La memoria dei santi Gioacchino e Anna ci ricorda il valore dei nonni, dell’unità e dell'amore familiare. Essi sono figure centrali nella tradizione religiosa cattolica, noti per la loro straordinaria fede e devozione. Attraverso la loro fede incrollabile, hanno superato le difficoltà, ricevendo il dono miracoloso della nascita di Maria. Il Signore aveva destinato Sant'Anna, come afferma San Damasceno, per dare al mondo Colei che doveva partorire il Salvatore. La Vergine, donna immacolata e dolcissima, non poteva che nascere da genitori santi, anziani, emarginati dalla società perché sterili, eppure ripieni di speranza e di fede.
Le Origini e la Storia nei Vangeli Apocrifi
I nomi dei genitori della Vergine Maria non sono menzionati nei Vangeli canonici. Soltanto nel Protovangelo di Giacomo (II secolo d.C.) si racconta la storia dei genitori della Beata Vergine Maria e la pia tradizione riporta i loro nomi: Santi Anna e Gioacchino. Questa è la fonte più antica che contiene informazioni sulla loro vita, risalente al periodo circa 150 - III secolo. Successivamente, queste narrazioni sono penetrate nella medioevale Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, un testo fondamentale per la storia dell’arte sacra, che divenne subito una fonte di riferimento per tutti gli artisti.
Provenienti dalla stirpe di Davide, la loro vita si svolge in una Palestina sotto il dominio romano, un'epoca di grandi aspettative spirituali. Gioacchino, dal ebraico יהוֹיָקִים ("colui che Geova l'ha stabilito"), dimorava in Nazareth ed era della famiglia regale di Davide. Sant'Anna, ebraico חַנָּה, Ḥannāh, era della tribù di Levi da parte di suo padre e sua madre proveniva invece dalla tribù di Giuda, discendenza di Davide. Si narra che fossero noti per la loro probità, per lo splendore di una vita esemplare e per la loro giustizia.
La Drammatica Sterilità e l'Annuncio Angelico
Nonostante la loro devozione, la mancanza di un figlio li gettava in uno stato di dolore e sofferenza, poiché il cielo non aveva benedetto la loro unione. In un'epoca in cui la fertilità era vista come una benedizione e una prova del favore divino, la loro condizione era motivo di grande tristezza e vergogna. L’inizio della loro storia è drammatico: Gioacchino viene cacciato dal tempio di Gerusalemme, perché ritenuto maledetto dal Signore, che non gli aveva concesso di avere figli. Ne restò assai rattristato e si ritirò nel deserto per quaranta giorni, pregando e digiunando, chiedendo a Dio la grazia di un figlio. Anna, rimasta sola, continuò a pregare intensamente, afflitta e dicendo: «Ahimè! chi mi ha generato? chi mi ha partorito? Poiché anche gli uccelli del cielo sono fecondi dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? poiché anche le bestie della terra sono feconde dinanzi a te, Signore. Ahimè! mai? poiché anche queste acque sono feconde dinanzi a te, o Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? solo io che non sono feconda in Israele.»

La svolta nella loro storia arrivò con un annuncio angelico. Un angelo del Signore le apparve, dicendole: «Anna, Anna! il Signore Iddio ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai.» Nel frattempo l'angelo del Signore comparve anche a Gioacchino, annunciandogli che sua moglie presto avrebbe partorito e invitandolo a tornare da sua moglie, perché le loro preghiere erano state esaudite. L'angelo gli disse: «Gioacchino, Gioacchino! il Signore Iddio ha esaudito la tua insistente preghiera. Scendi di qui, poiché tua moglie Anna sta tornando dalla tua sposa e troverai che è in stato interessante.» Gioacchino offrì un sacrificio di ringraziamento a Dio, scegliendo dieci agnelli senza macchia per il Signore, dodici vitelli per i sacerdoti e il consiglio degli anziani, e cento capretti per tutto il popolo.
