San Giuda Taddeo, noto anche come Giuda di Giacomo o Giuda Lebbeo, fu uno degli apostoli di Gesù Cristo e, secondo la tradizione, il primo Catholicos di tutti gli Armeni. È importante non confonderlo con Giuda Iscariota, il traditore, un'omonimia che per lungo tempo gli costò una scarsa devozione popolare nel Medioevo.
L'Identità di un Apostolo "dal Grande Cuore"
Poche sono le informazioni dirette che riguardano questo apostolo, e tutte fanno riferimento al Nuovo Testamento. Nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo secondo Marco, l'apostolo non è chiamato con il nome di Giuda, bensì con quello di Taddeo, che in alcuni manoscritti riceve la forma di Lebbeo. Entrambi gli appellativi hanno un significato simile: Taddeo deriva dall'aramaico taddajja (petto) e Lebbeo da libba (cuore). Equivarrebbe in entrambi i casi a "uomo dal grande cuore" o "magnanimo", espressione usata dagli evangelisti per evidenziare la differenza fra il Giuda "dal grande cuore" e il Giuda traditore. Nel Vangelo secondo Luca, l'apostolo è invece definito come "Giuda di Giacomo", termine non completamente chiaro, potendo indicare sia figlio che fratello di questo Giacomo.
Il suo nome è citato per la prima volta insieme a quello degli altri apostoli quando Gesù sceglie i dodici. Benedetto XVI ha osservato che l'origine del soprannome Taddeo, che si spiega come derivante dall'aramaico taddà' (petto), significherebbe "magnanimo", o potrebbe essere un'abbreviazione di un nome greco come "Teodoro" o "Teodoto". Il Nuovo Testamento si riferisce a lui come "Giuda di Giacomo" (Lc 6,16; At 1,13) e per distinguerlo da Iscariota viene chiamato "Taddeo" (Mt 10,3; Mc 3,18).
San Giuda Taddeo era figlio di Maria di Cleofa, parente stretta della Vergine Maria, rendendolo così cugino di Gesù e fratello di Giacomo il Minore, anch'egli apostolo e primo vescovo di Gerusalemme. Eusebio di Cesarea, nella sua "Storia Ecclesiastica", dichiara che Giuda Taddeo, prima del suo incontro con Gesù, fosse sposato e che, per di più, egli fu lo sposo delle nozze di Cana, nelle quali il suo futuro maestro compì il primo miracolo trasformando l'acqua in vino.
Predicazione e Leggende Apostolich
L'apostolo Giuda Taddeo fu un instancabile predicatore del Vangelo. Le sue uniche parole riportate si trovano nel Vangelo di Giovanni, durante l'Ultima Cena: "Giuda - non Iscariota - gli dice: "Signore, perché ti manifesti a noi e non al mondo?"" (Gv 14,22). Questa domanda manifesta il suo entusiasmo e fervore per la parola di Gesù, che egli desiderava diffondere in tutto il mondo.
Dopo la Pentecoste, San Giuda Taddeo partì per l'evangelizzazione della Mesopotamia e della Persia, spesso accompagnato da San Simone Zelota. Ignoto il luogo preciso di tutta la sua predicazione, si ritiene abbia evangelizzato la Giudea, la Galilea, la Samaria e l'Idumea, per poi trasferirsi in Arabia, Siria e Mesopotamia, fino all'Anatolia. È considerato, secondo una tradizione antichissima, tra i fondatori della Chiesa armena insieme a San Bartolomeo. Nell'attuale Iran, nei pressi del confine con l'Armenia, si trova il Monastero di San Taddeo, conosciuto anche come Kara Kilise (Chiesa Nera), uno dei luoghi cristiani più antichi del mondo.

Il Mandylion e il Re Abgar V
Una tradizione affascinante collega San Giuda Taddeo all'immagine di Cristo non fatta da mano d'uomo, nota come Mandylion o "Immagine di Edessa". Giorgio il Monaco (VIII secolo) testimonia: "C’è in Edessa (oggi Urfa, in Turchia) l’immagine di Cristo non fatta da mano d’uomo, che opera stupefacenti meraviglie. Il Signore stesso, dopo aver impresso in un “sudario” l’aspetto della sua forma umana, mandò detta immagine per mezzo di Taddeo apostolo, ad Abgar V, capo-territorio della città, e guarì la sua malattia". San Giuda lo convertì dopo averlo guarito. Elizabeth Lev, storica dell'arte e della chiesa, narra: "C’è una bellissima storia su Giuda, che si reca a Edessa, dove il re di Edessa è malato di lebbra. Chiede un miracolo… e poi chiede un’immagine di Gesù Cristo che possa guarirlo.” In mancanza di ritrattisti, Giuda fornì al re un panno su cui Gesù aveva premuto il suo volto, un artefatto noto oggi come il Medaglione. Il Mandylion era un telo conservato dapprima a Edessa e poi a Costantinopoli, dove se ne persero le tracce dopo i saccheggi cittadini del 1204; le fonti lo descrivono come un fazzoletto che recava impressa in modo miracoloso l’immagine del viso di Gesù. Alcuni ritengono che il Mandylion fosse la Sindone piegata in otto e chiusa in un reliquiario, in modo da lasciare visibile solo l’immagine del viso.
Martirio e Venerazione con San Simone
L'elenco dei dodici apostoli menziona sempre insieme Simone il Cananeo e Giuda Taddeo. Una delle tradizioni, riferita alla "Passione di Simone e Giuda", afferma che San Giuda e Simone il Cananeo si recarono in Persia per annunciare il Vangelo e lì furono martirizzati. Giunti nella città di Suanir (nella Colchide), ai due Apostoli fu ordinato di sacrificare nel Tempio del Sole al sole e alla luna. Essi risposero che il sole e la luna erano solamente creature del Dio che annunziavano; cacciarono dagli idoli i demoni che vi soggiornavano, e, fra ululati e orrende bestemmie, se ne scapparono due figure nere e terrificanti. Allora i sacerdoti e il popolo si precipitarono sui due Apostoli. I due furono uccisi da sassate, lance e colpi di mazza, e per questo l'arte mette in mano all'apostolo Giuda una pesante mazza o una lancia. Secondo altre versioni, furono decapitati con la spada o un'alabarda. Entrambi trovarono la morte il 28 ottobre dell’anno 70.
Nella Chiesa occidentale, Taddeo e Simone vengono festeggiati nel medesimo giorno, il 28 ottobre, da tempo antichissimo. Il motivo della loro festa in comune è probabilmente legato alla loro attività e morte insieme, affermata dalla leggenda. Elizabeth Lev ricorda che "San Simone e San Giuda morirono, forse a Beirut, forse in Persia, forse a Edessa. E raggiunsero Roma, per quanto ne sappiamo, nel IV secolo, dopo la legalizzazione del cristianesimo".

