Gesù: Profeta o Figlio di Dio?

L'identità di Gesù Cristo è stata oggetto di dibattito e riflessione per millenni. Alcuni lo considerano un uomo buono, altri un profeta, e altri ancora lo credono Dio. Capire chi fosse veramente Gesù è fondamentale, poiché la Bibbia afferma: "Questo significa vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo" (Giovanni 17:3). Conoscere la verità su Geova e Gesù offre la possibilità di vivere per sempre nel Paradiso sulla terra (Giovanni 14:6) e fornisce il miglior modo di vivere e di trattare gli altri (Giovanni 13:34, 35).

L'Attesa del Messia e le Profezie

Molti anni prima della nascita di Gesù, Geova aveva promesso l'invio del Messia, o Cristo. Questi titoli, rispettivamente dall'ebraico e dal greco, significano "unto", indicando qualcuno scelto da Dio per un compito speciale. I discepoli di Gesù erano convinti che lui fosse il Messia promesso, come dimostra la dichiarazione di Simon Pietro: "Tu sei il Cristo" (Matteo 16:16).

I profeti di Dio fornirono dettagliate informazioni che avrebbero aiutato a riconoscere il Messia. Per esempio, la profezia di Michea, scritta 700 anni prima, annunciava che il Messia sarebbe nato a Betlemme (Michea 5:2), luogo di nascita di Gesù (Matteo 2:1, 3-9). Il profeta Daniele predisse che il Messia sarebbe stato chiaramente identificato nell'anno 29 E.V. (Daniele 9:25). Queste sono solo alcune delle numerose profezie che attestano l'identità messianica di Gesù.

Mappa della Giudea con evidenziate Betlemme e il fiume Giordano

Le Prove della Messianicità di Gesù

Geova stesso fornì prove inequivocabili che Gesù era il Messia. Nel 29 E.V., quando Gesù fu battezzato nel fiume Giordano da Giovanni il Battezzatore, si manifestò un segno divino. La Bibbia descrive l'evento: "Dopo essere stato battezzato, Gesù uscì immediatamente dall’acqua; ed ecco, i cieli si aprirono, e vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco, una voce dai cieli disse: ‘Questo è mio Figlio, il mio amato Figlio, che io ho approvato’" (Matteo 3:16, 17). Questa visione e voce convinsero Giovanni che Gesù era il Messia (Giovanni 1:32-34). Quel giorno, lo spirito di Geova fu effuso su Gesù, consacrandolo come Messia.

Le prove che attestano Gesù come Messia includono le profezie bibliche, la voce di Geova dal cielo e il segno divino al suo battesimo.

Gesù: Preesistenza e Relazione con Dio

Il Primogenito di Tutta la Creazione

La Bibbia insegna che Gesù visse in cielo per un lungo periodo prima di venire sulla terra. Il profeta Michea affermò che il Messia ebbe origine dai "tempi antichi" (Michea 5:2), e Gesù stesso dichiarò più volte di aver vissuto in cielo prima della sua nascita umana.

La relazione speciale tra Geova e Gesù è dovuta a diverse ragioni. Gesù fu creato prima di ogni altra cosa o persona, ed è chiamato "il primogenito di tutta la creazione" (Colossesi 1:15). Essendo l'unico creato direttamente da Geova, è definito "Figlio unigenito" (Giovanni 3:16). Fu inoltre attraverso Gesù che Geova creò tutte le altre cose (Colossesi 1:16).

Figlio di Dio, non Dio Onnipotente

Contrariamente all'idea che Gesù e Dio siano la stessa persona, la Bibbia insegna che Gesù fu creato e ebbe un inizio, mentre Geova, il Creatore, non ha avuto inizio (Salmo 90:2). Gesù, in quanto Figlio di Dio, non ha mai cercato di usurpare il posto del Padre. La Bibbia chiarisce che il Padre è "più grande" del Figlio (Giovanni 14:28; 1 Corinti 11:3). Solo Geova è "l’Iddio Onnipotente" (Genesi 17:1), l'Essere più grande e potente dell'universo.

