Il concetto di missione nella Chiesa Cattolica ha subito profonde trasformazioni nel corso del tempo, specialmente a partire dal Concilio Vaticano II e con il magistero di Papa Francesco. L'approccio moderno alla missione non si limita più a un paradigma geografico o a un'evangelizzazione unidirezionale, ma abbraccia l'interculturalità, il dialogo e una comprensione più profonda del ruolo dello Spirito Santo al di fuori dei confini visibili della Chiesa. Questa evoluzione riflette un cambiamento di prospettiva che invita la Chiesa a riscoprirsi interamente e globalmente missionaria, in ogni contesto e in ogni tempo.
La Missione nella Chiesa Contemporanea: Nuovi Scenari e Paradigmi
La missione, intesa come prolungamento dell'incarnazione di Cristo, coincide e si identifica con la Chiesa stessa. L'attività missionaria accompagnerà sempre il cammino ecclesiale, intesa come attualizzazione delle parole e delle opere di Cristo.
La Trasformazione del Paradigma Missionario
L'orizzonte storico-sociale e teologico che fa da sfondo ai nuovi scenari missionari è mutato in virtù della globalizzazione, dei flussi migratori, della rivoluzione digitale, del secolarismo e della diversa valutazione teologica delle altre culture e tradizioni religiose. Un paradosso stridente è che oggi siamo concittadini di popoli provenienti da terre da evangelizzare, mentre molti cristiani si convertono alle loro religioni.
Una prima conseguenza di questo nuovo scenario è che la missione non può più essere legata al paradigma geografico. C'è infatti necessità di missione ovunque si ignori la parola di Cristo, e questa ignoranza non riguarda solo le terre lontane, ma anche le nazioni occidentali. La categoria paradigmatica che accompagna oggi la missione, dunque, anziché il «dove», è piuttosto quella di «contesto». Conseguentemente è cambiata anche la figura del missionario. Nell’immaginario collettivo, infatti, il missionario è uno «che parte», ma la nuova missiologia spiega che è missionario anche «chi resta».
La missiologia contemporanea non può non prendere atto di questi mutati orizzonti e di queste varie trasformazioni che hanno cambiato forme e contenuti della missione, rendendo una materia, già complessa, ancora più articolata. Mentre per la teologia i contesti sono marginali, per la missiologia sono essenziali, sono anzi la sua ragion d’essere. In altre parole, la missiologia è nientedimeno che la teologia della Chiesa in uscita.
Dall'Ad Gentes all'Inter Gentes: L'Interculturalità come Via
La missione è oggi passata da un’inculturazione che era percepita come colonialistica, invasiva ed estrinseca, a una missione che cerca di valorizzare in modo pieno le altre tradizioni culturali. Da una missione coincidente con un’idealistica reductio ad unum che finiva col ridurre l’altro a sé, la Chiesa è passata a una missione che non si adatta semplicemente alle culture, ma le assume e le rende parte di sé. È per questo che da un’inculturazione caratterizzata dal sintagma ad gentes si è passati a una interculturalità qualificata come inter gentes. Jules Monchanin denominava questa dinamica missionaria «teologia dello scambio».
Il ritmo dell’interculturalità, del resto, è lo stesso dell’intersoggettività tipica del personalismo cristiano. Nel suo incontro con l’altro, soprattutto con civiltà millenarie che esprimono grandi valori etici e spirituali, la Chiesa è inevitabilmente destinata a cambiare e crescere. Anche se non si può generalizzare, e non è sempre facile, la presenza missionaria di fronte a queste antiche civiltà realizza che non è chiamata solo a insegnare, ma anche a imparare. Capisce che non ha solo qualcosa da dare, ma anche qualcosa da prendere, anzi da com-prendere. La crescita delle comunità ecclesiali locali e lo sviluppo delle teologie contestuali stanno appunto determinando un movimento inverso, perché ora sono spesso le periferie che arricchiscono e alimentano la chiesa universale.
