All'interno della ricca storia ecclesiastica italiana, diverse figure di sacerdoti hanno portato il nome di Giovanni Battista, distinguendosi per il loro ministero, le loro opere e il loro impegno civile e spirituale. Di seguito vengono presentati i profili di tre di questi illustri religiosi, le cui vite e azioni hanno lasciato un segno significativo.
Giovanni Battista Piasentin (1900-1976)
Giovanni Battista Piasentin, nato a Venezia, era sacerdote della Congregazione dei Padri Cavanis, un ordine religioso veneziano che gestisce scuole di vario grado in Italia e nel mondo. Sin da ragazzo, Piasentin abitava vicino al Ghetto di Venezia e aveva stretto amicizie con giovani ebrei, un legame che si rivelò cruciale durante la Seconda Guerra Mondiale.
Durante il conflitto mondiale, come Prefetto della Chiesa, fece costruire a Possagno (TV) una casa di esercizi spirituali sul versante di una montagna. In questo luogo, Piasentin nascose per diverso tempo numerosi ebrei, tra i quali vi era certamente un avvocato veneziano di nome Errera, salvandoli dalla persecuzione nazifascista. Questo atto di coraggio e carità è stato frequentemente ricordato dai familiari.

Nel 1947, Giovanni Battista Piasentin fu nominato Vescovo di Anagni (FR), e successivamente, nel 1951, fu trasferito a Chioggia (VE), dove rimase in carica fino al suo ritiro nel 1976. Fu molto amato per le sue doti umane e pastorali, e il suo ricordo è ancora oggi molto vivo nella comunità di Chioggia.
Giovanni Battista Zuaboni (1880-1966)
Il Servo di Dio Giovanni Battista Zuaboni nacque a Promo di Vestone (Brescia) il 24 gennaio 1880, ricevendo in famiglia la prima formazione umana e cristiana. All'età di diciassette anni, entrò nel seminario diocesano di Brescia e fu ordinato sacerdote il 9 giugno 1906, mostrando fin da subito una grande essenzialità e generosità nel suo percorso.
Il suo primo incarico pastorale fu come vice parroco a Roè Volciano (BS). Dopo un'esperienza a Nuvolera, nel 1915 entrò nella parrocchia di San Giovanni Evangelista a Brescia come vicario cooperatore di un parroco malato, trovandosi così a gestire l'intera attività pastorale. Chiamato alle armi durante la Prima Guerra Mondiale, prestò servizio in un ospedale militare non distante dalla parrocchia, il che gli permise di continuare a dedicarsi alla comunità nelle prime e ultime ore della giornata.
Nel corso del suo ministero, Zuaboni si dedicò all’educazione cristiana e culturale della gioventù e degli operai, portando avanti un forte impegno per la formazione dei giovani e degli adulti e per la difesa e promozione dei valori della fede. Si concentrò in particolare sul sostegno e la promozione delle famiglie cristiane, organizzando corsi di preparazione al matrimonio per adolescenti e giovani.

Incoraggiato da San Giovanni Calabria, diede forma organica alla sua opera con la fondazione dell'Istituto Pro Familia, che nel 1931 ricevette l'approvazione del Vescovo di Brescia. La sua spiritualità era profondamente radicata nell'amore per l'Eucaristia e nella devozione alla Madonna, abbandonandosi fiducioso alla Divina Provvidenza nella totale dedizione al proprio ministero.
Con uno stile umile e riservato, era capace di dialogo con tutti e rispondeva con generosità a qualsiasi richiesta di aiuto da parte dei più disagiati. Profuse i propri talenti e i doni della grazia in un'intima e profonda comunione con Cristo crocifisso e al servizio del suo Regno di giustizia e di amore. La sua testimonianza di dedizione, costanza, bontà e impegno, caratterizzata da un temperamento energico ma dolce, fu ampiamente compresa e apprezzata.
In virtù della sua fama di santità, dal 15 dicembre 1992 al 25 settembre 1993 si tenne a Brescia l'Inchiesta Diocesana, la cui validità giuridica fu riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 25 marzo 1994. Il 2 marzo 2017, il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi rispose affermativamente sulla pratica delle virtù in grado eroico da parte del Servo di Dio. Il 12 febbraio 2019, Papa Francesco ha dichiarato l'eroicità delle sue virtù teologali (Fede, Speranza e Carità) e cardinali (Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza), riconoscendolo come Venerabile.
Giovanni Battista Roncari (1885-1966)
Sacerdote, poeta, patriota, insegnante e accoglitore della povera gente, Giovanni Battista Roncari, conosciuto da tutti come Gio Batta, nacque nella contrada dei Carradori di San Bortolo delle Montagne (comune di Selva di Progno) il 17 dicembre 1885. A differenza di molti suoi coetanei, completò gli studi della media inferiore e quelli liceali a Verona e Desenzano, conseguendo la maturità classica. La sua vocazione sacerdotale lo portò agli studi teologici e fu consacrato presbitero nel 1913.
La sua strada fu profondamente influenzata da don Serafino Rossi, parroco di San Bortolo dal 1894, che lo avviò all'altruismo e al donarsi per il bene dei bisognosi. La sua prima esperienza sacerdotale fu a Quinzano, dove fu inviato come insegnante elementare e aiutante parrocchiale dal cardinale Bartolomeo Bacilieri.
Durante la Prima Guerra Mondiale, Gio Batta Roncari servì al fronte come tenente cappellano sul Monte Grappa. Qui si distinse non solo per la cura delle anime, ma soprattutto per il recupero morale e la solidale vicinanza ai feriti, dimostrando un amore incondizionato per coloro che erano stati costretti a lasciare i propri cari. La sua bontà si estese a tutti, ma in particolare a coloro che avevano avuto meno dalla vita. Fu un ottimo predicatore, apprezzato per la sua verve e la schiettezza, che attraevano i fedeli nonostante la sua occasionalmente non rigorosa aderenza alle forme liturgiche.