Geova e suo Figlio Gesù collaborarono per miliardi di anni prima della creazione dei cieli e della terra, un legame caratterizzato da un profondo amore (Giovanni 3:35; 14:31). L'amato Figlio di Geova accettò di lasciare il cielo per nascere sulla terra come essere umano. Questo avvenne grazie a un miracolo di Geova, che trasferì la vita del Figlio nel grembo della vergine Maria, rendendo superflua la presenza di un padre umano.

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La Vita Terrena di Gesù: Maestro e Esempio

I Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni offrono una ricca fonte di informazioni sulla vita, gli insegnamenti e le qualità di Gesù. Studiando Gesù, si può comprendere meglio anche Geova, poiché Gesù rifletteva perfettamente il carattere del Padre.

Il Maestro del Regno di Dio

Gesù era spesso chiamato "Maestro" (Giovanni 1:38; 13:13). Il suo insegnamento principale riguardava "la buona notizia del Regno", ovvero il governo di Dio che avrebbe regnato dal cielo sulla terra, portando benedizioni ai giusti (Matteo 4:23). Tutto ciò che Gesù insegnava proveniva da Geova, come egli stesso affermò: "Quello che insegno non è mio, ma di colui che mi ha mandato" (Giovanni 7:16).

Gesù insegnava ovunque ci fossero persone: campagne, città, villaggi, mercati, tempio, sinagoghe e nelle case. Non aspettava che la gente venisse da lui, ma andava egli stesso da loro (Marco 6:56; Luca 19:5, 6). Si dedicò con grande impegno a quest'opera, sapendo che era la volontà di Dio e ubbidendo sempre a suo Padre (Giovanni 8:28, 29). Predicava anche per compassione verso le persone che vedeva trascurate dai capi religiosi, i quali non insegnavano la verità su Dio e il suo Regno (Matteo 9:35, 36).

Amore, Compassione e Umiltà

Gesù mostrava amore e interesse per le persone. Era gentile, e tutti si sentivano a loro agio nell'avvicinarlo, inclusi i bambini (Marco 10:13-16). Trattava tutti allo stesso modo e aborriva la corruzione e l'ingiustizia (Matteo 21:12, 13). In un'epoca in cui le donne avevano pochi diritti, Gesù le rispettava sempre (Giovanni 4:9, 27). Era un esempio di vera umiltà.

La sua compassione era evidente anche nei miracoli di guarigione. Ad esempio, quando un lebbroso gli chiese: "Se tu vuoi, puoi purificarmi", Gesù, mosso a pietà, lo toccò e disse: "Lo voglio! Sii purificato". L'uomo guarì istantaneamente (Marco 1:40-42).

Fedeltà Fino alla Morte

Gesù rappresenta il più grande esempio di ubbidienza a Dio, rimanendo fedele al Padre anche nelle avversità. Non peccò quando Satana cercò di tentarlo (Matteo 4:1-11), e continuò a fare la volontà di Dio anche quando alcuni suoi parenti non credevano in lui e lo consideravano "fuori di sé" (Marco 3:21).

La sua fedeltà a Geova fu incrollabile, persino di fronte a una morte crudele e dolorosa (Filippesi 2:8). Soffrì enormemente: fu arrestato, accusato da falsi testimoni, condannato da giudici corrotti, deriso dalla folla e torturato dai soldati prima di essere inchiodato a un palo. Poco prima di morire, gridò: "È compiuto!" (Giovanni 19:30). Tre giorni dopo, Geova lo risuscitò con un corpo spirituale (1 Pietro 3:18).

La fedeltà di Gesù fino alla morte aprì all'umanità la straordinaria opportunità di vivere per sempre nel Paradiso sulla terra, realizzando il proposito originale di Geova.

Il Dibattito sull'Identità di Gesù nel Cristianesimo Moderno

Il dibattito sull'identità di Gesù - se fosse un profeta, il Figlio di Dio o Dio stesso - è particolarmente vivo nel cristianesimo contemporaneo, specialmente alla luce degli studi sul Gesù storico. È sempre più raro trovare chi sostenga che Gesù avesse piena consapevolezza della propria natura divina o che abbia insegnato di essere l'incarnazione di Dio, una cosa sola col Padre.

