Il nostro tempo attuale potrebbe essere definito il tempo dell’ira. Ci si chiede come non adirarsi di fronte a tutto ciò che deturpa nell'uomo l'immagine di Dio e al tradimento colpevole del progetto divino. Questa reazione, tuttavia, solleva un interrogativo fondamentale: l'ira è sempre un male?
L'evocazione stessa dell'ira divina, come descritta nell'Apocalisse con immagini quali "il vino del furore della sua ira" (Ap 16,19) o le "sette coppe" (Ap 15,7; 16,1), ci pone immediatamente dinanzi all'ambivalenza dell'ira. In alcuni contesti, infatti, l'ira non è vista come un vizio, ma come una virtù, uno "sdegno violento" che chiede invettiva, come nel caso in cui la Chiesa dovrebbe insorgere per tornare a mostrare il volto che le è proprio: significare, promuovere e testimoniare la divina misericordia.

L'Ira: Vizio Capitale e Peccato
L'ira, o collera, è definita come un desiderio disordinato di vendetta che accompagna un disordine della sensibilità. In quanto tale, è un male e, se abituale, viene considerato un vizio, uno dei sette vizi capitali. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2302), l'ira è un desiderio di vendetta cui si può più o meno coscientemente associare un desiderio di uccidere.
L'ira è vizio nella misura in cui si abdica colpevolmente alla serenità del proprio giudizio e si soccombe a un'istintualità primaria, a una radicale incapacità di autocontrollo e di ragionamento. In questo senso, l'ira aliena profondamente il soggetto umano riconducendolo sulla soglia dell'animalità, comprometendo la capacità di discernere e giudicare con oggettività, di riflettere e di esprimere giudizi sensati su persone, cose e situazioni.
La Prospettiva di San Tommaso d'Aquino
San Tommaso d'Aquino analizza le passioni dell'uomo, definendo l'appetitus sensitivus come la sorgente delle passioni, che corrispondono alle emozioni e ai sentimenti, unitamente alle relative alterazioni corporee. La nozione tommasiana di passio deriva dal verbo pati, che significa ricevere-subire e, di seguito, reagire. In questo senso, la passione riguarda anzitutto il corpo, che subisce un'alterazione, ma poi anche l'anima e le sue facoltà.
Secondo San Tommaso, l'ira «comincia nell’anima in quanto è motore del corpo [...] come appare nell’ira e nel timore e in altre cose del genere, dato che le passioni di questo tipo hanno luogo a motivo dell’apprensione e dell’appetito dell’anima, a cui fa seguito una trasmutazione del corpo» (S. Tommaso, De Veritate, q. 26, a. 2). Essa sorge perché qualcuno pensa (a torto o ragione) di aver subito un'ingiustizia, pertanto il "movente" dell'ira è sempre qualcosa di ingiusto (o percepito come tale). P. Ramirez la definisce come appetitus vindictae cum corporis incandescentia, ovvero appetito di vendetta con riscaldamento del corpo.
L'Ira nel Pensiero dei Padri della Chiesa e Filosofi
- Giovanni Crisostomo: Afferma che tra l'ira e la pazzia non c'è alcuna differenza. Nulla è più turpe o deformante di un volto furioso. Sottolinea inoltre: «Pecchi, se non ti prende l'ira quando è necessario» (In Matth. Il; su Mt 5,22), indicando che tacere o far finta di niente può diventare peccato di omissione.
- Gregorio Magno: Distingue l'ira per zelo dall'ira per vizio. La prima turba l'occhio della ragione, la seconda lo acceca (cf Moralia V, 45).
- Aristotele: Ritiene l'ira addirittura necessaria, perché senza il suo apporto non è possibile affrontare alcuna battaglia. Egli afferma che dell'ira occorre fare buon uso, ponendola a nostro servizio e non viceversa. Arrabbiarsi è facile, osserva nell'Etica a Nicomaco, ma non è da tutti arrabbiarsi con la persona giusta, nella misura giusta, al momento giusto e per una giusta causa.
- Seneca: Di parere opposto, dedicò all'ira uno dei suoi trattati morali, sostenendo che l'ira è sempre un male. Consiglia di lottare con se stessi per vincerla: «Cominci a vincerla se la nascondi, se non le dai modo di venir fuori. Nascondiamo le sue manifestazioni e teniamola per quanto possibile nascosta».

