Le Sfumature del "Melenso" e le Prospettive del Domani

Nell'arsenale di aggettivi che la lingua mette a disposizione per denotare chi una cima proprio non è, il termine melenso, di etimologia sconosciuta e derivante da un antico "milensio", comunica una connotazione bonaria. Ciò che si qualifica come melenso potrà essere tonto, sciocco, poco vispo, lento e privo di spirito, ma è una parola che non racconta disprezzo; anzi, è sorridente e fa intravedere quasi un'ingenua bontà di cuore.

L'Aggettivo "Melenso": Significato e Connotazioni

Il melenso si manifesta in diverse situazioni quotidiane. Ad esempio, il cameriere melenso è quello che si fa ripetere le ordinazioni tre volte, goffo nei movimenti e sempre incerto sul da farsi, ma che suscita più simpatia degli altri. Un'osservazione melensa durante una discussione sarà un'ovvietà, magari anche fuori tempo, ma dolce e genuina. Similmente, gli innamorati, seduti su una panchina al parco nella primavera che sboccia, si fissano con dipinte in volto due espressioni melense.

Illustrazione di un cameriere goffo ma simpatico che prende le ordinazioni

"Il Romanzo dell'Anno" di Giorgio Biferali: Una Narrazione Senza Melensaggine

“Il romanzo dell’anno” di Giorgio Biferali, edito da La Nave di Teseo, è uno di quei romanzi di cui non si può dire proprio nulla, rendendo la stesura di una recensione una sfida. Tuttavia, è possibile esplorarne la trama e apprezzarne lo stile distintivo.

Trama e Temi

La narrazione si apre la notte di Capodanno a Roma. Niccolò e Livia litigano per l'ultima volta, si lasciano, e lei scappa via in motorino, facendo un incidente. Scivola sui sampietrini che quella notte sembrano diamanti ed entra in coma. Il nuovo anno inizia così, con Livia distesa a occhi chiusi su un letto d’ospedale e con Niccolò che la va a trovare ogni giorno. Niccolò, che ha perso entrambi i genitori e vive con il fratello più piccolo, Tommaso, lavora per la tv, organizzando il palinsesto di un canale di commedie, serie e sit-com americane. Più Niccolò trascorre il suo tempo con Livia, più gli passa la voglia di ridere e di lavorare.

Un giorno gli viene un’idea: prende il computer che la madre di Livia ha lasciato in ospedale e decide di scrivere la sua prima lettera d’amore per raccontare alla sua ragazza quello che sente, quello che gli succede attorno, nel loro gruppo di amici o in paesi lontanissimi; insomma, tutto quello che lei si sta perdendo di quell’anno. Tra le notizie di cronaca, i terremoti, le elezioni americane e il referendum sulla Brexit, Niccolò prova a raccontarle la realtà, mentre si accorge che il mondo, che insieme a Livia sembrava un posto così familiare, va avanti anche senza di loro.

Il romanzo solleva interrogativi profondi: È vero che nulla accade per caso? Esiste l’effetto farfalla? Ha senso cercare una casa anche se sai che non andrai mai ad abitarci? Ci si può innamorare di una persona che non abbiamo mai visto? L’amore è più forte della paura di morire? La trama è intenzionalmente lasciata aperta per permettere al lettore di arrivare all'epilogo e mettere insieme i pezzi da solo.

Lo Stile dell'Autore

Lo stile di Giorgio Biferali è descritto come fluido, spontaneo, accattivante, misurato, e soprattutto, mai melenso o sdolcinato. La sua scrittura invita il lettore a entrare nella storia in modo delicato, senza smanie o pulsazioni accelerate, come se l’autore ci invitasse a dare una sbirciata senza stare con il fiato sul collo. È un approccio che permette di apprezzare la profondità della narrazione, anche se inizialmente si può pensare di aver capito tutto e invece si comprende un bel niente. L'autore riesce a trasmettere la storia attraverso la voce di Niccolò, che ha "le parole giuste, quelle che servono, senza metterne in più solo per fare numero."

