Durante la Messa nel rito romano della Chiesa cattolica, i fedeli potrebbero aver notato che il sacerdote stacca un pezzo dell’ostia consacrata e lo immerge nel calice del vino consacrato. Questa azione, nota come "commistione", avviene generalmente prima della Comunione, spesso durante l’Agnus Dei. Ma qual è il suo significato e la sua origine? A questa domanda risponde il teologo Sirboni, chiarendo che dietro a questo gesto si celano profonde motivazioni teologiche e storiche.
Origini Storiche e Simboliche della Commistione
Il simbolismo di questo atto richiama l’unità della Chiesa e il legame spirituale tra ogni celebrazione. Già in epoche remote, la partecipazione allo stesso Santo Sacrificio era ritenuta un segno e una supplica di comunione ecclesiale. Per provarla e mantenerla, Papi e vescovi inviavano ad altri vescovi, o anche a sacerdoti, parti delle ostie consacrate, che i destinatari immergevano nel calice e consumavano. Questo costume è esistito a Roma fino a circa il IX secolo.

La pratica da parte del Papa di mandare alcuni pezzi dell’Eucaristia che aveva consacrato ad altre chiese è molto antica (anche altri vescovi lo fecero), come ne abbiamo testimonianza nelle opere di Sant’Ireneo (130-202 d.C.) e nei secoli successivi. Non venivano sempre mandati a ogni chiesa, e gradualmente la pratica venne limitata ai giorni festivi più solenni, per poi scomparire del tutto. Un altro aspetto di questo rituale era indicare l’unità della celebrazione della Messa, che è una ripresentazione dell’unico sacrificio di Gesù sulla croce. In precedenza l’uso era un po’ diverso.
A Roma, nel V secolo, era prassi liturgica che un pezzo del pane consacrato dal Papa nella concelebrazione con tutto il clero romano fosse portato nelle altre chiese dell’Urbe e immesso nel calice dai presbiteri che presiedevano l’Eucaristia, per significare la piena comunione con il vescovo. Durante i primi secoli ci si preoccupava di imitare la Chiesa di Pietro per manifestare la correttezza della fede celebrata. Ci fu anche un’usanza più tardiva, in cui un frammento dell’ostia della precedente celebrazione papale veniva posto nel calice a simboleggiare la continuità del sacrificio, secondo il noto liturgista J. A. Jungmann.

Il Significato Teologico e le Interpretazioni nel Tempo
Nel Medioevo, si sentiva il bisogno di unire il corpo di Cristo con il Suo sangue, prima della Comunione, a causa di una comprensione più letterale della separazione del corpo e del sangue e le relative distinte consacrazioni. Questo significato simbolico è leggermente diverso da quello che alcuni attribuivano nel Medioevo.
Oggi, noi crediamo che Cristo sia totalmente presente in entrambe le specie consacrate del pane e del vino. Quindi, la domanda "come mai tuttora poniamo una particella dell’ostia nel calice?" rimane valida, richiamando l'importanza di un gesto che trascende una mera necessità di unificazione fisica, affermando invece l'unità intrinseca di Cristo.
Evoluzione e Riforme del Rito Liturgico
Nonostante la sua popolarità, questa spiegazione e il rito stesso non erano privi di problemi. Durante il processo di riforma del messale dopo il Concilio di Trento, ci furono obiezioni contro di essa in quanto poteva essere interpretata in modo che il Sangue e il Corpo del nostro Signore sarebbero stati uniti l’un l’altro solo dopo la commistione, e non già al momento della consacrazione delle due specie. Numerose proposte furono fatte per cambiare la formula di preghiera in modo da riportare il rito al suo significato originale, che apparentemente era più intimamente associato alla preparazione della comunione piuttosto che al rito di pace. La forza della tradizione, tuttavia, è prevalsa, e il rito rimase immodificato nella Messa Tridentina.
Secondo, e più importante, il rito della commistione è stato spostato da prima a dopo il segno della pace e così è ritornato alla collocazione prima o durante l’Agnus Dei che, stando all’evidenza storica, era l’originale. È probabilmente questa la ragione per il cambiamento del rito dopo il Concilio Vaticano II. Questo gesto continua a simboleggiare l'unità del Corpo e del Sangue di Cristo, la sua presenza piena e indivisa nelle specie eucaristiche, e la comunione con la Chiesa universale.