Santa Caterina da Siena e il Sacerdozio: Storia, Teologia e Riforma

La figura di Santa Caterina da Siena emerge con forza in un periodo turbolento della storia della Chiesa, segnato dallo Scisma d'Occidente, scoppiato nel 1378. Quest'epoca, caratterizzata da divisioni profonde che interessavano l'intera Chiesa e persino gli ordini religiosi, fu vissuta da Caterina come un momento di profonda Passione della Chiesa. La sua influenza si estese non solo alla teologia, ma anche alla politica e alla cultura del pensiero teologico del tempo, spesso dominato dal nominalismo.

Ritratto di Santa Caterina da Siena con una croce in mano

Il Profetismo Femminile e la Libertà di Caterina

Caterina è una delle figure emblematiche del "profetismo femminile alla fine del Medioevo", come anche santa Francesca Romana, morta a Roma nel 1440. Queste donne, laiche consacrate, dimostrarono una straordinaria libertà di parola e di azione. A differenza di alcune figure femminili come Maddalena o altre che erano madri, Caterina e Giovanna d'Arco erano vergini consacrate. Condividevano una profonda "maternità di Maria accanto alla Croce", sostenendo la Chiesa e i suoi pastori. Come Caterina sostenne Papa Gregorio XI, così Giovanna sostenne il suo re Carlo VII, incarnando l'immagine di donne forti e coraggiose che sostengono gli uomini, talvolta più deboli, nella loro missione.

La Teologia di Santa Caterina: Incarnata e Simbolica

Per comprendere appieno il suo rapporto con il sacerdozio, è fondamentale addentrarsi nella teologia di Caterina. Questa donna, Dottore della Chiesa, era illetterata e quasi analfabeta; sapeva leggere poco e ancora meno scrivere. Tuttavia, sapeva esprimersi meravigliosamente attraverso la parola. Le sue opere sono infatti le parole della santa, trascritte fedelmente dai suoi discepoli. La teologia di Caterina, pur non essendo speculativa nel senso tradizionale, si distingue per l'uso abbondante di simboli e immagini, rappresentando una teologia simbolica, profondamente incarnata.

Il suo continuo riferimento all'Incarnazione, al Corpo e al Sangue di Gesù, è centrale. Caterina viveva la suprema comunione con il Corpo e il Sangue di Gesù, percependo la pienezza della Divinità "corporalmente" in Lui (Col 2/9). Per lei, la realtà ultima è sempre l'Amore: Dio è Amore, e specialmente tutto ciò che riguarda l'uomo. Questo amore infinito si fa cibo dell'uomo nell'Eucaristia. Gesù, crocifisso e risorto, è il vero sole della Chiesa pellegrinante, che toglie la morte e dà la pace nella Resurrezione, fondando la Redenzione nell'Acqua viva dello Spirito Santo.

Icona dell'Eucaristia con il calice e l'ostia

La Dignità del Sacerdozio e il Mistero Eucaristico

Caterina afferma con forza la sublime dignità dei sacerdoti, in quanto ministri del Mistero Eucaristico. Il Mistero della Chiesa è illuminato dall'Eucaristia, che è come il Sole, e i sacerdoti sono i ministri di questo "sole". L'Eucaristia, nella sua assoluta santità, non diminuisce né si guasta mai per i difetti dei ministri. Questa verità infonde dolcezza e consolazione anche nei momenti di maggiore travaglio per la Chiesa.

Secondo Caterina, i sacerdoti, in quanto "cristi" del Padre, devono essere rispettati non per le loro qualità personali, ma per la reverenza al Sangue di cui sono ministri. Il Sangue redentore ha lo stesso valore sia che venga amministrato da un sacerdote santo che da un cattivo ministro, perché l'autorità che essi detengono è un dono di Dio, non frutto del loro merito personale. I sacerdoti, dunque, possiedono una dignità che supera persino quella dei puri spiriti.

La "Riforma" dei Sacerdoti e la Condanna del Peccato

Nonostante l'esaltazione della dignità sacerdotale, Caterina aveva una profonda consapevolezza dell'indegnità di tanti sacerdoti del suo tempo. La sua "petizione" nel primo capitolo del Dialogo della Divina Provvidenza era un accorato appello per la "riformazione della santa Chiesa". Ella, infatti, non si risparmiava nel denunciare l'avarizia e l'impurità che spesso affliggevano il clero.

La santa, con la sua caratteristica libertà di parola, condanna aspramente il peccato dei sacerdoti, mettendolo in contrasto con l'opera di Gesù: "O misero! Vergogna! Ministro, e tu el percuoti con lascivi e disonesti peccati! Fai il contrario di quello che per te ha fatto la mia Verità". Critica coloro che fanno del loro cuore "tempio del dimonio", fuggendo l'abbraccio di Cristo per abbracciare "le inique e immonde creature". Questa visione così incarnata di Caterina sottolinea la santità del nostro corpo nella comunione con Cristo, in contrasto con il peccatore che "fa tutto il contrario con il suo corpo".

La FOLLIA di Santa Caterina da Siena - Alessandro Barbero (Novembre 2020)

Tuttavia, la sua condanna non era mai fine a se stessa, ma un invito alla conversione, alla preghiera e alla misericordia per questi "servi" della Chiesa, fossero essi cardinali, vescovi o sacerdoti. Ella offrì se stessa per la conversione dei ministri della Chiesa, vivendo un "calvario luminoso" e un "Getsemani di obbedienza alla verità", facendone il motivo centrale della sua esistenza.

