L'Eremo di Buto: vita e spiritualità tra i boschi della Val di Vara

Situato in una posizione dominante, a circa 17 km dal capoluogo di Varese Ligure, il borgo di Buto sorge ai piedi del monte Gottero. Questo luogo, storicamente rilevante come punto di passaggio dell'antico percorso carovaniero che collegava Levanto al Passo del Cento Croci, conserva ancora oggi un fascino antico. Fortificato in epoca bizantina come parte del limes di confine, il paese fu feudo dei marchesi Malaspina e successivamente della famiglia Fieschi, perdendo poi importanza con la deviazione della viabilità verso il fondovalle.

Mappa del territorio di Varese Ligure e della frazione di Buto con evidenziata la posizione dell'eremo

La vita quotidiana di Suor Patrizia

In questo contesto isolato e immerso nel verde vive da vent'anni Suor Patrizia. Dopo un lungo periodo trascorso insieme alla sorella religiosa, da cinque anni la donna vive in completa solitudine, fatta eccezione per il cane Lilli e alcuni gatti. La sua è una quotidianità fatta di lavoro manuale e profonda introspezione.

Suor Patrizia si mantiene autonomamente producendo conserve, sughi e confetture di vari frutti, incluse ricette originali come la confettura di strudel o quella di mele, cacao e nocciole. La sua dedizione al territorio e all'eremo è totale: "È una religiosa fuori dalle righe, l'attrazione verso l'alto dello spirito religioso è in lei quotidianamente temprato dalla forza di gravità della campagna", osserva Maurizio Re, che frequenta il luogo e ne ammira l'esempio di vita impavida e dedita alla terra.

Foto panoramica dell'eremo immerso nei boschi di Buto

Le sfide del territorio e la ricerca dell'acqua

Vivere in un eremo isolato comporta sfide logistiche non indifferenti. L'accesso alla struttura avviene attraverso strade forestali spesso segnate da buche profonde che rendono difficile il transito, persino per i mezzi di soccorso. Suor Patrizia, con ironia e spirito pratico, racconta di come si ingegni quotidianamente per superare questi ostacoli, auspicando un intervento risolutivo da parte delle istituzioni.

La preoccupazione per la siccità, che negli ultimi anni ha minacciato l'orto e la coltivazione di piccoli frutti dell'eremo, ha spinto la religiosa a cercare soluzioni alternative. Facendo appello a un esperto rabdomante, Mariano Dolfi, Suor Patrizia è riuscita a individuare antiche vene d'acqua sotterranee, un tempo utilizzate dagli abitanti del luogo, a una profondità presunta di circa 30 metri.

Accoglienza e spiritualità

L'eremo funge anche da punto di riferimento per chi cerca pace e riflessione. Sebbene alcuni ospiti desistano dal soggiorno, poiché "la solitudine mette a confronto con i propri demoni", altri offrono un aiuto concreto nei lavori pesanti. La comunità di riferimento rimane legata alle tradizioni locali, tra cui spicca la festa patronale dell'8 settembre.

Eremo di Buto

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