L’origine di tale processo va rintracciato nel Concilio Vaticano II e nella sua inedita valorizzazione delle culture e delle religioni, che non sono state più lette come un male da eliminare ma come una ricchezza da accogliere. Dietro il nuovo atteggiamento c’era un fondamento teologico, la premessa che lo Spirito «operava nel mondo prima ancora che Cristo fosse glorificato» (AG 4), e l’idea che il Verbo di Dio, prima di farsi carne, era già nel mondo come luce vera che illumina ogni uomo. L’esito logico è stato che oggi, tra le mansioni dell’essere missionari, c’è quella di prendere atto e fare discernimento su ciò che lo Spirito di Dio ha operato tra gli uomini prima e fuori della Chiesa visibile. Anzi, facendo un ulteriore passo concettuale di non piccolo rilievo, la teologia missionaria utilizza tali testimonianze per ripensare l’identità stessa della Chiesa. Il cristianesimo, infatti, non si può definire a priori, e l’identità della Chiesa, dal Concilio di Gerusalemme, è sempre stata un’identità aperta.

Il Missionario come Costruttore di Universalità
Dal fatto che tutta la Chiesa è missionaria consegue che anche tutta la teologia lo è, e va coinvolta in questo processo di accrescimento identitario. In tale ottica, la principale difficoltà del lavoro concettuale del missionario consiste, da un lato, nel tamponare un diffuso, incoerente e superficiale sincretismo e, dall’altro, nell’arricchire l’architettura culturale e teologica della Chiesa. In sostanza, la missione non è più solo annuncio, ma anche ascolto.
Se in passato la Chiesa ha modellato le altre civiltà ora è aperta anche a farsi modellare da esse, perché l’evangelizzazione è diventata reciproca permeabilità, interscambio, interdipendenza. Altamente simbolico e significativo, a tale riguardo, è l’invito che Giovanni Paolo II rivolgeva ai teologi chiedendo loro di impadronirsi del linguaggio e della sensibilità culturale della civiltà indiana. Fare missione, d’altro canto, non può significare distruggere le culture. Ciò che interroga la Chiesa missionaria contemporanea, semmai, è come possa annunciare il Vangelo preservandole. Essa si chiede come possa salvarle e al contempo assumerle e integrarle. L’essenza del movimento missionario, infatti, non consiste in un mero e superficiale adattamento, ma nell’assimilare, acquisire e oltrepassare i costumi di tutti i popoli.
È chiaro, pertanto, che il missionario, se non proviene dalle terre in cui opera, debba essere un profondo conoscitore delle tradizioni e delle religioni che intende evangelizzare. Solo così potrà operare non un semplice dialogo interculturale e interreligioso, ma un autentico dialogo intraculturale e intrareligioso. Non di rado, grazie a questa immersione, il missionario diventa un pensatore originale che fa da sprone allo sviluppo della teologia universale. Va sottolineato, a questo proposito, che la sua teologia è sempre induttiva, esplorativa e profetica. È chiaro che, almeno in una prima fase dell’impiantazione missionaria, la preoccupazione per l’esattezza dogmatica o il radicalismo sarebbero atteggiamenti assurdi.
In sintesi, il missionario non è un semplice evangelizzatore di terre semi inesplorate, ma un cristiano che, con il suo sacrificio esistenziale e con il suo impegno teologico, contribuisce allo sviluppo globale della Chiesa, alla sua trasformazione e alla sua universalità. La missione inter gentes, che valorizza la vivacità e lo scambio tra le culture, esemplifica lo stesso dinamismo evolutivo della Chiesa. La Chiesa è oggettivamente in cammino verso un’universalità ancora da venire e della quale il missionario è responsabile.
Geopolitica del XXI secolo
Il Magistero di Papa Francesco e la Nuova Missiologia
Francesco sarà ricordato anche come un papa missionario. Con lui la missiologia, che già era stata ripensata durante il concilio Vaticano II con il decreto Ad gentes e venticinque anni dopo con l’enciclica Redemptoris missio, ha trovato un ulteriore sviluppo.
