New York, la metropoli che non dorme mai, è da sempre una promessa d'amore e il sogno americano per eccellenza. Bella e imperfetta, è capace di emozionare e rapire il cuore, prendendone ufficialmente una parte. New York è una scoperta in continua crescita, un vortice di emozioni raccontate da letterati, artisti e, in modo significativo, da musicisti. Migliaia di essi si sono ispirati alla Grande Mela, rendendola non solo uno scenario, ma il "sacro cuore" pulsante della loro arte. Questa città è stata la culla, il rifugio e la musa ispiratrice per alcune delle voci più iconiche della storia della musica, le cui storie di passione, lotta e trionfo si intrecciano indissolubilmente con le sue strade e i suoi palcoscenici.
New York: La Muse Eterna della Musica
New York è essa stessa una scoperta che cresce ma non si esaurisce mai. È una metropoli, il centro del mondo in cui le cose da vedere si trasformano nelle cose da sentire. Molti brani sono diventati emblema di questa connessione. La canzone New York New York è uno dei brani più rappresentativi della città; sebbene cantata per la prima volta da Liza Minelli, la versione di Frank Sinatra è rimasta nella storia.
Sting ha raccontato un'altra New York, quella vissuta da un uomo inglese, nel suo brano che narra di come la città lo abbia accolto dopo il suo trasferimento nel 1986 da Quentin Crisp. Tutta la magia intrappolata per le strade e i grattacieli di New York è narrata nello splendido brano Empire State of Mind di Alicia Keys, una poesia d'amore dedicata alla città che non dorme mai.
Michael Stipe, frontman dei R.E.M., ha usato il suo talento per scrivere la dedica d'amore più bella che la città abbia mai ricevuto con Leaving New York, scritta mentre dall'aereo osservava le luci e i colori di questa metropoli. Una fotografia fatta di parole è New York State of Mind, la canzone che Billy Joel ha dedicato alla città; l'ispirazione è nata durante il suo ritorno a New York, catturato dalla magia del fiume Hudson e dei quartieri newyorkesi. One World, invece, è stata scritta da Michelle Lily poco dopo il suo trasferimento da Milano alle sue radici nella città natale di New York, esprimendo la lotta interiore tra la volontà di restare e quella di partire, trasformandosi in un inno anti-violenza e anti-guerra che promuove l'amore e l'unione.

Billie Holiday: La Lady del Jazz con un Cuore Spezzato
Gli Inizi Difficili e il Sogno di Harlem
Billie Holiday, il cui vero nome era Eleanora Fagan, è una giovane degli anni '20 che, sebbene recenti studi testimonierebbero sia nata a Philadelphia nel 1915, crebbe a Baltimora. Il giovanissimo padre "Holiday", musicista e donnaiolo, abbandonò presto la famiglia per seguire la sua band, costruendo la prima culla di problemi per la futura artista. La sua autobiografia del 1956, Lady Sings The Blues, si apre con uno dei passaggi più citati di quei tempi: «Mamma e papà si sposarono che erano ancora ragazzini: lui aveva diciott'anni, lei sedici e io tre». A dir la verità, i genitori di Billie erano effettivamente dei ragazzini il 7 aprile 1915, giorno della nascita della futura cantante, ma non si sposarono mai. Sadie, la madre, aveva diciott'anni, due di più di Clarence Holiday, che abbandonò subito la compagna e la figlia. Clarence, che finirà per suonare banjo e chitarra in gruppi di una certa rilevanza, non ebbe il minimo ruolo nell'infanzia e nell'adolescenza della figlia, se non quello di attirarla verso il mondo del jazz e verso uomini liberi ma violenti. Sadie, con la quale Billie sviluppò uno stretto rapporto, aveva la fama di essere una tenutaria di bordello e, per questo, mandava spesso la figlia ad abitare da qualche parente. Si racconta che in tenerissima età abbia subito violenze sessuali da un vicino di casa, mentre a dieci anni la ragazzina trascorse dodici mesi presso le suore della Casa del Buon Pastore per Ragazzine di Colore, dove non è da escludere che abbia subito violenza sessuale. Di sicuro è ciò che accadde un anno dopo, quando le molestie di un vicino di casa la rispedirono dritta tra le braccia delle suore. A dodici anni la troviamo a lavorare in un bordello nella zona del porto, dove arrotondava le entrate cantando accompagnata dai dischi. Una difficile infanzia accanto alla cugina della madre segnerà la sua anima d'inquietudine e profonda sofferenza, unita al senso di abbandono scaturito dai numerosi affidamenti famigliari che affronta.