L'Incontro alla Porta Aurea e la Nascita di Maria
Momento finale e culminante della narrazione è l’incontro dei due coniugi presso la Porta Aurea di Gerusalemme. L’angelo annunciò ad Anna: «Va ora alla Porta che è detta Aurea, fatti incontro a tuo marito, oggi infatti verrà da te». Al suo arrivo Anna non riuscì a contenere la sua gioia e lasciò il pesante mantello a una sua amica, per corrergli incontro ed abbracciarlo: «Si appese al suo collo rendendo grazie a Dio e dicendo: “ero vedova ed ecco non lo sono più; ero sterile ed ecco ho già concepito”». L’abbraccio tra i due, quindi, concluse e sciolse tutte le difficoltà e il dolore passati, in un tripudio di luce e colore.

Per Sant'Anna e San Gioacchino, l'arrivo di Maria era più di un semplice dono; era una conferma della loro fede e della loro perseveranza. Dopo nove mesi, Anna partorì e, quando la levatrice chiese «Che cosa ho partorito?», ella rispose: «Una bambina». Anna esclamò: «È stata magnificata l'anima mia», e pose la bambina a giacere, imponendole il nome Maria. A tre mesi, sua madre la pose per terra per provare se stava diritta. E disse: «Come Dio ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Così manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione». Maria destava l'ammirazione di tutto il popolo di Israele. Fin dalla nona ora attendeva alla preghiera e così progrediva nel servizio di Dio, più perfetta in ogni virtù. Nessuno la vide adirata né l'udì maledire.
Il Culto e la Venerazione dei Santi Anna e Gioacchino
Il culto dei Santi Gioacchino e di Anna si diffuse prima in Oriente e poi in Occidente, anche a seguito delle numerose reliquie portate dalle Crociate. In Oriente, il culto della santa, in stretto rapporto con quello di Maria Vergine, si basa sulla narrazione del Protovangelo di Giacomo.
Diffusione e Luoghi di Culto in Oriente
Durante il regno di Giustiniano si ebbe la prima grande manifestazione di culto con la costruzione, a Costantinopoli, di una chiesa dedicata ad Anna intorno al 550. A Costantinopoli furono note diverse chiese consacrate al nome di Sant'Anna, la più antica delle quali era la chiesa di Devero. Le reliquie di Anna furono trasferite sotto l'imperatore Giustiniano II nel 710, da Gerusalemme a Costantinopoli, e parte di esse si trovano in vari monasteri di Athos, Cipro e Grecia.
Il centro della venerazione di San Gioacchino e Sant'Anna era la Palestina. A Gerusalemme, vicino alla piscina di Betzaeta, c'era la casa di Gioacchino e Anna, dove, secondo la tradizione locale, sono vissuti e vi morirono. In questo luogo fu edificata una chiesa sulla cosiddetta tomba di Sant'Anna. Nell'epoca delle crociate, chiese dedicate ad Anna apparvero a Gerusalemme e sono sopravvissute fino ad oggi, come la basilica della giusta Anna (XII secolo) e la cappella di Gioacchino nella chiesa del Santo Sepolcro. La venerazione di Gioacchino e Anna in Terra Santa era anche associata al monastero di Choziva (V secolo), dove Gioacchino pregò per la prole nella grotta del profeta Elia.
La Venerazione in Occidente e le Festività
In Occidente, la venerazione per la madre della Vergine, sviluppatasi più tardi, è prima legata al Vangelo dello pseudo-Matteo (secoli VIII-IX) e in seguito anche alla Legenda Aurea (XIII secolo). Dal IX secolo si sa che le reliquie della santa erano venerate nella cattedrale di Apt (Provenza), ma il culto si diffuse maggiormente al tempo delle crociate. Molte reliquie vennero traslate in Occidente, ad esempio a Weingarten (1182) e a Chartres (1204); sorsero inoltre importanti luoghi di culto, come i santuari di Annaberg in Sassonia e in Slesia.