Evangelii Gaudium: La Chiesa in Uscita
L’esortazione apostolica Evangelii gaudium disegna infatti una nuova idea di missione, più ampia, più inclusiva e più dinamica. In essa si parla di una trasformazione missionaria di tutta la Chiesa, puntualizzando che tutti i cristiani sono discepoli missionari. Il testo del documento, in particolare, ha disegnato un’idea nuova di missione che, senza cessare di essere ad gentes, non si circoscrive o limita ad essa. In esso viene spiegato che l’evangelizzazione va concepita in modo maggiormente esteso, precisando che suoi destinatari non sono più soltanto i «gentili», ma anche i popoli dell’Occidente che si stanno scristianizzando. Più in generale, nelle pagine dell’esortazione è presente un invito alla Chiesa contemporanea a riscoprirsi interamente e globalmente missionaria. Questa ritrovata centralità della missione, anzi questo riassegnamento missionario della Chiesa, ha trovato espressione anche nella costituzione apostolica Praedicate evangelium, nella quale il Dicastero per l’Evangelizzazione è significativamente anteposto a quello della Dottrina della Fede.
L’imposizione eurocentrica della missiologia del passato, ha dunque lasciato spazio, oggi, ad una missione non più meramente unidirezionale, perché la chiesa ha capito che in altre civiltà lo Spirito ha seminato dei doni che essa può valorizzare. Anche papa Francesco ha voluto sottolineare che l’incontro con la diversità culturale non minaccia l’unità della Chiesa, aggiungendo che «una sola cultura non esaurisce il mistero della redenzione di Cristo» e ribadendo che è impossibile pretendere che tutti i popoli di tutti i continenti imitino le modalità adottate dai popoli europei per esprimere la propria fede cristiana.
La Missione come Risposta al Disincanto Religioso
Dei cambiamenti di cui è oggetto la missione, prendeva atto già l’enciclica Redemptoris missio. Oggi la Chiesa sa che non deve più occuparsi solo dei «lontani», ma anche degli «allontanati». Tale inaspettata urgenza pastorale nasce dal disincanto religioso contemporaneo, ma anche dal fatto che religioni prima lontane si sono fatte prossime e sembrano avere maggiore forza attrattiva del cristianesimo. Un paradosso attuale, è che sono esse a convertire molti battezzati e cresimati. È questa una nuova situazione pastorale che la comunità ecclesiale deve saper fronteggiare e a cui deve reagire in modo efficace.
La missione sta dunque vivendo una trasformazione pastorale, perché nell’annuncio evangelico non è più fondamentale la categoria del «dove», ma semmai quella del «a chi» e del «come». È un dato oggettivo che evangelizzazione, nel contesto attuale, significhi in molti casi «nuova evangelizzazione». Teologicamente non si tratta di dare meno importanza alla dottrina, ma di recuperare la sua perdita di rilevanza, valorizzando strategie e strumenti comunicativi che la facciano tornare ad essere esistenzialmente significativa.
Svolta Ortopratica e Contestualizzazione Esistenziale
Svolta pastorale della missione, però, significa anche attenzione ed impegno attivo e responsabile verso il Regno di Dio, affinché divengano palesi la sua giustizia e la sua carità. La missione, infatti, non si deve occupare solo dei «lontani», ma anche degli «ultimi». È questa la ragione per la quale ogni parrocchia, le aule universitarie, la scuola, la strada, le periferie, le carceri, i centri di assistenza per immigrati, sono oggi, a tutti gli effetti, autentici luoghi di missione. Del resto, la fede non può essere scissa dalla prassi di testimonianza, e l’annuncio delle dottrine non può essere disgiunto dal contrasto alle miserie, al disagio sociale, alla delinquenza e all’emarginazione. Sotto questo aspetto, il missionario, che è per eccellenza un cristiano universale ed un cittadino del mondo, non può che dire I care di fronte alle ingiustizie sociali, alle varie povertà, ai diritti umani violati, alla pace minacciata, ai disastri ambientali. La testimonianza missionaria, da questo punto di vista, coincide con una svolta ortopratica e con una contestualizzazione esistenziale della fede.
