Scoperta di una Necropoli Intatta e Riflessioni sulla Religione e i Sacrifici nell'Antico Egitto

Una scoperta archeologica di straordinaria importanza è stata annunciata in Egitto: una necropoli fino ad ora sconosciuta, rimasta intatta per millenni. Questo complesso tombale sotterraneo si trova a soli sei chilometri da Tuna el-Gebel, una nota necropoli dell'antica città di Khmun, centro di culto del dio Thot.

Il Ministro delle Antichità, Kaled el-Enany, ha dichiarato che saranno necessari almeno cinque anni di scavi per completare l'esplorazione, sottolineando che questa è solo l'inizio di una nuova e promettente serie di scoperte. Gli scavi, iniziati alla fine dell'anno precedente, sono sotto la direzione di Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità.

vista aerea della necropoli appena scoperta in Egitto

La Tomba del Gran Sacerdote di Thot

Tra i ritrovamenti più significativi spicca la tomba appartenente a un gran sacerdote di Thot, l'antico dio egizio associato alla scrittura, alla sapienza, al giudizio dei morti e alle formule magiche, solitamente raffigurato con la testa di ibis.

Il sacerdote, identificato dai geroglifici sui vasi canopi come Djehuty-Irdy-Es, deteneva anche il titolo di “Uno dei Grandi Cinque”, un'onorificenza riservata ai sacerdoti più anziani di Thot. La sua mummia testimonia l'alto rango raggiunto, essendo ornata da un collare di bronzo raffigurante la dea Nut, protettrice dei defunti nell'aldilà. Sulla mummia sono state rinvenute anche preziose perline blu e rosse, lamine di bronzo dorato, due occhi di bronzo decorati con avorio e cristallo, e quattro amuleti di pietre semipreziose.

Altri Ritrovamenti nella Necropoli

Un'altra figura di rilievo è Hersa-Essei, un altro gran sacerdote del dio Thot sepolto nella necropoli. La sua tomba ha rivelato un totale di 13 sepolture e circa 1.000 ushabti, statuette in faience che rappresentavano servi destinati ad accompagnare il defunto nell'aldilà. Sono stati trovati anche quattro vasi canopici in alabastro, con coperchi raffiguranti le teste dei quattro Figli di Horo.

Un'ulteriore tomba sembra contenere i resti di un gruppo familiare. In totale, sono stati dissotterrati 40 sarcofagi da 8 tombe rinvenute nel complesso.

dettaglio di un sarcofago decorato trovato nella necropoli

Questa scoperta si aggiunge a un ritrovamento dell'anno precedente, quando una tomba con almeno 17 mummie fu scoperta a Tuna el-Gebel, confermando la profonda connessione della regione con il culto di Thot. La presenza di migliaia di babbuini e ibis mummificati, animali sacri al dio, rafforza ulteriormente questa ipotesi.

Il Ministero delle Antichità egiziano auspica che queste continue scoperte contribuiscano a rivitalizzare il turismo nel paese.

Riflessioni sulle Piaghe d'Egitto e il Simbolismo dei Primogeniti

Il testo fornito include anche una riflessione teologica sulla decima piaga d'Egitto, la morte dei primogeniti, come descritta nel libro dell'Esodo. Viene presentata come una dimostrazione del potere divino di Geova, capace sia di preservare che di distruggere.

La minaccia di Faraone di uccidere Mosè e Aaronne viene superata dalla loro urgenza di lasciare l'Egitto, concedendo agli Israeliti il permesso di partire. Questo adempie l'avvertimento di Geova a Faraone riguardo alla liberazione del suo "figliolo primogenito", Israele.

La Controparte Moderna della Piaga dei Primogeniti

Il testo propone un'interpretazione moderna della piaga, identificando i "primogeniti" con i religionisti che professano di essere dedicati a Dio, in particolare il clero di varie confessioni. Questi individui vengono visti come "uccisi" simbolicamente perché smascherati come non devoti a Geova Dio, servendo piuttosto l'"iddio di questo sistema di cose" attraverso l'avidità di denaro, potere o l'ipocrisia.

Vengono citati eventi come l'Atto d'accusa del 1924 e la Risoluzione adottata all'assemblea dei Testimoni di Geova del 1958, che avrebbero "smascherato" il clero, accusandolo di aver fatto dimenticare il nome di Geova, di rifiutare la testimonianza del Regno e di approvare le Nazioni Unite. Tutto ciò che è stato scritto e diffuso per smascherare il clericalismo e le pratiche religiose considerate false viene interpretato come parte di questa simbolica decima piaga.

