La dottrina cattolica definisce un legame indissolubile tra la Sacra Scrittura, la Sacra Tradizione e il Magistero della Chiesa. Questi tre elementi, pur distinti, sono così strettamente connessi e congiunti che non possono sussistere indipendentemente l'uno dall'altro. Essi, ciascuno secondo il proprio modo e sotto l'azione dello stesso Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime, come sottolineato dalla Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione Dei Verbum del Concilio Vaticano II (DV 10).
La Sacra Scrittura e la sua Interpretazione
La Sacra Scrittura è riconosciuta come la Parola di Dio scritta sotto l'ispirazione dello Spirito Santo. Tuttavia, la sua comprensione non è sempre immediata o univoca, e la Chiesa ha da tempo stabilito principi per una corretta interpretazione. Già nel 1909, la Pontificia Commissione Biblica fornì risposte significative riguardo al carattere storico dei primi tre capitoli della Genesi, chiarendo che non è sempre necessario interpretare ogni parola in senso proprio, ammettendo l'uso di locuzioni metaforiche, improprie o antropomorfiche (Risposta: No alla domanda V). È invece permesso e utile utilizzare un'interpretazione allegorica e profetica per alcuni passi, seguendo l'esempio dei santi padri e della Chiesa stessa (Risposta: Sì alla domanda VI).
Linguaggio e Intento dell'Autore Sacro
L'autore sacro del primo capitolo della Genesi non intendeva insegnare scientificamente la costituzione intima delle cose visibili o l'ordine completo della creazione. Piuttosto, il suo scopo era fornire al suo popolo un racconto popolare, conforme al linguaggio comune dei suoi contemporanei e adattato alla loro capacità di comprensione. Pertanto, non è necessario ricercare in questi testi una scrupolosa proprietà del linguaggio scientifico (Risposta: No alla domanda VII). La parola "yóm" (giorno) nel primo capitolo della Genesi può essere intesa sia nel senso proprio di giorno naturale, sia in quello improprio di un certo spazio di tempo, e agli esegeti è lecito dibattere liberamente su questa questione (Risposta: Sì alla domanda VIII).
Romano Penna Dei Verbum: l'interpretazione della Bibbia nella Chiesa
Scienza e Fede: Nessuna Contraddizione Reale
Leone XIII, nella sua enciclica Provvidentissimus Deus (1893), afferma che "nessuna vera contraddizione potrà interporsi tra il teologo e lo studioso delle scienze naturali, finché l'uno e l'altro si manterranno nei propri confini". Egli ammonisce a "non asserire nulla temerariamente, né di presentare una cosa certa come incerta", citando Sant'Agostino. La regola fondamentale per il teologo in caso di dissenso con le scienze è: "Tutto ciò che i fisici, riguardo alla natura delle cose, potranno dimostrare con documenti certi, è nostro compito provare non essere nemmeno contrario alle nostre Lettere; ciò che poi presentassero nei loro scritti di contrario alle nostre Lettere e cioè contrario alla fede cattolica, o dimostriamo con qualche argomento essere falso ciò che asseriscono o crediamolo falso senza alcuna esitazione".
Gli scrittori sacri, o più correttamente "lo Spirito di Dio che parlava per mezzo di essi, non intendeva ammaestrare gli uomini su queste cose (cioè sull'intima costituzione degli oggetti visibili), che non hanno importanza alcuna per la salvezza eterna". Essi descrivevano e rappresentavano talvolta le cose con una locuzione metaforica o secondo il modo comune di parlare dell'epoca, attenendosi a ciò che appare ai sensi, come avverte anche San Tommaso d'Aquino.

La Tradizione e lo Sviluppo della Dottrina
La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono "strettamente congiunte e comunicanti tra loro", poiché "ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine" (Dei Verbum, 9). La Tradizione ecclesiale si dirama lungo il percorso della storia attraverso la Chiesa che custodisce, interpreta e incarna la Parola di Dio.