La Tensione tra Dialogo e Annuncio nella Missiologia
La missiologia vive una tensione costitutiva tra dialogo e annuncio. Non mancano nemmeno teologi che vorrebbero persino abolire la missione e sostituirla con il dialogo interreligioso. È questo, infatti, uno dei capisaldi del teocentrismo pluralista. Missione e dialogo interreligioso, prescindendo dalle critiche che entrambi si sono attirati, sono tradizionalmente considerati antitetici in quanto ordinati a due opposti principi logici. La prima risponde infatti ad un principio rivelativo, mentre la seconda ad un principio ermeneutico. La prima è strutturalmente connessa al già dato, il secondo alla ricerca. La prima si mette su un piedistallo di superiorità, mentre il secondo richiede un livello paritario. A prescindere dalla sua incompatibilità con il dialogo interreligioso, comunque, la missione in sé stessa, soprattutto a metà del secolo scorso, è stata al centro di vari attacchi polemici. Trovare una soluzione alla tensione che divide queste due irriducibili istanze non è semplice, richiede un pensiero complesso ed il superamento di schemi logici binari, riduzionistici ed elementari. Va premesso, comunque, che gli stessi documenti del magistero riconoscono come il dialogo interreligioso faccia parte della missione evangelizzatrice della chiesa e non sia in contrapposizione con la missione.
Esperienze Missionarie e Comunità in Azione
Diverse testimonianze e realtà ecclesiali illustrano la vivacità e le sfide del punto di vista missionario oggi.
La Prospettiva Personale del Missionario
Un missionario, riflettendo su un momento difficile in cui il messaggio veniva rifiutato, ha espresso il proprio scoraggiamento. La sua collega gli ha ricordato di fissare le mete per dimostrare la fede, non per misurare il successo. Questa consapevolezza ha portato a una riflessione sul successo missionario, non come accettazione del messaggio, ma come impegno personale e fede. Il missionario ha imparato a non paragonarsi agli altri, a esprimere gratitudine per i miracoli quotidiani e a confidare che il Signore è responsabile della sua opera. Cercando di essere più fedele e grato, ha avuto una migliore prospettiva, ha evitato lo scoraggiamento e ha sentito lo Spirito più abbondantemente nel lavoro, scoprendo che anche facendo del proprio meglio, si può essere scoraggiati ma non delusi di sé stessi.
Un altro missionario, p. Stefano Raschietti, riflette sulla sua vocazione e il senso teologico della missione, identificando due disposizioni missionarie: "accogliere l'altro" e "farsi accogliere dall'altro". La "Chiesa in uscita" è per sua natura una Chiesa pellegrina, missionaria e straniera, perché si identifica con la patria celeste. Gesù era uno straniero, e tutti i missionari sono inviati come pellegrini e stranieri, trovando gusto nell'essere "stranieri con Lui" per raggiungere la Patria comune. I popoli a cui sono inviati li hanno fatti amare la loro cultura, umanità e semplicità, anche nella povertà, ispirando gratitudine e desiderio di continuare lo scambio reciproco. Un anziano missionario, che ha affrontato la situazione Covid-19 in Burundi e altre malattie come la malaria, ringrazia per l'aiuto ricevuto e per le intenzioni di Messe, sottolineando l'importanza del sostegno ai fratelli e alla missione affidatagli, specialmente per i giovani che non sono più italiani.
Elisa Marfut Creea, professionista in psicomotricità, racconta la sua esperienza con una tirocinante che si è rivelata essere una suora, Francesca Centorame. Nonostante una visione preconcetta del mondo ecclesiastico, ha scoperto in "Fra" e nel suo lavoro una forte ondata d'amore e un senso di gratitudine. Ha riflettuto sul fatto che ciascuno può essere "il diverso" e sul problema dell'Occidente che "ha perso Dio", rendendosi conto di quanto sia prezioso ciò che ha, pur non essendo ancora pronta a rinunciare al superfluo.