La Prospettiva di John Hick sull'Incarnazione

Il teologo e filosofo della religione John Hick (1922-2012), nella sua opera "La metafora del Dio incarnato. Ripensare Cristo in un’epoca pluralista" (1993), propone una rilettura della divinità di Gesù alla luce della critica biblica moderna e dell'interconnessione tra le religioni mondiali. Per Hick, la dottrina dell'incarnazione non va intesa in senso letterale. Come osserva Paolo Gamberini nella prefazione, "non c’è alcun essere preesistente che discende dal cielo e si incarna". L'idea dell'unione ipostatica (Gesù al tempo stesso umano e divino) è considerata contraddittoria e insostenibile in epoca moderna.

L'immagine del "Dio incarnato" serve, secondo Hick, a evidenziare la singolarità di un uomo della Galilea che visse una profonda trasformazione personale, passando dall'auto-centramento al donarsi agli altri e al Divino. Gesù, sebbene non si percepisse come incarnazione divina, visse un'esperienza intensa e coinvolgente della presenza di Dio. La sua visione del proprio ruolo si inseriva nell'escatologia di restaurazione tipica del giudaismo a lui contemporaneo, pensando che il regno sarebbe arrivato a breve e che Dio stesse operando in modo speciale nel suo ministero.

Gesù si considerava un profeta escatologico, annunciando continuamente il Regno imminente: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!". Tuttavia, questo movimento basato sull'attesa di una nuova era ebbe vita breve, e la speranza apocalittica del giudaismo del I secolo tramontò. La figura di Gesù, da profeta escatologico, fu successivamente reinterpretata come Dio Figlio disceso dal cielo per salvare gli uomini attraverso la morte espiatoria.

Il Significato del Titolo "Figlio di Dio"

Nel mondo antico, il concetto di divinità era meno rigidamente definito, e il titolo "Figlio di Dio" poteva assumere molteplici significati. L'arcivescovo Michael Ramsey ha osservato che, negli ambienti ebraici, poteva significare "Messia" o persino l'intera nazione israelita, mentre nell'ellenismo popolare si riferiva a uomini santi ispirati. Il teologo James D. G. Dunn sottolinea che nel mondo romano del periodo neotestamentario, termini come "divino", "figlio di Dio" e persino "Dio" erano usati in modo più o meno intercambiabile, spesso per eroi o imperatori.

Per questo motivo, Hick e altri teologi ribadiscono che la dottrina dell'incarnazione non può essere interpretata letteralmente. L'idea di un essere celeste preesistente disceso sulla terra e l'unione ipostatica sono considerate insostenibili. Il concetto del Dio incarnato serve a sottolineare l'eccezionalità di un uomo che, attraverso il dono di sé, divenne un segno tangibile della Realtà divina.

Sebbene in passato si credesse che la fede in Gesù come Dio incarnato poggiasse su sue esplicite dichiarazioni come "Io e il Padre siamo una cosa sola" o "Chi ha visto me ha visto il Padre", oggi gli studiosi del Nuovo Testamento sono restii ad attribuire storicamente a Gesù la maggior parte di questi usi.

La Dottrina della Chiesa Cattolica su Gesù Cristo

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica ampio spazio all'identità di Gesù Cristo, approfondendo i significati dei titoli a lui attribuiti.

Gesù: Dio Salva

Il nome "Gesù" in ebraico significa "Dio salva". L'angelo Gabriele, al momento dell'annunciazione, rivela che il suo nome esprime la sua identità e la sua missione (Lc 1,31). Essendo solo Dio in grado di rimettere i peccati (Mc 2,7), Gesù, il Figlio eterno fatto uomo, "salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt 1,21). In Gesù, Dio ricapitola la sua storia di salvezza per l'umanità. Il nome divino di Gesù è il solo che reca la salvezza (Gv 3,18; At 2,21) ed è invocabile da tutti, poiché egli si è unito a tutti gli uomini mediante l'incarnazione (Rm 10,6-13).

La risurrezione di Gesù glorifica il nome di Dio "Salvatore", e il nome di Gesù manifesta la suprema potenza del "Nome che è al di sopra di ogni altro nome" (Fil 2,9-10). Gli spiriti malvagi temono il suo nome (At 16,16-18), e nel suo nome i discepoli compiono miracoli (Mc 16,17). Il nome di Gesù è centrale nella preghiera cristiana, culminando in espressioni come "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore".