Eleanora lavorava nei night club per pochi spicci, esibendosi cantando, e anche molto bene, senza che nessuno glielo avesse insegnato, a volte accompagnata da un pianoforte, altre come performer di gruppo. Dopo aver seguito la madre a New York, la ragazza lavorò nell'ennesimo bordello, si fece un po' di riformatorio a Blackwell's Island e iniziò a cantare (pagata con le mance) in piccoli club di Harlem come il Nest, il Pod's and Jerry's, lo Yeah Man, il Monette's e altri ancora. Billie dirà in seguito che i suoi cantanti preferiti erano Bessie Smith e Louis Armstrong: da Armstrong apprese lo stile, lo swing e la capacità di improvvisare. Nel 1933, la cantante Monette Moore aprì un proprio locale, il Monette's Supper Club, ingaggiando Billie che, in quell'ambiente notturno, poté far conoscenza con una gran quantità di musicisti e personaggi famosi, in particolare il talent scout, critico e appassionato di jazz John Hammond, che una sera rimase estasiato dalla Holiday.

L'Ascesa Artistica e le Collaborazioni Memorabili
Hammond presentò Billie a Benny Goodman, che ebbe con lei una breve storia e, alla fine, le concesse di cantare un brano in una seduta d'incisione fissata per il 17 novembre 1933. La presenza di Ethel Waters, una stella della Columbia all'epoca, finì per innervosire Billie, che si calmò solo quando il pianista Joe Sullivan le suggerì di cantare a occhi chiusi. Tuttavia, in quel giorno, quel brano poco fortunato servì a lanciare la stella di Billie. La rivalità tra le due donne spingerà poi Billie a negare sempre l'influenza di Ethel sul suo stile, ma da osservatori esterni è necessario riconoscere l'inconfondibile impatto della Waters sulla più giovane cantante.
A metà degli anni Trenta, i locali ricominciano e rifiorire dai tempi bui, e Billie inizia a lavorare col celebre sassofonista Lester Young, che la chiamerà affettuosamente "Lady Day". Hammond riuscirà a trovare la formula giusta per mettere in risalto la cantante solo nel 1935, facendola incidere con un improvvisato settetto a nome di Teddy Wilson. Le sedute a nome di Teddy Wilson restano tra i maggiori trionfi del jazz su disco: frizzanti, efficaci e piene zeppe di swing. La loro destinazione principale era il mercato dei jukebox, che nei cupi anni della Depressione era diventato lo sbocco discografico più importante. Malgrado la scarsa qualità di alcune canzoni di partenza, Holiday, Wilson e amici riuscirono sempre a trasformare in oro la paccottiglia di Tin Pan Alley.
Il successo di Billie Holiday è in ascesa, ma porta con sé alcol, oppio, relazioni brevi e dolorose e, più avanti, l'eroina. Poi, la controversa Strange Fruit del 1939, spartiacque della sua carriera, un'aperta denuncia al razzismo e ai soprusi contro la comunità nera che dividerà l'opinione pubblica. Negli anni '40, la Holiday si affida al nuovo impresario Granz, che la porterà in Europa, mentre dovrà seppellire la madre nel '45. Due anni più tardi, alleva un branco di maiali per la rieducazione legale imposta al suo arresto per possesso di stupefacenti.
Ella Fitzgerald: La Regina dello Scat
L'Infanzia, le Sfide e il Debutto all'Apollo
St. Ella, come veniva talvolta chiamata, nasce il 25 aprile del 1917, a Newport News. I genitori adolescenti si separano, e la madre Tempie la porta vicino a New York, dove conoscerà il patrigno Joseph e la sorellastra Frances. Tempie faceva la lavandaia, Jo l'autista; Ella arrabattava spiccioli con lavoretti, gestendo anche le scommesse dei giocatori d'azzardo. Il quartiere in cui viveva era pieno di amici, coi quali giocava a baseball in strada, ma anche attendeva di prendere il treno per vedere gli spettacoli ad Harlem, perché la danza e il canto le piacevano davvero molto. Tempie scompare nel '32 a causa di un incidente stradale, ed Ella viene accolta dalla zia Virginia, poi raggiunta anche da Frances in seguito all'infarto del padre. Nel 1934, Ella partecipa al contest all’Apollo Theater; lei voleva fare la ballerina, per questo le era già venuto un attacco di panico durante una passata esibizione canora (dalla quale si ritirò). Ma Chick Webb, il famoso batterista e big band leader di casa Savoy Ballroom, la vede alla Opera House l'anno dopo e decide di portarla con il suo gruppo, nonostante avesse già ingaggiato il cantante Charlie Linton.

