Un documento fondamentale, recuperato presso l'Archivio Diocesano di Bergamo, ha per la prima volta chiarito in modo esaustivo il motivo della devozione degli abitanti di Paratico verso la Chiesetta e la Santa Immagine venerata. Questa ricerca è stata consegnata alle autorità competenti tre anni fa, ma le ragioni della sua mancata diffusione restano sconosciute.

L'Oratorio di San Pietro e la Madonna dell'Olio
Nella Parrocchia di Paratico, si trovano tre Oratori. Il primo è dedicato a S. Pietro, principe degli Apostoli. Non si è trovato alcun documento sulla sua fondazione. Alcuni ritengono che anticamente fosse la parrocchia, ma, essendo scomoda per gli abitanti, fu successivamente trasferita nel luogo attuale. È certo che in passato esisteva un piccolo "santello" con un'immagine della Beata Vergine, considerata miracolosa, che attraeva molti devoti.
La Nascita del Santuario
Pochi anni fa, la piccola cappella fu distrutta e al suo posto fu costruita la chiesa dove venne collocata l'effige della Beata Vergine dipinta a fresco sul muro. Questa immagine è ora conosciuta come la Beata Vergine dell'Olio, o più comunemente, la Madonna di S. Pietro. La chiesa presenta tre altari: il maggiore dedicato a S. Pietro, il secondo a cornu evangeli (lato sinistro dell'altare) dedicato a Nostro Signore Crocefisso, e il terzo a S. Lucia vergine e martire. La sagrestia è adeguatamente fornita di suppellettili.

Amministrazione e Usi Antichi
L'oratorio possiede capitali destinati al suo mantenimento, il cui inventario sarà fornito dai reggenti. Si afferma che parte di questi capitali siano stati consumati durante la moderna costruzione della chiesa dai deputati eletti senza obbligo di rendiconto. Un eremita abita nelle stanze circostanti per la custodia dell'oratorio. Anticamente, le messe nei giorni festivi erano celebrate da un sacerdote di nome Boni; dopo la sua morte, la celebrazione riprese solo in occasioni speciali o per gli infermi, non essendovi titolo per più di una messa all'anno. Attualmente, la celebrazione della Messa è ripresa, e i reggenti concordano con i cappellani la messa festiva senza il permesso del parroco, celebrandola subito dopo la prima messa parrocchiale e raccogliendo elemosine senza licenza, spesso verso metà mattina. L'oratorio dista un quarto di miglio dalla parrocchia (precisamente 446,25 metri lungo quella che oggi è via Fontane, mentre via S. Pietro non era ancora costruita), e si dice che lungo il tragitto si verificassero "amoreggiamenti". La messa in questo oratorio, tuttavia, distruggeva l'unità del popolo, che dopo averla udita non si recava più in parrocchia per ascoltare la Parola di Dio.
documentario sulla Basilica di San Pietro in Vaticano
La Madonna dell'Ollio o Madonna de Sampeder
La Madonna dell'Ollio, in seguito conosciuta come Madonna de Sampeder, è oggetto di una venerazione secolare. Fin dai tempi antichi, viene invocata dai paraticesi in caso di malattie, disgrazie, dagli emigranti lontani da casa, durante le guerre dei secoli scorsi e a protezione delle famiglie. Tra le persone anziane, è ancora in uso la richiesta di aiuto o protezione ricorrendo alla "Madonna de Sampeder" anche quotidianamente. La data incisa sul muro dell'effige miracolosa nella parte posteriore è MDCCLXIII, ovvero l'anno 1763. Si presume che il toponimo "dell'Ollio" sia dovuto alla vicinanza al fiume Oglio.
Dalla Diocesi di Brescia a quella di Bergamo
L'appartenenza di Paratico alla diocesi di Brescia è documentata da una pergamena del 946, che recita "IN VICOLO ET FUNDO PARIADICA IN COMITATU BRIXIENSE". L'aggregazione di Paratico alla diocesi di Bergamo, come argomentato da vari studiosi e documenti consultati, dovrebbe essere avvenuta nel 1273 per decisione di Papa Gregorio X.
Visite Pastorali e Trasferimenti Parrocchiali
Si narra che l'oratorio di S. Pietro fosse anticamente la parrocchia di Paratico. Durante la visita apostolica a Paratico di S. Carlo Borromeo il 18 settembre 1575, il parroco Don Cristoforo Bruni riferì che l'oratorio di S. Pietro era l'antica parrocchiale del paese, ma per comodità del popolo (senza specificare l'anno) fu trasferita nella chiesa di S. Maria, l'attuale chiesa Parrocchiale. Il parroco Bartolomeo Lenzi fu parroco di Paratico dal 1764 al 1789 ed era consuetudine che i parroci comunicassero al vescovo la situazione morale e patrimoniale delle parrocchie.