Giorgio Biferali - Autori in Prestito 2018

La "Giornata Che Verrà" nella Scuola: Sfide e Speranze di un Docente

Le riflessioni di un professore nella quotidianità della vita in classe, nei corridoi, con i colleghi, offrono un altro scorcio sulle sfide e le aspettative che la "giornata che verrà" porta con sé, soprattutto di fronte alla "provocazione" dei NeoArrivati in Italia (NAI).

L'Inizio dell'Anno Scolastico e i "NeoArrivati in Italia" (NAI)

Per un professore, ogni inizio d'anno scolastico porta con sé un'emozione, ma anche una stanchezza non fisica, difficile da definire. Nel giorno prima del primo giorno di scuola, dopo aver finito gli scrutini per i debiti, il professore si sente già "stanco" per i pensieri cupi. Mentre si prepara ad andare a casa, Sonia, la responsabile della “Commissione stranieri”, gli consegna un foglietto con i nomi di sette ragazzi, tra cui due NAI. Il termine NAI, acronimo di NeoArrivati in Italia, è uno dei tanti acronimi della scuola che, pur volendo essere inclusiva, finisce per essere solo burocratica. I ragazzi sono lì, si aspettano qualcosa anche se non lo dicono a cuor leggero, e i piani scritti a tavolino spesso si rivelano "scarabocchi".

I ragazzi, al loro primo giorno, si salutano, parlano, si spingono, si baciano, insomma, "fanno i ragazzi". L'incontro in corridoio con ex alunni, cresciuti e cambiati, porta un inatteso entusiasmo e affetto che fa capire al professore cosa mancava: "quel peso... era la scuola senza ragazzi, senza studenti." Spesso si cercano risposte, ma a volte bisognerebbe solo ascoltare le domande.

Incontri e Scoperte in Classe

Durante l'ultima ora del primo giorno, il professore incontra la sua prima classe. Seduto sulla cattedra, sorride e li osserva, cercando di capire se sono più spaventati o curiosi. Prendendo l'elenco degli alunni, si ricorda del foglietto sui NAI, rendendosi conto di non sapere nulla di loro, né di nessun altro. Iniziano così le presentazioni: gli alunni sono rigidi e intimiditi, ma tutti intervengono, compresi i NAI.

  • Mohamed si avvale della traduzione di un altro Mohamed (in classe ce ne sono tre, il che crea confusione con i nomi).
  • Con Laura, che si rivelerà essere Garcia Rodriguez Fiorela, peruviana di 15 anni, è più difficile; il professore capisce qualche parola di spagnolo, e un paio di compagni lo hanno studiato alle medie, ma la comunicazione avviene un po’ con intuito e un po’ a gesti.
  • Ci sono anche Karim e Denis che hanno bisogno di aiuto per parlare di sé ai compagni.

Il professore cerca Sonia per capire perché i NAI che non parlano italiano sono quattro e non due. In totale, in classe ci sono 21 alunni, nove stranieri (almeno di origine) e quattro con grossi problemi a esprimersi in italiano. Si scopre che Denis, un ragazzo rumeno, è arrivato in Italia due anni fa, ha frequentato due volte la terza media e quindi non può essere considerato NAI, dovendo essere “trattato” come se fosse sempre vissuto in Italia. Karim, nato in Italia, ha frequentato le scuole in Egitto fino al 2020, facendo due anni a distanza prima di arrivare. Questi incidenti di percorso possono assumere la strada di una diversa esperienza, con la certezza che i NeoArrivati non sono NAI nel senso burocratico del termine.

Classe multiculturale con un insegnante che interagisce con gli studenti

L'Evoluzione dei Rapporti e le Difficoltà

Nel secondo giorno di scuola, Laura è seduta da sola nel primo banco vicino alle finestre. Denis sembra non avere problemi a comunicare con i compagni, mentre Mohamed è in fondo con gli altri ragazzi egiziani. Il clima è più disteso e si inizia con la lettura de “Il Colombre” di Buzzati. Nei giorni successivi, i ragazzi si sciolgono, emerge il carattere di ognuno, scompare il timore iniziale e si comincia a lavorare bene. Laura, tuttavia, preoccupa il professore. È sempre seduta da sola, spesso si perde nel foglio in cui disegna o guarda fuori dalla finestra, sollevando la domanda: quanto è “colpa” della lingua e quanto è dovuto ad altro? Qualcuno osserva che "un adolescente che viene da un altro paese è straniero due volte."