Cristo: L'Unto, il Messia

Il termine "Cristo" deriva dalla traduzione greca di "Messia", che significa "unto". Gesù è Cristo perché compie perfettamente la missione divina. In Israele, erano unti coloro che erano consacrati a Dio per una missione, come re, sacerdoti e profeti. Il Messia, unto dallo Spirito del Signore (Is 11,2), doveva instaurare definitivamente il suo Regno, agendo come re, sacerdote e profeta. Gesù ha realizzato la speranza messianica di Israele in questa triplice funzione (Lc 4,16-21).

L'angelo annunziò ai pastori la nascita di Gesù come il Messia promesso a Israele: "Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo Signore" (Lc 2,11). Gesù, "colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo" (Gv 10,36), fu concepito come "santo" nel grembo verginale di Maria (Lc 1,35). Giuseppe fu chiamato a prendere con sé Maria, incinta dello Spirito Santo, affinché Gesù, "chiamato Cristo" (Mt 1,16), nascesse nella discendenza messianica di Davide (Rm 1,3).

Rappresentazione di Gesù come Re, Sacerdote e Profeta

La consacrazione messianica di Gesù rivela la sua missione divina. La sua consacrazione eterna si manifestò nel momento del suo battesimo, quando Dio lo "consacrò in Spirito Santo e potenza" (At 10,38) per essere fatto conoscere a Israele come Messia (Gv 1,31). Le sue opere e parole lo rivelarono come "il Santo di Dio" (Mc 1,24; Gv 6,69; At 3,14).

Gesù accettò il titolo di Messia, sebbene con riserve a causa di una concezione troppo umana e politica da parte di alcuni suoi contemporanei (Gv 6,15). Egli accettò la professione di fede di Pietro ("Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"), ma annunciando la sua passione imminente. Rivelò così il vero contenuto della sua regalità messianica, nell'identità trascendente del Figlio dell'uomo "che è disceso dal cielo" (Gv 3,13) e nella sua missione redentrice come Servo sofferente: "Il Figlio dell'uomo [...] non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt 20,28). Il vero senso della sua regalità si manifesta pienamente solo dalla croce (Gv 19,19-22).

Figlio Unico di Dio

Nel Vecchio Testamento, "Figlio di Dio" era un titolo dato ad angeli, al popolo d'Israele, ai suoi figli e ai re, indicando una filiazione adottiva e una particolare intimità con Dio. Quando il Re-Messia promesso era detto "figlio di Dio", ciò non implicava necessariamente una natura più che umana.

Tuttavia, quando Pietro confessa Gesù come "il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16), Gesù risponde con solennità che questa rivelazione viene dal Padre. Paolo, dopo la sua conversione, proclama Gesù come Figlio di Dio (Gal 1,15-16; At 9,20). Questo è il centro della fede apostolica fin dagli inizi.

Gesù stesso lasciò chiaramente intendere la trascendenza della sua filiazione divina. Davanti al Sinedrio, alla domanda "Tu dunque sei il Figlio di Dio?", rispose: "Lo dite voi stessi: io lo sono" (Lc 22,70). Egli si definì come "il Figlio" che conosce il Padre (Mt 11,27), distinto dai "servi" e superiore agli angeli (Mt 24,36). Differenziò la sua filiazione da quella dei discepoli, non dicendo mai "Padre nostro" se non per comandare loro di pregare così (Mt 6,9), e sottolineando la distinzione: "Padre mio e Padre vostro" (Gv 20,17).

I Vangeli narrano che, in due momenti solenni - il battesimo e la trasfigurazione - la voce del Padre lo designò come il suo "Figlio prediletto" (Mt 3,17; 17,5). Gesù si presenta come il Figlio unigenito di Dio (Gv 3,16), affermando la sua preesistenza eterna (Gv 10,36) e chiedendo fede "nel nome dell'unigenito Figlio di Dio" (Gv 3,18). Solo nel mistero pasquale il titolo "Figlio di Dio" acquista il suo pieno significato per il credente.

Dopo la risurrezione, la sua filiazione divina appare nella potenza della sua umanità glorificata: egli è stato costituito "Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti" (Rm 1,4). Gli Apostoli poterono confessare: "Noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14).