I Missionari e le Missionarie della Via (MdV)
I "Missionari della Via" e le "Missionarie della Via" (MdV) continuano a essere un punto di riferimento nella nuova evangelizzazione e nel servizio agli ultimi, portando il Vangelo con semplicità e prontezza in ogni ambiente, in particolare nelle "periferie" esistenziali e geografiche. La Comunità Religiosa è nata dal carisma di fra' Faustino, fra' Umile e suor Chiara a Lamezia Terme, ispirandosi alle prime comunità cristiane e seguendo la "Via di Cristo". La spiritualità della comunità è primariamente evangelica, con Gesù come fondatore, e si ispira all'amore per la Chiesa e lo zelo missionario di Santi Pietro e Paolo, alla vita povera di San Francesco d’Assisi e alla "piccola via" di Santa Teresa di Lisieux.
La comunità è focalizzata sull'annuncio del Vangelo ai "più lontani" e sulla formazione di cristiani autentici che siano testimoni attivi della fede. La missione centrale è incarnare la chiamata universale del cristiano a "uscire fuori" dalle proprie sicurezze per portare un annuncio gioioso, come sottolineato dal magistero di Papa Francesco. Il loro approccio valorizza sia l'attività dei consacrati che l'impegno dei laici, che condividono la spiritualità e supportano le opere attraverso la Comunità Missionaria della Via (CmdV).
Le attività dei Missionari della Via si radicano profondamente nella preghiera e nella meditazione del Vangelo, come si evince dalla diffusione della Via del Vangelo e dalle riflessioni pubblicate online, spesso curate da fra' Umile. Questi momenti di spiritualità servono a nutrire la missione concreta e disarmata che li caratterizza attraverso l’annuncio della Pace, diffondendo la bontà e opponendosi al male con la testimonianza di una vita pacificata e in preghiera. Attraverso il Focus sull'Umiltà e sulla Povertà, il loro insegnamento insiste sull'importanza dell'umiltà come disposizione del cuore che permette il dialogo con Dio e la compassione verso il prossimo. L'umiltà è vista come il varco attraverso cui l'infinito si avvicina.
Oltre alle attività specifiche della comunità, nella Missione Quotidiana i missionari e le missionarie si impegnano a formare laici (CmdV) che siano capaci di evangelizzare nel proprio contesto quotidiano, testimoniando il "miracolo di una vita nuova" a contatto con Cristo. Oltre al carisma fondativo incentrato sull'evangelizzazione e l'uscita verso le periferie, i Missionari della Via (MdV) hanno consolidato la loro struttura e la loro presenza, ricevendo pieno riconoscimento ecclesiastico. La comunità religiosa è stata ufficialmente eretta come Associazione Pubblica di Fedeli in Itinere, segnando la piena integrazione e l'approvazione formale da parte della Chiesa. La comunità comprende i Missionari della Via (Frati) e le Missionarie della Via (Suore), che condividono il medesimo carisma e missione, operando in coordinamento nelle diverse sedi, e la Comunità Laica (CmdV), che accoglie i laici (singoli, famiglie) che scelgono di vivere la spiritualità dell'Istituto nel mondo, contribuendo alle opere di evangelizzazione e carità. Fratelli e sorelle vivono la stessa regola ma in abitazioni distinte, condividendo alcuni momenti di preghiera, di vita comune e di missione. Oltre ai voti di obbedienza, povertà e castità, il carisma richiede un quarto voto particolare, cioè quello di conformazione a “Cristo Verità nella Carità”.
