Le fonti storiche e agiografiche attestano la presenza di più figure di santi con il nome di Genzio, tra cui un eremita di origine francese e un martire venerato in Spagna. Sebbene le informazioni specifiche sul culto di San Genzio Eremita in Calabria non siano dettagliate nelle fonti attuali, la regione vanta una ricca tradizione di eremitismo e monachesimo basiliano che fornisce un contesto fondamentale per comprendere tale fenomeno.
La Figura di San Genzio
San Genzio Eremita di Le Beaucet
L'eremita San Genzio, vissuto tra l'XI e il XII secolo, incarna l'ideale ascetico di rinuncia al mondo. Nacque a Monteux, vicino Carpentras, nel 1104, e successivamente si ritirò a Le Beaucet, dove condusse una vita di solitudine dedicandosi al lavoro della terra. La sua figura è arricchita da leggende che sottolineano i suoi poteri miracolosi, come il dono della pioggia durante una siccità o la creazione di una sorgente di acqua e vino per i suoi genitori. La sua esistenza fu caratterizzata da severe penitenze e costante preghiera. La data esatta della sua morte non è certa, con alcune fonti che indicano il 1127 e altre il 1140. Il corpo di San Genzio fu sepolto a La Beaucet, luogo che divenne meta di pellegrinaggio. San Genzio è festeggiato e ricordato localmente il 16 maggio.

San Genzio Martire di Spagna
Un'altra figura, ricordata come martire in vari martirologi, è legata alla Spagna. Anche se su di lui esistono poche informazioni certe, si sa che fu martirizzato in Spagna. Non ci sono indicazioni precise sull’epoca in cui visse né sulle località specifiche della sua venerazione. In diversi codici del Martirologio Geronimiano è menzionato come "In Spanis Genti" o "in Hispaniis natalis sancti Genti", indicando la Spagna come luogo del suo martirio. Le uniche testimonianze su questo San Genzio provengono dai martirologi, antichi testi che elencavano i santi e i martiri venerati dalla Chiesa. Nonostante l'assenza di dettagli biografici, il culto di San Genzio si diffuse in diverse regioni. La sua memoria era particolarmente sentita in Spagna, ma la sua venerazione si estese anche in altre zone d'Europa. La festa per questo San Genzio era fissata al 29 giugno.
L'Eremitismo e il Monachesimo Basiliano in Calabria
Sebbene le specifiche sul culto di San Genzio eremita in Calabria non siano documentate nel materiale fornito, la regione calabrese è stata un centro vitale per l'eremitismo e il monachesimo di rito orientale, in particolare quello basiliano, dal primo medioevo fino a epoche più recenti. Numerosi siti rupestri e cenobi testimoniano questa profonda tradizione.

Monasteri e Cenobi Basiliani di Rilievo
- La storia di Drapia è intimamente legata al famoso monastero dei Santi Sergio e Bacco, eretto dai monaci basiliani agli albori dell’VIII secolo. Intorno ad esso trovarono rifugio e protezione i primi scampati alle incursioni saracene, dando vita al nucleo abitativo. Il cenobio fu abitato fino al 1421, quando venne abbandonato per la minaccia di un cedimento del sottosuolo.
- La grotta di San Leo o Santu Liu, situata nel territorio del monte Poro, alle pendici della fiumara Ruffa, è una delle poche grotte eremitiche basiliane preziosamente affrescate in Calabria. Dedicata a San Leo (un santo calabro-greco del X secolo), di origine medievale, non presenta tracce di muratura o di pavimento, ma ha il soffitto intonacato e la parete di fondo, interamente decorata, è suddivisa in cinque riquadri rettangolari disposti verticalmente, raffiguranti l'Epifania, un santo Pontefice, il Crocifisso sorretto dal Padre Eterno e una Madonna con Bambino del tipo galaktotrophousa.
- Tra le frazioni Carìa e Brattirò, in un luogo chiamato “Santu Sidoru”, si trovano i resti dell’antico monastero di Sant’Isidoro. Sorto nell’VIII secolo ad opera di monaci basiliani, era addossato a una verde collina che sovrasta la città di Tropea.
- La grotta dei Tavolari prende nome dall’omonimo strapiombo in cui si apre, poco distante da una località chiamata San Giovanni, dove sino al 1700 vi era un monastero bizantino. È l’unica superstite, ancora pressoché intatta, di una serie di grotte ubicate nella stessa area, scavate ed utilizzate come laure dai monaci anacoreti basiliani nel X-XI secolo.
