La frazione di Vissone, parte del comune di Pian Camuno, si estende a 875 metri sul livello del mare, a 8 km dal capoluogo e a 60 km da Brescia. «Sorge (G. Pedersoli - M. Ricardi, "Guida della Valcamonica", p. 699) sopra un poggio avanzato delle pendici del Monte Rotondo (1175) in una splendida posizione panoramica sul Lago d'Iseo, Val Cavallina, Val Borlezza, Val Camonica fino al Pian di Neve, tra la Valle Roncaglia che si avvia da questa zona e scorre a NO e la Valle di Gratacasolo, a sud, raggiunto e attraversato dalla strada di Montecampione.» Il paese è diviso in due contrade: la maggiore, detta Vissone di Sotto, è costruita sul poggio mentre la minore, detta Vissone di Sopra, sorge 82 metri più in alto sul declivio. Il centro storico intorno alla chiesa parrocchiale è caratterizzato da vie a gradinate selciate, talora con sovrapassi a botte, case con muri in pietra a vista di notevole spessore, finestre ad arco a pieno centro e finestre eccentriche, portali rustici in conci irregolari, doppi balconi in legno che si alternano con le fedeli versioni moderne delle case ristrutturate.

La Parrocchia di Vissone: Origini e Contesto Storico
Fondazione e Primi Secoli
Ecclesiasticamente, Vissone è parrocchia autonoma dal 1507 e fa parte della zona IV, Alto Sebino. La località, già in epoca preistorica, rivela tracce di insediamento umano; a Vissone Superiore, a sud dell'antica strada di accesso al paese, nei terrazzamenti di una collinetta fra questa e il cimitero, furono scoperti nel 1968 alcuni reperti ai piedi di una sezione del terreno esistente a lato del campo sportivo: un grattatoio in selce, un bulino in quarzo, frammenti di oggetti in pietra fra cui un'ascia levigata. Nella parte alta della collina emerge inoltre un masso granitico che presenta un ripiano non naturale e che ha fatto pensare ad una di quelle "prede de l'altar" sulle quali nell'antichità precristiana si compivano sacrifici. Il territorio appartenne ecclesiasticamente alla pieve di Rogno e passò poi sotto l'influenza del Monastero di S. Giulia, mentre grosse proprietà conservò il vescovo di Brescia. Potrebbe anche essere la località "Visso" tra le proprietà e i privilegi che Papa Callisto II il 10 febbraio 1123 riconosce al monastero di S. Eufemia. Come suoi feudatari nel territorio, ebbero importanza i Federici.
G. Panazza ("Arte in Valcamonica", III p., p. 506) fa risalire alla seconda metà del secolo XV la prima cappella sorta in territorio, di proprietà del Monastero di S. Giulia in Brescia, pur dipendendo ecclesiasticamente dalla pieve di Rogno e nell'ambito della parrocchia di Piano o Pian Camuno. Religiosamente Vissone deve aver subito l'influenza francescana, come sembra indicare la dedicazione della chiesa a S. Bernardino. Con tale dedicazione Vissone è citato nell'atto di costituzione della parrocchia, che ebbe luogo il 5 settembre 1507 da parte del Capitolo generale delle monache di S. Giulia. Fu il parroco di Piano a far rilevare alle monache di S. Giulia il danno spirituale per la popolazione di Vissone e delle cascine sparse sui monti circonvicini per la mancanza di una chiesa funzionante, e che esse potevano farvi fronte togliendo un così grave male spirituale. Rilevò come a Vissone esistesse una chiesetta dedicata a S. Bernardino, ma priva del sacerdote e del fonte battesimale perché mancavano i fondi per il mantenimento. La badessa Elena Masperoni aderì alla richiesta e donò beni sufficienti per il mantenimento del parroco, a cui poi si aggiunse un legato nel 1560.
