La Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, che domina la Valle della Caffarella, rappresenta uno dei monumenti meno conosciuti di Roma fuori le Mura, pur essendo di grande valore. È uno di quei gioielli nascosti dell'antica Roma che meriterebbero maggiore valorizzazione. Oggi di proprietà privata, la chiesa fu dedicata al vescovo Urbano, santo e martire, da non confondersi con l’omonimo papa Urbano I, anch’esso martire, morto nel 230.

Storia e Origini del Sito
La zona della Caffarella, in cui si trova la Chiesa di Sant’Urbano, prende il nome dalla famiglia Caffarelli e faceva parte del Triopio, una vasta villa suburbana di proprietà di Erode Attico. Nato ad Atene intorno al 100 d.C., Erode fu un influente uomo politico, retore, letterato e amante delle belle arti. Giunse a Roma sotto Antonino Pio, ottenendo il consolato nel 143 e sposando la nobildonna romana Annia Regilla.
Originariamente, l'edificio era un tempietto di epoca romana, prostilo, fatto erigere sotto l’imperatore Marco Aurelio. Le quattro colonne della facciata e l’architrave sono realizzate in pregiato marmo pentelico.
La Trasformazione in Chiesa e il Ciclo di Affreschi
Nel corso del IX secolo, il Tempio di Cerere e Faustina venne trasformato in una chiesa dedicata a Sant’Urbano. In quest'occasione, tutte le quattro pareti dell’aula furono coperte di pitture, distinte in due grandi registri.
All’interno, la Chiesa di Sant’Urbano conserva un significativo ciclo di affreschi risalenti all’XI secolo, firmato da Fratel Bonizzo (BONIZO FRT/A XPI, 1011). Nei 34 pannelli sono raffigurate 20 scene tratte dal Nuovo Testamento, 4 scene dedicate al martirio di San Lorenzo e altri martiri, e 10 dedicate a Sant'Urbano e a Santa Cecilia. Tutti questi episodi figurano nel ciclo di affreschi dedicato alla storia dei due Santi nel programma iconografico della chiesa.

La Figura di Sant'Urbano negli Affreschi
È fondamentale distinguere il Sant'Urbano celebrato negli affreschi da papa Urbano I. Sebbene secondo Eusebio di Cesarea, dopo la morte di papa Callisto I, Urbano fu eletto vescovo di Roma e fu a capo della Chiesa per otto anni, diverse incongruenze si oppongono all’identificazione del Sant’Urbano degli Atti con la figura di papa Urbano I. Gli Atti di Santa Cecilia, redatti nel VI secolo, attribuiscono a Sant’Urbano la conversione e il battesimo di Valeriano e Tiburzio, rispettivamente marito e cognato di Cecilia. Sant’Urbano si sarebbe quindi occupato anche della sepoltura della santa martire nelle catacombe di San Callisto, di proprietà della famiglia di Cecilia.
Tuttavia, sotto l'imperatore Alessandro Severo, non vi fu alcuna persecuzione dei cristiani; fu infatti un imperatore estremamente tollerante nei confronti di qualunque tipo di culto. Gli Atti parlano inoltre di una grande persecuzione durante il regno di due imperatori (invictissimi principes domini nostri), mentre Alessandro Severo regnò sempre da solo.
I Restauri del XVII Secolo e il Loro Impatto
Nel 1634, il cardinale Francesco Barberini ordinò il restauro della chiesa, che era entrata a far parte delle proprietà di famiglia. In questa occasione, molti degli affreschi furono ampiamente rimaneggiati e ritoccati. Con il restauro del 1634, venne anche aggiunto un muro di mattoni tra le colonne del pronao e realizzato un campanile sul tetto.
Nonostante i rimaneggiamenti, alcuni affreschi possono ancora essere considerati per buona parte autentici. Tra questi, l’affresco della cripta, l’Annuncio ai pastori, il Sonno di Giuseppe, la Lavanda dei piedi, l’Ultima cena, il Martirio di San Lorenzo e le tre Scene di martirio di altri santi.
Il Programma Iconografico: Scene dal Nuovo Testamento e Vite dei Santi
La Resurrezione di Lazzaro e Altre Scene della Vita di Cristo
Il ciclo pittorico include importanti scene della vita di Gesù. Tra queste, nel registro inferiore di un pannello, si trova l'episodio della Resurrezione di Lazzaro, affiancata all'Ingresso a Gerusalemme. Questa rappresentazione mostra Lazzaro avvolto nel sudario, mentre una figura si copre il naso con una mano, suggerendo l'odore del corpo dopo giorni nel sepolcro.