- Il santuario della Madonna delle Fonti, poco sotto l’abitato di Spilinga (dal greco spélinka, caverna), è stato edificato a ridosso di una grotta, già frequentata in passato come laura eremitica basiliana.
- È assai probabile che l’ampia cavità scoperta anni orsono in località Malacuruna, nei pressi dei ruderi di un antico monastero basiliano, sia la grotta in cui San Leoluca, patrono di Vibo Valentia, secondo la tradizione, visse gli ultimi anni della sua vita terrena (morì nel 995).
- La grotta di San Gregorio, sul litorale di Caminia nel golfo di Squillace, è il luogo dove, secondo la tradizione, approdarono miracolosamente le reliquie del Santo taumaturgo provenienti dal Medio Oriente durante l’iconoclastia dell’VIII secolo.
- Il santuario della Madonna della Grotta, situato all’interno di tre cavità rocciose che si affacciano sul golfo di Policastro, probabilmente abitate sin dal paleolitico superiore e, nel VII-VIII secolo, sede di un importante cenobio basiliano. A partire dal XVI secolo è divenuto un luogo di culto significativo, determinando la nascita dell'agglomerato urbano di Praia a Mare.
- Il complesso rupestre di Bombile, dopo la frana del 2004, conserva solo alcune pareti interne della cappella e la statua della Madonna. Il santuario della Madonna della Grotta, suggestivamente incassato nella parete di arenaria di un vallone, era accessibile tramite una scalinata di 142 gradini. Frammenti di affreschi bizantini dell'XI-XII secolo e la conformazione monastica suggeriscono una laura basiliana riadattata a cappella rupestre nel XVI secolo. Nel 1891, la grotta fu arricchita da una cripta baroccheggiante, nicchie e un portale d’accesso con colonne corinzie.
- La piccola grotta della Madonna del Riposo è una delle laure o asceteri rupestri ricavate al disotto del castello e del borgo antico (Brancaleone Superiore), abitate da monaci anacoreti basiliani.
- Le grotte di San Grolio o di San Florio, il cui culto è attestato a Samo già nel III secolo, si trovano nel territorio di Casignana e sono caverne poco profonde, a più piani, scavate nella roccia arenaria.
- La grotta dei Saraceni, in contrada Gujune, dopo la Pietra di Sant’Anania, fu adibita a laura cenobitica da monaci anacoreti italo-greci, come testimoniato da un muro in pietra con tracce di un affresco della Sacra Famiglia.
- L’eremo di Santa Maria della Stella o santuario di Monte Stella, situato in una grotta accessibile tramite 62 gradini scavati nella roccia, è un luogo di culto antico. Viene citato per la prima volta in un manoscritto greco con le opere di Santo Efrem diacono, a conferma della matrice bizantina. Alla fine dell’XI secolo divenne monastero minore, nel 1522 fu trasformato in santuario indipendente con la statua della Madonna della Stella o della Scala, e nel 1670 fu abbandonato dai monaci basiliani, pur rimanendo sotto l’ordine di San Basilio fino al 1946.
- I resti del romitorio di Sant’Elia il Giovane, nella valle delle Saline, tra Capo delle Armi e Pentedattilo, sono quelli di uno dei due cenobi eremitici fondati dal Santo siciliano.
- La coppia di “grotte basiliane” si apre nella parte più bassa della Rocca Armenia, il primitivo luogo che favorì la nascita del borgo medievale di Bruzzano.
- L’asceterio di Pietra Cappa o delle Rocche di San Pietro è una singolare grotta con sembianze antropomorfe che si apre all’interno di un monolite-sfinge, l’imponente Pietra Cappa.
- La grotta di San Jeiunio, colui che fu definito l’”angelo dei basiliani”, è un’angusta e sperduta cavità naturale sull’omonimo monte. Fu la sede della laura eremitica dove il Santo condivise con altri monaci una vita di penitenza, preghiera e contemplazione.
- L’eremo di San Nicodemo è la piccola grotta sul monte Kellerana, poco distante dal luogo dove sono state rinvenute le mura di un antico edificio di culto (probabilmente il cenobio dallo stesso fondato), in cui il Santo visse l’ultimo periodo della sua vita (morì nel 990). Nicodemo, di origine calabrese, si avviò giovane alla vita ascetica nel monastero greco-bizantino di San Fantino di Taureana.