Il Successo Internazionale e il Genio dell'Improvvisazione
“Se piace ai ragazzi, resta”, disse Webb, e alla fine è piaciuta, tant'è che Ella ignora il divieto di Webb di intrattenere relazioni con i suoi musicisti. Da lì, si apre un ventaglio di successi, più di 150 incisi con Chick e altrettanti accompagnati da nomi storici. La voce di Ella paralizza il pubblico: la sua estensione vocale, il timbro e la dizione cristallini e puri rapiscono chiunque, unici diventeranno il suo scat e la sua capacità d'improvvisare. Timida e riservata nel privato, nemmeno Ella stessa (si narra) si è mai resa conto del suo inimitabile talento.
Il mentore Webb viene a mancare nel 1939, e la Fitzgerald incontra Milt Gabler e Norman Granz, due manager che le fanno sorvolare gli oceani e calcare le scene più famose del mondo, con le dovute trasformazioni di genere dallo swing al bebop, producendo una discografia storica; soprattutto, le eviteranno di subire il razzismo imperante di quegli anni, destino toccato ad altre cantanti. A causa del grosso sovraccarico fisico e di un grave diabete che le costerà l'amputazione delle gambe, nel '91 si esibisce per l'ultima volta alla Carnegie Hall di New York, giungendo a regalarci tredici Grammy Awards e 40 milioni di album venduti.
Nina Simone: La Sacerdotessa Soul e la Voce della Protesta
Dalla Musica Classica al Jazz: La Nascita di Nina Simone
Eunice Kathleen Waymon, meglio conosciuta come Nina Simone, è stata una studiosa quasi virtuosa sul pianoforte, educata alla musica fin dalla tenera età. A New York, era un piccolo prodigio, con una visione artistica che si era evoluta in una forma tutta sua, profonda e struggente. Nel 1954, iniziò a suonare il pianoforte e a cantare nei club di New York. Ha inciso decine di album, spaziando tra blues e jazz, con un approccio non privo di ironia e aggressività.

L'Impegno Sociale e la Forza Inimitabile
Nel corso della sua carriera, Nina Simone ha abbracciato la formidabile versatilità, che molti addirittura invidiavano. Ha sempre dichiarato di essersi ispirata a Ethel Waters. È ricordata come una grande interprete jazz e soul degli anni Sessanta e Settanta, pride e pasionaria contro la disuguaglianza razziale. Tra i suoi cavalli di battaglia, la controversa Mississippi Goddam, un canto di protesta scritto dopo l'omicidio di Medgar Evers, militante dei diritti civili in Mississippi, e l'attentato dinamitardo in una chiesa di Birmingham in cui morirono quattro ragazzine di colore. I temi dei diritti civili, la discriminazione e le barriere sociali erano al centro della sua arte, espressi con un linguaggio militante, diretto e a volte minaccioso, sottilmente malinconico o sarcastico. Altri brani simbolo del suo impegno sono Why? (The King of Love Is Dead), in memoria di Martin Luther King, e Revolution.
Misteriosa, inavvicinabile, eclettica, Nina Simone aveva un carattere difficile che spesso ne condizionò la carriera. Dopo aver scelto un "ritorno" in Africa, scegliendo la lontana Liberia, e poi l'Europa, si eclissò dal mondo discografico, lasciando poche notizie di sé. Poi, salvo qualche sporadico concerto, tornò negli '80, ottenendo consensi di pubblico e critica con la riproposta di Love Me Or Leave Me. La sua ultima occasione per vederla dal vivo a Roma, come anche al L'Auditorium, ha mostrato una grandezza quasi inalterata, con la sua voce agrodolce che sembrava intaccarle l'epidermide, giù fino al diaframma. Nina Simone è ora eterna, simbolo di grande arte senza maestri, una voce importante della protesta afroamericana che continua a comunicare con il mondo intero dopo oltre cinquant'anni.
