Eremo Celestino V a Sulmona: Storia e spiritualità

I profondi legami tra Pietro Angioleri, futuro Celestino V, e la città di Sulmona, sia prima che dopo il suo breve pontificato, sono un argomento centrale nella "Storia civile di Sulmona - Dal municipio romano alla città medievale (secc. I-XIII)" di Aldo Di Benedetto. La particolare predilezione di San Pietro Celestino per Sulmona rimane un enigma storico. La città, per ciò che rappresentava, sembrava trovarsi in antitesi con gli ideali che egli perseguiva in ambito sociale, economico e lavorativo. L'Ordine da lui fondato, consacrato allo Spirito Santo e atteso dopo la morte di Federico II, l'Anticristo, che aveva designato Sulmona capitale della nuova regione d'Abruzzo, mirava a riaffermare il primato della vita rurale anche nelle istituzioni. A tal fine, egli si adoperò politicamente per integrare l'Ordine nel sistema feudale, dove lavoro, produzione, scambi e consumo erano organizzati secondo il modello curtense.

La domanda su quale fosse la ragione del suo grande affetto verso Sulmona e i suoi abitanti, come testimoniato dall'indulto di re Carlo II che menziona "qui affectione sincera Sulmonenses diligit" (qui con sincera affezione ama i Sulmonesi), rimane aperta. Si potrebbe ipotizzare l'amore cristiano per il peccatore in cerca di redenzione, o forse è necessaria una risposta psicologicamente più complessa? Allo stesso modo, ci si interroga sull'amore dei Sulmonesi per il loro santo, promotore di un movimento spirituale in contrasto con la loro città. Di certo, si sa che egli, con la sua semplicità e ingenuità, riuscì a sfuggire con uno stratagemma alla scorta che lo accompagnava a Roma, per fare ritorno a Sulmona. Qui, nell'eremo del Morrone o nell'abbazia di San Spirito, egli avrebbe desiderato rimanere.

Vista panoramica dell'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, con Sulmona sullo sfondo.

La Missione e la Personalità di San Pietro Celestino nel Contesto Sulmonese

La missione e la figura di San Pietro Celestino acquistano maggiore chiarezza se inquadrate nel contesto della Sulmona del XIII secolo. In quel periodo, la città raggiunse l'apice della sua importanza storica nell'area abruzzese, per poi intraprendere una lunga e graduale decadenza politica. Il complesso rapporto di avversione-amore tra San Pietro Celestino e Sulmona è emblematico di questo periodo.

Pietro di Angelerio giunse in Abruzzo tra il 1239 e il 1241 e si stabilì sulle pendici del Monte Morrone, in una grotta. Successivamente, fece edificare una chiesetta nota come "Santa Maria in Ruta" o "in Gruttis". Ben presto, Pietro, sostenitore di una vasta attività di proselitismo, prima nella regione e poi all'estero, si rese conto che il luogo era diventato inadeguato per la meditazione ascetica e si trasferì sulla Majella, dove fondò l'eremo di Santo Spirito. Tuttavia, i suoi ritorni sul Morrone erano frequenti, dove dispose la costruzione di un vero e proprio eremo. Questo luogo, situato su un terreno scosceso e di difficile accesso con vista sulla conca di Sulmona, si prestava sia alla vita solitaria e ascetica sia all'accoglienza dei numerosi pellegrini attratti dalle virtù del futuro santo.

Affresco del XIV secolo raffigurante Pietro Celestino in abiti pontificali all'interno dell'Eremo di Sant'Onofrio.

L'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone: Un Luogo di Spiritualità e Storia

L'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, monumento nazionale dal 1902, si erge sulle pendici dell'omonimo monte, vicino a Sulmona. Questo luogo sacro custodisce la memoria di Pietro Angelerio (o Pietro da Morrone), il frate eremita che qui visse e che nel 1294 divenne papa Celestino V, per poi essere canonizzato. La sua storia è intrinsecamente legata alla figura di Celestino V e al suo Ordine.