Le Sacre Reliquie di San Giuda Taddeo
Le reliquie di San Giuda Taddeo, insieme a quelle di San Simone, furono trasferite a Roma al tempo dell'imperatore Costantino. Oggi sono custodite nella Basilica di San Pietro in Vaticano, all’interno del transetto sinistro, in una tomba nell'altare di San Giuseppe. Precedentemente, le spoglie dei due apostoli si trovavano a Venezia, nella basilica a loro dedicata.
Le Reliquie a Lanciano: Una Storia di "Trafugamento Glorioso"
La città di Lanciano, celebre per i due Miracoli eucaristici, conserva anch'essa numerose e importanti reliquie, tra cui quelle degli apostoli Simone e Giuda Taddeo. La loro storia a Lanciano è singolare: nel 1438, un prete lancianese trafugò queste reliquie dall’omonima chiesa di Venezia, e da allora sono conservate nella chiesa parrocchiale di Sant’Agostino. Il frate fu così colpito dalla devozione che decise di portare alcune reliquie a Lanciano (Abruzzo) per scongiurare la città dalle carestie. Prese la testa di San Simone e un avambraccio e la tibia di Giuda Taddeo.
Alla scoperta del furto, il Doge di Venezia scrisse al vescovo di Chieti, che però si rifiutò di consegnare le reliquie. Il Doge allora dichiarò guerra a Lanciano e organizzò un attacco per mare, partendo da San Vito Chietino. La situazione si risolse con l'intervento del re di Napoli Ferdinando, che ordinò di porre fine alle ostilità, e a Venezia non rimase altro che riconoscere la nuova proprietà delle reliquie. Ancora oggi, Lanciano è un importante luogo di venerazione per queste sacre vestigia.

Il Pellegrinaggio Mondiale della Reliquia del Braccio
Una reliquia di primo grado di San Giuda Taddeo, un frammento di osso del braccio, attualmente conservata nella chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, ha intrapreso un evento senza precedenti: un tour in 100 città degli Stati Uniti e del Messico da settembre 2023 a maggio 2024. È la prima volta in 1700 anni che questa reliquia del santo delle "cause difficili e disperate" lascia l'Italia.
La reliquia visiterà varie città degli Stati come Illinois, Minnesota, Kansas, Michigan, New York, Texas, Oregon e California. Padre Carlos Martins, "Custos Reliquiarum", guida questo pellegrinaggio, che ha lo scopo di dare conforto e speranza in un momento di recupero dalle conseguenze della pandemia. Il cardinale Angelo Comastri, arciprete emerito della Basilica di San Pietro in Vaticano, ha espresso il suo sostegno e le sue preghiere per l'iniziativa. Padre Martins ha testimoniato centinaia, forse migliaia, di guarigioni miracolose attribuite alla venerazione delle reliquie. Questo pellegrinaggio non solo offre speranza ai fedeli, ma sostiene anche il restauro della cupola di San Salvatore in Lauro, garantendo che l'eredità di San Giuda continui a ispirare le generazioni future.
Di Buon Mattino (Tv2000) - Le reliquie di San Giuda Taddeo
San Giuda Taddeo: Patrono delle Cause Disperate
Nonostante la lunga confusione con Giuda Iscariota, che ne limitò la devozione per secoli, San Giuda Taddeo è oggi ampiamente riconosciuto come il santo patrono delle cause disperate, senza rimedio, degli impossibili. Questa speciale intercessione sembra derivare da una tradizione del XVIII secolo, nata per riparare all'oltraggio subito dal santo. Quando tutto sembra perduto, è a lui che i fedeli possono rivolgersi con fiducia, specialmente in gravi difficoltà o situazioni difficilissime. La devozione per Giuda Taddeo è più diffusa nel resto del mondo che in Italia, soprattutto in Polonia, dove è molto comune il nome Tadeusz.

L'Anno Santo 2025 e l'Eredità degli Apostoli
In vista dell’Anno Santo della Speranza del 2025, San Giuda Taddeo e San Simone lo Zelota si ergono come potenti simboli di speranza e zelo. Le loro reliquie a Roma offrono un'occasione unica ai pellegrini per riconnettersi con la loro eredità. Elizabeth Lev sottolinea l'importanza di riscoprire questi apostoli in tempi bui, ricordando che "c’è sempre speranza".