La "Madonna dei Pòm": Origini e Festeggiamenti
Con la proclamazione di fede del dogma della "Beatissima Vergine Immacolata" da parte di papa Pio IX l'8 dicembre 1854, e a seguito dell'enciclica diocesana emessa il 13 aprile 1855 da Mons. Speranza, vescovo di Bergamo, la comunità di Paratico iniziò a festeggiare l'8 dicembre la "Madonna dei Pòm". È fondamentale sottolineare che questa festività non ha niente a che vedere con la "Madonna de Sampeder".
Distinzione tra le due festività
Le due festività devono essere ben separate: la "Madonna dei Pòm" è rappresentata dalla statua dell'Immacolata posta nella nicchia a sinistra dell'ingresso della chiesa, mentre la "Madonna de Sampeder" o "Madonna dell'Ollio" è l'effige della Beata Vergine (miracolosa) dipinta a fresco sul muro sopra l'altare maggiore, onorata il 29 giugno in occasione della festività di S. Pietro.

La Sagra della "Madona dei Pom"
La sagra de «La Madona dei Pom» è un evento molto atteso che unisce la tradizione religiosa con bancarelle, stand gastronomici e l'antica leggenda della "mela". Questa ricorrenza, tra le più sentite del basso Sebino, rivela due anime distinte.
Anima Religiosa e Pagana
In primis quella religiosa: ogni anno nel giorno dell’Immacolata, la statua della Madonna custodita nel santuario di San Pietro diventa meta di un lungo e affollato pellegrinaggio, con migliaia di cittadini bresciani e bergamaschi intenti ad omaggiare la Vergine che, secondo l’iconografia tradizionale, ha ai suoi piedi un serpente con in bocca una mela. La seconda, invece, è l’anima pagana della ricorrenza: due giorni di festeggiamenti per ricordare i mestieri del passato, tradizioni e antiche leggende da tramandare alle nuove generazioni. La Madonna ufficiale a Paratico diventa la «Madona dei Pom», delle mele, celebrando una leggenda o tradizione secondo cui in questo periodo dell'anno i ragazzi andavano in cerca della "morosa" offrendo alle ragazze una mela rossa come pegno d’amore e segnale di inizio del fidanzamento.

Programma della Sagra
La sagra si svolge il 7 e 8 dicembre. Lungo la via che dal paese porta al santuario, chiusa ai veicoli, lampioni e decorazioni agresti ricordano la leggenda dell’innamorato che donava la mela come pegno d’amore. Il comitato organizza le decorazioni, mentre gli alpini allestiscono le casette per distribuire mele, vin brulé, caldarroste e panini. Il programma prevede l'apertura degli stand il 7 dicembre alle 19.30 con caldarroste, vin-brûlé, panini e i "dolcetti della Madonna dei Pom". Quella sera, alle 20:30 nel Santuario di San Pietro, viene celebrata la Santa Messa con la benedizione dei frutti che il giorno successivo saranno offerti. Un coro alpino anima la funzione. Alle 18:45, parte la processione dalla Chiesa Parrocchiale fino al Santuario di San Pietro, dove si tiene la festa. Alle 19:30, dopo la messa, il "Morot" intrattiene la Sagra con barzellette, concludendo la serata con uno spettacolo pirotecnico verso le 21:30.
L'8 dicembre, la manifestazione apre le porte di Via San Pietro alle 8 del mattino. Dalle 9 in poi, inizia il cuore della festa con circa 50 bancarelle e espositori da tutta la provincia, che mostrano antichi mestieri come i pica prede, gli artisti del legno, la forgiatura del ferro, e spettacoli di falconeria. Non manca il buon cibo: castagne, pane e salamina, vin brulé, tè caldo e la novità di quest'anno, lo smash burger. Per i bambini ci sono sorprese come la "caccia alla mela", spettacoli di burattini e giochi di una volta. Tutta la festa è accompagnata da musica dal vivo di "Paratico in musica", Contadini Canterini, i «Byfolky» di Paratico con canzoni «de na olta» e Organetti antichi. Un trenino dal parcheggio "Verdelago" e Oratorio conduce direttamente alla festa. La sagra ha riscosso un grande successo, con oltre diecimila visitatori e più di 600 chili di mele venduti in un solo pomeriggio, grazie all'impegno di numerosi volontari e alla collaborazione di Comune e parrocchia.
documentario sulla Basilica di San Pietro in Vaticano
La leggenda della madre di San Pietro e le acque del Sebino
In provincia di Brescia e Bergamo, specie nelle zone vicine al lago d’Iseo, circola la leggenda che non ci si debba bagnare nelle acque del lago (ma anche di fiumi e piscine), poiché queste richiederebbero un’anima. Questa leggenda è legata alla madre di San Pietro, che non condivideva la bontà morale del figlio. Si dice che il Sebino, un lago alpino con elevate profondità e abissi che si restringono, sia la porta dell’inferno. Quando la madre di San Pietro morì, egli ottenne che potesse salire in paradiso dagli inferi, dove era stata destinata a causa della sua malvagità. San Pietro le gettò una corda con cui avrebbe potuto arrampicarsi fino al cielo. Giunta sul fondo del lago, le porte dell’inferno si aprirono e la donna iniziò a salire, seguita da molte anime disperate. Anziché affrettarsi verso il paradiso, la peccatrice perse tempo a prendere a calci gli altri dannati, volendo essere l’unica ad accedere all’eterna beatitudine. Questo le fece perdere la presa della corda, che nel frattempo si ruppe, facendola precipitare verso i tormenti e la dannazione infernali.