Una mattina, il professore entra in classe e nota che Laura non è al solito posto; si è seduta di fianco a Valentina, approfittando dell'assenza di una compagna. Le vede parlare sottovoce e Laura sorridere, un segno di integrazione che lo rende felice, tanto da non richiamarle. Tuttavia, l'uso di un cellulare le costringe a un richiamo. A fine lezione, Valentina e Laura si avvicinano alla cattedra. Il professore, volendo capire, chiede: “Perché non me lo avete chiesto?” Laura sembra capire e chiede a Valentina, con gli occhi, di non tradirla. Nel frattempo, Denis e Karim, pur sfuggendo alle definizioni di legge, otterranno di frequentare il corso di italiano con un occhio di riguardo sulle valutazioni. Dalle diagnosi, resoconti e pagelle precedenti, emerge che si sa poco di questi ragazzi, e alcuni colleghi li considerano più un fastidio che altro. Il professore e altri colleghi condividono perplessità, specialmente riguardo a Laura e ai suoi silenzi. La proposta di incontrare lo psicologo della scuola si conclude con un niente di fatto. Laura seguirà il corso integrativo di italiano e sarà dispensata dalle valutazioni, ma è come se il problema fosse stato "sistemato" e incasellato senza essere affrontato davvero.

Con l'avvicinarsi delle vacanze di Natale, Mohamed continua a parlare in arabo con gli amici e a salutare con "Ciao prof", ma la sua simpatia gli perdona anche questo. Laura, invece, ha fatto grandi passi avanti in italiano e storia, un vantaggio per chi proviene da paesi neolatini.

Il Dialogo in Corridoio: Affrontare il Rischio

Il rientro a gennaio è drammatico e festoso. Il professore nota subito che Valentina e Laura non siedono più vicine e non si parlano. "Cose da ragazze", pensa, ma la risposta non è sufficiente. Laura non ha svolto i compiti e le prove prima degli scrutini sono un disastro. Lo scrutinio del primo quadrimestre è tremendo, con Laura tra i ragazzi con diverse insufficienze. Il professore tenta di far capire ai colleghi che "bisogna capire, che la ragazza fa fatica", e racconta del cambiamento in peggio di Laura dopo le vacanze, suggerendo che "forse c’è qualcosa che non va". I colleghi, pur bravi ed esperti, sembrano non andare oltre l'esito e il voto, descrivendo Laura come pigra, maleducata, svogliata e approfittatrice della sua condizione di straniera. Durante un corridoio, il professore chiede a Valentina cosa sia successo con Laura. Valentina rivela: “Prof, lei non ha idea di cosa ha vissuto Laura, della sua storia.” Proprio in quel momento, compare Laura. “Una piccola bugia. Volevo sapere cosa succede”, dice il professore a Laura. Lei risponde: “Unirse alle persone è peligroso. Fa male. Io per esempio non voglio stare qui. Voglio tornare a casa. In Perù. Ma non posso.”

Il professore le risponde: “Va bene, se non vuoi raccontare non c’è problema, ma non puoi continuare a scappare, continuare a pensare che altrove staresti meglio. Capisco che tu possa avere nostalgia, far fatica, ma la tua vita ora è qua.” Laura ammette: “Un riesgo… è vero, hai ragione.” A ciò aggiunge: “La gente tradisce.” Il professore la rassicura: “Non tutti. Sì, non siamo degli orrendi mostri marini… ma magari anche noi abbiamo una perla da offrirti… rischiare è l’unico modo per scoprirlo. Ma non significa chiudere gli occhi e tuffarsi, anzi! Significa avere occhi e orecchi spalancati e stare con chi ci aiuta, con chi ci ricorda che quello che vogliamo, alla fin fine, è essere felici.” Laura ride del suo spagnolo approssimativo. Le ragazze devono tornare in classe, e il professore decide di accompagnarle, chiudendo la porta della classe e andandosene, lasciando spazio alla speranza di un futuro diverso.