Le Manifestazioni dell'Ira e i suoi Effetti
Papa Francesco, nel suo ciclo di catechesi su "I vizi e le virtù", ha definito l'ira come "un vizio particolarmente tenebroso" e "distruttivo dei rapporti umani". Si manifesta fisicamente con aggressività, respiro affannoso, sguardo torvo e corrucciato. In alcuni casi, l'ira non si scatena contro il colpevole, ma contro il primo malcapitato, come coloro che trattengono l'ira sul lavoro per poi sfogarla in casa su moglie e figli.
Una delle caratteristiche più insidiose dell'ira è la sua capacità di non mitigarsi con il tempo, perdurando e togliendo il sonno, portando a rimuginare pensieri senza sbarramenti. L'ira fa perdere la lucidità e impedisce di accettare la diversità dell'altro, trasformando comportamenti sbagliati in un odio verso la persona stessa, nei suoi gesti quotidiani, nel tono della voce e nei modi di ragionare.
Nel contesto sociale odierno, l'aggressività è spesso vista come un tabù, generando un pregiudizio sul tema dell'ira. Tuttavia, rabbia e ira non sono la stessa cosa. La rabbia, di per sé neutra, può essere uno strumento per superare blocchi, mostrare reazione a un'ingiustizia o muovere a solidarietà. Ciò che la rende "mortale" è il desiderio di vendetta cui si unisce, un desiderio che può durare mesi, anni o non passare mai.
Diverse Espressioni della Rabbia
- Rabbia diretta: Quando l'individuo esprime la propria rabbia in modo incontenibile e sproporzionato all'accaduto.
- Rabbia spostata: Quando la rabbia viene trasferita su una persona diversa da quella che l'ha provocata, per mancanza di coraggio o impossibilità di affrontarla direttamente.
- Aggressività passiva: Comportamenti indiretti volti a punire qualcuno (es. mutismi, freddezza, senso di colpa indotto), che non vengono immediatamente riconosciuti come aggressivi dalla vittima, ma che generano risentimento e portano a relazioni insoddisfacenti e non durature.

L'Ira di Dio e l'Ira dell'Uomo nella Bibbia
Anche la Bibbia ci parla dell'ira, distinguendo tra l'ira di Dio, intesa come una misteriosa via di salvezza, e l'ira dell'uomo, una via di dannazione. San Paolo (Ef 4,20-27) riconosce che in ciascuno di noi alberga una radice d'ira, ma il problema non è la sua espressione, quanto il permettere che questa dimori stabilmente in noi ("Non tramonti il sole sopra la vostra ira"). La Genesi (Gen 4,1-17) aiuta a individuare un punto d'origine dell'ira e il suo mutarsi in violenza, come nel caso di Caino.
L'ira di Dio è una "coppa della giustizia" riversata, sconvolgente nella sua inadeguatezza al limite umano. Di fronte al peccato, l'uomo può quindi partecipare dell'ira di Dio e concepire una "ira santa". Tuttavia, la Bibbia condanna la reazione violenta dell'uomo che si adira contro un altro, sia per gelosia (Caino, Gen 4), furia (Esaù, Gen 27), o vendetta eccessiva (Simeone e Levi, Gen 34).
I libri sapienziali biasimano la stoltezza dell'iracondo (Pr 29,22) che non controlla il "soffio delle narici", e ammirano il sapiente che ha "il fiato lungo", in opposizione all'impaziente "dal fiato corto" (Pr 14,29). Gesù stesso si è mostrato ancor più radicale, assimilando l'ira al suo effetto abituale, l'omicidio (Mt 5,22).
La "Santa Indignazione" e la Giusta Misura dell'Ira
Non tutto ciò che nasce dall'ira è sbagliato. Gli antichi erano consapevoli che in noi sussiste una parte irascibile che non può e non deve essere negata. Le passioni, in qualche misura, sono inconsapevoli, capitano come esperienze della vita. Non siamo responsabili dell'ira nel suo sorgere, ma sempre nel suo sviluppo. E qualche volta è bene che l’ira si sfoghi nella giusta maniera.
Papa Francesco sottolinea che se una persona non si arrabbiasse mai, non si indignasse davanti a un'ingiustizia, o non sentisse fremere qualcosa di fronte all'oppressione di un debole, allora quella persona non sarebbe umana, e tantomeno cristiana. Esiste una santa indignazione, che non è l'ira come vizio, ma un movimento interiore, uno zelo per la giustizia.
Gesù stesso ha conosciuto questa santa indignazione diverse volte nella sua vita (cfr Mc 3,5), senza mai rispondere al male con il male. Nel caso dei mercanti nel Tempio (cfr Mt 21,12-13), ha compiuto un'azione forte e profetica, dettata non dall'ira viziosa, ma dallo zelo per la casa del Signore. Dobbiamo distinguere bene: una cosa è lo zelo, la santa indignazione, un'altra cosa è l'ira, che è cattiva.
PAPA FRANCESCO PARLA DI MITEZZA E IRA
Come Contrastare e Vincere l'Ira
Il contrasto all'ira si trova nella benevolenza, nella larghezza di cuore, nella mansuetudine e nella pazienza. Gli uomini non possono stare insieme se non si esercitano anche nell'arte del perdono, per quanto questo sia umanamente possibile.
Nel "Padre nostro", Gesù ci fa pregare per le nostre relazioni umane, riconoscendo che siamo tutti peccatori, debitori gli uni verso gli altri. Perciò, tutti abbiamo bisogno di imparare a perdonare per essere perdonati. L'apostolo Paolo raccomanda di affrontare subito il problema e di tentare la riconciliazione: «Non tramonti il sole sopra la vostra ira» (Ef 4,26), e «Non date spazio al diavolo. [...] Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo».
È nostro compito, con l'aiuto dello Spirito Santo, trovare la giusta misura delle passioni, educarle bene, perché si volgano al bene e non al male. Riconoscere l'ira come vizio è il primo passo per uscirne, e combatterla significa lottare contro i suoi indizi, ricomporre il volto, addolcire la voce, allentare il passo, affinché l'interno si conformi all'esterno.
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