Le testimonianze personali di coloro che hanno avuto il privilegio di incontrare Padre Pio da Pietrelcina offrono uno sguardo profondo sulla sua figura, sul suo carisma e sull'impatto trasformativo che ebbe sulle vite. Queste narrazioni, raccolte da frati, sacerdoti e fedeli, rivelano la straordinaria spiritualità del Santo del Gargano e la sua influenza duratura.
L'Esperienza di un Laico Trasformato: Un Preludio alle Testimonianze Fraterne
Il percorso di fede verso Padre Pio spesso iniziava in momenti di profonda necessità, come testimonia un fedele che, non avendone mai sentito parlare, si imbatté nel frate a causa di una grave malattia polmonare. Il suo medico e amico di famiglia, dopo una visita specialistica con il professor Falconelli, direttore dell’ospedale di Cinisello di Pisa, esperto in malattie polmonari, accertò la gravità del caso, pur rassicurandolo sull'esito. Il fedele si attenne scrupolosamente alle cure, ma il suo morale era "sottoterra", tanto da sospendere il lavoro e rimanere a riposo. Un'amica di chiesa, la signora Angioletta Gariboldi, vedova di uno scultore, gli dette il libro su Padre Pio, scritto dal medico dr. Festa di Bologna. La lettura del libro suscitò in lui grande entusiasmo. In quel periodo pregava molto e leggeva libri di santi, tra i quali i “Fioretti di San Francesco”.
La sua situazione era preoccupante: con la salute compromessa e senza un lavoro fisso. Un'esperienza mistica anticipò l'incontro fisico: era agosto e una notte Padre Pio arrivò in bilocazione; il fedele si sentì accarezzare e, svegliatosi, sentì profumo di rose, pur non vedendo il Padre.
Il Primo Viaggio e l'Incontro a San Giovanni Rotondo
Accompagnato dal sagrestano della parrocchia di San Francesco e da Padre Vittorino, il fedele intraprese un lungo viaggio in treno fino a Foggia e poi in corriera fino a San Giovanni Rotondo. Qui, mentre Padre Vittorino era ospite dei frati nel convento, il fedele e il sacrestano alloggiarono alla pensione “Villa Pia”. La mattina seguente si alzarono alle quattro per partecipare alla Santa Messa celebrata da Padre Pio nell'altare laterale di San Michele. Il fedele, vicino alla balaustra, poté osservare bene il sacerdote, che celebrava ancora con il viso rivolto all'altare. La Messa durò oltre le sei, senza predica né distribuzione della comunione. Padre Pio si fermava e si concentrava a lungo nei punti centrali della S. Messa, Consacrazione e Comunione, con la testa rivolta verso l’alto, come se parlasse con qualcuno. Per ricevere la comunione, Padre Pio stesso la distribuiva all’altare maggiore. I fedeli dovevano rimanere digiuni fino alle undici.
La confessione era all'epoca l’unico modo per poter parlare con Padre Pio. Il fedele si prenotò per la confessione, e Padre Pio gli chiese le confessioni nell’ordine che lui andava ripetendo nella mente, fermandosi quando gli chiese l’ultima. Si incontravano anche con Padre Vittorino che usciva dal convento e raccontava gli incontri con il Padre che avvenivano in genere in refettorio durante i pasti. Nel pomeriggio, verso le quattro, il Padre recitava i vespri e il rosario e poi dava la benedizione con il Santissimo.

Il Cambiamento di Vita e i Viaggi Successivi
Al suo rientro a Viareggio, il fedele raccontò a tutti, parenti e amici, le sue esperienze e modificò il suo comportamento verso le pratiche religiose con maggior impegno e continuità, come l’ascolto quotidiano della Santa Messa. Anche sua madre, inizialmente scettica, approfittando di un pellegrinaggio a Roma nell'Anno Santo del '50, arrivò a San Giovanni con l'amica Pia Moriconi, ma non riuscì a confessarsi dal Padre a causa della numerosa presenza di donne del posto che avevano la precedenza.