Percorsi Emotivi e "Paroline Melense": Un Viaggio nell'Innamoramento

La "giornata che verrà" assume contorni intimi e profondi in una narrazione personale sull'innamoramento, un percorso fatto di attese, scoperte e anche quel "sdolcinato" che a volte si manifesta nei pensieri più reconditi.

L'Attesa e i Primi Incontri

Il primo incontro avviene un venerdì 7 luglio, a metà strada tra le due case. Un gelato e una chiacchierata su un muretto segnano l'inizio. Lei chiederà del suo film preferito, lui dirà che la vedrebbe bene come organizzatrice di matrimoni. Lei, agitata, indosserà il suo vestito bianco di pizzo e si toccherà i capelli. Inizierà una chimica incredibile, con domande sempre più intime e incalzanti, allusive ma non troppo. Si farà notte fonda, e saranno gli unici ancora in giro. Questo istante non rivelerà che, per un mese e quattro giorni, condivideranno "qualcosa che per me sarà bello e vero e sincero", un segreto che nessuno saprà. Lui la tratterà "bene, benissimo, tutte le sette volte". Quella stessa sera, un bacio appassionato davanti alla macchina, dopo un tentativo maldestro di bacio sulla guancia. Tornando a casa, lei, seduta al posto del guidatore, si sentirà euforica, incapace di smettere di sorridere, e invierà un messaggio alla sua migliore amica per dire quanto si sente bene.

L'Intensità del Sentimento

Lunedì 10 luglio si rivedranno. Lui le dirà che le sembra di conoscerla da tanto tempo, una "delizia" da sentire, "come fare il bagno nello yogurt alla fragola". Le verrà da sorridere pensando all'epoca in cui non si conoscevano e si chiederà: "ma cosa stavo aspettando? Di chi mi sono accontentata? Come ho fatto a sprecare tutto questo tempo?". Penserà al mito platonico delle metà mancanti e nella sua testa "sarà tutto incredibilmente sdolcinato". Lo stesso giorno, un bacio intenso sul Ponte di Santa Trinita, incuranti della gente. Negli attimi tra un bacio e l'altro, lei non riuscirà a non fissare i suoi "occhi verdi da cucciolo", e precipiterà in uno stato di "trance libidinosa". Lui le sembrerà "talmente cremoso che vorrò mangiarti a cucchiaiate come una coppa gelato". Parleranno di liceo, sport, del suo professore di Lettere, ridendo a lungo. Nei lunghi silenzi, lei si concentrerà sui dettagli del suo viso, scrutando linee e ombre, capendo che "ogni forma contiene in realtà un universo". Descriverà i suoi capelli come "un fondo di caramello bruciato o un’antica anfora ritrovata nel mare", le ciglia "nere sfarfalleranno ricoperte di miele", gli occhi "il pigro fondale di un lago", le orecchie con "l’anellino d’argento: fumo e lama scintillante", la pelle "lattea e di platino", le lentiggini "una galassia di ruggine". Le sue labbra saranno "sottili e bagnate di saliva. Spicchi semiaperti su un inferno aspro e dolce, di pesca. Vorrò succhiarle."

Lunedì 10 luglio, lui le prenderà la mano e, nonostante lei abbia sempre odiato questa cosa, non la odierà. Le sembrerà strano, e ci penserà a notte fonda in cucina, prima di andare a dormire, chiedendosi: "Perché rendo sempre tutto complicato?".

Coppia che si tiene per mano e si bacia sul Ponte di Santa Trinita

La Nudità Emotiva e Fisica

Domenica 16 luglio, forse per il vino o per l'aria del solstizio, lei acquisirà dei "superpoteri". Sarà una serata di risate, vita, sesso e carezze, combattendo i suoi demoni. Rimarranno svegli fino a lunedì, e nel parco lui la farà sentire "come se fossi fatta di sabbia magica, satolla e serena, farcita di senso come un bignè", con ogni parte del corpo attratta da lui. Cercherà di mostrargli una versione di sé condita da spacconaggine, raccontando menzogne per proteggersi, come "non sei così importante" o "la mia vita è un casino ma mi piace com’è". Dirà di non aver mai amato nessuno e di aver fatto soffrire molti, tacendo il dolore provato ogni volta che si sono rivestiti in fretta. Si chiedeva: "Ma come fanno le ragazze, - mi chiedevo - come riescono, ad essere sé stesse?".

