Nel contesto delle sue catechesi sulla Chiesa, Papa Francesco ha offerto una profonda meditazione sui carismi, i doni specifici affidati dallo Spirito Santo. Partendo da interrogativi fondamentali - «che cos’è esattamente un carisma? Come possiamo riconoscerlo e accoglierlo?» - il Pontefice ha delineato la vera natura di questi doni, distinguendola dall'uso comune del termine.
L'espressione "carisma" è diventata di uso comune, usata per indicare un talento naturale o una qualità che rende una persona "brillante e coinvolgente", come spesso si sente dire di politici o presentatori televisivi. Tuttavia, la sua origine è profondamente cristiana e biblica. Nella Sacra Scrittura, il carisma indica «ben più di una qualità personale, di una predisposizione di cui si può essere dotati: il carisma è una grazia, un dono elargito da Dio Padre, attraverso l’azione dello Spirito Santo».
Natura e Scopo dei Carismi: Un Dono per la Comunità
Dalla sua natura di dono, il carisma implica immediatamente l'esigenza di essere messo al servizio degli altri. Dio concede gratuitamente un carisma a qualcuno «perché con la stessa gratuità e lo stesso amore lo possa mettere a servizio dell’intera comunità, per il bene di tutti». In altre parole, «Dio dà questa qualità, questo carisma a questa persona, ma non per sé, perché sia al servizio di tutta la comunità».
Un esempio concreto è quello delle persone che riescono ad assistere e curare con amore i bambini disabili. La capacità di contribuire al bene altrui è spesso strettamente legata alla qualità della propria vita spirituale, e non a caso la Bibbia mostra come, quando Dio affida una missione, spesso provoca un cambiamento radicale nel modo di vivere della persona (Cf. Gen 12,1-4; Ger 1,4-10; Am 7,14-15; Lc 1,26-38; 5,1-11; At 22,3-21).
Il Discernimento dei Carismi
Un aspetto cruciale, ma spesso trascurato, riguarda il discernimento dei carismi. Il Papa ha sottolineato che «uno non può capire da solo se ha un carisma, e quale». Nessuno può affermare: «Io ho questo carisma». È legittimo e opportuno chiedersi: «C’è qualche carisma che il Signore ha fatto sorgere in me, nella grazia del suo Spirito, e che i miei fratelli, nella comunità cristiana, hanno riconosciuto e incoraggiato?» Tuttavia, è altrettanto importante domandarsi: «E come mi comporto io riguardo a questo dono: lo vivo con generosità, mettendolo a servizio di tutti, oppure lo trascuro e finisco per dimenticarmene? O magari diventa in me motivo di orgoglio, tanto da lamentarmi sempre degli altri e da pretendere che nella comunità si faccia a modo mio?»
Attraverso queste domande, si apprende la vera dottrina dei carismi, scrutando se un carisma è riconosciuto dalla Chiesa e vivendolo senza gelosia per i doni altrui. «L’esperienza più bella è scoprire di quanti carismi diversi e di quanti doni del suo Spirito il Padre ricolma la sua Chiesa!».

Il Ruolo dell'Autorità Ecclesiale nel Discernimento
Il discernimento dei carismi è sempre necessario. Nessun carisma dispensa dal riferirsi e sottomettersi ai Pastori della Chiesa, «ai quali spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono» (Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 12), affinché tutti i carismi cooperino all’«utilità comune» (Cf. Lumen gentium, 30; Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 24). I Pastori hanno il compito di discernere la loro autenticità e di regolarne l’esercizio, in un umile atteggiamento di obbedienza allo Spirito e apertura ai fratelli. Nessuno può conferirli o disporne a piacimento. I carismi non vanno confusi con le aspirazioni e le imprese puramente umane. Sono autentici, se si trovano in armonia con la dottrina della fede, professata dalla Chiesa (Cf. 1Cor 12,3; 1Gv 4,2-3), con l’effettiva utilità della comunità e con le direttive date dai Pastori per il necessario coordinamento (Cf. 1Cor 13,1-13; 14,12-26; 37-38; 1Gv 4,6).