Nel 1294, re Carlo II d'Angiò, subito dopo il conclave che sancì l'elezione di Pietro Angelerio a pontefice dopo una lunga vacanza della sede pontificia, si recò sul Morrone per annunciare l'elezione all'eremita e condurlo all'Aquila per la solenne incoronazione nella basilica di Santa Maria di Collemaggio. Celestino V, che rimase sul soglio pontificio per soli quattro mesi, fece ritorno all'eremo morronese nel 1295, in fuga dopo aver rinunciato al papato e ricercato dal nuovo pontefice Bonifacio VIII.

L'eremo, durante l'ultimo conflitto mondiale, subì danni significativi che ne alterarono la struttura originale. Tuttavia, la ricostruzione successiva ha preservato la planimetria dell'edificio, pur con variazioni nell'aspetto esterno. Una lapide sulla facciata commemora il maestro Giuseppe Giampietro (1894-1974), artefice della ricostruzione.

Architettura e Opere d'Arte dell'Eremo

Antistante alla chiesa (dimensioni 7,30 x 4,80 m) si trova un porticato che conduce a un piccolo piazzale prospiciente il sagrato. All'interno della chiesa, sulla parete sinistra, si conservano alcuni resti di affreschi del XV secolo raffiguranti il Cristo Re e San Giovanni Battista, oltre a pitture più tarde con una Madonna con Bambino e Santa Lucia e Sant'Apollonia. Non è più presente il trittico su tavola del Quattrocento che raffigurava Sant'Onofrio, San Pietro Celestino e il Beato Roberto de Salle (discepolo dell'Angelerio), rimosso nel 1884.

Di notevole pregio è il soffitto in legno, risalente al XV secolo. Si possono ammirare affreschi attribuiti a un "Magister Gentilis", probabilmente contemporaneo di Pietro da Morrone, che rappresentano il Crocifisso con ai lati Maria e San Giovanni. Sui bracci della croce, due angeli sorreggono una corona di spine e una corona radiata. La lunetta sovrastante l'opera è affrescata con la Vergine con Bambino su sfondo azzurro, mentre nell'altra lunetta di fronte sono raffigurati i busti di San Benedetto (vestito di rosso con un libro chiuso in mano), San Mauro e Sant'Antonio (con tunica gialla e mantello rosso).

La volta a botte è dipinta di azzurro con un fondo stellato. Sulle pareti laterali si trovano pregevoli resti di dipinti del XIV secolo, tra cui uno raffigura Pietro Celestino nelle vesti di pontefice, con una tiara intessuta di fili gialli e una veste con cappuccio rovesciato sul mantello bianco.

Dettaglio di un affresco quattrocentesco con il soffitto in legno dell'Eremo di Sant'Onofrio.

Il corridoio che si apre sul lato destro dell'oratorio conduce alle cellette di Pietro Celestino e del Beato Roberto da Salle, che costituivano il nucleo originario dell'eremo. In fondo, una nicchia ospita l'affresco di una Crocifissione e un'altra raffigurazione di Pietro Celestino in abiti papali. La grotta, dove secondo la tradizione Pietro Celestino si ritirava in preghiera, si trova nella roccia sottostante la chiesa ed è raggiungibile tramite una scalinata esterna. I fedeli sono soliti strofinarsi contro la roccia umida, dove si dice che il santo dormisse e che ne conservi l'impronta del corpo, per ottenere guarigione da malattie reumatiche.

Il "Fuoco del Morrone" e la Devozione Celestiniana

Il "Fuoco del Morrone" è un evento strettamente connesso alla Perdonanza Celestiniana, che ne anticipa le celebrazioni. L'evento trae ispirazione dal viaggio che condusse Pietro da Morrone a L'Aquila per ricevere l'incoronazione pontificale. Ogni anno, generalmente a partire dal 16 agosto, una fiaccolata inaugurale dà il via alla manifestazione. Centinaia di persone partecipano, partendo al tramonto dall'Eremo di Sant'Onofrio dopo l'accensione rituale del Fuoco e delle fiaccole. Queste ultime, attraverso la loro fiamma, trasportano simbolicamente lo spirito di Pietro Celestino fino all'Aquila, facendo tappa in tutti i luoghi attraversati dal futuro santo durante il suo viaggio a dorso d'asino.