Altre Grandi Voci Legate a New York
Bessie Smith: L'Imperatrice del Blues a New York
Elizabeth Smith vede la luce il 15 luglio 1894 a Chattanooga, Tennessee. Di famiglia poverissima, perde i genitori da bambina e si mette a cantare per strada nei posti peggiori. A quattordici anni ha la possibilità di lasciare la città con una compagnia di minstrel show, e di fare la conoscenza di "Ma" Rainey. Frequenta spesso i buffet flats, dove tra erotismo, gioco d'azzardo e liquori di contrabbando la polizia non entra. Bessie, sposata con Jack, vive a Philadelphia nei primi anni '20, dove il fermento dei discografici che fiutano le scene nordamericane fomentano una corsa ad ingaggiare gli artisti migliori. A metà degli anni '20, il successo di Bessie fa girare la testa a tutti, e la cantante comincia a collaborare con nomi come Louis Armstrong e il pianista James P. Johnson, entrando di fatto nella scena newyorkese e nello star system di quei tempi. È ricca, paga le auto in contanti e si difende così al meglio dal razzismo. Gradualmente, i gusti musicali degli anni Trenta cambiano, e al blues di Bessie si preferiscono gli spettacoli altisonanti di Broadway, che non la ospiterà se non per uno spettacolo dal discutibile riscontro. Bessie tornerà a Philadelphia, ma la sua impronta nella scena musicale, anche quella newyorkese, rimane indelebile.
Michelle Lily: Una Nuova Voce da New York al Mondo
Dalle Radici Newyorkesi al Successo Internazionale
Michelle Lily, nata a New York, scuote il mondo con la sua presenza viva e le forti capacità vocali. Avviando l’attività concertistica negli Stati Uniti e partecipando a vari show televisivi, Michelle apre le porte della notorietà. Viene intervistata dal “Daily News” che dirama i primi successi della giovane cantante che sogna un giorno di poter vincere un Grammy. Michelle continua a studiare il canto con Andrea Martin, vocal coach della Sony Records USA, conosciuta in tutto il mondo per le collaborazioni con Tony Braxton, Mariah Carey e Leona Lewis. Intanto, incide brani inseriti insieme a molti rapper conosciuti nella scena hip-hop newyorkese.
Nel 2009, Michelle approda in Italia per un lavoro da modella. Viene presentata al rapper milanese Mondo Marcio, che le propone subito di restare in Italia per produrre il suo album d’esordio The Real Me. Michelle accetta e disdice il suo ritorno per rimanere in Italia. The Real Me esce nel 2009 con la Mondo Records. Si è subito fatta sentire con l’uscita del primo singolo Summer Love che l’ha portata a collaborare poi con alcuni artisti importanti della scena hip-hop italiana come Two Fingerz, Nesli & Mondo Marcio.
Dal 2011 al 2014, Michelle decide di esplorare nuove realtà musicali. Dona la sua voce ad uno dei progetti più importanti in Italia: quello di Rezophonic per Amref Italia, insieme a più di 100 artisti italiani. Decide di esplorare anche il mondo della dance, collaborando con diversi artisti come Adam Clay, Simone Farina & KROS per la canzone Feel Alright, e Mauro del Principe, Matteo Mascioli & Dr. Feelx per la canzone Crazy Love. Questi progetti l’hanno portata a tanti successi. Con Feel Alright, Michelle è stata presente in più di 40 compilation dance mondiali, #1 in Russia e inserita nella playlist ufficiale di Abercrombie nel mondo per il mese di aprile 2012. La canzone Crazy Love l’ha portata sulla playlist ufficiale di Novembre 2012 di Foot Locker Europa e sui grandi schermi in ogni negozio.

Il Ritorno a Casa e la Nascita di Lily Entertainment
Il 7 Giugno 2014, Michelle viene chiamata come ospite nello show Chiambretti Supermarket, ed è stata intervistata come ospite d’onore della serata per presentare il suo editoriale all’interno della famosa rivista Playboy (Giugno numero 53). Nel Novembre 2014, Michelle collabora con la Sony & XFACTOR Italia e lavora con Lorenzo Fragola ed Ilaria sui loro brani inediti. Negli anni, abbiamo visto Michelle impegnata in molte tappe importanti della sua carriera, dai club più famosi ad eventi aziendali e soprattutto nei grandi palchi e stadi, come RAI RADIO 2 a Roma in piazza del Popolo, a Misano in concerto esclusivo per Honda MotoGP, fino al grande palco del Forum di Assago, due volte durante l’evento SOLDOUT di HipHopTV con più di 20,000 persone presenti.
Nel 2016, Michelle decide di tornare a casa a New York City per progettare l’album più bello e più importante della sua carriera intitolato Shine. Nel 2017, Michelle lancia la sua casa discografica, la Lily Entertainment, LLC. Il 28 febbraio 2018 la Lily Entertainment promuove il primo singolo Magic. One World, una canzone anti-violenza e anti-guerra, promueve l'amore e l’unione come risposta ai problemi del mondo, celebrando la vita, anche quella che sta per nascere.