Dall’ottobre ’50 al giugno ’51, il fedele andò tre volte dal Padre. Oltre a quello della salute, aveva altri problemi da risolvere, in primo luogo il lavoro, che risolse con l’aiuto di Padre Pio due anni dopo, venendo assunto alla “Dalmine” di Massa. A chi ha conosciuto Padre Pio, egli è "entrato dentro il cuore e non può fare a meno di parlarne. Diventa un suo apostolo." Nel tempo, il fedele è ritornato a San Giovanni molte volte, almeno una quindicina quando il Padre era ancora in vita, riportando sempre un forte incremento alla sua vita di fede. Ha anche accompagnato diverse persone, inclusi il suo diretto superiore, l’ing. Giorgio Brughiera dirigente della Dalmine, cedendogli la sua prenotazione per la confessione, l'unica volta in cui non poté confessarsi dal Padre.
A San Giovanni Rotondo, in attesa del turno per la confessione, si viveva "all’ombra del Padre". Lo si aspettava in corridoio o in sacrestia. Una delle prime volte, dopo la confessione, su suggerimento di altri pellegrini più esperti, il fedele chiese al Padre di essere accolto come suo figlio spirituale.
Un giorno, trovandosi a Roma per lavoro, vide su un treno un frate seduto vicino al finestrino. Pensando fosse di buon auspicio, gli si sedette davanti, lo salutò e gli disse che andava da Padre Pio. Il frate non disse niente, e parlarono d'altro durante il viaggio. Grande fu la sua meraviglia quando, arrivato a San Giovanni Rotondo e recatosi in chiesa, vide in sacrestia Padre Carmelo, che si rivelò essere il padre guardiano, superiore di Padre Pio. Chi frequentava San Giovanni Rotondo aveva quasi sempre dei fatti straordinari da raccontare, come i profumi con cui il Padre faceva sentire la sua presenza. Padre Pio gli ha insegnato, "non a parole ma con l’esempio, a prendere seriamente i dettami della fede e le pratiche religiose e a pregare, come faceva lui con insistenza e in silenzio."
Fra Modestino da Pietrelcina: Un Legame Familiare e Spirituale Profondo
Il 14 agosto 2011, all’età di 94 anni, è morto Fra Modestino da Pietrelcina, al secolo Damiano Fucci. Egli ebbe il privilegio di un particolare rapporto filiale con Padre Pio. La madre di Fra Modestino, Anna, era coetanea e vicina di casa di San Pio. Le rispettive famiglie avevano un piccolo podere a Piana Romana, dove spesso, da bambini, la mamma di Fra Modestino e Padre Pio si incontravano. Anche nei lunghi periodi di permanenza a Pietrelcina, dal 1908 al 1916, Padre Pio spesso pregava nella solitudine e tranquillità di Piana Romana. Per aiutare Anna, intenta alle fatiche dei campi, Padre Pio talvolta accettava di accudire il piccolo Antonio, il primo dei tre figli della famiglia Fucci. Fin da piccolo, dunque, Damiano ha sentito parlare di Padre Pio.
La Vocazione e le Profezie di Padre Pio
Nel 1940, Damiano andò a trovare Padre Pio a San Giovanni Rotondo, si confessò da lui e Padre Pio gli disse: "Uagliò, camminam dritt" e gli diede la benedizione. Nel 1944, il futuro Fra Modestino tornò a San Giovanni Rotondo e si trattenne per due settimane con Padre Pio. Gli confidò che, durante il suo servizio militare a Roma, aveva maturato un’antica vocazione religiosa nella chiesa di Santa Francesca Romana e aveva deciso di entrare in una comunità benedettina. Padre Pio gli rispose che il Signore non lo chiamava a servirlo nell’Ordine dei Benedettini, e di fronte all’insistenza del giovane, gli disse: "Se tu vuoi andare a Roma, vai. Però ti è stata riservata una bruttissima sciagura." Tre anni dopo, quell’abbazia fu presa d’assalto da rapinatori che pugnalarono a morte l’abate e lasciarono un fratello laico legato e imbavagliato, che morì soffocato. "Quella sorte - raccontava Fra Modestino - era riservata a me."
Padre Pio gli ordinò di tornare al suo paese e di trasferirsi per un po’ di tempo a San Giovanni Rotondo. Damiano ci rimase un anno intero, conoscendo l’intimo rapporto che legava il Frate al Signore e decidendo di diventare anche lui cappuccino. Sul momento Padre Pio accolse la notizia con un’esortazione: "Paesano, non mi far fare brutta figura!". Poi, quando cominciò il suo compito di frate questuante, gli garantì: "Fra Modestino, vai tranquillo, io ti starò sempre vicino e lo sguardo di san Francesco, dal cielo, sarà sempre sopra di te."