Nello stesso contesto narrativo, sull’estrema destra è raffigurata la cattura di Gesù che, baciato da Giuda, è circondato da numerosi soldati. Nel pannello a sinistra della Crocifissione si trovano la Deposizione di Gesù e le Marie al sepolcro. La croce di Gesù ha dimensioni maggiori rispetto alle altre; i suoi margini e il suppedaneo sono ornati nel modo che si usava a Roma dal secolo VIII e che si può vedere ancora a San Giovanni a Porta Latina (fine secolo XII). Altre scene includono Gesù davanti a Pilato e la Flagellazione.
L'Annunciazione, Natività e Infanzia di Gesù
L'Annunciazione raffigura Maria con un atteggiamento dinamico, il suo corpo leggermente curvo a destra, il gesto della mano destra e della figura mostrano timidezza. L’indice della mano sinistra steso verso il ventre rappresenta il segno caratteristico dell’Annunciazione già dal VI secolo. L’angelo è il tipo usuale, inalterato nei secoli: la verga sulla spalla sinistra, il segno dell’annunciazione con la destra, il ginocchio piegato, arrestato in corsa. In questa Annunciazione vi è la più antica rappresentazione a Roma dell'ancella di Maria.
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Nel registro inferiore dello stesso pannello si trovano la Natività e l'Annuncio ai pastori. Seguono il Viaggio dei Magi, dove nel campo fiorito, con colline all’orizzonte, i Magi giungono a Betlemme (se ne scorgono a destra la porta e le mura), e l'Adorazione dei Magi, in un paesaggio collinoso, con Maria in trono con Gesù su un ginocchio.
Altre scene dell'infanzia di Cristo includono il Sogno di Giuseppe, in cui Giuseppe, mentre dorme, è visitato dall’angelo che lo esorta a partire per l’Egitto (qui Giuseppe non è steso sulla nuda terra come nelle raffigurazioni più antiche, ma su un materasso), la Fuga in Egitto e la Strage degli innocenti.
Storie di Sant'Urbano e Santa Cecilia
Il ciclo include anche episodi della vita e del martirio dei santi a cui la chiesa è legata. Troviamo scene come Valeriano che incontra sulla via Appia Sant’Urbano, il quale lo converte. La decorazione della parete di fondo presenta nel riquadro a sinistra di Gesù benedicente, nella fascia superiore, il giudizio di Sant’Urbano: a destra su un trono a baldacchino il prefetto Almachio è circondato da soldati.
Nella fascia inferiore è rappresentato il martirio di Sant’Urbano e del suo clero. L’iscrizione, quasi illeggibile, riporta "S. Urbanus cum suo clero ductus ante Templum Dianae ibidimque decollatus est". A sinistra è raffigurato il tempio di Diana, davanti al quale avviene la decollazione del Santo, in ginocchio, circondato dai corpi decapitati di alcuni suoi compagni, mentre altri attendono la stessa sorte.
Le storie di Santa Cecilia includono: Cecilia davanti ad Almachio, Cecilia che distribuisce gli averi di Valeriano e Tiburzio, la Morte di Cecilia e la Sepoltura di Cecilia.
Il Martirio di San Lorenzo
Tra le scene di martirio spicca quella di San Lorenzo. Sullo sfondo, un muro in rovina separa la scena in due piani, con il santo steso sulla graticola da cui fuoriescono le fiamme. Un personaggio getta con un badile carboni sul fuoco, mentre altri assistono alla scena, tra cui due con elmi e lance.
La Madonna con Bambino nella Cripta
Nella piccola cripta, sotto l’altare della chiesa, si trova una rappresentazione della Madonna con il Bambino fra i SS. Urbano e Giovanni. Maria, in posizione frontale, è disegnata ingenuamente con un atteggiamento inespressivo, tipico della pittura bizantina del IX secolo. A destra e sinistra, rivolti leggermente verso il centro, sono raffigurati San Giovanni e Sant’Urbano. Il primo, nel solito vestito degli apostoli (pallium e tunica), ha nella mano sinistra il Vangelo adorno di pietre preziose, mentre con la destra benedice; è una figura giovanile, imberbe, rotonda. Sant’Urbano è invece vestito di abiti sacerdotali e offre al Bambino un libro santo, ugualmente adorno di gemme; è rappresentato come un uomo anziano, con la barba piccola, bianca e la tonsura ecclesiastica. Il Redentore è rappresentato scalzo, in tunica con maniche, benedicente, con nimbo crucisignato.