Unità e Varietà dei Carismi nella Chiesa
Spesso può sembrare difficile far convivere carismi, sensibilità, capacità e movimenti diversi nella Chiesa. Tuttavia, lo stesso Spirito Santo che elargisce questa diversità di carismi opera anche l'unità della Chiesa. Di fronte alla molteplicità dei carismi, non dobbiamo spaventarci o esaltare il nostro a discapito di quello altrui. Al contrario, «il nostro cuore si deve aprire alla gioia e dobbiamo pensare: “Che bella cosa! Tanti doni diversi, perché siamo tutti figli di Dio, e tutti amati in modo unico”». Ma «guai», ha ammonito il Papa, «se questi doni diventano motivo di invidia, di divisione, di gelosia!» Come ricorda l’apostolo Paolo nella sua Prima Lettera ai Corinzi, al capitolo 12, tutti i carismi sono importanti agli occhi di Dio e, allo stesso tempo, nessuno è insostituibile.
L'esempio di Santa Teresa di Lisieux, che desiderava avere tutti i carismi, ma comprese che il suo carisma era l'amore, e pronunciò la frase: «Nel cuore della Chiesa io sarò l'amore», è emblematico. Questo carisma, la capacità di amare, lo abbiamo tutti.
L'Effusione dello Spirito e l'Uguaglianza Fondamentale
Mentre nell’Antico Testamento lo Spirito Santo veniva effuso su personaggi straordinari, nel giorno di Pentecoste è dato in abbondanza a tutta la comunità cristiana. Il discorso di Pietro sottolinea il compimento della promessa del Signore nel libro di Gioele (Cf. Gl 3,1-5): «Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno» (At 2,17).
Tutto il popolo messianico partecipa all’ufficio profetico, regale e sacerdotale di Cristo (Cf. 1Pt 2,5-9; Ap 5,10). Tutti i fedeli ricevono lo Spirito, sono incorporati a Cristo mediante il battesimo, sono figli di Dio, fratelli tra di loro, eredi della vita eterna. Tutti sono chiamati alla santità, che consiste nella perfezione della carità (Cf. Mt 5,48; 1Ts 4,3; 1Pt 1,15); tutti cooperano a edificare la Chiesa (Cf. Ef 4,12-13) e partecipano alla sua missione universale di salvezza: «Ogni fedele è chiamato alla santità e alla missione» (Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 90).
Le discriminazioni sociali non hanno senso nella vita ecclesiale: «Tutti voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,26-28). Dallo stesso Spirito derivano unità e varietà, non uniformità.
Gli Atti degli Apostoli mostrano che, sebbene tutti i credenti abbiano una funzione profetica, alcuni hanno un dono particolare di profezia (Cf. At 21,9-10). Se tutti partecipano alla vita comunitaria, alcuni, come gli apostoli, i loro collaboratori e gli anziani, hanno compiti specifici (Cf. At 6,6; 15,6). Lo Spirito concede liberamente doni diversi «per l’utilità comune» (1Cor 12,7).
La comunità ecclesiale è come un organismo vivo e operante: «In un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione... Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi» (Rm 12,4-6). «Dio ha composto il corpo» in modo che «le varie membra avessero cura le une delle altre» (1Cor 12,24-25). Tutti sono responsabili gli uni degli altri, vivendo la legge della reciprocità e stimandosi a vicenda (Cf. Rm 12,10; 15,7; 14; Gal 5,13; 6,2; Col 3,13; 1Ts 5,11).
«Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio» (1Pt 4,10). Nella dinamica di questo scambio, con doni diversi e complementari, lo Spirito sostiene la vita e la missione della Chiesa.
Catechesi: "Che cosa sono i carismi?"
Classificazione e Rilevanza dei Carismi
I carismi sono grazie speciali dello Spirito Santo, con le quali ogni fedele viene reso adatto e pronto ad assumere qualche compito e a svolgere qualche attività, in modo da giovare, direttamente o indirettamente, alla santità della Chiesa, alla sua vitalità apostolica, al bene delle persone e della società (Cf. Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 12; Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 24). Intesi in senso proprio, si distinguono dalle grazie concesse per la santificazione personale: sono dati a vantaggio degli altri.
Sebbene l’uso comune del termine possa far pensare a qualcosa di eccezionale, i carismi sono concessi a tutti i fedeli. «Sono dati alla persona singola, ma possono anche essere condivisi da altri»; possono prolungarsi nel tempo e passare da una generazione all’altra «come una preziosa e viva eredità», dando luogo a «una particolare affinità spirituale» (Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 24).