Le festività e le celebrazioni dedicate a Sant'Anna e San Gioacchino sono momenti di grande importanza liturgica e comunitaria. La Chiesa greca festeggiava la santa il 25 luglio, il 9 settembre e il 9 dicembre. In Occidente, la festa di Sant'Anna è celebrata il 26 luglio. È stato San Papa Paolo VI a riunire i due coniugi nella medesima festività, nel 1969, in occasione della riforma del nuovo calendario liturgico. Prima erano ricordati in giorni separati: per Anna la ricorrenza era uguale all’odierna, mentre quella di Gioacchino cadeva il 16 agosto. È indubbio che in questa scelta di unione si sia voluta porre l’attenzione sul loro essere coniugi e quindi famiglia, genitori di Maria e nonni di Gesù. La commemorazione principale di Santi Gioacchino e Anna è il giorno seguente dopo la festa della Natività della Vergine, il 9 settembre.

Sant'Anna è patrona delle vedove, delle gestanti, delle donne senza figli, degli sposi, delle balie e anche degli appestati, dei montanari e di alcune categorie di lavoratori (falegnami, orefici).
Iconografia e Rappresentazioni Artistiche
Sant'Anna è rappresentata generalmente come una donna di età matura abbigliata con una tunica rossa e un mantello verde. Raffigurata da sola, ricorda le Madonne bizantine, specialmente la Odighítria e la Nikopoiá; attributi caratteristici sono il libro e il giglio, soprattutto se la santa è in compagnia di Gioacchino. Spesso è raffigurata con la piccola Maria fra le braccia o sulle ginocchia oppure, più frequentemente, con la Vergine e Gesù bambino.
Le Prime Raffigurazioni e l'Evoluzione Iconografica
Nei mosaici dell'arco trionfale di Santa Maria Maggiore a Roma (432-440) è conservata, se è esatta l'identificazione, una delle immagini forse più antiche della santa, raffigurata in trono. Fra le prime rappresentazioni di Anna con Maria bambina si possono ricordare due brani di affreschi in Santa Maria Antiqua a Roma (rispettivamente del 655 ca. e del 760 ca.) e un'immagine proveniente dalla cattedrale di Faras nella Nubia (700-750), attualmente conservata nel Muz. Narodowe di Varsavia. A Roma, nella chiesa di Santa Maria Antiqua, troviamo anche l’affresco con le sante Madri: la Vergine con il Bambino, Sant’Anna con Maria Bambina ed Elisabetta con san Giovannino.

Le raffigurazioni di Anna con Maria e Gesù bambino fecero la loro apparizione verso la fine del XIII secolo e si moltiplicarono poi nel XIV secolo, raggiungendo la massima diffusione con il Gotico internazionale. Il papà San Leone III donò all'altare principale della basilica di Santa Maria Maggiore una tovaglia con ricamo con le figure di Sant'Anna e Gioacchino.
Il tipo iconografico, nel quale la santa prese le sembianze di una donna anziana, può essere sommariamente schematizzato in cinque varianti principali:
- Anna seduta con in braccio o sulle ginocchia Maria, che a sua volta tiene in braccio Gesù bambino.
- Anna in piedi alle spalle di Maria che ha fra le braccia Gesù bambino.
- Anna seduta che sorregge su un braccio Maria e sull'altro Gesù bambino oppure su un ginocchio Maria e sull'altro Gesù.
- Anna in piedi che tiene su un braccio Maria e sull'altro il Bambino.
- Anna e Maria sedute, separate da Gesù bambino (variante diffusa soprattutto nel Tardo Gotico transalpino).
Alla fine del Medioevo si può far risalire un'iconografia particolare legata al culto dell'Immacolata Concezione di Maria: Anna, racchiusa entro la mandorla o in gloria, porta nel grembo ben visibile Maria bambina.
Cicli Pittorici e Opere Celebri
Scene della vita della santa comparvero inizialmente nelle raffigurazioni dell'infanzia di Maria (VI secolo). In Italia, il numero delle scene relative alla vita di Anna è più ristretto. Vanno ricordati in particolare gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova e quelli di Giovanni da Milano e Taddeo Gaddi nella cappella Baroncelli in Santa Croce a Firenze.