- La grotta di Sant’Arsenio, un’apertura della rupe alle pendici del monte San Demetrio, fu il luogo scelto dai monaci anacoreti Arsenio ed Elia, detto Speleota, per ritirarsi in preghiera e penitenza.
- La grotta (o cupola) di San Silvestro, nell’Aspromonte, è una cavità trasformata in una grande abside dai monaci basiliani intorno al XII secolo.
- I resti dell’insediamento rupestre, noto come “romitorio della Madonna della Scala”, si trovano presso la Timpa del Salto.
- La grotta di Sant’Elia lo Speleota, posta sulla sommità di una collina nei pressi di Melicuccà, è il luogo dove, intorno al 904, il Santo si ritirò in eremitaggio assieme ai discepoli Cosma e Vitale. L’aumento dei monaci rese necessario scavare altre grotte e ampliare l’ambiente principale della cavità per i pellegrini.
- L’eremo di Sant’Elia il Vecchio, a circa 400 metri d’altezza in una pineta, fu fondato dai monaci basiliani nell’XI secolo (poi ampliato dai carmelitani nel XVII) e presenta una struttura in pietra mai ultimata con una cupola perfettamente conservata. Nella piccola chiesa sono stati rinvenuti due scheletri femminili.
- Il santuario della Madonna delle Armi (dal greco “delle grotte o degli anfratti”), sulle pendici del monte Sellaro, è una delle architetture sacre medievali più ardite in Calabria. L’attuale santuario fu eretto intorno al 1500 al posto di un antico cenobio basiliano (citato come “Asceterio delle Armi”) del X secolo, divenuto monastero femminile di Santa Maria delle Armi a partire dal 1192.
- I ruderi del santuario della Madonna degli Aramei o delle Armi, meglio conosciuto come santuario della Madonna di Lassù o Shën Mëria Këtje Lartë (dall’idioma albanese), si mimetizzano tra le rocce del Timpone del Corvo.
- La grotta dell’Angelo, sulla parete rocciosa della Timpa Simara nel territorio di Orsomarso, è indicata da alcuni studiosi come l’eremo in cui dimorò il giovane San Nilo quando si accompagnò all’abate San Fantino.
- Il santuario della Madonna di Costantinopoli, addossato allo sperone di roccia che precipita sulla riva destra del fiume Lao, è tra i maggiori luoghi di culto calabresi. L’attuale costruzione del XVII secolo, probabilmente su una preesistente chiesa tardo-medievale, presenta una pianta a T con tre navate e un tozzo campanile.
- Con il termine “grotte di Sant’Angelo o santuario rupestre di San Michele Arcangelo”, viene indicato un interessante insediamento rupestre di matrice basiliana alle pendici del monte Cozzo del Pellegrino. Il complesso consta di due cavità carsiche: una utilizzata da eremiti e asceti dal VII secolo, l’altra con tracce di remota presenza troglodita.
- La chiesa rupestre di Santa Maria o della Madonnella di Piedigrotta, interamente scavata nella roccia arenaria da naufraghi campani alla fine del Seicento, si articola in più direzioni con gruppi di stalagmiti scolpite che hanno assunto sembianze di personaggi dell’iconografia sacra, distribuite in cavità-cappelle con volte affrescate.
- Il cosiddetto “dormitorio di San Bruno” è il luogo dove il Santo pregava e dormiva durante la permanenza all’eremo di Santa Maria della Torre, da lui fondato nel 1094.
- La grotta della Divina Pastorella, tra le laure basiliane sul monte Consolino, fu dedicata a Santa Maria di Tramontana nel 1115 e riconvertita in chiesa rupestre agli inizi del Novecento.
- La grotta di Sant’Angelo, la più importante sul monte Consolino, nella vallata dello Stilano, fu utilizzata come laura dai monaci anacoreti basiliani.
- Quello di Timpa dei Santi è il più importante e antico dei due insediamenti rupestri nel territorio di Caccuri.
- Le grotte di San Giovanni Calibyta sono intimamente legate alla genesi di Caloveto, fondato da un gruppo di monaci calibiti tra l’VIII e il IX secolo per sfuggire alla persecuzione iconoclasta di Bisanzio.