Tipologie di Carismi
I carismi sono innumerevoli e rispondono a molteplici esigenze:
- Ordinari: come il matrimonio, la verginità, l’assistenza ai malati e ai poveri (Cf. 1Cor 7,7).
- Straordinari: come i miracoli o il parlare in lingue sconosciute (Cf. 1Cor 12,28).
- Stabili: come il compito di maestro.
- Istituzionali: come gli uffici di presbitero e di evangelizzatore, conferiti con l’imposizione delle mani (Cf. At 20,28; 1Tm 4,14; 2Tm 1,6).
Tutti i carismi sono preziosi e «devono essere accolti con gratitudine e consolazione» (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 12). Vanno integrati e valorizzati in una pastorale di comunione. Non hanno però tutti la stessa importanza; i carismi dei grandi fondatori di ordini religiosi e movimenti spirituali hanno un peso ben maggiore delle semplici attività quotidiane. Tutti, comunque, vengono da Dio; i fedeli li chiedono con la preghiera e li accolgono con la libera cooperazione.
È fondamentale ricordare che i carismi non sono requisiti per la salvezza personale, e chi ne possiede in misura maggiore non è più santo degli altri. Dio li concede all’interno della Chiesa per i meriti di Cristo, per il bene comune, e per il rinnovamento e la costruzione della Chiesa.
I Sette Doni dello Spirito Santo
Dai doni dello Spirito Santo discendono molti carismi. Già dal Battesimo, e in tutti gli altri Sacramenti, i cristiani ricevono i "doni dello Spirito Santo", che sono sette:
- Timor di Dio: fa vivere alla Sua presenza.
- Intelletto: fa conoscere la Sua verità.
- Sapienza: fa vedere il senso delle cose.
- Scienza: fa scoprire la retta via.
- Consiglio: fa cercare la rettitudine.
- Fortezza: dona il coraggio di realizzare i propri intenti.
- Pietà: fa sì che tutto si mantenga al proprio posto, rispettando l’ordine di Dio.
San Paolo ha enumerato una serie di carismi nella Prima lettera ai Corinzi (1Cor 12, 4-12), che includono il carisma di apostolo, profeta, dottore, evangelista, esortatore, l'uso delle parole di saggezza o sapienza, il discernimento dello spirito, il dono delle lingue, l'interpretazione delle lingue, l'elemosina, l'ospitalità, l'assistenza, la fede, le guarigioni, il potere dei miracoli, il carisma di pastore, di ministero e di governo, fino ai carismi della vita religiosa o all’infallibilità del Sommo Pontefice.
Carismi e Struttura della Chiesa: Ministeri e Vocazioni
La comunione ecclesiale comporta una varietà di servizi, momentanei o duraturi, privati o pubblici, e una varietà delle forme di vita. I servizi ecclesiali stabili e pubblicamente riconosciuti vengono chiamati ministeri.
I Ministeri Ordinati
Ci sono innanzitutto i ministeri ordinati di vescovi, presbìteri e diaconi. È Cristo stesso l'origine del ministero nella Chiesa, avendo istituito vari ministeri per il bene di tutto il corpo (Cf. Lumen gentium, 18). I Vescovi e i presbiteri ricevono da Cristo la missione e la facoltà (la «sacra potestà») di agire in persona di Cristo Capo, mentre i diaconi ricevono la forza di servire il popolo di Dio nella «diaconia» della liturgia, della parola e della carità (Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 875). La Chiesa chiama «sacramento» questo ministero, che ha un intrinseco carattere di servizio, essendo i ministri «servi di Cristo» (Rm 1,1) ad immagine del Signore (Cf. Fil 2,7).
Il ministero ecclesiale ha un carattere collegiale (i Dodici scelti e mandati insieme) e personale (ognuno è chiamato personalmente: «Tu seguimi» (Gv 21,22)). I Pastori sono dotati del carisma dell'infallibilità in materia di fede e di costumi, esercitato dal Romano Pontefice e dal Collegio episcopale, specialmente nei Concili Ecumenici (Cf. CCC 890-891).
