Gli Altari di Cosimo Fanzago: Maestria Barocca nel Mezzogiorno d'Italia

Cosimo Fanzago (1591-1678) fu una figura cardinale del barocco napoletano, noto per la sua abilità eclettica come architetto, scultore e decoratore. La sua estetica, caratterizzata da un uso opulento di marmi policromi, intarsi e un dinamismo scultoreo, definì profondamente il gusto artistico del Mezzogiorno d'Italia. L'altare maggiore, in quanto fulcro liturgico, è spesso il punto di massima espressione decorativa di un edificio sacro, e Fanzago seppe elevare questa forma d'arte a livelli eccelsi.

Lo Stile Distintivo di Fanzago negli Altari

Gli altari di Fanzago sono realizzati con marmi policromi e decorazioni che combinano un sobrio gioco di intarsio con sculture dinamiche. I marmi prevalentemente usati sono il giallo di Siena, il bianco di Carrara, il verde serpentina, il rosso antico variegato e il rosso marezzato bianco, creando effetti visivi di grande impatto. La mensa, sormontata da due gradi, presenta sul paliotto un rilievo marmoreo, spesso raffigurante un'arca. Il ciborio architettonico, tipicamente ottagonale, è decorato con colonnine tortili in marmo color verde, terminate da capitelli in ottone, mentre il baldacchino che sormonta l'altare è sorretto da quattro colonne marmoree e presenta sculture raffiguranti angeli. Questi elementi testimoniano la grande versatilità dell’artista napoletano che, parallelamente ai progetti più rigorosamente architettonici, portò a compimento diversi lavori anche nel campo dell’arte decorativa. Il monumentale altare maggiore, realizzato con ricchezza di materiali e decorato con tarsie e sculture, appare opera genuina di arte barocca e riecheggia i grandiosi altari fanzaghiani realizzati per le chiese napoletane e della provincia.

Altare barocco con intarsi marmorei policromi e sculture angeliche in stile fanzaghiano

Le Opere e le Commissioni Principali

L'opera di Cosimo Fanzago si estese oltre Napoli, influenzando altre chiese, come S. Maria di Costantinopoli, S. Maria degli Angeli alle Croci e S. Maria la Nova. I suoi principi di progettazione, che combinano la struttura con intarsi decorativi in marmo, costituirono un precedente per gli altari barocchi napoletani. Lo stile di Fanzago si è evoluto dai primi lavori presso il monastero benedettino di Montecassino, dove rimase tra il 1626 e il 1628 per la sistemazione del presbiterio e dell’altare maggiore. Tra il 1626 e il 1638 lavorò anche a Pescocostanzo, le cui chiese all'epoca erano nella giurisdizione di Montecassino. Il suo soggiorno a Roma nel 1638, come attestano i critici d’arte, gli permise di apprendere lo stile di Bernini, uscendo dai canoni tardo cinquecenteschi.

Altari Autografi e della Cerchia di Fanzago

Nel presbiterio della Chiesa dei Santi, situata a Gallipoli, nel cuore del Salento, sono visibili un altare maggiore e una balaustra in marmi policromi progettati da Cosimo Fanzago e realizzati tra il 1635 e il 1641. Questo altare maggiore, pur essendo datato al XVIII secolo e quindi realizzato dopo la scomparsa del maestro, rappresenta un esemplare testimone dell'influenza duratura dell'artista. Esso riflette fedelmente i canoni stilistici fanzaghiani, suggerendo una produzione da parte di botteghe e artisti che avevano assimilato e perpetuato il suo linguaggio formale, contribuendo a delineare il fervore devozionale e lo splendore artistico dell'epoca. Significativi in questo senso sono anche gli altari disegnati per le chiese napoletane di San Pietro a Maiella (1640-47) e San Domenico Maggiore (1640-52).

La Chiesa del Gesù Nuovo: Capolavori Scultorei e Architettonici

La Chiesa del Gesù Nuovo è la più importante chiesa costruita dai Gesuiti a Napoli. Iniziata nel 1584 e completata nel 1601, fu dedicata all'Immacolata Concezione e popolarmente chiamata "Gesù Nuovo". Nel 1637, Cosimo Fanzago ebbe l’incarico dal prefetto generale dei Gesuiti Flaminio Magnati di edificare e decorare la Cappella di Sant’Ignazio per 17 mila ducati. Tra il 1638 e il 1640, una lunga serie di pagamenti è documentata dai banchi pubblici napoletani a Cosimo Fanzago, insieme a Marasi e Lazzari, per la compravendita dei marmi. Nel febbraio 1639, Fanzago stipulò un contratto con due marmorari, una società che si affidava a Giuseppe Pelliccia, per ottenere colonne di breccia di Francia, due delle quali destinate alla Cappella di Sant’Ignazio. Le statue per la cappella erano già pronte nel 1646.