Il "Fuoco del Morrone" si svolge ininterrottamente dal 1981 ed è promosso e organizzato dal Movimento Celestiniano dell'Aquila e dall'Associazione Celestiniana Sulmona. L'evento è parte integrante del riconoscimento UNESCO conferito alla Perdonanza.

Altri Luoghi Celestiniani in Abruzzo

La sacralità delle rocce, delle acque e delle grotte abruzzesi ha attratto numerosi eremiti nel corso dei secoli, e le testimonianze della presenza di Celestino V in Abruzzo sono numerose. Il suo nome è indissolubilmente legato alla città dell'Aquila, dove a lui si deve l'edificazione della Basilica di Collemaggio, considerata il suo monumento più importante. Secondo la leggenda, la basilica fu fondata in seguito a un'apparizione della Vergine all'eremita Pietro.

Il cenobio rupestre di Santo Spirito a Majella, a Roccamorice (Pescara), fu dimora di Pietro da Morrone nel 1246. Trovandola in pessime condizioni, ne iniziò i lavori di ristrutturazione. Nonostante le trasformazioni subite nel corso dei secoli, il luogo conserva il fascino della sua posizione nella valle omonima.

Anche Sulmona, patria di Ovidio e rinomata per la lavorazione dei confetti, vede il suo nome strettamente legato alla figura di Celestino V. Nella Cattedrale romanica di San Panfilo, Celestino V celebrò messa durante il suo viaggio verso L'Aquila accompagnato da Carlo d'Angiò e Carlo Martello.

Nei pressi di Sulmona, due importanti siti sono legati alla figura del futuro Celestino V: la Badia Morronese (o di Santo Spirito), dove dimorò e firmò l'accettazione dell'elezione a Papa, e l'Eremo di Sant'Onofrio, dove ricevette la notizia della sua ascesa al soglio pontificio. Quest'ultimo, caratterizzato dalla sua suggestiva collocazione nella roccia, conserva affreschi originali nella cella dell'eremita. Fu tra queste mura, durante un digiuno penitenziale, che frate Pietro ricevette la notizia della sua elezione al papato. La tradizione narra che il Crocifisso dinnanzi al quale pregava accennò con il capo, inducendo Pietro a pronunciare le parole: "Do il mio assenso ai voti del Sacro Collegio ed accetto il Sommo pontificato. Mi aiuti il Signore a portarne il gravissimo giogo".

Giornata a Sulmona per ricordare Papa Celestino V

Il Petrarca, nel "De Vita solitaria", narra la vita di Roberto da Salle, il cui nome secolare era Santuccio. Quest'ultimo, al momento della partenza di Celestino V da Sant'Onofrio, si inginocchiò per ricevere la santa benedizione. Pietro ritornò a Sant'Onofrio dopo la sua abdicazione al papato, rimanendovi nascosto fino al febbraio 1295, quando partì con l'intenzione di raggiungere la Puglia per imbarcarsi verso la Grecia.

Nella provincia dell'Aquila, a Castelvecchio Subequo, è documentato il passaggio di Celestino V. Nel Duecentesco Eremo di Sant'Onofrio, arroccato sul Monte Morrone sopra Sulmona e la Valle Peligna, l'eremita Pietro da Morrone apprese nel 1294 di essere diventato papa Celestino V (1215-96) e vi si rifugiò dopo "il gran rifiuto" ricordato da Dante. L'eremo ha beneficiato di un contributo di 20.000 euro da parte del FAI - Fondo Ambiente Italiano e Banca Intesa per il restauro degli affreschi.

L'Abbazia di Santo Spirito al Morrone: Prestigio e Trasformazioni

L'Abbazia di Santo Spirito al Morrone, comunemente nota come Badia Morronese, situata in località Badia a circa 5 km da Sulmona, esprime il prestigio e la potenza raggiunti dall'Ordine dei Celestini. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, l'abbazia fu adibita a carcere. Attualmente, dopo una lunga fase di ristrutturazione, ospita il Parco Nazionale della Majella e gli uffici della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell'Abruzzo.

