gentile da Fabriano è una Madonna in trono, ma, al tempo stesso una Madonna dell'Umiltà", spiega De Marchi, "perché è come seduta a terra". Questa interpretazione sottolinea la duplice natura dell'opera, che concilia la regalità con un'aura di profonda umiltà.

La figura della Vergine e i dettagli preziosi
L'intera figura della Vergine è dipinta su argento. Il suo manto è minuziosamente inciso con fiori e lettere gotiche che compongono l'Ave Maria. La camera indugia sui particolari, esaltando la qualità quasi orafe della tavola, che affonda le sue radici nella tradizione bizantina, ma che al contempo si concilia con la nuova ricerca del vero tipica della pittura.
Il corpicino di Gesù è avvolto da Maria in un panno foderato di pelliccia, reso con una tecnica pittorica fatta di tanti trattini stesi in punta di pennello, spesso debordanti e coperti con gradazioni diverse da uno strato traslucido che permette sfumature ovattate e delicatissime. Questa resa materica è tipica del pittore anche in opere più precoci.
La sottoveste rossa di Maria è resa da una finissima trama reticolata in cui la luce e le ombre sono modulate da stesure variabili di vernice translucida. La stessa resa materica si ritrova anche nel soppanno bianco di Santa Caterina, abbigliata con lo sfarzo di una principessa dell'epoca.

I santi, il donatore e il naturalismo
La scena mostra la Madonna col Bambino in trono, che guarda verso lo spettatore, affiancata dai due santi: San Nicola di Bari e Santa Caterina d'Alessandria. A destra, Santa Caterina è individuabile dalla palma del martirio in mano e dal tradizionale attributo della ruota dentata, qui rappresentato in modo quasi nascosto sotto la sua scarpa sinistra. San Nicola di Bari è raffigurato con i suoi consueti attributi vescovili (pastorale rosso, mitra e piviale).
Il donatore inginocchiato in basso, di proporzioni più piccole secondo la tradizione medievale, è stato riconosciuto come un mercante, forse Ambrogio di Bonaventura, un mercante di carta che usava come marchio un cerchio sormontato dalla croce. La presenza di Santa Caterina d'Alessandria potrebbe alludere al nome della chiesa, e il donatore raffigurato ai piedi di San Nicola di Bari sembra essere un membro della borghesia mercantile.
Un chiaro indizio della paternità gentilesca è il gesto della mano in scorcio di San Nicola, che sembra uscire dal dipinto, secondo un procedimento illusionistico che venne messo a punto meglio in opere successive, come la Pala Strozzi. I volti di tutte le figure, sebbene ingentiliti, presentano tratti anatomici risentiti e pungenti, in analogia con altre opere del periodo pavese dell'artista, come la Madonna col Bambino in gloria tra i santi Francesco e Chiara della Pinacoteca Malaspina di Pavia.

La vegetazione e i riferimenti artistici
Maria poggia i piedi su una pedana decorata da archetti polilobati, collocata sopra uno straordinario prato fiorito, con specie vegetali indagate con grande cura, tra cui spiccano due alti gigli bianchi, simbolo della purezza di Maria. Tale caratteristica deriva dalla tradizione del gotico internazionale lombardo, nella cui area di influenza, verosimilmente a Pavia, Gentile ebbe la sua formazione.
Due alberelli incorniciano la Vergine e scandiscono il ritmo della pala, richiamando lo schema tradizionale del polittico. Nelle fronde si trovano serafini brulicanti che suonano, un omaggio esplicito alle miniature di Giovannino de' Grassi e alla rinomata officina miniaturistica pavese nota come Ouvrage de Lombardie.
La pennellata utilizzata per descrivere i dettagli è più leggera e liquida rispetto alle opere successive veneziane, dove è più in rilievo e corposa. Il sole raggiato con tante fiammelle ondulate raccolte a spirale sulla spilla del Santo ricorda la "raza" di Gian Galeazzo Visconti, al cui servizio il pittore lavorava a Pavia.

Datando l'opera e il contesto del MiBACT
Molte considerazioni hanno permesso di datare l'opera al periodo pavese dell'artista, intorno al 1395-1400. L'opera è stata realizzata con una pittura polimaterica stesa su strati diversi, utilizzando ricorsi differenti come l'incisione ed elementi in rilievo. La qualità quasi orafe della tavola, di tradizione bizantina, si alterna a quelle pittoriche, conciliabili alla nuova ricerca del vero.
Molti istituti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), attraverso video creati appositamente, propongono la visione dettagliata delle opere delle proprie collezioni, accompagnando alla conoscenza del patrimonio italiano. In questo periodo di chiusura dei luoghi della cultura a causa dell'emergenza coronavirus, il MiBACT mostra così non solo ciò che è abitualmente accessibile al pubblico, ma anche il "dietro le quinte" dei beni culturali, con le numerose professionalità che si occupano di conservazione, tutela, valorizzazione e didattica.
Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano - I Simboli nell'Arte
Molti altri approfondimenti di diverse opere sono disponibili sul sito del MiBACT.