Condizioni Ecclesiastiche e Pastorali nel XVI-XVII Secolo
Non ci sono notizie sulla parrocchia negli anni seguenti fino alla visita di monsignor Pandolfi del 17 luglio 1562. Il visitatore trovò una chiesa di proprietà del Comune con tre altari, ma poverissima e della quale al momento «niuno fa la cura», e raccomandò la provvista di un tabernacolo e di arredi. Ordinò «che vengano messe ferrate all'ingresso del cimitero». Il primo rettore del quale si conosce il nome è Alberto o Albertino da Vione, che ricevette in visita, per il vescovo Bollani, nel settembre 1567, don Girolamo Cavalli, il quale trovò la parrocchia e la chiesa in non buone condizioni. Albertino da Vione, per essere da poco in loco, non sapeva nemmeno quante anime di comunione vi fossero in parrocchia e non sapeva se dipendesse o meno dalla pieve di Rogno. Predicava non tutte le domeniche e non insegnava il catechismo ai bambini. Positivo il fatto che vi esistesse la Confraternita del Santissimo Sacramento. Esaminato e trovato poco preparato, gli venne imposto di studiare e di presentarsi al vescovo quando sarebbe stato più istruito. Anche la chiesa aveva veri e notevoli bisogni: doveva essere otturata un'apertura nel presbiterio, andavano ridipinte le figure dell'altare maggiore, arredati gli altari di S. Stefano e della Visitazione della Beata Vergine a S. Elisabetta, acquistati il pallio, la croce e molte altre cose.

Nel 1571 monsignor Celeri vi trovò «molti inconfessi e lussuriosi». Visitando la chiesa l'8 settembre 1573, a nome del vescovo Bollani, monsignor Pilati la trovò consacrata e vi esisteva la Scuola del Corpo di Cristo. Essa non possedeva beni e contava circa 180 confratelli che contribuivano con 4 soldi l'anno spesi in cera per le processioni e il viatico; distribuivano le candele nella festa della Purificazione, provvedevano agli ornamenti dell'altare, facevano cantare messa la prima domenica del mese e celebrare due messe alla morte di un confratello. Essi però non coinvolgevano il rettore nel bilancio. Il visitatore emanò disposizioni circa la conservazione degli Oli sacri, ordinò che si dipingessero le pareti della cappella dell'altare della Beata Vergine e S. Elisabetta, che si chiudesse o si distruggesse la cappella esterna di S. Rocco, che si coprisse con lastre parte del tetto, e che si facesse il pavimento. La cera e il cero pasquale dovevano essere acquistati dalla vicinia, le candele della festa della Purificazione e i rami d'olivo della festa delle Palme dovevano essere portati dalle singole persone. Oltre l'altare maggiore vi erano gli altari della Visitazione e di S. Rocco.
Con la visita di monsignor Celeri del 30 luglio 1578 la parrocchia apparteneva alla vicaria di Pisogne, dalla quale passerà nel 1602 a quella di Artogne e, per disposizione dell'ordinario Bartolomeo Gradenigo, sotto quella di Piano (1683 e 1691), nel 1786 sotto quella di Darfo col vescovo Nani e infine, con il 1836, sotto Artogne. Negli atti della visita di monsignor Giorgio Celeri la parrocchia compariva senza beni, se non con una casetta con un orticello per il parroco; non esistevano legati. La chiesa era stata fabbricata e si manteneva con le elemosine. Solo la Scuola del Santissimo Sacramento possedeva un legato. Il Santissimo Sacramento veniva conservato in tempo di Quaresima e in autunno. Il tabernacolo era dipinto e ben tenuto. Si doveva provvedere ad un fonte battesimale di pietra secondo la forma prescritta. La chiesa era consacrata e capace di contenere la popolazione. Oltre l'altare maggiore, aveva due altari laterali della Visitazione e di S. Stefano. Grave era la situazione della moralità pubblica.
