Commento al Vangelo secondo Matteo: Il Battesimo di Gesù e la Parabola del Figliol Prodigo

Il presente commento si focalizza sui brani evangelici del Battesimo di Gesù e della Parabola del Figliol Prodigo, tratti dal Vangelo secondo Matteo, con particolare riferimento all'interpretazione che ne offre Don Domenico Luciani.

Salmo Responsoriale: La Gloria e la Potenza del Signore

Il Salmo 28 (29) celebra la maestà e la potenza di Dio, invitando i figli di Dio ad attribuire a Lui gloria e potenza. Il salmo descrive la voce del Signore che si manifesta sulle acque, esprimendo forza e potenza. Dio, il Dio della gloria, risiede nel suo tempio, dove tutti proclamano la Sua gloria. Il Signore siede sull'oceano del cielo, regnando eternamente.

Illustrazione del Dio della gloria che regna sull'oceano del cielo, con raggi di luce che si irradiano dal suo trono.

Il Battesimo di Gesù

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17), apprendiamo che Gesù, appena battezzato da Giovanni al Giordano, vide lo Spirito di Dio discendere su di lui come una colomba. Inizialmente, Giovanni Battista esitava a battezzare Gesù, riconoscendo la sua superiorità spirituale e affermando: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?". Gesù, tuttavia, insistette, spiegando la necessità di "adempiere ogni giustizia".

Dopo il battesimo, si aprirono i cieli e lo Spirito Santo si manifestò in forma di colomba, posandosi su Gesù. Questo evento segna l'inizio pubblico della missione di Gesù e la sua piena manifestazione come Figlio di Dio.

Raffigurazione del Battesimo di Gesù, con la colomba dello Spirito Santo che discende su di Lui e la voce del Padre che lo proclama Figlio.

La Parabola del Figliol Prodigo

Il brano evangelico prosegue con un altro racconto fondamentale: la parabola del figliol prodigo. Questo racconto viene narrato da Gesù in risposta alle critiche dei Farisei e degli Scribi, che mormoravano sul fatto che Egli accogliesse i peccatori e mangiasse con loro.

La parabola narra di un uomo con due figli. Il più giovane chiede al padre la sua eredità e, ottenutala, parte per un paese lontano. Lì, sperpera tutto il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Sopraggiunta una carestia, si ritrova nel bisogno e accetta di pascolare i porci, desiderando persino il cibo che questi mangiavano. In quel momento di profonda umiliazione, il figlio "ritorna in sé" e decide di tornare dal padre, pronto a chiedere perdono e ad essere trattato come un salariato.

Il padre, vedendolo ancora lontano, prova compassione, gli corre incontro, lo abbraccia e lo bacia. Il figlio confessa il suo peccato, ma il padre, nella sua immensa misericordia, ordina di vestirlo con la veste più bella, mettergli un anello al dito e sandali ai piedi, e di preparare un banchetto per celebrare il suo ritorno, affermando: "questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".

Il figlio maggiore, invece, si trovava nei campi. Tornato a casa e sentendo la festa, si indigna e rifiuta di entrare. Il padre esce per supplicarlo, ma il figlio maggiore esprime il suo risentimento per aver sempre servito il padre senza mai disobbedire, mentre per il fratello che ha dilapidato i beni con le prostitute si prepara una festa.

TI SPIEGO LA MIA PARABOLA DEL FIGLIOL PRODIGO | PERDONO, MISERICORDIA E RITORNO AL PADRE

Questa parabola sottolinea l'infinita misericordia di Dio, sempre pronto ad accogliere coloro che si pentono e ritornano a Lui, anche dopo gravi peccati. Evidenzia inoltre la differenza tra la giustizia rigorosa e l'amore incondizionato, rappresentato dalla figura paterna.

Dipinto rinascimentale che raffigura il ritorno del figliol prodigo e l'abbraccio con il padre.

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