Caterina, "Mamma dei Sacerdoti"

In modo particolare, Caterina è considerata la Mamma dei sacerdoti. La sua maternità spirituale non è solo un titolo onorifico, ma una descrizione della sua missione di donna formatrice del clero, desiderosa di "riconformare" i loro cuori nell'amore di Gesù. I sacerdoti, nella visione di Caterina, sono chiamati a incarnare tre dimensioni fondamentali: Padre, Fratello e Figlio.

  • Il Sacerdote come Fratello: "Poiché ciascuno è un fratello per il quale Cristo è morto". Il sacerdote è fratello della stessa persona consacrata a Cristo, chiamato a riscoprire l'amore, creato per amare ed essere amato. Anche se il peccato può "disaccordare" le corde del cuore, l'amore non viene mai distrutto e queste corde possono essere "riaccordate".
  • Il Sacerdote come Sposo della Verità: È chiamato a essere "sposo della Verità", cioè di Cristo Verità, in una consacrazione a Lui della dimensione sponsale del suo cuore. Questo sposo della Verità deve "annegare e uccidere la propria volontà" per essere fedele.
  • Il Sacerdote come Padre: Questa immagine, radicata nel sacramento dell'Ordine e nell'Eucaristia, porta il sacerdote a una direzione precisa: verso il Padre, verso Maria e verso la Chiesa. Caterina stessa chiamava Dio "Babbo mio dolce", eco della parola di Gesù "Abba".
  • Il Sacerdote come Figlio: Pur essendo padre e fratello, il sacerdote rimane sempre un figlio, chiamato a raggiungere l'età adulta della perfezione e della santità.

La santa, che nella sua vita definiva il suo confessore, il Beato Raimondo da Capua, ora padre spirituale ora figlio, vedeva nel sacerdote una profonda necessità dell'amore della Madre. Un amore materno che lei stessa condivideva con Maria, descrivendo l'amore di quest'ultima accanto alla croce: una "dolcissima e carissima Madre" che è "una scala per aiutare il Figlio a salire sulla croce". L'amore materno di Caterina si manifesta nel suo desiderio che i sacerdoti "partano per annunciare il vangelo in tutto il mondo", e nel suo volere "tenere il figlio con sé", come espresso nelle sue lettere a Raimondo.

L'Odore delle Pecore e il Buon Pastore

Le parole di Caterina sono sorprendentemente attuali quando si riflette sull'immagine del pastore. Quando il Papa parlava della necessità per il pastore di essere "impregnato dell'odore delle pecore", intendeva un'immersione totale nella vita del gregge, un dono di sé che va ben oltre la semplice vicinanza fisica. Il pastore deve "donare la sua vita per il gregge", come ha fatto Cristo, il buon Pastore, che "poneva la vita per le pecorelle sue" e si è fatto "agnello svenato".

Caterina, nelle sue lettere a papi, vescovi e sacerdoti, affermava continuamente questo concetto. Scrivendo all’abate di sant’Antimo, desidera vederlo "bagnato, e affogato nel sangue del Figliolo di Dio", per essere un "vero pastore, perduto ad ogni amor proprio di voi medesimo", con l'occhio fisso "a ragguardare l'onore di Dio e la salute delle anime". Questo invito al pastore a fare "buona guardia, sicché il dimonio non involi le pecorelle vostre" è un richiamo costante al servizio e alla dedizione incondizionata.

Ma l'esempio del buon pastore, pur riferendosi in modo particolare ai sacerdoti, si estende a ogni battezzato. Ognuno di noi, come battezzato, ha la vocazione ad essere "il pastore di suo fratello". La risposta alla domanda di Caino: "Sono forse il custode di mio fratello?", deve essere un convinto sì. Dobbiamo prenderci cura della vita terrena ed eterna dei nostri fratelli, creare condizioni dignitose e desiderare per loro la vita eterna. Questo significa essere "buoni pastori dell'umanità", non solo pecore da accudire, ma anche coloro che difendono, proteggono e accudiscono.

Il "Desiderio" e l'Amore Sponsale

Il concetto di "desiderio" è centrale nel Dialogo, nelle Lettere e nelle Orazioni di Caterina. I sacerdoti, come "cristi" del Padre, devono avere un "desiderio infinito", essendo uniti per affetto d'amore in Dio. Se il clero è animato dal fuoco del desiderio di Dio, la sua presenza nella storia diventa feconda della fecondità stessa di Dio. Il sacerdote, in un'assimilazione nell'essere che è conformità a Cristo, è "un altro te per amore", desiderando ciò che Dio desidera.

La vita di Caterina fu un continuo "Traeste me da te" (Orazioni, i, 69), un desiderio di identificazione con Cristo Sposo. Le sue ultime ore furono un "momento delle nozze", in cui la sua anima entrò per sempre nella "divina dolcezza", come "la sposa quando è giunta all'uscio dello Sposo suo". Il suo amore per il Sangue di Cristo e per la Chiesa, la Sposa di Cristo, la spingeva a chiamare il clero alla purezza e alla santità, affinché non si facesse "mercante" della grazia dello Spirito per ambizione.

Illustrazione allegorica della Chiesa come Sposa di Cristo

In Caterina da Siena risuona una voce chiara e potente, che ancora oggi stupisce la Chiesa. La sua ansia santificatrice, il suo profondo amore per il sacerdozio ministeriale e la sua incessante chiamata alla purezza dei cuori, dell'anima e della mente, rimangono un faro per tutti i ministri della Chiesa.

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