Sempre domenica 16 luglio, sarà lusingata dalle sue attenzioni e dalla sua mano sinistra sulla coscia destra. Il suo “Vieni a casa mia?” renderà "gustosa quella schifosa insicurezza" che l'aveva tenuta inchiodata davanti allo specchio. Al tocco dei loro nasi, le sue sinapsi andranno "completamente in tilt". Molto in profondità, piccola e spaventata, ci sarà "una bambina bisognosa di quella delicata gentilezza".

Domenica 23 luglio, avrà la confortevole sensazione di non dovergli spiegare nulla perché lui "in realtà sai già tutto". La stessa sera, lui la porterà in uno dei suoi posti preferiti, e lei ci crederà, diventando "un po’ scema quando si parla di certe cose". Non penserà, in modo razionale, che si tratti di una "balla fumante", ma di "un sogno quel tuo generoso atto di condivisione, una cosa magica", perché "sono sempre così merdosamente disponibile a credere a ciò che mi fa comodo". Si sdraieranno l'una sull'altro, appiccicatissimi su un lettino, sentendo il cuore battere nel petto, uniche due anime nella notte. Misurando il ritmo del suo respiro, non sentirà il freddo o le ore. Vorrà allungare quel momento perfetto, "vederlo dilatarsi ed esplodere in schegge luminose di anni luce". I baci intensi, i respiri profondi e le lingue intrecciate le faranno sentire un "brivido delizioso" diffondersi nella pancia. Si sentiranno il calore l'uno dell'altro, e "le sboccerà nel cuore". La sua bocca si poserà su ogni centimetro della pelle scoperta di lui; lui mapperà con i polpastrelli i luoghi di piacere sul suo corpo, dicendole che è "liscia e sexy". Sarà "bagnata, anzi, allagata, anche se non ci toglieremo i vestiti". L'odore del desiderio impregnerà l'aria: "saprà di terra umida e fiori strappati". Con il ginocchio sinistro premuto contro la sua erezione, non potrà fare a meno di pensare che "il tuo corpo sia un pianeta sconfinato di territori da esplorare: prati su cui banchettare e gole in cui sprofondare, viva ed eccitata". Vorrà "farti provare qualcosa di più e darmi alla pazza gioia su di te". Lui le accarezzerà i fianchi e i capelli. A un certo punto, stretti in silenzio, lei guarderà in su e proverà "una sensazione nuova, bella ma incerta". Non vorrà scappare, non si sentirà in colpa. Fantasticherà per un attimo sul domani, abbandonandosi a questo lusso, "per una volta, senza avere paura".

Nei giorni successivi, dal 2 al 4 agosto, lei si sentirà "davvero molto nuda ed esposta", non solo per il sesso, ma come un "Museo di Me Stessa aperto". Proverà una fame continua, "carnecuoremente", che investiranno tutti i suoi sensi. Rideranno molto, e in certi momenti lei non riuscirà a guardarlo senza rischiare di farsi la pipì addosso. Si sentirà "debole ma anche molto forte. Bella, poi di colpo mostruosa. Una cosa terrificante. Un desiderio tale che mi darà la nausea e vorrò vomitare". E ancora, "una tenerezza tale che vorrò spalmarti sul pane come burro caldo, inginocchiarmi faccia a terra e versare le mie lacrime, smarginata e fusa nell’abbraccio totale di un padre infinito. Non me lo merito non me lo merito non me lo… merito". Quando lui inizierà a stimolarla, dovrà "staccare il cervello per riuscire a contenere tutta quella generosa elettricità e non saltare in aria". Avrà i muscoli sciolti in una vampa di calore, e con due dita dentro si sentirà "troppo sensibile, giuro, un ordigno". Avrà bisogno di chiudere gli occhi, sazia e beata. Si abbracceranno e si baceranno teneramente, in un momento che sarà "caldo e sicuro. Diventerà nucleare." Per tre giorni, con lui, sarà "un’esistenza subacquea senza tempo. Né passato né presente né futuro". Lui le somiglierà "all’immagine di un ragazzo che mi piace", un "mistero" che non le era mai successo, un sentimento "talmente piccolo e impaurito che potrebbe viaggiare nel flusso sanguigno". Quando lui, dandole le spalle, racconterà delle sue cicatrici passate e presenti, la sua voce suonerà diversa, e lei capirà che nascondersi è un favore che crede di fare a se stesso. La sua "studiatissima sicurezza", una "maschera d’argento sopra un dolore profondo". Lei proverà il desiderio di raccogliere le sue parole e chiuderle a chiave dentro di sé, guardandolo "come a voler dire calma, non serve che aggiungi altro. Ho capito. Anche le cose che non ti va di spiegare… le ho capite. Lasciale scivolare via".