Signore: La Sovranità Divina

Nella traduzione greca del Vecchio Testamento, il nome ineffabile di Dio, YHWH, è reso con Kyrios ("Signore"). Questo titolo divenne il nome più comune per indicare la divinità del Dio d'Israele. Il Nuovo Testamento utilizza "Signore" in senso forte per il Padre e, come novità, anche per Gesù, riconoscendolo così come Dio stesso (1 Cor 2,8).

Gesù stesso si attribuì velatamente questo titolo discutendo con i farisei sul Salmo 110 (Mt 22,41-46), e in modo esplicito rivolgendosi ai suoi Apostoli (Gv 13,13). Durante la sua vita pubblica, i suoi atti di potenza sulla natura, le malattie, i demoni, la morte e il peccato manifestarono la sua sovranità divina.

Nei Vangeli, molte persone si rivolgono a Gesù chiamandolo "Signore", esprimendo rispetto, fiducia e attesa di aiuto e guarigione (Mt 8,2; 14,30). Sotto la mozione dello Spirito Santo, questo titolo esprime il riconoscimento del mistero divino di Gesù (Lc 1,43). Nell'incontro con Gesù risorto, diventa espressione di adorazione: "Mio Signore e mio Dio!" (Gv 20,28), acquisendo una connotazione di amore e affetto peculiare della tradizione cristiana: "È il Signore!" (Gv 21,7).

Chi Era Gesù Prima di Nascere? La Stupefacente Verità Rivelata...

Attribuendo a Gesù il titolo divino di Signore, le prime confessioni di fede della Chiesa affermano che la potenza, l'onore e la gloria dovuti a Dio Padre convengono anche a Gesù (Rm 9,5; Tt 2,13; Ap 5,13), perché egli è di "natura divina" (Fil 2,6) e perché il Padre ha manifestato questa signoria di Gesù risuscitandolo dai morti ed esaltandolo nella sua gloria (Rm 10,9; Fil 2,9-11).

Fin dall'inizio della storia cristiana, l'affermazione della signoria di Gesù sul mondo e sulla storia (Ap 11,15) implica anche il riconoscimento che l'uomo non deve sottomettere la propria libertà personale, in modo assoluto, ad alcun potere terreno, ma soltanto a Dio Padre e al Signore Gesù Cristo: Cesare non è "il Signore" (Mc 12,17; At 5,29). La Chiesa "crede di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana".

La preghiera cristiana è contrassegnata dal titolo "Signore", sia nell'invito ("Il Signore sia con voi"), nella conclusione ("Per il nostro Signore Gesù Cristo"), sia nel grido di fiducia e speranza: "Maran atha" ("Il Signore viene!"), o "Marana tha" ("Vieni, Signore!") (1 Cor 16,22), "Amen, vieni, Signore Gesù!" (Ap 22,20).

Gesù: Figlio dell'Uomo

In tutta la tradizione evangelica, Gesù si è definito "Figlio dell'uomo" 81 volte. Quando Gesù guarì e perdonò il paralitico, i farisei lo accusarono di "blasfemia" per aver usurpato un ruolo riservato a "Dio solo" (Mc 2). Gesù rispose affermando che lui, "il Figlio dell'uomo, ha autorità sulla terra di rimettere i peccati" (Mc 7). Disse ai suoi discepoli che il Figlio dell'uomo sarebbe stato rigettato dai capi di Gerusalemme, "ucciso, e dopo tre giorni risuscita" (Mc 2).

L'identificazione di Gesù come Figlio dell'uomo, in particolare durante il suo processo davanti al consiglio, quando risponde a Caifa: "Io sono; e vedrai il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza, e venire con le nuvole del cielo" (Marco 14:62), portò all'accusa di blasfemia. Questa accusa deriva dal fatto che i farisei ritenevano il Figlio dell'uomo di Daniele una figura divina, come suggerito dal riferimento alle "nubi del Cielo" che, nell'Antico Testamento, rappresentano la presenza di Dio (Esodo 40:34-35, 1 Re 8:10-11, Geremia 4:13, Salmo 97:2, Gioele 2:2).

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