Episodi sul Purgatorio e la Giustizia Divina
Nel suo libretto autobiografico “Io… testimone del Padre”, Fra Modestino ricorda alcuni episodi interessanti che riguardano il Purgatorio. Dopo aver deciso di iniziare la sua vita religiosa a Pietrelcina, bussò per primo alla porta della casa paterna per la questua. Sua madre, vedendolo con la mano tesa, scoppiò a piangere, e il padre lo rinfrancò: "Tratta bene il mio monaco." Il padre era tornato da poco da San Giovanni Rotondo e raccontò che, dopo la confessione, aveva chiesto a Padre Pio: "Padre, quando ci rivedremo?". E Padre Pio aveva risposto: "Ci rivedremo nell’aldilà. Salutami il nostro paese." Turbato da queste parole, Fra Modestino capì il loro significato la notte stessa, quando suo padre morì per un attacco cerebrale.
Dopo otto giorni, Fra Modestino ottenne il permesso di andare da Padre Pio. Egli lo accolse con affetto e, alla domanda se suo padre fosse in paradiso, rispose: "Era figlio della colpa. Deve scontare la pena." Capendo che si trovava in Purgatorio, Fra Modestino chiese se la sua famiglia potesse far celebrare le messe gregoriane. Padre Pio rispose: "Se la tua famiglia è nelle condizioni di farle, dillo pure!". Fra Modestino riprese la questua, offrendo ogni fatica per suffragare l’anima del padre. Dopo qualche mese, Padre Pio chiamò Fra Giovanni Iamarrone, confratello di noviziato di Fra Modestino, per quest'incarico: "Di’ a fra Modestino che suo padre è salvo. Si è salvato per le sue preghiere e per le sue intenzioni. Ora è in paradiso."
La Vicenda di Padre Luca da Vico del Gargano
Un altro episodio, raccontato da Fra Modestino, riguarda il frate cappuccino Padre Luca da Vico del Gargano, che aveva tanto lavorato per il nuovo convento e si era addizionato moltissimo a Pietrelcina. Nel 1947, sapendo che il prossimo capitolo dei frati cappuccini avrebbe deciso il suo trasferimento, Padre Luca si addolorò e il 10 agosto, anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Padre Pio, corse a San Giovanni Rotondo sia per fargli gli auguri, sia per esternargli il suo disappunto. Appena lo vide, Padre Pio, che a volte vedeva il futuro, ebbe un fremito e, nascondendo l’emozione, disse al confratello: "Guardiano del mio paese, vieni, diamoci un bacio." Poi lo strinse forte al petto. Padre Luca gli confidò il suo dispiacere per il trasferimento, e Padre Pio rispose: "Stai tranquillo, figlio mio, tu rimarrai a Pietrelcina fino alla morte."
Padre Luca fu felice, ma dopo alcuni giorni un turbamento gli scese nell’anima, e chiese a Fra Modestino cosa ne pensasse di quella rassicurazione. Un mese dopo, il 10 settembre, Padre Luca si ammalò di paratifo, a cui subentrò la meningite, e rese la sua anima a Dio il 2 novembre di quell’anno, assistito da Fra Modestino. Nel gennaio successivo, Michele, fratello di Padre Luca, ritornò da San Giovanni Rotondo con un messaggio di Padre Pio: "Dì ai frati di Pietrelcina che padre Luca è salito in Paradiso la notte di Natale, con tanto splendore e tanta gioia, e che dal cielo prega per i suoi frati e per Pietrelcina."
Padre Giuseppe Ungaro: La Profezia sulla Missione e l'Incontro con le Stigmate
Tra i frati che hanno conosciuto Padre Pio, spicca la figura di Padre Giuseppe Ungaro, un frate francescano conventuale che, a 99 anni, raccontava ancora la sua esperienza. All'età di dieci anni, dopo una predica sulle missioni del parroco di Pontevigodarzere, Padre Ungaro sentì il desiderio di diventare missionario. Chiese ai Padri Giuseppini di entrare, ma era troppo giovane. Incontrò poi fra’ Ottavio Piccinato, che gli chiese se volesse farsi frate missionario. Per trentadue anni, Padre Ungaro ha organizzato le missioni popolari promosse dai francescani conventuali. Le sue giornate erano e sono tuttora intense, tra preghiera, adorazione, incontri con famiglie in difficoltà e persone uscite di prigione.
