Storia e significato delle antiche bottiglie da altare liturgiche

L'altare è il luogo centrale della liturgia cristiana, un punto di convergenza simbolico dove si manifesta il Mistero eucaristico. La sua configurazione e gli arredi che lo circondano rivelano aspetti essenziali del Sacrificio e del Convito divino. Non si tratta di semplici oggetti, ma di "insegne" che rendono visibile l'azione liturgica e configurano l'altare come "icona" di Cristo Sommo Sacerdote.

Il Simbolismo dell'Altare

L'etimologia stessa della parola "altare" evoca un luogo elevato, ma anche un legame con il fuoco che consuma la vittima sacrificale. Fin dall'antichità, l'altare è stato il luogo deputato all'offerta del sacrificio. I cristiani dei primi secoli, pur prendendo le distanze dalle pratiche ebraiche e pagane, hanno mantenuto la centralità dell'altare come simbolo dell'alleanza eterna tra Dio e l'uomo.

Nelle prime comunità cristiane, l'Eucaristia veniva celebrata su tavole mobili di legno, spesso simili ai tripodi usati nelle case romane. Queste mense acquisivano valore d'altare in quanto sede del convito sacrificale, modellato sull'Ultima Cena. San Paolo stesso parla di "mensa Domini" (1 Cor 10, 21) in riferimento alla comunione al sacrificio di Cristo.

Con l'avvento delle basiliche nel IV secolo, si affermò l'altare fisso, realizzato in pietra o metalli preziosi. Questa scelta fu influenzata dal simbolismo biblico di Cristo come "pietra angolare dell'edificio spirituale" (Sal 117, 22; Mt 21, 42). Inoltre, la celebrazione dell'Eucaristia sulle tombe dei martiri contribuì a consolidare l'idea dell'altare come luogo di unione tra il sacrificio terreno e quello celeste.

Nel corso dei secoli, la forma e la disposizione dell'altare si sono evolute. Si passa da lastre di marmo sostenute da pilastri a cubi vuoti che ospitano le reliquie, fino a blocchi squadrati posti sopra le tombe dei martiri. L'altare centrale, inizialmente posto al centro dell'abside, si è gradualmente spostato per favorire la celebrazione verso il popolo.

L'introduzione di altari laterali e minori, spesso dedicati alla Vergine o ai santi, ha portato in alcuni casi a uno spostamento d'accento, con l'altare che diventava un accessorio di complessi monumentali come i retablos. Tuttavia, l'altare maggiore ha sempre mantenuto la sua centralità come simbolo dell'unicità del sacrificio eucaristico.

La collocazione del tabernacolo al centro della mensa dell'altare, diffusa a partire dal XVI secolo, ha ulteriormente sottolineato la centralità della presenza reale di Cristo. L'altare, infatti, è il centro dell'azione di grazie e il luogo attorno al quale la Chiesa si riunisce per celebrare l'Eucaristia, rappresentando Cristo stesso come vittima offerta e alimento celeste.

Vista interna di una basilica con altare centrale e croce

Gli Arredi Liturgici e il loro Significato

Gli arredi liturgici dell'altare, lungi dall'essere elementi casuali, rivestono un profondo significato simbolico. La tovaglia, la croce e i ceri proclamano le tre dimensioni essenziali dell'evento eucaristico: la Presenza reale, il Sacrificio e il Convito.

La Tovaglia

La distensione di una tovaglia bianca sull'altare simboleggia il Convivio sacramentale, richiamando le parole di Cristo: "Prendete e mangiate… prendete e bevetene tutti". La tradizione attribuisce alla tovaglia un legame simbolico con il sudario in cui Gesù fu avvolto nel sepolcro. Il lino, materiale tradizionalmente utilizzato, evoca la natura umana di Cristo, mentre il colore bianco simboleggia la Resurrezione.

La normativa liturgica prevede l'uso di tovaglie in puro lino o canapa, con l'aggiunta di un crismale, una tela cerata posta a diretto contatto con l'altare per proteggerlo da eventuali fuoriuscite di olio crismale. Il numero delle tovaglie è variato nel corso dei secoli, passando da una a più teli, con lo scopo di evitare che il vino versato potesse macchiare la mensa.

Le decorazioni delle tovaglie spesso includono simboli legati all'Eucaristia, come tralci d'uva e spighe, o rappresentazioni del Santissimo Sacramento, come l'agnello, l'ostia o il monogramma IHS. Possono anche riportare simboli mariani o legati al santo a cui l'altare è dedicato.