Nel sontuoso interno barocco della chiesa, arricchito da marmi commessi, stucchi e affreschi, le sculture di Cosimo Fanzago sono presenti nel cappellone di San Francesco Saverio e, con forme ampie e imponenti, nell'architettura e nelle sculture (Davide e Geremia) del cappellone di Sant'Ignazio, la cui vita è illustrata da Jusepe de Ribera nelle tele dell'altare. L'altare di San Francesco Saverio, commissionato dalla famiglia Sclano, conti di Montesanto, è arricchito da due statue raffiguranti Geremia e Isaia, considerate tra i primi capolavori scultorei di Fanzago. Anche l'altare di Sant’Ignazio, opera monumentale in marmi commessi, presenta le statue di Geremia e Isaia, considerate tra i capolavori del Seicento napoletano.

Interno della Chiesa del Gesù Nuovo con il cappellone di Sant'Ignazio

La Statua di Geremia

Tra le sculture fanzaghiane, la figura di Geremia è rappresentata di tre quarti. Il manto copre la spalla destra ed è drappeggiato sulla lapide posta di fianco alla figura, quasi nascondendola. Cosimo Fanzago raggiunge un apice virtuosistico nel lavorio di scalpello del panneggio, purtroppo scheggiato e danneggiato nei bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Il muscoloso braccio destro è piegato in avanti a chiudere l’accentuata rotazione delle spalle ed è poggiato sulla lapide, quasi a reggere il volto in un gesto di chiusa malinconia di ascendenza michelangiolesca.

Dettaglio scultoreo della statua di Geremia nella Cappella di Sant'Ignazio

Il Caso dell'Altare Maggiore di S. Pietro a Maiella: Fanzago e i Fratelli Ghetti

Lo studio "The High Altar S. Pietro at a Maiella: Fanzago, the Ghetti, and the Celestine Fathers" di Fred Brauen indaga la creazione e il contesto storico dell’altare maggiore di S. Pietro a Maiella a Napoli, attribuito ai fratelli Pietro e Bartolomeo Ghetti e progettato da Cosimo Fanzago. Questo altare è apprezzato per i suoi intarsi marmorei e per il suo elaborato design, che riecheggia il precedente altare di SS. Severino e Sossio, anch’esso di proprietà della famiglia Ghetti.

Inizialmente si riteneva che l'altare maggiore di S. Pietro a Maiella fosse stato interamente progettato da Fanzago, ma studi e attribuzioni successive hanno suggerito che i fratelli Ghetti abbiano avuto un ruolo significativo nella sua realizzazione. Sebbene non esistano pagamenti o documenti specifici che attribuiscano direttamente l’altare di S. Pietro ai fratelli Ghetti, diversi documenti storici e iscrizioni supportano il loro coinvolgimento. Un’iscrizione sul gradino che conduce all’altare, datata 1645, suggerisce il completamento dell’altare intorno a questo periodo, sebbene esistano alcune discrepanze sulle date precise dell’attività dei fratelli Ghetti.

L’altare maggiore di S. Pietro a Maiella si distingue per le grandi dimensioni, la silhouette bassa e l’uso di terminali a volute e putto. Questo design era particolarmente adatto alle chiese monastiche, in quanto creava una divisione tra la navata centrale e il coro dell’abside. La creazione di intarsi in marmo comportava notevoli sfide tecniche, tra cui lo stoccaggio e la preparazione delle pietre tagliate, e quando si verificavano cambiamenti nel design o negli artisti, era spesso difficile determinare quali elementi fossero stati completati dall’artista originale e quali dai successori. Lo studio di Fred Brauen sottolinea la natura collaborativa della produzione artistica nella Napoli del XVII secolo, evidenziando i contributi di Fanzago e dei fratelli Ghetti all’altare maggiore di S. Pietro a Maiella, e underscore l’importanza dell’intarsio marmoreo nell’arte barocca napoletana e le difficoltà di attribuire le opere a specifici artisti data la natura collaborativa e spesso non documentata della loro creazione.

Altre Opere in Metallo e Decorazioni

L'articolo propone vari risarcimenti alla toreutica fanzaghiana, a partire dalle statuette superstiti - un San Pietro, un Cristo Risorto e due Angioletti - che decoravano il tabernacolo realizzato attorno al 1640 su incarico del vescovo Martín de León y Cárdenas per la Cappella del Santissimo Sacramento nella Cattedrale di Pozzuoli. Un'altra opera di grande maestosità è il monumentale cancello in ottone della Cappella del Tesoro nel Duomo di Napoli, realizzato in collaborazione con diversi ottonari, che rappresenta uno dei punti culminanti della carriera di Fanzago.

NAPOLI "BAROCCA" dell'Architetto Bergamasco COSIMO FANZAGO

L'Eredità di Cosimo Fanzago

L’eredità di Fanzago a Napoli è immensa, avendo profondamente influenzato l'architettura e l'arte decorativa barocca. I suoi principi di progettazione, che combinano la struttura con intarsi decorativi in marmo, hanno costituito un precedente duraturo per gli altari barocchi napoletani e l'intero panorama artistico del Mezzogiorno d'Italia. Il suo stile, evoluto attraverso varie commissioni, continua a essere un punto di riferimento per la comprensione del Barocco.

tags: #cosimo #fanzago #altare