Si sottolinea che coloro che professano di essere membri dell'Israele spirituale, ma non esercitano fede in "Cristo, la nostra pasqua" e non conducono una vita devota a Geova Dio, sono considerati "morti" ai suoi occhi. Questo include coloro che si sono allontanati dal popolo di Geova per ragioni egoistiche.

L'Egitto come Simbolo e la Battaglia di Armaghedon

Il popolo di Geova è visto come partecipe nell'invio delle antitipiche dieci piaghe sul moderno "Egitto", che include la religiosa Babilonia la Grande. Questo processo continuerà fino alla sua distruzione e alla battaglia di Armaghedon.

Le piaghe, sia antiche che moderne, magnificherebbero Geova Dio. Come Mosè e Aaronne dovettero comparire ripetutamente davanti a Faraone, così i servitori di Geova devono continuare la loro opera, senza sapere quante volte ancora sarà necessario. La difficoltà di presentare questi messaggi al popolo e di affrontare le cause legali viene paragonata alle sfide affrontate da Mosè e Aaronne.

Le dieci piaghe hanno avuto un duplice effetto: hanno indurito i cuori dei malvagi e intenerito quelli di cuore onesto. Come una "moltitudine mista" lasciò l'Egitto con gli Israeliti nel 1513 a.E.V., così oggi una "grande folla" di persone di ogni nazione si schiera con gli Israeliti spirituali.

Il testo conclude con un appello alla perseveranza dei servitori di Geova nell'opera di proclamare il suo nome e di partecipare all'opera di "piagare" il moderno Egitto, contribuendo alla rivendicazione del nome di Geova e alla crescita della "grande folla" che si schiera dalla sua parte. L'obiettivo finale è la libertà dall'oppressione di Satana il Diavolo e la sua organizzazione mondiale dopo la battaglia di Armaghedon.

La Persecuzione dei Cristiani Copti e il Concetto di Martirio

Una parte significativa del testo è dedicata alla tragica vicenda dei ventuno lavoratori cristiani copti uccisi dall'ISIS in Libia nel 2015. Viene riportata la testimonianza del vescovo copto di Giza, Antonios Aziz Mina, che ha interpretato il labiale dei condannati negli ultimi istanti, rivelando che invocavano il nome di Gesù Cristo.

Nonostante la brutalità dell'esecuzione, la statura delle vittime viene evidenziata: la loro morte nell'atto di invocare Cristo li eleva a martiri. Viene descritto come ogni dettaglio del video di esecuzione fosse stato attentamente studiato dai carnefici per evocare un senso di dominio, ma l'ultimo labiale dei condannati non poté essere censurato.

La fedeltà irriducibile a Cristo in un momento così estremo viene attribuita a una grazia divina e alla chiara consapevolezza che, anche nella morte, nulla è perduto. La Chiesa copta ortodossa è definita "Chiesa dei martiri" per il gran numero di fedeli che hanno subito persecuzioni nel corso della storia, a partire dal martirio di San Marco.

Papa Francesco ha riconosciuto questi 21 copti come martiri, annunciando la loro inclusione nel Martirologio Romano come segno di comunione spirituale tra le Chiese. Viene istituita una "Commissione Nuovi Martiri" per raccogliere testimonianze di vita e morte per Cristo negli ultimi 25 anni, estesa a tutte le confessioni cristiane.

immagine simbolica di martiri cristiani

Il monachesimo copto e il martirio sono considerati elementi fondamentali della Chiesa copta. I neomartiri, uccisi dopo l'arrivo dei musulmani, continuano una ricca tradizione e sono legati alla liturgia della Chiesa. La loro testimonianza è considerata valida per l'Egitto contemporaneo.

L'ecumenismo del sangue, ovvero il riconoscimento dei martiri di diverse confessioni cristiane, viene sottolineato in preparazione al Giubileo del 2025. I martiri copti sono stati uccisi semplicemente per essere cristiani, testimoniando l'unità nella fede in Gesù Cristo.

Sacrifici Umani nell'Antico Egitto: Storia e Interpretazioni

Il testo affronta anche il tema dei sacrifici umani nell'antico Egitto, una pratica che, sebbene raccapricciante, era considerata necessaria in alcune civiltà antiche per superare ostacoli evolutivi.

Gli scavi archeologici in Egitto hanno documentato sacrifici umani nel periodo arcaico, prima della I e II dinastia, ad Abido e Saqqara. Tuttavia, a differenza di altre culture, in Egitto non si sono riscontrati sacrifici umani per la costruzione di templi o edifici monumentali dopo il periodo tinita.