Dettaglio di una tovaglia d'altare con ricami

La Croce

La croce posta sull'altare o accanto ad esso proclama l'attualizzazione dell'unico Sacrificio del Calvario, secondo le parole del Redentore: "Corpo offerto in sacrificio… Sangue versato in remissione dei peccati". L'Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) sottolinea l'importanza della croce come segno ben visibile per il popolo radunato, che interpreta l'identità dell'altare e la sua intima relazione con esso.

La disposizione classica della croce al centro dell'altare, con i candelabri ai lati, assicura la loro natura di "insegne" proprie dell'altare, in quanto fanno corpo con esso. È fondamentale evitare che la croce crei una barriera visiva tra il sacerdote e i fedeli, o che le sue dimensioni ledano le proporzioni dell'altare stesso.

Altare con grande croce lignea centrale

I Candelieri

I due ceri disposti ai lati dell'altare richiamano la reale Presenza di Cristo, che si attua nelle sue parole: "Questo è il mio Corpo… Questo è il mio Sangue". I candelabri non sono semplici elementi decorativi, ma simboli che proclamano la presenza viva di Cristo e del suo Spirito, invitando alla venerazione.

La disposizione simmetrica dei candelabri alle estremità della mensa, o divisi dalla croce centrale, può simboleggiare le due nature del Verbo incarnato, vero Dio e vero Uomo. La croce, a sua volta, completando il simbolo, farebbe riferimento alla Pasqua di morte e resurrezione.

L'uso antico dei sette candelabri, previsto anche dal Cerimoniale dei Vescovi, attinge al simbolismo dell'Apocalisse (Ap 1, 12-13) e richiama l'esercizio del sacerdozio celeste del Kyrios, che si attua nel sacrificio eucaristico. La visione dell'Apocalisse viene resa plastica nella croce posta al centro dell'altare attorniata da sette candelabri.

Altare con candelabri accesi

L'Evoluzione delle Bottiglie da Altare e Non Solo

Sebbene il testo fornito si concentri principalmente sul simbolismo dell'altare e dei suoi arredi, include anche interessanti spunti sulla storia delle bottiglie, in particolare nel contesto del vino. Questo aspetto, sebbene non direttamente collegato al significato liturgico delle "bottiglie da altare" (termine che potrebbe riferirsi a contenitori per il vino usato nella Messa o a contenitori simbolici legati all'altare), offre un contesto storico-culturale rilevante.

La conservazione del vino era una sfida significativa nel passato. Prima dell'avvento delle bottiglie ermeticamente chiuse, il vino era soggetto a rapida trasformazione in aceto a causa della proliferazione di batteri in presenza di ossigeno. Metodi empirici come l'uso di cantine fredde o un alto contenuto alcolico offrivano una protezione limitata.

La vera rivoluzione nella storia del vino avvenne con l'invenzione delle bottiglie e dei tappi che ne permettevano una chiusura ermetica. Questo permise al vino di subire trasformazioni positive, sviluppando sapori più complessi e morbidi grazie a reazioni biochimiche che avvenivano in assenza di aria o con quantità limitate di ossigeno.

Le prime bottiglie erano realizzate in materiali diversi, tra cui ceramica, cuoio e vetro. Il vetro, pur essendo prezioso e fragile, divenne gradualmente il materiale preferito. La produzione di bottiglie era inizialmente legata alle stesse fabbriche che producevano bicchieri e vetri per finestre.

Il XVII secolo vide importanti innovazioni. L'introduzione di bottiglie con forme più pratiche, come quelle soffiate in stampi quadrati per ottimizzare lo spazio nell'imballaggio, e lo sviluppo di forni più efficienti per la lavorazione del vetro, come quelli a carbone promossi da sir Robert Mansell e migliorati da sir Kenelm Digby, portarono alla creazione della moderna bottiglia da vino.

Il problema del tappo fu risolto con la riscoperta e l'adozione diffusa del sughero, sebbene inizialmente si utilizzassero anche tappi di vetro smerigliato. La scelta di tappi di qualità divenne cruciale per evitare che il vino si rovinasse, acquisendo un sapore sgradevole ("sapore di tappo").

L'imbottigliamento da parte dei mercanti di vino divenne comune solo negli ultimi anni del XVII secolo. Metodi come coricare la bottiglia sul fianco per mantenere umido il tappo e impedire la fuoriuscita di aria divennero prassi comuni. L'invenzione del cavatappi nel XVII secolo semplificò ulteriormente l'apertura delle bottiglie.

L'evoluzione delle bottiglie e delle tecniche di conservazione ha trasformato radicalmente il modo in cui il vino viene prodotto, commercializzato e consumato, aprendo nuove dimensioni di sapore e apprezzamento.

I nomi e le forme delle bottiglie | Tannico How-to

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