L'attività dei MdV non è circoscritta alla sola Calabria ma si è diffusa in diverse regioni italiane, spesso su invito dei parroci locali che ne apprezzano il fervore missionario e la capacità di raggiungere i giovani. La comunità è particolarmente attiva nell’evangelizzazione e nella cura dei giovani, organizzando ritiri spirituali e momenti di formazione. Negli anni la presenza dei Missionari e delle Missionarie si è diffusa in diverse regioni servendo parrocchie, centri di spiritualità e case di accoglienza, soprattutto in Campania e Calabria, mentre in Piemonte opera la Comunità dei Laici. I MdV hanno compreso l'importanza dei moderni mezzi di comunicazione per l'annuncio del Vangelo. In modo sobrio e ponderato, sono attivi sulle piattaforme digitali, in particolare su YouTube, dove fra' Umile e altri membri della comunità condividono regolarmente Commenti al Vangelo, catechesi e meditazioni, e storie di conversione. Questo utilizzo dei media li rende molto accessibili, specialmente ai giovani, in linea con l'esigenza di una Chiesa "in uscita" che utilizzi tutti gli strumenti disponibili per l'annuncio. La vita della Comunità è riassunta dal motto: pregare, lavorare e annunciare il Vangelo. Le giornate sono scandite dalla preghiera, dal lavoro manuale, dalla formazione spirituale e dall’annuncio di Gesù, dediti all’evangelizzazione nelle sue svariate forme. La storia recente dei Missionari e delle Missionarie della Via è segnata da un importante percorso di istituzionalizzazione che ha consolidato la loro missione all'interno della Chiesa Cattolica. Questo riconoscimento attesta l'autenticità del loro carisma e la piena accettazione della comunità all'interno della struttura ecclesiastica, permettendo loro di crescere e inviare i propri membri in missione in altre diocesi. In linea con il loro mandato di "missionari della via," la comunità è cresciuta e si è diffusa al di fuori della diocesi di fondazione, stabilendo diverse case e centri di missione in Italia, in particolare al Santuario Madonna della Catena della Diocesi di Cassano all'Ionio, casa madre, dove dal gennaio 2025 la comunità ha sviluppato una presenza e attività pastorale. I Missionari e le Missionarie della Via sono in costante crescita, e le loro attività raggiungono i fedeli, spesso con missioni di evangelizzazione in diverse diocesi italiane.

Controversie e Critiche al Missionarismo
Il missionarismo, nonostante la sua evoluzione, non è esente da critiche e dibattiti, sia interni che esterni alla Chiesa.
Il Caso di Madre Teresa e Christopher Hitchens
Il testo menziona pagine provocatorie che gettano una luce sinistra sulla venerata missionaria Madre Teresa, dipinta come una fanatica di scarsa intelligenza, ma il suo comportamento sfacciato nella causa contro Charles Keating, reo di aver imbrogliato migliaia di risparmiatori USA, è sicuro. Un libro “pericoloso”, specialmente se pubblicato in una società aprioristicamente genuflessa come la nostra. L’editore Minimum Fax, in una lettera, ha chiarito che il libro non era esaurito né fuori catalogo, ma che la scomparsa di Madre Teresa proprio all'uscita del libro ha fatto sì che le librerie si riempissero di testi agiografici su di lei, mentre il papa ne proponeva una beatificazione in tempi record.
Christopher Hitchens, autore di opere critiche, si è laureato nel 1970 in filosofia, scienze politiche ed economiche all’Università di Oxford. Ha collaborato con varie testate nel Regno Unito e negli USA, tra cui il New Statesman, l'Evening Standard, London’s Daily Express, Harper’s, The Spectator e il supplemento letterario del Times. Ha scritto più di dieci libri, tra cui Dio non è grande, A Long Short War: The Postponed Liberation of Iraq (2003), Why Orwell Matters (2002), Il processo a Henry Kissinger (2001), Letters to a Young Contrarian (2001). Ha insegnato presso l’Università della California a Berkeley, l’Università di Pittsburgh e la Nuova Scuola di Ricerche Sociali. Attualmente vive e lavora a Washington D.C., scrivendo saggi per l’Atlantic Monthly e curando rubriche per Vanity Fair e Slate, ed è corrispondente estero per il Daily Mirror. Di difficile etichettatura politica, si definisce «talora vicino alle posizioni dei neo-con», sebbene rimarchi che la sua formazione politica è fondamentalmente marxista e non sia molto variata rispetto alla sua gioventù. Ateo militante e sostenitore della guerra in Iraq in chiave di contrasto del fondamentalismo islamico, non ha tuttavia mai perso occasione di attaccare il presidente Bush jr.
tags: #punto #di #vista #missionario