Durante la sua permanenza a Sabaudia negli anni del secondo dopoguerra, Padre Giuseppe Ungaro conobbe Padre Pio. Il suo desiderio più grande era quello di partire in missione. Ma fu proprio Padre Pio, durante una confessione, a predire che ciò non sarebbe avvenuto: "Tu non andrai mai in missione." Subito dopo, infatti, scoppiò la guerra. "Ancor oggi sento riecheggiare quelle sue parole." Un giorno entrò nella sua stanza, gli strinse le mani segnate dalle stigmate e gli chiese se gli faceva male.
IL DONO DI SAN LEOPOLDO, DOCUMENTARIO SULLA VITA DEL FRATE CONFESSORE | 18/12/2021
Fenomeni Straordinari: La Bilocazione in Aiuto del Cardinale Mindszenty
Le testimonianze su Padre Pio includono anche fenomeni straordinari come la bilocazione. Un episodio significativo riguarda il Cardinale Mindszenty, incarcerato nel dicembre 1948 dalle autorità comuniste ungheresi e condannato all’ergastolo l’anno successivo dopo un processo farsa. Per otto anni rimase in carcere e agli arresti domiciliari, fino alla sua liberazione durante l’insurrezione popolare del 1956, rifugiandosi poi nell’ambasciata statunitense di Budapest.
Proprio negli anni più duri trascorsi in carcere, sarebbe avvenuto l’episodio di bilocazione che avrebbe portato Padre Pio a portare conforto al porporato. "Il Cappuccino stigmatizzato, mentre è a San Giovanni Rotondo, si reca da lui per portargli il pane e il vino, destinati a diventare corpo e sangue di Cristo, cioè realtà dell’ottavo giorno; in questo caso la bilocazione acquista ancora di più il significato di anticipazione dell’ottavo giorno, cioè della resurrezione, quando il corpo viene liberato dai limiti di spazio e tempo; simbolico è, quindi, il numero di matricola sul pigiama del detenuto: il 1956 è l’anno della liberazione del porporato."
Battisti, nella sua testimonianza agli atti del processo canonico, ha raccontato: "Come è noto, il cardinale Mindszenty fu arrestato e messo in carcere e guardato a vista. Col passare del tempo si faceva vivissimo il desiderio di poter celebrare la santa messa. Una mattina gli si presenta Padre Pio con tutto l’occorrente. Il cardinale celebra la sua santa messa e Padre Pio gliela serve: poi parlarono e alla fine Padre Pio scompare con quanto aveva portato." Un sacerdote venuto da Budapest confidò riservatamente il fatto a Battisti, chiedendogli una conferma dal Padre. Battisti rispose che se avesse chiesto una cosa del genere, Padre Pio lo avrebbe "cacciato a male parole".
Ma una sera del marzo del 1965, Battisti al termine di un colloquio, disse al frate stimmatizzato: "Padre, il cardinale Mindszenty ha riconosciuto Padre Pio?". Dopo una prima reazione contrariata, il santo del Gargano rispose: "Che diamine, ci siamo visti e ci siamo parlati, vuoi che non mi abbia riconosciuto?". Confermando così la bilocazione in carcere avvenuta anni prima. "Poi - aggiunse Battisti - si fece mesto e soggiunse: “Il diavolo è brutto, ma lo avevano ridotto più brutto del diavolo!”." Questo sta a dimostrare che il Padre lo aveva fin dall’inizio del suo arresto soccorso, perché non si può umanamente concepire come il cardinale avesse potuto resistere a tutti i patimenti ai quali è stato sottoposto e che lui descrive nelle sue memorie.
Don Orione e Padre Pio: La Fede alla Prova nel "Decennio della Tormenta" (1923-1933)
Il libro “Don Orione e Padre Pio da Pietrelcina, nel decennio della tormenta: 1923-1933” documenta le vicende di un periodo difficile che mise a dura prova le virtù eroiche del frate di Pietrelcina. Questo fu un'occasione provvidenziale perché le strade di Don Orione e di Padre Pio si incrociassero, e i due santi religiosi insegnassero insieme, con la testimonianza della loro vita, come si ama e si serve la Chiesa. I documenti dell’“Archivio don Orione” aiutano a ricostruire il retroscena di alcune vicende significative e rivelano la fede straordinaria e l’amore per la Chiesa con cui esse furono vissute dai due protagonisti.