Se tale era la situazione spirituale, più sentita era quella economico-sociale che si manifestava in tentativi di indipendenza. Quando i Federici, nel 1579, vollero riscuotere i diritti di cui erano stati investiti, ricevettero dalle Vicinie di Vissone e di Solato e dal Comune di Piano un rifiuto talmente categorico che a nulla valsero le minacce di gravi pene ecclesiastiche. Solo la comminazione dell'interdetto convinse i vissonesi a cedere, ma al contempo a chiedere l'autorizzazione di poter esporre le proprie ragioni davanti al vescovo, per cui il 7 agosto 1580 la Vicinia di Vissone ottenne la remissione dell'interdetto. Nel frattempo, il 25 aprile l'incaricato del visitatore apostolico cardinale Carlo Borromeo visitò la parrocchia di S. Bernardino di Vissone, trovando la chiesa consacrata, ma spoglia, con il Santissimo Sacramento conservato solo saltuariamente a spese della Confraternita del Santissimo Sacramento. Irregolare era pure il Battistero; tre altari erano senza beni di sostegno, per cui si era sentito il dovere di traslare il culto sia dell'altare di S. Stefano che di quello della Madonna all'altare maggiore. La canonica era stata eretta da poco, ma la sacrestia non aveva che scarse suppellettili. Non esisteva un beneficio e, al mantenimento del rettore, tale Arcangelo Migloe di Monza, provvedeva il Comune con quaranta scudi l'anno. La Confraternita del Santissimo Sacramento, sebbene non regolarmente eretta, provvedeva a far celebrare una messa la prima domenica del mese, all'olio delle lampade, alla cera per il Viatico agli infermi e ad elemosine agli infermi poveri «ad arbitrio» del massaro.

Il visitatore impose che il lume davanti al Santissimo Sacramento venisse pagato parte dal popolo e parte dalla Confraternita; che si provvedessero vasi sacri; che si rivestisse l'interno del tabernacolo di seta; che si collocasse il battistero in una cappella propria o in quella di S. Rocco, dalla quale dovevano essere asportate le sepolture; che si adoperasse l'antica vasca come acquasantiera, ecc. Inoltre ordinò di porre un cancello al presbiterio, di rendere regolari l'altare e la sagrestia, di provvedere i paramenti e arredi. Norme precise vennero inoltre impartite per la Confraternita del Santissimo Sacramento. Nonostante l'atto di sottomissione del 7 agosto e la visita dei suoi incaricati, come narra il Giussani nella sua "Vita di S. Carlo", il cardinale, passando per Piancamuno non solo non volle sostare, ma nemmeno benedire il popolo accalcato e genuflesso al suo passaggio, tra il quale vi erano certamente non pochi vissonesi. Eppure proprio alla fine del secolo XVI e agli inizi del secolo XVII dovette avvenire un fatto importante, come suppone il Panazza: l'ingrandimento della chiesa parrocchiale nelle forme attuali. Ma non restano documenti di ciò. Solo nel 1602 il visitatore, a nome del vescovo monsignor Morosini, ordinò che venisse ingrandito l'altare maggiore.
La povertà della parrocchia e il suo isolamento non permettevano quasi mai una lunga permanenza dei rettori parroci. Dalla fine del '500, infatti, si alternarono sacerdoti che rimasero in parrocchia, salvo qualche eccezione, uno, due, tre anni. Un salario povero (una settantina di scudi l'anno da parte del Comune), un capretto all'anno il giorno di S. Bernardino da parte della Vicinia, un po' di legna e poco altro, per cui erano molto limitati gli interventi dei vescovi in visita pastorale. Eppure ci furono parroci come Pietro Vescovi che si dichiarò soddisfatto, ma si deve rilevare che egli fu anche un sacerdote che, quando morì nel 1631 di peste, godette fama di santità. Il paese, se per il suo isolamento non venne toccato da fatti d'armi, non si sottrasse alle epidemie. La tradizione vuole che le poche decine di persone sopravvissute al morbo del 1630-1631 abbiano fatto voto, assieme agli abitanti di Fraine, di erigere il santuario della Madonna delle Longhe in questa località. Fino alla fine dell'800 i vissonesi si recavano ogni anno a piedi scalzi al santuario.