Don Roncari, pur formatosi sotto la severa e austera guida pastorale del vescovo Bacilieri, fu un sacerdote di grande umanità e dedizione all'amore per il prossimo. A Quinzano, lavorò intensamente anche con l'Azione Cattolica. Fieramente contrario alle idee fasciste e all'indottrinamento politico, predicò la libertà dell'insegnamento cattolico e l'indissolubile legame tra lealtà alla patria e difesa dei diritti della Chiesa e della morale cristiana. Questa posizione gli causò probabilmente il trasferimento nel 1928 a Pazzon di Caprino Veronese, dove divenne parroco l'8 luglio di quell'anno. Questo trasferimento, che lo portò in un luogo "un poco fuori dal mondo", divenne il trionfo della sua vita.
A Pazzon, don Roncari dimostrò subito dinamismo e spirito d'iniziativa. Si dedicò alla costruzione di una nuova chiesa, sfidando l'antico detto locale che definiva la vecchia chiesa "un fenil". Don Igino Silvestrelli, da lui stesso cresciuto e fondatore dei "Servi di Nazareth", raccontò che il parroco ideò una chiesa grandiosa, "sentinella della vallata caprinese". Lavorò con la gente del luogo, anche di domenica, per la "causa sacra", utilizzando le cave della valle di Porcino per il tempio, inaugurato nel 1935. Nel 1936 iniziò a costruire l'asilo, riattivò la chiesetta di Vilmezzano, incoraggiò il restauro di altri capitelli e diede nuova vita agli affreschi quattrocenteschi nell'oratorio di San Martino. Realizzò anche la chiesetta di Contrà Braga, alla quale dedicò versi che la definivano "cattedrale" dei suoi monti. Successivamente, nel 1952, sorse la parrocchiale di Spiazzi, ma subito dopo gli fu incomprensibilmente tolta la responsabilità di quel territorio.

La sua preoccupazione per le opere materiali non affievolì mai il suo slancio caritatevole; anzi, la costruzione delle chiese fu espressione di quest'ultima. Andava dove sapeva, chiedeva manodopera e accoglieva tutti i bisognosi. Sebbene lasciò scritti versi interessanti sulle opere materiali, per lui, come pastore d'anime, il compito più importante fu sempre quello di essere vicino, in silenzio, a chiunque necessitasse aiuto.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, don Roncari denunciò le contraddizioni del fascismo dalle sue prediche e in pubblico, tuonando contro l'invasione nazista della Polonia nel 1939, che vide come l'inizio di anni terribili. Nonostante fosse spesso invitato a tacere, il suo carisma di uomo e di prete prevaleva. Assistette a tragedie personali, perdendo un cognato e due nipoti, e si oppose attivamente alla deportazione di ebrei, nascondendone molti. Conobbe privazioni e umiliazioni, ma non ne parlò mai. Entrò tra i partigiani, nel Comitato di Liberazione Nazionale, con il nome di "don Recioto".
Attraverso la Croce Rossa svizzera, don Battista riuscì a ottenere aiuti per i suoi parrocchiani, ma non poté evitare la tragedia di una madre di origine ebraica e della sua bambina di due anni e tre mesi, che finirono ad Auschwitz. Con profondo dolore, don Battista intitolò l'asilo a Magda Bodner, la bambina innocente. Rischiò la vita senza timore, dimostrando di essere un sacerdote nel senso più profondo del termine. Riuscì persino a ottenere finanziamenti per le sue opere di carità recandosi a Roma e insistendo personalmente con l'allora Ministro della Pubblica Istruzione, Guido Gonella, un suo ex compagno di scuola.
Don Roncari fu anche un apprezzato poeta, scrivendo versi in dialetto veronese e in italiano. Le sue poesie, inizialmente sparse, furono raccolte in libretti come Aria de Montebaldo: poesie in dialetto veronese (1950) e Poesie di un parroco (1953), che conobbero nuove edizioni. La sua poesia italiana rivela una profonda conoscenza della tradizione letteraria, mentre quella dialettale esprime la sua fedeltà al mondo della poesia e una ricerca che avvicina la parola dell'uomo a quella di Dio. Scomparve il 2 dicembre 1966 e volle riposare a Pazzon, accanto alle spoglie di sua madre.