La "Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo" (DV, 8). Questo progresso avviene attraverso la riflessione e lo studio dei credenti, un'intelligenza più profonda delle cose spirituali derivante dall'esperienza e, soprattutto, la predicazione dei successori degli apostoli che hanno ricevuto "un carisma sicuro di verità". San Gregorio Magno affermava che "la Sacra Scrittura cresce con coloro che la leggono", e Sant'Agostino sosteneva che "uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Scrittura e uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tanti santi". La Parola di Dio non è statica, ma una realtà vivente e organica che si sviluppa e cresce nella Tradizione, come suggerito da John Henry Newman nella sua opera "Lo sviluppo della dottrina cristiana".
Il "Deposito della Parola di Dio"
L'apostolo Paolo esorta Timoteo a "custodire il deposito che ti è stato affidato" (1Tm 6,20). La Dei Verbum riprende questo concetto, affermando che "la sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa". Questo deposito è interpretato dal "magistero vivo della Chiesa la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo" (DV, 10).
Il Ruolo del Magistero
Il Magistero della Chiesa ha il compito di interpretare autenticamente la Sacra Scrittura e di difendere i dogmi della fede. Benedetto XV, nella sua enciclica Spiritus Paraclitus (1920), confutò l'opinione di alcuni moderni che distingueva nella Sacra Scrittura un elemento principale (religioso) e uno secondario (profano), limitando gli effetti dell'ispirazione e dell'immunità dall'errore al solo elemento religioso. Questa teoria è stata ritenuta temeraria e menzognera, poiché l'ispirazione divina è presente in tutte le parti della Bibbia, senza selezione né distinzione alcuna, e "sarebbe un errore molto grave restringere l'ispirazione divina solo a determinate parti della Sacra Scrittura, o ammettere che l'autore sacro stesso abbia potuto ingannarsi".
Inoltre, Benedetto XV respinse la teoria che le parti storiche delle Scritture si appoggiassero non sulla verità "assoluta" dei fatti, ma solo sulla loro "verità relativa" o sul modo volgarmente comune di pensare. Egli chiarì che, mentre le scienze fisiche si occupano di oggetti che colpiscono i sensi e devono concordare con i fenomeni come essi appaiono, la storia, narrazione di fatti, deve coincidere con questi fatti "come realmente si sono verificati". L'idea di trasferire i principi delle scienze fisiche alla storia non intende stabilire una legge generale e assoluta, ma indicare un metodo uniforme per confutare le obiezioni fallaci e difendere la verità storica della Sacra Scrittura.

Magistero e Progressi Scientifici
Pio XII, con l'enciclica Humani Generis (1950), affrontò il rapporto tra le scienze positive e le verità della fede cristiana. Mentre è lodevole tenere conto dei fatti realmente dimostrati dalla scienza, è necessaria cautela riguardo alle ipotesi, anche se fondate scientificamente, quando toccano la dottrina contenuta nella Sacra Scrittura o nella Tradizione. Se tali ipotesi vanno direttamente o indirettamente contro la dottrina rivelata, non possono ammettersi in alcun modo.
Il Magistero non proibisce che la dottrina dell'evoluzionismo, riguardante l'origine del corpo umano da materia organica preesistente, sia oggetto di ricerche e discussioni da parte dei competenti in entrambi i campi (scienze e teologia). Tuttavia, questo deve essere fatto con serietà, moderazione e misura, e tutti devono essere pronti a sottostare al giudizio della Chiesa, alla quale Cristo ha affidato l'ufficio di interpretare autenticamente la Sacra Scrittura e di difendere i dogmi della fede.
In sintesi, la Sacra Scrittura ci è data dalla Tradizione ed è garantita dal Magistero. La Scrittura rimanda alla Tradizione per la sua corretta interpretazione e fonda il Magistero. Il Magistero, a sua volta, dichiara ciò che appartiene alla Sacra Scrittura e alla Sacra Tradizione, assicurando un'unità dinamica e vivente per la salvezza delle anime.
tags: #sacra #scrittura #tradizione #e #magistero