Il mondo del Venerabile Giacomo Viale
La peste lasciò strascichi di rilassatezza nei doveri pastorali dei parroci, per cui il vescovo monsignor Marco Morosini si trovò costretto, nella visita del 1642, ad intimare al parroco don G.B. Federici, sotto pena di sospensione a divinis, di celebrare la Messa nell'ora consueta a comodità del popolo, di non allontanarsi dalla parrocchia se non per pochi giorni, ecc. Il vescovo dispose che fosse rinnovata la pittura della pala all'altare della Vergine entro un anno, pena l'interdetto, nonché la costruzione di piccolo armadio per gli Oli Santi nel presbiterio dalla parte del Vangelo con la scritta «Olea Sancta» e altre prescrizioni minori. Infine impartì disposizioni per il Cimitero perché fosse protetto dagli animali. Nella successiva visita pastorale il vescovo Morosini, nel 1652, ordinò un velo bianco per la pisside e che sul muro della cappella del Battistero venisse dipinto S. Giovanni Battista che battezza Cristo. La vita religiosa si arricchì nel 1653 della Confraternita del Rosario e, poco dopo, di quella della Dottrina cristiana. Nel 1658 B. Faino rilevò l'esistenza di due altari: il maggiore e quello della Madonna. Il tabernacolo, la custodia degli Oli santi, l'altare, gli arredi e i paramenti sacri, la stabilità degli edifici furono oggetto dei provvedimenti di vescovi lungo il secolo XVII. La chiesa si avvantaggiò nel 1657 di un legato di Martino Martinelli che portò beni immobili in cambio di messe e di altri ancora nel 1667, 1668, 1674, 1677, 1685, 1686 con relativi obblighi di messe. Le Confraternite possedevano Pradizzole superiore (Ferline) con le case, il Gas, il Ronchello, il Ronchellino, un orto, la Riva e case, oltre poi molti capitoli investiti per censo, ed il cosiddetto legato Dardosso. Prese piede anche la Dottrina cristiana.
Don Pier Giuseppe Sarnico e i Recenti Cambiamenti Pastorali a Pian Camuno
L'Arrivo di Don Pier Giuseppe Sarnico
Nel contesto dei cambiamenti pastorali nella diocesi di Brescia, la comunità di Pian Camuno ha visto l'avvicendamento di diversi parroci. Un evento significativo è stato il cambio di parroci per le parrocchie di Pian Camuno, Beata, Solato e Vissone. In precedenza, Don Mario Prandini ha salutato la comunità della bassa Valle Camonica, trasferendosi a Lava di Malonno dopo ben 15 anni di attività pastorale. Il suo saluto ai parrocchiani ha previsto un corteo da piazza Verdi, discorsi delle autorità tra cui il sindaco, una processione verso la parrocchiale, la messa e un rinfresco in oratorio. Nella chiesa di Santa Giulia, è stato inoltre in programma un concerto di ringraziamento del coro parrocchiale. In questa nuova destinazione Don Mario ha ritrovato don Vittorio Brunello, attuale parroco che ben conosce per i suoi trascorsi nella chiesa Beata, frazione di Pian Camuno, con il compito di aiutarlo a seguire i fedeli di un territorio piuttosto ampio che si estende tra Malonno, Paisco e Loveno.
L'ingresso del nuovo parroco, Don Pier Giuseppe Sarnico, è avvenuto il 20 settembre. Ordinato sacerdote nel 1994, proveniente da Castelcovati e con esperienze pastorali a Brescia e a Lumezzane Pieve, a Don Pier Giuseppe Sarnico sono stati affidati i fedeli di Pian Camuno e della frazione Beata.

Il Ministero di Don Pier Giuseppe Sarnico e il suo Trasferimento
Dopo 7 anni di servizio, un nuovo cambio ha interessato le parrocchie di Pian Camuno, Beata, Solato e Vissone. Don Pier Giuseppe Sarnico, che dal 2014 aveva servito Pian Camuno e la Beata, e dal 2016 anche Solato e Vissone, è stato nominato fidei donum presso la diocesi di Torino. La sua destinazione specifica sarà la città, zona Mirafiori, dove seguirà le parrocchie del Santissimo Nome di Maria e di Sant’Ignazio di Loyola.
La Nuova Guida Pastorale
A seguito del trasferimento di Don Pier Giuseppe Sarnico, il Vescovo ha nominato Don Simone Caricari per il centro della bassa Vallecamonica e le sue tre frazioni, assumendo la guida pastorale delle comunità precedentemente affidate a Don Pier Giuseppe.
tags: #parroco #piancamuno #pirgiuseppe