Araldica Arcivescovile: Lo Stemma degli Arcivescovi di Matera

La sede arcivescovile di Matera ha una storia ricca e complessa, che affonda le sue radici nel Medioevo. La prima sede fu istituita grazie all’Arcivescovo Andrea di Acerenza, il quale nel 1203 si trasferì a Matera e scelse l’area del Monastero di Sant’Eustachio per edificare la Cattedrale e l’Arcivescovado. Il palazzo episcopale fu soggetto ad ampliamenti nei secoli XVII e XVIII, e tra il 1902 e il 1906. All'interno dell'Arcivescovado, al primo piano, si trova la residenza dell’Arcivescovo e, in fondo al corridoio, il Salone degli Stemmi, affrescato con dipinti del 1709 attribuiti ad Anselmo Palmieri di Polla. Questo luogo sottolinea l'importanza dell'araldica nella tradizione ecclesiastica e nella storia della diocesi.

Interno del Salone degli Stemmi nell'Arcivescovado di Matera con gli affreschi

Evoluzione Araldica degli Arcivescovi: Principi e Prassi

L'araldica ecclesiastica definisce le modalità con cui i prelati, inclusi gli Arcivescovi, rappresentano la propria dignità e il proprio ministero attraverso uno stemma. Le regole riguardanti l'uso del cappello araldico e della croce possono variare a seconda del titolo e del rango della diocesi.

Distinzioni Araldiche e Titoli Personali

In teoria, un vescovo con dignità arcivescovile personale (Arcivescovo ad personam) che governa una sede diocesana e non un'arcidiocesi, dovrebbe adottare un cappello arcivescovile e accollare lo scudo alla croce semplice. Tuttavia, come spesso accade, questa è una pura teoria, e la prassi può discostarsi. Le differenze araldiche tra un arcivescovo metropolita e un arcivescovo ad personam oggi non hanno un riscontro rigido nella rappresentazione araldica.

Esempi e Interpretazioni Araldiche

Numerosi esempi nella storia ecclesiastica mostrano come le tradizioni araldiche siano state interpretate. La Diocesi di Padova, ad esempio, ha avuto arcivescovi a titolo personale (come Mons. Franceschi, 1982-88, e Mons. Mattiazzo, 1989-2015), i quali hanno mantenuto negli stemmi le dieci nappe e la croce patriarcale, indicando come il titolo personale spesso prevalga sul rango effettivo della diocesi. Similmente, l'Arcivescovo di Ascoli Piceno, Gianpiero Palmieri, ha mantenuto nel suo stemma le dieci nappe e la croce patriarcale, come visibile sul sito della sua diocesi. Questo riflette una tendenza in cui la dignità personale è chiaramente espressa negli stemmi, anche in assenza di una sede arcivescovile metropolitana.

Un altro caso interessante riguarda i Nunzi Apostolici e gli Arcivescovi che operano nella Curia romana. Pur possedendo dignità arcivescovile, essi vengono spesso assegnati a sedi titolari non più esistenti, che in molti casi non sono mai state arcidiocesi. Nonostante ciò, il loro stemma è comunque di rango arcivescovile, come nel caso di Mons. Santo Rocco Gangemi, titolare della sede soppressa di Umbriatico.

L'Arcivescovo Benoni Ambarus: Nomina e Stemma Personale

Tra le figure più recenti che hanno guidato la Chiesa di Matera figura Monsignor Benoni Ambarus, la cui nomina e il cui stemma riflettono un profondo simbolismo personale e pastorale.

Nomina e Incarichi Precedenti

Il Santo Padre ha nominato monsignor Benoni Ambarus, fino ad allora vescovo ausiliare della diocesi di Roma, arcivescovo di Matera - Irsina e vescovo di Tricarico, unendo nuovamente in persona Episcopi le due sedi. L'annuncio ufficiale è stato dato il 18 giugno, nel Salone degli Stemmi dell’Arcivescovado di Matera, dall’Amministratore diocesano don Angelo Gioia. Mons. Benoni Ambarus è nato a Somusca-Bacau, in Romania, il 22 settembre 1974. Ha frequentato il Seminario di Iaşi (Romania) e, dal novembre 1996, ha proseguito la formazione presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove ha conseguito il Baccalaureato in Teologia. Nel 2001, ha ottenuto la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Ordinato sacerdote il 29 giugno 2000 per la diocesi di Iaşi, è stato successivamente incardinato nella diocesi di Roma nel 2007. Ha ricoperto vari incarichi, tra cui quello di educatore al Pontificio Seminario Romano Maggiore e diverse posizioni come collaboratore e vicario parrocchiale. In seguito, è stato parroco dei Santi Elisabetta e Zaccaria a Valle Muricana (Roma), e poi vicedirettore e direttore della Caritas diocesana di Roma, dove ha svolto un importante ministero episcopale nell'Ambito della diaconia della Carità, della pastorale sanitaria e carceraria.

Simbologia dello Stemma di Mons. Ambarus

Lo stemma di Mons. Benoni Ambarus è ricco di significati e elementi che raccontano la sua storia e il suo ministero. È diviso in tre campiture principali:

  • Nella prima campitura, si rappresenta una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. Questa immagine, tratta dal libro dell’Apocalisse (12,1), è una chiara allusione alla Beata Vergine Maria e alla celebrazione liturgica dell’Assunzione.
  • La seconda campitura richiama la figura di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, particolarmente caro a Mons. Ambarus. Si distingue un attributo iconografico caratteristico del Santo, il giglio, unito a una squadra, simbolo del suo mestiere di falegname. Questo elemento ha un significato personale profondo, richiamando la professione del nonno dell'Arcivescovo.
  • Nella terza campitura, su un campo di colore verde, è presente una strada d’oro. Il colore verde simboleggia le vallate e i parchi della Moldavia, terra d'origine di Mons. Ambarus, e contemporaneamente allude al campo di Dio che è la Chiesa. La strada, scelta dal vescovo eletto come simbolo della sua intera vita, rappresenta il suo percorso fatto di sentieri inaspettati e l'incarnazione in diverse realtà umane ed ecclesiali, lontano dal suo Paese di origine.
Stemma araldico di Mons. Benoni Ambarus, Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico

Videomessaggio di S.E. Mons. Benoni Ambarus per la Pasqua

Arcivescovi Notevoli della Sede di Acerenza e Matera

Tra gli arcivescovi che hanno lasciato un'impronta significativa nella storia della diocesi, si annovera Francesco Maria Imparati. Nato a Salerno il 9 luglio 1838 e ordinato presbitero il 16 marzo 1861 nell'Ordine dei Frati Minori, fu eletto Vescovo di Venosa il 27 febbraio 1880. Il 23 giugno 1890, fu trasferito alla sede arcivescovile di Acerenza e Matera, dove servì fino alla sua morte l'11 luglio 1892.

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