Il percorso che conduce all'abbazia è vario, panoramico e permette un'immersione nella storia locale. Si attraversano luoghi legati alla memoria storica, come le baracche del Campo di Prigionia 78 a Marane, da cui l'8 settembre 1943 fuggirono i prigionieri alleati, aiutati dalla popolazione locale. Si raggiunge poi Fonte d'Amore, fontana celebrata da Ovidio.

Proseguendo, si giunge all'area archeologica del santuario italico di Ercole Curino, dove si possono visitare i resti di una chiesetta celestiniana, le terrazze e le gradinate del tempio con il suo magnifico mosaico, e i vani delle botteghe. Da qui, un ripido sentiero conduce all'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone (637 m di quota). Restaurato dopo i danni bellici, l'eremo conserva in parte l'aspetto che aveva all'epoca di San Pietro Celestino, con l'oratorio, gli affreschi e una serie di celle che hanno ospitato figure isolate di religiosi ed eremiti laici. Dall'eremo si gode una vista magnifica sull'intera Valle Peligna e sui gruppi montuosi circostanti.

Vista panoramica della Valle Peligna dall'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone.

L'Eremo del Morrone, fondato nel 1293 da Fra' Pietro Angelerio, futuro papa Celestino V, e dedicato all'eremita Sant'Onofrio, si trova a 600 metri di altezza su una ripida parete rocciosa affacciata sulla conca peligna. Scelto da Pietro da Morrone per condurre una vita di preghiera e penitenza, l'eremo presenta una struttura semplice, in linea con lo stile di vita ascetico del suo fondatore. Comprende una piccola chiesa e alcune celle per i monaci. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'edificio subì danni a causa dei bombardamenti, e la sua conformazione attuale è il risultato di ricostruzioni successive. L'interno del transetto ospita affreschi raffiguranti una Crocifissione, con la Vergine Maria e San Giovanni Evangelista ai lati, e due Angeli. Sulla lunetta frontale è rappresentata una Vergine in trono con Bambino, affiancata dalle immagini del Sole e della Luna. Sulla lunetta opposta, sopra l'ingresso, sono raffigurati San Benedetto, San Mauro e Sant'Antonio. Dopo l'abolizione dell'ordine religioso nel 1807, il romitorio fu abbandonato, ma continuò a essere occasionalmente frequentato da eremiti. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il complesso subì gravi danni, ma fu successivamente restaurato.

Gli interventi di restauro conservativo hanno incluso la rimozione di depositi atmosferici, sporco e resine acriliche, la sigillatura di fessurazioni e il consolidamento delle superfici. Il restauro estetico ha portato alla luce decorazioni precedentemente sconosciute, raffiguranti un Santo e un Cristo Pantocratore, databili al XV secolo, come la rappresentazione di San Pietro Celestino. Il restauro è stato completato con la reintegrazione pittorica attraverso l'uso di acquerelli.

Nonostante le ristrutturazioni, l'eremo conserva l'aura di un luogo aspro e inaccessibile. Un breve passaggio porticato conduce a un piazzaletto, da cui si accede alla chiesa. Le pareti conservano resti di affreschi quattrocenteschi e pitture devozionali più recenti. Fino al 1884, era custodito un trittico su tavola del XV secolo raffigurante Sant'Onofrio, San Pietro Celestino e il Beato Roberto da Salle. Dietro la parete di fondo della chiesa si trova una piccola cappella o oratorio ornato da affreschi attribuiti a Magister Gentilis. Il soffitto a volta a botte è dipinto di azzurro e decorato con stelle. Sulla parete sinistra è visibile un affresco del XIV secolo che ritrae Celestino in abito monastico con la tiara papale. A destra dell'oratorio si apre un corridoio che conduce alle celle di Fra’ Pietro e di Roberto da Salle. Alla fine del corridoio, una nicchia affrescata ospita una Crocifissione e coppie di Santi, tra cui San Pietro Celestino in abiti pontificali. Una scalinata conduce al piano superiore con locali di servizio e una terrazza panoramica. Nella zona sottostante l'eremo si trova una piccola grotta scavata nella roccia, utilizzata dal Santo per la preghiera.

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