Giotto: la Cappella degli Scrovegni
Giotto, nell’
L'iconografia più ricorrente è comunque l'incontro di Gioacchino e Anna presso la Porta Aurea. Il momento secondo il quale, nel loro abbraccio, sarebbe avvenuto il concepimento di Maria. Gli artisti rappresentano questo momento mentre si prendono per le mani, l’uno di fronte all’altro, come nella tela di Filippino Lippi, databile tra il 1440 e il 1445 e conservato nell'Ashmolean Museum di Oxford. Il bacio che si scambiano Gioacchino e Anna è anche il primo bacio d’amore dipinto nel mondo cristiano, con gli occhi negli occhi e le mani di lei al collo, proprio come descritto negli apocrifi.

Altre opere significative includono: Masaccio e Masolino,
Altari e Chiese dedicate ai Santi Anna e Gioacchino
Molte chiese e altari sono stati dedicati ai Santi Anna e Gioacchino o ne ospitano le raffigurazioni. La presenza di Gioacchino è meno frequente rispetto ad Anna, la cui devozione appare più intensa e affonda nel tempo con radici profonde.
La Chiesa Rurale dei Santi Gioacchino e Anna
La Chiesa rurale dei Santi Gioacchino e Anna fu fatta costruire dal Venerabile mons. Marcucci. Mons. Marcucci, impegnato a Roma, affidò la cura della costruzione alla Madre Prefetta, suor Maria Agnese Desio. La chiesetta fu benedetta da mons. Marcucci il 18 agosto 1776, giorno dedicato a San Gioacchino. La chiesetta, costruita in cotto, si presenta con una sobria facciata a campana, sulla quale si apre un portale in travertino architravato, sormontato da un oculo che illumina l'interno dell'edificio. Sul tetto, nella zona absidale, si eleva un campanile a vela in mattoni che ancora ospita le due piccole campane donate dal Marcucci, chiamate Maria Gioacchina e l'altra più piccola.

Sull’altare di questa chiesa, di fronte alla porta d’ingresso, era presente una nicchia che ospitava, fino al terremoto del 1997, una tela del pittore ascolano Nicola Monti (1736-95) chiamata
Altri Altari e Rappresentazioni
Il Papa San Leone III donò all'altare principale della basilica di Santa Maria Maggiore una tovaglia con ricamo con le figure di Sant'Anna e Gioacchino. L'immagine dell'Annunciazione di Sant'Anna è presente anche nell'altare laterale (cappella) dei Santi Gioacchino e Anna nella cattedrale di Santa Sofia di Kyiv. L'antico ciclo dedicato a Sant'Anna e Gioacchino si trova nella grotta di Sant'Anna in Cappadocia (adesso Turchia) e negli affreschi della chiesa Peribleptos a Mistrà (1295).
Il Messaggio Spirituale e l'Esempio di Fede
La loro storia mostra come, anche di fronte alle avversità più dure, la fede può portare a miracoli inaspettati. La fede incrollabile di Sant'Anna e San Gioacchino, nonostante le avversità, è un potente esempio di come la fiducia in Dio possa portare a miracoli. La loro perseveranza e la loro dedizione alla preghiera dimostrano che la grazia divina può manifestarsi in modi inaspettati e trasformativi. La loro storia ci insegna che, nonostante le difficoltà e le prove, la fede può portare a risultati straordinari.
Inoltre, la loro storia sottolinea l'importanza della famiglia nella tradizione cristiana. Come genitori della Vergine Maria, Sant'Anna e San Gioacchino sono visti come modelli di genitorialità e custodia spirituale. La loro vita ci insegna che ogni famiglia è chiamata a essere un luogo di preghiera e santità, un rifugio di fede in un mondo spesso segnato da incertezze e difficoltà. La loro storia è una testimonianza di speranza per coloro che desiderano figli ma affrontano difficoltà, per le famiglie che cercano di mantenere la fede nelle prove quotidiane e per tutti coloro che cercano un esempio di fede incrollabile.
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