Un Periodo di Difficoltà e la Risposta dei Santi
Il cosiddetto “decennio della tormenta” (1923 - 1933) fu un periodo di sofferenze, incomprensioni, rivalità e colpi di scena sconcertanti. Padre Pio, "crocifisso senza croce", e Don Orione vissero entrambi questo decennio "crocifisso". La presenza dello Spirito nella vita della Chiesa e del mondo si manifesta chiaramente soprattutto attraverso i doni spirituali (i cosiddetti “carismi”), elargiti da Dio con maggior larghezza nei momenti più difficili. Padre Pio è stata un’anima privilegiata, investita dallo Spirito di una missione carismatica particolare, come dimostra tutta la sua vita, intessuta di fenomeni soprannaturali, numerosi e straordinari. I documenti mostrano che Don Orione fu spiritualmente vicino alla missione carismatica di Padre Pio, proprio nel periodo di maggiore sofferenza che il frate dovette attraversare dopo aver ricevuto le stimmate.
Il Supporto Scientifico e l'Intervento di Don Orione
L’appoggio di Don Orione alla missione carismatica di Padre Pio si esercitò concretamente soprattutto attraverso l’opera di due medici: il Dottor Giorgio Festa e il Professor Giovanni Battista Morelli. Il primo, incaricato di compiere le prime indagini scientifiche sulle stimmate di Padre Pio, il 7 febbraio 1925 si rivolse spontaneamente a Don Orione. Pur non conoscendolo ancora di persona, gli chiese lumi su come comportarsi e su che cosa fare per difendere meglio la verità del fenomeno soprannaturale, di cui egli si era personalmente convinto dopo aver esaminato e studiato le piaghe.
Il Professor Giovanni Battista Morelli, noto psichiatra e grande amico di Don Orione, su suo interessamento, passò due giorni a San Giovanni Rotondo, dal 9 all’11 febbraio 1925, avendo ripetuti e prolungati colloqui con il Padre. Egli intendeva farsi un giudizio soprattutto di tipo psicologico. Il Prof. Morelli fece relazione di queste personali indagini a Don Orione il 23 marzo 1925, concludendo: "Per varie ragioni mi sono convinto della sua sovrannaturale virtù e di tutto ciò che Lei, P. Orione, mi ha fatto conoscere." Successivamente, inviò a Don Orione una relazione più dettagliata e scientifica di 7 pagine, datate 18-19 febbraio 1928, affermando: "Per mia parte, allievo come sono di Babinski e di Mingazzini, credo debbasi escludere assolutamente la produzione di stimmate per influenza nevropatica." Compiuto questo studio sulle relazioni degli esperti, Don Orione si sentiva abbastanza certo dell’autenticità del valore delle stimmate di Padre Pio.

Carisma, Istituzione e Obbedienza
La tensione tra “carisma” e “istituzione”, tra il divino e l’umano, è parte essenziale della natura e della vita della Chiesa. Dio, attraverso i carismi, purifica e rinnova l’istituzione, ma Dio stesso ha affidato all’istituzione il compito di giudicare l’autenticità dei carismi. Nel caso di Padre Pio, le incomprensioni e i duri provvedimenti restrittivi, presi nei suoi confronti dall’autorità ecclesiastica, hanno fornito l’occasione migliore per dimostrare l’autenticità della santità e dei carismi del cappuccino.
I documenti parlano soprattutto dell’avvocato Francesco Morcaldi (1889 - 1976), ex sindaco di San Giovanni Rotondo, e di Emmanuele Brunatto (1892 - 1965), un convertito irrequieto e vulcanico. I loro rispettivi Memoriali, custoditi nell’“Archivio don Orione”, costituiscono una fonte preziosa che, integrata con il carteggio di Don Orione, consente di ricostruire alcune circostanze meno appariscenti, ma non meno dolorose, del calvario di Padre Pio. Già il 25 agosto 1923, da una lettera di Don Orione al Vescovo mons. Antonio Valbonesi, emerge il conflitto che mise a dura prova la virtù dei due santi religiosi: da un lato, la certezza dell’autenticità dei carismi di Padre Pio, dall’altro, l’obbedienza amorosa e la fedeltà all’autorità della Chiesa, che invece ne diffidava al punto di confinare il cappuccino nella cella del suo convento, tenendolo praticamente prigioniero.