Un'eccezione è rappresentata dai resti di un corpo umano decapitato rinvenuti in un forte del Medio Regno nel Sinai, a Mirgissa, considerata una prova concreta di sacrificio umano. Un'altra scena, in una tomba tebana, raffigura due egiziani che strangolano due nubiani, interpretata come un rito per respingere il nemico, con il sacrificio dei nemici arsi nel fuoco, sebbene in alcuni casi si trattasse di sacrifici simbolici con modellini di cera.

Mummie - I Segreti Dei Faraoni

L'egittologo Jean Yoyotte ha studiato testi e documenti per accertare l'esistenza di sacrifici umani, concludendo che in alcuni casi, specialmente in relazione a miti di divinità solari che combattono entità malvagie, il rito poteva terminare con l'annientamento di queste entità trattate come esseri umani.

In alcune formule funerarie tarde, si parla esplicitamente di sacrifici umani per la dea Sekhmet. Un'iscrizione a Karnak descrive il grande sacerdote Osorkon che conferisce alla esecuzione dei suoi avversari il carattere di un atto religioso e forma di sacrificio umano.

Manetone, uno storico egiziano, attesta che la legge che prevedeva l'uccisione di uomini a Heliopoli fu soppressa da Amasi (570-526 a.C.), che impose al loro posto l'utilizzo di modellini di cera nei riti sacrificali.

Vengono menzionati anche sacrifici di animali, come l'orice, considerato un animale negativo legato al dio Seth, e tori selvaggi. La preferenza per animali di colore rosso era legata al colore di Tifone.

In epoca greco-romana, diverse divinità femminili chiamate Mut presiedevano a siti in Egitto. Manetone associava Hera a Heliopoli, indicando che in quella città venivano bruciati vivi uomini chiamati "sethiani".

Il testo suggerisce che, basandosi sui dati convergenti del Rituale Heliopolitano e di Manetone, sacrifici umani siano stati praticati anche in piena epoca storica, sebbene in forme simboliche o limitate. L'Hera heliopolitana aveva come attributo specifico un braciere, confermando l'associazione con il fuoco e il sacrificio.

La Persecuzione dei Pagani nell'Impero Romano

Viene anche trattato il tema delle persecuzioni dei pagani nell'Impero romano a partire dal III-IV secolo, che portarono alla progressiva sostituzione del cristianesimo alle religioni politeiste.

Il cristianesimo, inizialmente una religione di tolleranza, si scontrò con le religioni romane, greche ed egizie, ma incontrò anche ostacoli interni con le numerose "eresie". L'imperatore Galerio emanò un editto di tolleranza, seguito da Costantino I con l'Editto di Milano (313 d.C.), che pose fine alle persecuzioni contro i cristiani e concesse la libertà di culto.

Tuttavia, quella stessa libertà privilegiò il cristianesimo, opprimendo altre espressioni religiose. Costantino I, convinto sostenitore della nuova fede, intervenne contro gli "eretici" e, pur consentendo la professione di credenze diverse, operò per demolire il paganesimo attraverso una parzialità in favore della Chiesa cristiana.

Editto dopo editto, i sacrifici cruenti e le pratiche divinatorie private furono proibiti. I templi pagani furono chiusi e il loro accesso vietato. Nonostante le proteste, l'altare della Vittoria fu rimosso dalla curia del Senato romano.

La persecuzione dei pagani si intensificò con Teodosio I, che nel 380 d.C. promulgò l'Editto di Tessalonica, rendendo il cristianesimo la religione ufficiale dello stato. La partecipazione a riti pagani fu proibita e coloro che tornavano al paganesimo perdevano il diritto di fare testamento. I beni dei collegi sacerdotali furono confiscati e il finanziamento dei culti tradizionali cessò.

Nonostante le resistenze, il paganesimo fu sconfitto. Le demolizioni di templi pagani, in alcuni casi con il tacito appoggio delle autorità imperiali, culminarono con la distruzione del Serapeo di Alessandria nel 391 d.C.

illustrazione di un antico tempio pagano

Viene citato il caso di Ipazia, filosofa, matematica e astronoma di Alessandria, ricordata come una delle vittime più celebri delle persecuzioni religiose. La sua morte violenta ad opera dei cristiani segna uno dei momenti più bui di questa transizione.

Il termine "paganesimo" viene analizzato etimologicamente e storicamente, indicando le religioni in opposizione al cristianesimo, con un'evoluzione che lo ha portato ad assumere una connotazione dispregiativa.

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