La Fine Inaspettata e la Riflessione

Giovedì 27 luglio, mentre lei è già in viaggio per incontrarlo, lui la chiama per dirle che ha avuto un contrattempo e non riuscirà a vederla quella sera, chiedendole di non arrabbiarsi. Le propone di parlare al telefono, ma lei non ne avrà voglia e andrà al cinema, non richiamandolo affatto. Proverà rabbia, delusione e si sentirà "vagamente triste". Nei giorni successivi, lui sarà bravo a recuperare terreno, scegliendo "le parole migliori per scusarti di nuovo", e lei lo perdonerà, pensando che "gli imprevisti possono capitare".

Martedì 1 agosto, lei parte per una settimana di vacanza in solitaria. Ma mercoledì 2 agosto, lui sale sul suo camper e guida per sette ore per raggiungerla, arrivando tardi. Lei lo aspetterà. Mangeranno la pizza e faranno l'amore, "scoperemo sul letto a una piazza della mia stanza d’hotel, in cui ti sarai intrufolato di nascosto. Scoperemo ancora, sempre sul letto singolo, sempre nella stessa posizione. Mi chiederò se farlo da dietro ti piaccia così tanto perché ti rende più facile immaginare che io sia qualcun’altra". Giovedì 3 e venerdì 4 agosto, lei "esaurirà il tuo corpo. Lo berrò". Lui farà lo stesso con il suo, e lei sfiorerà l'orgasmo più volte, ma non verrà. Lei non sapeva che il suo corpo potesse sentirsi "al sicuro sotto quello di un uomo".

Per tre giorni, i due inventeranno storie tragicomiche sulle persone che li circondano, storie di cui alla fine non importerà niente. E finirà così. Le serate passate insieme erano in realtà "una prova generale per la gran pièce di agosto". Lei lo capirà l'11, quando, per telefono, lui la lascerà dicendole che non aveva mai conosciuto una persona come lei, ma "non sei pronto. Non per una cosa seria". Lei lo sente "biascicare questa parola - “seria” - come bolo appiccicoso. Chew Chew. “Non sono pronto per una cosa seria”. Ma che cazzo vuol dire?" Tuttavia, non importerà, perché lei si sarà "tenuta pronta: tutto mi avrà spinta impercettibilmente verso questo momento".

Il "Melenso" nella Scrittura e nell'Amore: Oltre la Banalità

Fabrizio Caramagna, con i suoi aforismi, offre una prospettiva sul confine tra l'autenticità e la "melensaggine" nella scrittura e nelle relazioni. La scrittura finta e mascherata si riconosce subito, e c'è una chiara differenza tra lo scrittore bravo e lo scrittore melenso e sdolcinato. Non si è sdolcinati quando si è innamorati e si scrive sempre “Ti amo”, ma esistono poesie avvolte in una "nebbia sdolcinata" che sembra scaturire dalla "terra calda della banalità" che si scontra con l'aria fredda e vuota del Nulla. Scrivere poesie è anche un problema di "dosi d’infinito", dove l'equilibrio è molto importante.

In amore, le donne desiderano un uomo romantico, ma non sdolcinato; geloso, ma non psicopatico; attento, ma non appiccicoso; audace, ma rispettoso. Questo equilibrio, in cui la tenerezza non sfocia nella banalità, è ciò che rende profondo e autentico il sentimento, distinguendolo dalle "paroline melense".

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