I Fedeli Laici e i Loro Ministeri
I laici sono tutti i fedeli, esclusi i membri dell'ordine sacro e dello stato religioso riconosciuto dalla Chiesa, che, incorporati a Cristo col Battesimo, partecipano alla funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo e compiono la missione propria di tutto il popolo cristiano nella Chiesa e nel mondo (Cf. Lumen gentium, 31a; CCC 897). La loro vocazione è quella di cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio (Cf. Lumen gentium, 31a; CCC 898).
Tra i ministeri laicali istituiti con rito liturgico ricordiamo i lettori e gli accoliti. Non meno importanti sono i ministri straordinari della comunione eucaristica e i responsabili di attività ecclesiali, a cominciare dai catechisti, che sono testimoni, insegnanti ed educatori per la crescita dei fratelli nella fede (Cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 73). Accanto a loro, vi sono animatori della preghiera, del canto e della liturgia; capi di comunità ecclesiali di base e di gruppi biblici; incaricati delle opere caritative; amministratori dei beni della Chiesa; dirigenti dei vari sodalizi apostolici; insegnanti di religione nelle scuole (Cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 74).
L'apostolato dei laici deriva dalla loro unione con Cristo Capo, essendo inseriti nel Corpo Mistico di Cristo per mezzo del Battesimo e fortificati dallo Spirito Santo con la Cresima (Cf. Apostolicam actuositatem, 3a-c-d-e). Essi ricevono doni particolari affinché «mettendo ciascuno a servizio degli altri il suo dono al fine per cui l'ha ricevuto, contribuiscano anch'essi come buoni dispensatori delle diverse grazie ricevute da Dio» (1 Pt 4,10). Ogni credente ha il diritto-dovere di esercitare questi carismi per il bene degli uomini e l'edificazione della Chiesa, con la libertà dello Spirito e in comunione con i pastori.
Lo Stato di Speciale Consacrazione
Infine, dai ministri sacri e dai laici «provengono fedeli i quali, con la professione dei consigli evangelici [...], in modo speciale sono consacrati a Dio e danno incremento alla missione salvifica della Chiesa» (CCC 873). Questo stato è caratterizzato dalla testimonianza alla vita del mondo che verrà (Cf. Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 55).
La vocazione, come dono di Dio e scelta dell'uomo, passa attraverso la preghiera perseverante, un prudente discernimento e una graduale maturazione, con la cooperazione di sagge guide spirituali. Ognuno è chiamato per nome, ha la sua storia e porta un proprio contributo al Regno di Dio (Cf. Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 56).
Il Magistero della Chiesa sui Carismi
Il Catechismo della Chiesa Cattolica e i documenti conciliari offrono una comprensione approfondita dei carismi:
- Il CCC 688 afferma che la Chiesa, come comunione vivente, è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo, anche nei carismi e nei ministeri che edificano la Chiesa.
- Il CCC 799 definisce i carismi come «grazie dello Spirito Santo che, direttamente o indirettamente, hanno un'utilità ecclesiale, ordinati come sono all'edificazione della Chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo».
- Il CCC 800 sottolinea che i carismi «devono essere accolti con riconoscenza non soltanto da chi li riceve, ma anche da tutti i membri della Chiesa». Essi sono «una meravigliosa ricchezza di grazia per la vitalità apostolica e per la santità di tutto il Corpo di Cristo, purché si tratti di doni che provengono veramente dallo Spirito Santo e siano esercitati in modo pienamente conforme agli autentici impulsi dello stesso Spirito, cioè secondo carità, vera misura dei carismi».
- Il CCC 951 riafferma la comunione dei carismi nella Chiesa, dove lo Spirito Santo «dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali» per l'edificazione della Chiesa, e «a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune» (1Cor 12,7).
- Il CCC 2003 chiarisce che la grazia include i doni che lo Spirito concede per associarci alla sua opera, rendendoci capaci di cooperare alla salvezza degli altri e alla crescita del Corpo di Cristo. I carismi, siano essi straordinari come i miracoli o le lingue, sono ordinati alla grazia santificante e hanno come fine il bene comune della Chiesa, essendo «al servizio della carità che edifica la Chiesa».
In sintesi, i carismi sono una manifestazione della generosità divina, distribuiti liberamente dallo Spirito Santo a tutti i fedeli per il bene comune e la missione della Chiesa nel mondo, chiamando ogni credente a contribuire con i propri doni unici all'unità e alla vitalità del Corpo di Cristo.
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