La Posizione di Don Orione e Padre Pio
Brunatto voleva convincere l’autorità ecclesiastica della santità di Padre Pio e che si facesse giustizia sia rimuovendo le persone indegne, sia restituendo a Padre Pio la libertà e l’esercizio del ministero. Al principio, Don Orione condivise l’idea di Brunatto, senonché il suo libro (Padre Pio da Pietrelcina, Roma 1926) fu immediatamente condannato dal Sant’Offizio. Perciò, quando nel 1929 Brunatto e l’avv. Morcaldi chiesero di pubblicare un “libro bianco” in difesa di Padre Pio, Don Orione si buttò anima e corpo nella faccenda, compiendo ogni sforzo per evitare il danno che tale pubblicazione avrebbe causato alla Chiesa.
Morcaldi descrive così la linea seguita da Don Orione: "La prova che la Chiesa era una istituzione divina - sosteneva don Orione - era proprio quella: (la Chiesa) continuava a trionfare, ad onta che molti di coloro che dovevano sorreggerla e servirla, facessero di tutto per minarne le fondamenta." Don Orione insisteva molto nel consigliare prudenza e sottomissione cieca alla Chiesa, senza pretese. Questa posizione è confermata dalla lettera che egli stesso scrisse al Morcaldi il 3 aprile 1930: "'Che cosa si deve fare?'. Pregare, o fratello, pregare, e avere piena fiducia nella Chiesa; di più, non pretendere di metterci noi al posto e al governo della S. Chiesa. E avere pazienza; Gesù Cristo ci ha insegnato la pazienza non solo colla sua vita, ma anche con la sua morte."
Anche il comportamento di Padre Pio appare perfettamente in sintonia con quello di Don Orione. In una lettera del 2 aprile 1932 al nuovo vescovo di Manfredonia, mons. Andrea Cesarano, Padre Pio scriveva: "Dal profondo silenzio della celletta - sento da un pezzo in qua l’eco di sinistre voci che si fanno intorno alla mia povera persona (…). Sono assai disgustato per la condotta indegna che tengono alcuni falsi profeti, che pur si dicono miei (…)." Ancora più decisa è la lettera che Padre Pio invia direttamente a Emanuele Brunatto: "Ti scrivo la presente - dice - per esternarti la mia sorpresa e il mio dolore nel sentire che vuoi dare alle stampe ciò che assolutamente non deve essere stampato non solo, ma che nessun essere umano deve conoscere. E il mio dolore aumenta quando penso che tu minacci di ciò fare se il sottoscritto non viene subito riabilitato. Ma io assolutamente non voglio ottenere la mia liberazione o riabilitazione con atti che ripugnano, che fanno arrossire il più volgare delinquente." Padre Pio lo esortò a desistere dal proposito e a disfarsi di "tutta codesta robaccia", affermando: "Non posso assolutamente permettere che tu mi difenda o cerchi di liberare col gettare fango e quale fango in faccia a persone che io, tu e tutti abbiamo il sacrosanto dovere di rispettare." Brunatto prese la decisione di desistere dalla pubblicazione del “libro bianco” dopo un ulteriore intervento di Don Orione.
La "Lettera Liberatoria" e il Messaggio Duraturo
"Guai - scrive Don Orione l’11 luglio 1933 - a chi si erige giudice di sua Madre e la trascina sul banco degli accusati! Guai a chi si alza a giudicare la Madre Chiesa e la affligge: maledictus a Deo qui exasperat Matrem!" Solo tre giorni dopo, il 14 luglio 1933, giungeva la “Lettera liberatoria” del Sant’Offizio, con la quale si restituiva a Padre Pio la facoltà di esercitare il suo servizio ministeriale. La croce è la firma di Dio nelle sue opere, e le autentica, come fa l’artista firmando la sua opera. Elevando Padre Pio agli onori degli altari, Giovanni Paolo II ha fatto molto di più che riparare a quanto di troppo umano e di meno edificante vi è stato nelle umiliazioni e nelle sofferenze inflitte dagli uomini di Chiesa al santo cappuccino.
Il messaggio che Dio invia alla Chiesa del terzo millennio, attraverso la lezione di santità di Padre Pio, rafforzata dalla testimonianza di Don Orione, è quello di una Chiesa pellegrinante nella storia, un mistero insieme divino e umano, soprannaturale e incarnato in strutture umane visibili e storiche. Dalle membra della Chiesa, che sono "figli e peccatori", vengono, insieme con gli innegabili frutti di santità prodotti dallo Spirito, anche i limiti, le carenze, gli sbagli e i comportamenti difformi dal Vangelo. Come rileva il Concilio Vaticano II, è il medesimo mistero divino-umano dell'Incarnazione che continua nella storia umana.